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domenica 25 giugno 2017



«Quando sentiamo il bisogno di un abbraccio dobbiamo correre il rischio di chiederlo».

Emily Dickinson


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Grida disperate che abbiamo il dovere di ascoltare

Van Gogh, PratoLuca Cardin, Zeroviolenza
2 marzo 2017

Un ragazzo di 16 anni morto suicida per sfuggire ad una perquisizione. Un ragazzo di 22 anni morto suicida in carcere. Un ragazzo di 30 anni morto suicida perché non riusciva ad uscire dalla sua situazione di precario.
3 storie diverse, ognuna con la propria peculiarità che però hanno un tratto comune.

3 giovani vite spezzate dallo Stato, da quell’insieme di regole civili e di diritti che dovrebbero essere alla base del patto tra cittadini e chi governa e amministra la cosa pubblica.

L’insieme di leggi che dovrebbero dare la certezza a ognuno di noi di essere protetto e garantito, anche quando si commette un errore, anche quando si sbaglia, anche quando si va contro le regole dello Stato in cui si vive.

L’insieme di leggi che dovrebbe aiutare a formarsi, fare esperienza e trovare un lavoro per mantenersi e vivere e contribuire al proprio benessere e a quello degli altri e della collettività.

Questi 3 ragazzi non hanno trovato nulla, non hanno trovato ascolto, non hanno trovato aiuto, non si sono sentiti protetti, non hanno creduto che le cose sarebbero potute cambiare. Non ce l’hanno fatta.

Eppure viviamo in uno dei principali Paesi dell’Occidente industrializzato e democratico. Eppure, siamo uno dei Paesi fondatori dell’Europa delle libertà civili e dei diritti.

Eppure non è vero, non è così.

Siamo il Paese dove la tortura non è reato, dove si muore di caporalato, dove non è garantito per le donne il diritto ad abortire e decidere del proprio corpo, dove non è garantita la cittadinanza ai figli dei migranti nati in Italia, dove non è possibile scegliere quando morire.

E infine ci dobbiamo chiedere perchè l’Italia sui diritti è così indietro, quali sono i motivi profondi che ci impediscono di costruire una società più giusta in cui la condizione umana venga realizzata nella sua complessità e non continuamente mortificata.