L'uso di sostanze stupefacenti, un fenomeno in aumento

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Abuso StupefacentiRoberta Pacifici, Zeroviolenza
22 marzo 2016

L'osservazione e lo studio dei fenomeni del consumo e dell'abuso di sostanze stupefacenti nel corso degli ultimi dieci anni ci ha dato modo di capire che gli stili di vita delle persone possono predisporre o meno ad ogni tipo di dipendenza o possono concorrere all'insorgenza di diverse patologie di ordine sia fisiologico che psichiatrico.

Tuttavia tale osservazione non può prescindere dal perseguimento di un obiettivo, unico in tutta Europa, quello di una omogenea metodologia di raccolta dei dati, che dovrebbe consentire, conseguentemente, una lettura altrettanto omogenea del fenomeno in tutti i singoli Paesi dell’U.E.

Infatti, sappiamo benissimo che nonostante gli sforzi per poter conoscere tutte le situazioni possibili sul territorio nazionale, tale obiettivo è stato nel corso degli anni disatteso, in modo tale da consentire non tanto lo “storybord” del fenomeno, quanto solo dei “focus” analizzabili anno dopo anno, ma che non sempre hanno potuto far conoscere il vero stato dell’arte del mondo delle dipendenze.

Mondo, peraltro, costantemente in divenire perché soggetto agli interessi dei trafficanti di sostanze stupefacenti ed alle mode che si vanno man mano affermando. Occorre quindi ragionare sui trend e sulle stime di prevalenza che ogni anno vengono elaborate sulla base delle risposte ai questionari statistici somministrati in uguali percentuali su tutto il territorio nazionale e la percentuale dei rispondenti, in assenza di ulteriori verifiche, può non rappresentare la popolazione generale, ma una sua sotto-popolazione (Relazione Annuale al Parlamento su droga e dipendenze 2015).

Se l’analisi dei dati raccolti ci fa pensare ad un consumo in crescita di quasi tutte le sostanze monitorate, occorre operare tuttavia dei “distinguo” sulla stima che circa il 10% degli italiani, con età compresa tra i 15 e i 64 anni, abbia assunto di recente almeno una sostanza illegale, ovvero nel corso dell’ultimo anno. Tale comportamento riguarda poco meno di 4 milioni di persone, di questi l'87% ha consumato solo una sostanza, mentre il restante 13%  ne ha consumate due o più. Tale percentuali si mantengono stabili anche sul consumo di una sostanza almeno una volta nella vita.

Ma occorre riflettere su alcune variabili non conosciute che riguardano il commercio on line di stupefacenti attraverso Internet, il consumo di tutte quelle sostanze sintetiche ancora non inserite nelle tabelle del Testo Unico 309/90, e nelle tabelle delle Convenzioni di Vienna del 1961, 1971 e 1988, il consumo di smart drugs, molto praticato in tutto il mondo, con un commercio sommerso di portata globale ed il policonsumo. Tutti fenomeni in crescita in Europa e nel nostro Paese che sottendono un urgente bisogno di conoscere quanto essi si siano radicati nelle skills life degli italiani, in massima parte giovani.  

Dalle ultime rilevazioni che riguardano il 2014 la cannabis è stata provata dal 32% della popolazione italiana almeno una volta nella vita, cioè poco più di 12 milioni e mezzo di persone con una prevalenza quasi del 40% della fascia d’età 15-34 anni, coinvolgendo oltre 5milioni di sperimentatori giovani e del 26,7% degli studenti italiani, con una prevalenza in crescita rispetto al 24,6% del 2013.

Le stime sulla cocaina ci dicono che è la sostanza più diffusa dopo la cannabis, consumata da quasi 3 milioni italiani almeno una volta nella vita (7,6%) e da 240mila utenti della fascia d’età dai 15-34anni, con una prevalenza pari dell’1,8%. Il 2,2% degli studenti italiani riferisce di aver assunto cocaina e/o crack almeno una volta nella vita. In tutti i casi gli uomini consumano la sostanza almeno tre volte di più delle donne.

L’uso di eroina (inclusi oppio, morfina, metadone, ecc.) almeno una volta nella vita ha coinvolto quasi 800mila italiani tra i 15 e i 64 anni (2%), meno della metà dei quali giovani adulti, mentre gli studenti contattati hanno fatto registrare una diminuzione dei consumi soprattutto da parte dei maschi, specialmente nell’ultimo anno.

Oltre un milione e mezzo di italiani tra  15-64 anni (4,1%) ha consumato sostanze stimolanti (amfetamine, ecstasy, MDMA, ecc.) e il 2,2% della popolazione scolastica tra 15-19 anni riferisce di aver provato sostanze stimolanti (amfetamine ed ecstasy) almeno una volta nella vita, ma qui, come nel consumo di farmaci sedativi e tranquillanti con ricetta medica non ripetibile e senza indicazione dei genitori, ad eccezione degli steroidi anabolizzanti, comincia a prevalere un crescente trend al femminile, che sembra stabilizzarsi con l’aumentare dell’età, partendo dal 4,8% delle studentesse contro il 2,9% degli studenti maschi.

L’abitudine ad assumere più sostanze psicoattive, legali ed illegali, è sempre più diffusa tra i giovani. Le combinazioni più facili risultano essere alcol, tabacco e cannabis, variamente associati e le femmine scelgono prevalentemente le ultime due, con un consumo maggiore dei maschi (8,6% per le femmine e 5,8% per i maschi). Con il crescere dell’età questi generi di abuso tendono a stabilizzarsi, mentre le sostanze consumate diventano più pesanti.

Ma c’è anche un policonsumo che sfugge a qualsiasi tipo di stima ed è quello ricercato attraverso le smart drugs, il cui mercato si svolge attraverso il commercio on line sommerso, frutto della giungla normativa internazionale che consente produzione e vendita globalizzate, attraverso dei veri e propri network che viaggiano su piattaforme digitali. L’acquisto è facile, discreto ed assolutamente incontrollabile, la consegna delle sostanze ordinate avviene a domicilio, tramite spedizionieri privati e pagate con carte di credito prepagate.

Per ciò che attiene l’alcol, come riporta l’ISTAT nella sua ultima pubblicazione di riferimento datata Aprile 2015, nel 2014 il 63% della popolazione ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno, in leggero calo dal 63,9% del 2013. Negli ultimi dieci anni la percentuale degli assuntori giornalieri di bevande alcoliche scende dal 31% al 22,1%. Aumenta, invece, la quota di quanti consumano alcol occasionalmente (dal 38,6% al 41%) e quella di coloro che bevono alcolici fuori dai pasti (dal 25,7% al 26,9%).

La popolazione più a rischio per il binge drinking si rivela quella giovanile (18-24 anni): il 14,5% dei giovani (21% dei maschi e 7,6% delle femmine) si comporta in questo modo, per lo più durante momenti di socializzazione. Chi eccede con l’alcol spesso è un fumatore o un ex fumatore. Il 24% dei fumatori e il 22% degli ex fumatori hanno un comportamento di consumo che va oltre le quantità raccomandate contro il 10,7% dei non fumatori.

Appare chiaro che il “settore delle dipendenze” è tutto da esplorare e (ad oggi) è impossibile stabilire a livello epidemiologico, non solo la portata qualitativa e quantitativa dei consumi ma anche tutti i danni neurobiologici ad essi correlati. Mentre la cronaca quotidiana (come nel caso del recente omicidio avvenuto a Roma) ci propina ogni giorno orrori sempre più frutto di crimini efferati, riconducibili all’uso di sostanze stupefacenti.

Ultima modifica il Mercoledì, 23 Marzo 2016 09:16
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