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martedì 19 settembre 2017



"Nell'estremo dolore, i ruoli sono capovolti: gli uomini emettono grida bestiali e le bestie grida umane".

Malcolm de Chazal


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Monetizzare lo stalking

StalkingMaria (Milli) Virgilio e Silvia Santunione, Zeroviolenza
7 luglio 2017

All'origine nel 2009 gli "atti persecutori" sono stati introdotti nel nostro sistema giuridico come una ipotesi di reato che potesse essere gestita dalla persona offesa con un elevato grado di autonomia (la più idonea per i cd reati sentinella).
La maggioranza delle ipotesi erano procedibili a querela. Residuavano infatti come procedibili d'ufficio gli atti nei confronti di un minore, di un disabile, o in connessione con altri reati procedibili d'ufficio.

La pena massima era di 4 anni. La duttilità della ipotesi puntava sulla misura preventiva dell’ammonimento come alternativa all’inizio dell’azione penale.
Eppure già allora la figura di delitto nasceva con l’ambiguità di accorpare due condotte alquanto diverse tra loro: “minaccia o molesta”.

Non era questa e non è la indicazione della Convenzione di Istanbul che affida i primi livelli della repressione penale della violenza maschile contro le donne alle due figure c.d. sentinella dello stalking e delle molestie sessuali.
Secondo la Convenzione (art. 34) lo stalking dovrebbe punire il comportamento minaccioso che porta l’altra persona a temere per la propria incolumità. Dunque non rilevano le condotte di molestia, con la conseguenza che la ipotesi del nostro codice penale è più ampia, disomogenea e così fonte di criticità applicative.

In aggiunta la fortuna iniziale dello stalking ha subito duri colpi nel 2013, sia quando la pena massima di 4 anni è stata elevata a 5 anni (per evitare di escluderla dalle ipotesi in cui sono consentite intercettazioni e arresto in flagranza) sia soprattutto quando la querela è stata resa irrevocabile nei casi di reiterate minacce gravi.
Dunque l’autodeterminazione rispetto al “nostro” stalking è stata incrinata da tempo!!!

Oggi, in materia di violenza maschile contro le donne, stanno prevalendo le soluzioni punitive su quelle di prevenzione e protezione (che richiederebbero investimento di risorse!). Infatti stanno aumentando le procedibilità d’ufficio e, in buona sostanza, le forzature della volontà della donna che subisce violenza, che “deve” essere salvata, anche contro la sua volontà. Al contrario, le linee di politica criminale generale contro tutti i reati (quelli ritenuti dal legislatore meno gravi) tendono alla deflazione, alla depenalizzazione e all’incremento delle procedibilità a querela: per esempio, l’ingiuria e il danneggiamento semplice sono già stati depenalizzati da qualche tempo.

La stessa legge di riforma del codice penale appena approvata prevede l’introduzione della procedibilità a querela per tutti i reati contro la persona puniti con pena pecuniaria o con pena detentiva fino a quattro anni di reclusione.

In questo contesto viene a collocarsi la nostra discussa questione.
Nella temuta monetizzazione dello stalking rientrano i seguenti casi:
- condotte di molestia (senza minacce);
- condotte di minacce reiterate che non siano gravi o commesse con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte;
- condotte di molestia e  minacce che non siano gravi o commesse con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte;
- condotte di molestia e una sola condotta di minaccia grave oppure commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte.

Inoltre, sia le minacce che le molestie non devono essere state commesse nei confronti di minori o disabili, né da parte di soggetto già ammonito, né vi deve essere connessione con altro delitto procedibile d’ufficio.
Si aggiunga che lo stalking è reato complesso. È reato neutro che può essere commesso da chiunque, uomo o donna, e nei confronti di chiunque, uomo o donna. Infine è reato plurisettoriale perché, oltre alle minacce e molestie nelle relazioni di intimità, comprende quelle condominiali e quelle professionali.

In conclusione,  la estinzione del reato si riferisce alle ipotesi più lievi, in un reato a struttura “abituale” che presuppone non un solo atto, ma “condotte reiterate”.
Inoltre, non va sottovalutato un aspetto assai rilevante e cioè che gli uomini hanno resistenze profonde a versare denaro alla donna con cui hanno cessato la relazione di intimità (si pensi alle conflittualità patrimoniali in separazioni e divorzi).
Quindi la sanzione pecuniaria, per taluni, è peggiore della detenzione.

Del resto, nella riforma, per estinguere il reato anche contro il parere espresso della parte offesa il giudice deve svolgere una valutazione di “congruità” della somma offerta. E' su questo giudizio che la nostra attenzione dovrà essere allertata.
Sullo sfondo sta la scelta - ancora una volta - delle linee di politica criminale, se gli strumenti punitivi (di questi stiamo parlando, non di quelli di prevenzione e protezione) devono essere quelli generali previsti dal sistema giuridico oppure altri specifici e speciali per le donne.

Quale è la soluzione più vantaggiosa per la libertà femminile?