Spese militari in Italia: 64 milioni di euro al giorno

Risiko Spese militariOsservatorio Repressione
20 febbraio 2017

64 milioni di euro al giorno, 23 miliardi l'anno: sono queste le cifre che presenta il rapporto 2016 dell’Osservatorio sulle spese militari italiane. Praticamente l'1,4% del Pil, una cifra cresciuta solo nell'ultimo decennio del 21%. Nel particolare ciò in cui spendiamo maggiormente sono gli armamenti, +10% nell'ultimo anno, +85% in 10 anni e le missioni all'estero, +7% rispetto lo scorso anno.

Questo è quanto emerso in soldoni rispetto a quanto ha speso l’Italia nell’ultimo anno con la scusante del terrorismo, dell’immigrazione e del rischio criminalità. Scusante perché, come lo stesso Mil€x sottolinea nel suo rapporto, siamo sempre più immersi in una “democrazia” manipolatoria dell’opinione pubblica dove, per giustificare l’acquisto di nuovi armamenti o il potenziamento di sistemi di difesa, si fa leva sulla paura o su cronache che fanno scalpore.

Terrorismo, immigrazione, criminalità sono tra gli argomenti più gettonati, ma se analizzati non giustificano affatto tali spese, in particolar modo il loro aumento: se per far fronte al terrorismo vengono acquistati i famosi caccia F-35, cosa si pensa di ottenere col loro impiego? Ulteriori bombardamenti, distruzione e morti tra le popolazioni locali non faranno che accrescere l’odio verso l’Occidente. L’acquisto di navi da guerra per il contrasto all’immigrazione poi, in che modo lo farebbero? A colpi di cannone? C’è già la guardia costiera, piuttosto si acquistino navi di soccorso. Per non parlare dell’operazione “strade sicure” con mezzi blindati e militari schierati con tanto di enormi mitragliatori nei centri città: pura operazione d’immagine.

Questi sono gli espedienti cui i governi ricorrono per continuare i loro scellerati sperperi di denaro pubblico. L’industria delle armi rappresenta da sempre una delle maggiori sfere di potere, d’altronde chi controlla le armi controlla i governi e le lobby delle armi rappresentano quei pochi settori che della crisi non ne ha risentito, anzi, ne ha tratto profitto come le banche. Anzi da questo ragionamento un altro dato curioso da leggere sono i tassi d’interesse con cui il governo paga le aziende che vanno dal 30 al 40%!

Addirittura, visto che la crisi pesa, ulteriori pressioni sono arrivate in questi giorni da Nato e Usa con la richiesta di alzare il budget al 2% del Pil! Se per l’Italia c’è stata una bacchettata negativa visto il suo “scarso” 1,4% (in realtà 1,1 secondo stime Nato), un plauso c’è stato per la Grecia al 2,4%!

Questo fa ben capire a chi dobbiamo i nostri indebitamenti visto che nonostante la situazione Greca sia la più tragica fra gli stati Europei, il budget in spese militari è enorme e continua ad essere ingiustificabile nonché a strozzare la stessa.

Agli antipodi, quindi paradossale, è la spesa per la “cyber-difesa” e quella informatica che nonostante gli attacchi recenti subiti da uomini politici ed imprenditori. Oltre i casi più grandi scoppiati da Wikileaks in avanti, spende ancora cifre quasi “irrisorie”. Se, chiaramente, dal punto di vista capitalistico, le guerre del futuro saranno sempre più combattute attraverso strumenti informatici, risulta paradossale l’acquisto ulteriore di mezzi come carri armati se non per sottolineare ulteriormente quanto le industrie delle armi siano importanti.

I paragoni per queste cifre sono per i forti di stomaco: se da un lato abbiamo 23 miliardi di euro spesi in materia di armi nell’ultimo anno, dall’altro siamo costretti a tagliare da scuole, ospedali, posti di lavoro, la messa in sicurezza dei territori. Ancora, da un lato carri armati scintillanti, cacciabombardieri dall’enorme potenza di fuoco da utilizzare in chissà quali altre guerre; dall’altro scuole in cui crollano i soffitti, ospedali che tagliano posti letto o chiudono intere cliniche, territori che franano causando centinaia di morti perché non esiste la messa in sicurezza degli stessi.

Ma il nodo allo stomaco arriva quando si legge, esattamente due giorni fa, che la protezione civile ha stimato i danni subiti dai territori di Amatrice per le scosse di terremoto in esattamente quegli stessi 23 miliardi di euro. Basterebbe fermare un anno dei cingoli per fare un favore al centro Italia e vederlo rinascere. Evidentemente le priorità sono altre.

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