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giovedì 27 luglio 2017



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Emily Dickinson


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Giornata contro omofobia e transfobia: "Allarme baby gang, ma l'ostilità si annida anche nello Stato"

17 giornata giornata mondiale omofobiaPasquale Quaranta, La Repubblica
17 maggio 2017

Prima giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia nell'anno delle unioni civili, ma la discriminazione contro le persone omosessuali e transessuali non si arresta. La ricorrenza promossa dall'Unione europea, che si celebra dal 2004 il 17 maggio di ogni anno, diventa così un'occasione per il fare punto sullo stato di salute della democrazia.

Nei dodici mesi trascorsi dal 17 maggio 2016 ad oggi sono 196 le storie di omofobia e di transfobia censite da Arcigay attraverso il monitoraggio dei mezzi di informazione. Un numero quasi doppio rispetto a quello dello scorso anno. Il report, che Repubblica anticipa in esclusiva, è stato stilato monitorando i media locali e nazionali oltre ai principali siti web di informazione.

Qui leggiamo le storie che hanno superato il filtro della notiziabilità, ovvero i casi che sono stati innanzitutto denunciati, e in secondo luogo ritenuti di interesse pubblico dagli operatori dell'informazione. “Non si tratta di un censimento esaustivo del fenomeno - spiega Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay - semmai di una fotografia che permette di distinguere i contesti e le forme in cui si verifica”.

Un documento che entra nel merito del racconto dei fatti e individua tratti comuni e tendenze. Delle sei sezioni in cui è suddiviso, la prima è dedicata all’omofobia istituzionale e ai movimenti omofobi, cioè a tutti i casi in cui le parole e le azioni contro la parità hanno come responsabile un rappresentante istituzionale, luoghi istituzionali, o realtà che tentano di confezionare discorsi discriminatori in contenitori “autorevoli”, ad esempio convegni, affinché siano assunti come validi da chi ascolta.

Ben 62 storie rientrano in questa categoria: “Si tratta di un numero esorbitante - continua Piazzoni - sul quale pesano due fattori: da un lato l'approvazione della legge sulle unioni civili, con suo strascico di sindaci ‘disobbedienti’ che hanno tentato di intralciarne la piena applicazione; dall'altro lato le elezioni amministrative, che come ogni appuntamento elettorale hanno prodotto una notevole quantità di hate speech, utilizzato come  leva di consenso”.

L'omofobia istituzionale ha un effetto a caduta su tutte le altre forme di violenza, in virtù della legittimazione che ad essa fornisce. Saltano all'occhio quindi le 15 storie del secondo capitolo del report, quello dedicato alla Scuola: si tratta in parte di storie di bullismo, aggravate dal fenomeno del cyberbullismo, e in parte di corsi di educazione sul rispetto delle differenze individuali che sono stati respinti dai dirigenti scolastici, evidentemente persuasi dalla retorica negativa di politici e di gruppi cosiddetti “anti-gender”. 

“La scuola - afferma Piazzoni - è uno dei contesti che più subisce l'impennata dei discorsi e delle parole d'odio: rileviamo un abbassamento significativo dell’età dei carnefici e un dilagare del fenomeno delle baby gang, spesso protagoniste di fatti violentissimi”.

Il fenomeno delle baby gang non riguarda spedizioni punitive ma un insieme di fattori tra loro intrecciati: dalle parole pronunciate dagli adulti, alle chat in cui si prende di mira un ragazzo o una ragazza perché omosessuale, alle dinamiche proprie di gruppo che generano una contrapposizione noi-loro in cui le persone più deboli soccombono.

“La particolarità delle discriminazioni subite dagli adolescenti omosessuali - continua Piazzoni - sta nel fatto che, a differenza di un coetaneo nero o ebreo, un ragazzo gay a casa non trova in genere una famiglia che lo prevede e lo accoglie, soprattutto se non ha fatto coming out o se i genitori non accettano il suo orientamento sessuale”. C’è bisogno quindi di maggior ascolto e attenzione.
 
Occhi puntati anche sullo sport, dove le discriminazioni iniziano ad essere denunciate diventando perciò più visibili. “Nonostante l'approvazione della legge sulle unioni civili - denuncia Piazzoni - si registrano ancora casi di discriminazione delle persone lgbt, da sole o in coppia, escluse da negozi, offerte commerciali, luoghi. Si contano 12 casi che sono però, evidentemente, solo la punta di un iceberg”. 

Le ultime due categorie, cioè gli omicidi, gli atti e le parole d’odio, contengono dati inequivocabili. Gay, lesbiche e trans, percepiti come soggetti deboli e vulnerabili, sono vittime di ricatti, rapine, e agguati a un ritmo impressionate: il numero di episodi segnalati dai media indica una frequenza di circa un caso ogni tre giorni.

“Questo è il ritratto disperante di un paese che non riesce a iniettare anticorpi efficaci contro l’omofobia e la transfobia - conclude Piazzoni - La legge approvata alla Camera giace sepolta al Senato, senza alcuna prospettiva. E nessun'altra iniziativa di legge si intravede all’orizzonte”.
 
Il report segnala inoltre alcune produzioni culturali che hanno dovuto affrontare un’opposizione dura per il solo fatto di trattare temi come l'orientamento sessuale e l'identità di genere. Lo spettacolo teatrale “Fa’afafine" di Giuliano Scarpinato, il film "Un bacio" di Ivan Cotroneo e "Né Giulietta né Romeo" di Veronica Pivetti sono i tre casi più lampanti, ai quali andrebbe dedicato un report a parte per la quantità di attacchi e boicottaggi di cui sono stati vittime. 

“Nell'ultimo anno - aggiunge Vincenzo Branà dell’ufficio stampa di Arcigay - lo stesso servizio pubblico la Rai ha prima censurato un bacio gay in prima serata e poi indicato con bollino rosso il film "Mine vaganti" di Ferzan Özpetek: due errori che visti nel contesto complessivo si fa fatica a definire casuali”.