SAN VALENTINO A PARTE, L'AMORE E' UNA FESTA?

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di Daniela Brancati
14 febbraio 2012

Non so riflettere sull’amore. Perché nulla come l’amore lo devi sentire.
Provo allora a raccontare qualcosa sulla mancanza d’amore. O su come puoi trovare l’amore ovunque.
Ho conosciuto Gianna Jessen in tv. Eravamo separate da molti chilometri – lei a Milano io a Roma – e unite da un collegamento televisivo. È una 38enne statunitense dall’apparenza molto normale. Ma la sua storia non è normale.
Doveva essere morta perché la madre dopo aver portato avanti la gravidanza per 7 mesi (avete capito bene, 7) ha deciso di abortire con un aborto salino, che all’epoca in Usa era consentito. Il liquido salino iniettato avrebbe ustionato e poi ucciso il feto già assai formato. Aveva 17 anni lei e 17 il suo compagno. Perché l’abbia fatto non so: nessuno lo racconta e forse tantomeno lei che oggi, trovandosi di fronte una figlia viva, capisce che ogni spiegazione sarebbe sbagliata. Possiamo solo intuire il dramma di una decisione portata alle lunghe, forse nella speranza di non doverla prendere più. Possiamo solo pensare a quale buco nell’anima ha provocato la decisione di far nascere la propria figlia morta.

Ma il medico si è sbagliato e Gianna è nata, con una paralisi cerebrale dovuta al tentativo di aborto, difficoltà a camminare e il bagaglio di una terribile mancanza di amore.
L’ha salvata l’amore di un’altra donna. Penny ha raccolto lei e tanti abbandonati come lei. L’ha curata. L’ha portata a essere autosufficiente e coraggiosa abbastanza da girare il mondo col suo problema.

Ora Gianna porta avanti una campagna antiabortista che io capisco, visto quello che le è capitato, ma non condivido. Lo fa in nome dell’amore per Cristo, che io non so cosa significhi, ma se vuol dire amore per l’umanità, questo lo condivido.
Al di là di tutto ciò che ci divide, di lei mi ha colpito la ricerca di amore che la rende solare e allegra, nonostante tutto.

Detesto san Valentino. Non lui poveretto di cui si sa poco se non che tutte le fonti concordano che morì decapitato il 14 febbraio 273. Detesto il fatto che proprio nell’anniversario della sua morte si celebri l’amore. Sarò più precisa: detesto che si fissi una data da dedicare all’amore. Che si predichi la necessità di tenersi mano nella mano proprio in quel certo giorno. Di cenare a lume di candela proprio quel giorno. Di scambiarsi fiori, doni, cioccolatini proprio quel giorno. Se il vostro amore ha bisogno di una festa, siete messi male. Fate un esame della vostra vita e cambiate partner.

L’amore è una festa in sé. Drammatica a volte, felice altre volte, ma già festa. Il rito da fidanzatini di Peynet può servire ad aiutare l’industria del cioccolatino con insulsa frasetta all’interno. E – siamo chiari – in tempi di recessione mi pare il più nobile degli obiettivi legati al san Valentino: mette insieme l’occupazione manifatturiera e quella intellettuale. Può anche essere utile per farsi perdonare dal partner le troppe distrazioni o infrazioni, salvo poi continuare allo stesso modo come se niente fosse. Ma all’amore non serve di sicuro.

E poi chi era questo Valentino e perché si è preso la nomea di protettore degli innamorati? Qualcuno dice che miracolò la figlia cieca del suo carceriere. Fra i due scoppiò l’amore, tanto che, quando stava per essere decapitato, salutò la ragazza con un messaggio d'addio che si chiudeva con le parole: «...dal tuo Valentino...».  Come vedete la leggenda non parla di cioccolatini ma di messaggini sì.

Gli statunitensi invece, che amano il fare e le storie edificanti, dicono che Valentino (vescovo all’epoca) passeggiando, incontrò due giovani che stavano litigando. Indiscreto diremmo noi, ma benintenzionato, andò loro incontro con una rosa. Li invitò a tenerla  fra le loro mani unite e, qui sta il miracolo forse, i giovani anziché dirgli si faccia i fatti suoi, si allontanarono forse infastiditi dall’intrusione, ma – pare – riconciliati. Poiché alla fantasia non c’è limite, secondo un’altra versione il santo per ispirare amore a due giovani faceva volare intorno a loro delle coppie di piccioni che si scambiavano dolci gesti d'affetto. Da qui deriverebbe l’espressione ‘piccioncini’. Basta questo per chiedere aiuto al santo? Fate voi.
Ultima modifica il Martedì, 14 Febbraio 2012 08:33
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