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mercoledì 01 marzo 2017


La condizione operaia, dove scriverà: «solo là si conosce che cos’è la fraternità umana. Ma ce n’è poca, pochissima. Quasi sempre le relazioni, anche tra compagni, riflettono la durezza che, là dentro, domina su tutto».
Simone Weil

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Bullismo: sì agli insulti da smartphone e paura di molestie dagli adulti

Cyberbullismo e bullismoAlex Corlazzoli, Il Fatto Quotidiano
7 febbraio 2017

Trascorrono più di cinque ore al giorno in rete, non hanno alcun timore ad insultare i compagni dietro a smartphone e pc ma hanno una gran paura di ricevere richieste sessuali da adulti o di essere molestati nelle App di gioco.

È la fotografia che esce da due indagini (una del Telefono Azzurro e l'altra di Generazioni Connesse) presentate oggi in occasione del “Safer Internet Day 2017” e della prima giornata nazionale contro il bullismo.

Per la prima volta in Italia, in concomitanza con la giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea, studenti, istituti scolastici e partner che aderiscono all’iniziativa (promossa tra gli altri da ministero dell’Istruzione con la polizia postale, Autorità del Garante per l’infanzia, Save The Children e Telefono Azzurro) riflettono sul cyberbullismo.

Un problema da non sottovalutare visto che nell’ultima indagine condotta da Telefono Azzurro e Doxa kids su un campione di 600 12-18enni italiani quasi un ragazzo su dieci di quelli intervistati ha dichiarato di aver diffuso informazioni/video che umiliano qualcuno. Ma non solo. Più di un ragazzo su sei (21%) ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo e più di uno su dieci (12%) individua in Internet il contesto in cui sono avvenute queste violenze con maggiore frequenza.

Dai dati emerge inoltre che il 40% dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni trascorre più di cinque ore al giorno online. Facebook ormai passa al secondo posto in classifica degli strumenti utilizzati dagli adolescenti: i ragazzi preferiscono Whatsapp. Un tempo trascorso non sempre bene: secondo la ricerca di “Generazioni Connesse” tre intervistati su 10 (il 29%) hanno messo un “like” ad un post che insultava o criticava aspramente un loro coetaneo; mentre uno su dieci ha commentato con insulti o criticato “aspramente” un coetaneo sui social network. Quasi (il 28% di persona non avrebbe usato le stesse parole.
Mentre se incontrassero qualcuno che insulta un coetaneo il 14% dei ragazzi non farebbe nulla pensando “non è una cosa che mi riguarda”.

Numeri che conosce bene Teresa Manes, la mamma di Andrea Spezzacatena, il giovane che tre anni fa si è impiccato dopo che era stata aperta una pagina in Facebook contro la sua presunta omosessualità. Teresa porta avanti una battaglia civile con l’Associazione italiana prevenzione bullismo: “Di fronte a tragedie come quella che è accaduta a me, c’è la sconfitta di tutti. Queste giornate servono a sottolineare l’attenzione che serve per contrastare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo.
La vera arma è la prevenzione. Bisogna cercare di fare sensibilizzazione nelle scuole dove a volte alcune condotte illecite vengono messe in pratica perché non c’è una conoscenza del fenomeno”.

La mamma di Andrea conosce bene lo schema di Legge da poco approvato a palazzo Madama e lo approva: “La legge sul cyberbullismo è un passo importante: l’attenzione del legislatore era necessaria. Non è questione di normare perché dentro la definizione della parola bullismo a volte ci sono casi che non rientrano ma che sono altrettanto gravi. E’ un fatto culturale. La figura del referente a scuola è essenziale, forse l’avrei preferita esterna”.

Ma l’appello è anche per la magistratura che nel caso di Andrea ha archiviato il caso: “La sensibilizzazione – spiega Teresa Manes – dev’essere a 360 gradi: nell’epilogo della vicenda giudiziaria che ci ha riguardato noi abbiamo un’ interpretazione diversa da quella della magistratura. Si è detto che non si trattava di omofobia e nemmeno di bullismo ma mi viene difficile pensare che il primo reato non ci fosse quando è stata chiusa una pagina su Facebook su disposizione dell’autorità proprio per lo sfondo omofobico. E’ stato negato anche il nesso tra le dichiarazioni ignobili sui social e il gesto di mio figlio”.

Intanto dall’ex caserma “Guido Reni” a Roma è la ministra Valeria Fedeli ha lanciato la campagna “Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo” e presentato lo spot televisivo ideato con la collaborazione degli studenti dell’istituto superiore “Pertini” di Alatri, che andrà in onda proprio a partire da oggi sulle reti Rai, Sky, Mediaset, Mtv, Discovery e La7.