Leggere senza stereotipi: come valorizzare le differenze

  • Lunedì, 28 Settembre 2015 08:35 ,
  • Pubblicato in Flash news

Milk Book
28 09 2015

Fresco fresco di stampa, “Leggere senza stereotipi” è un volume pubblicato dalla casa editrice Settenove scritto a più mani da Sara Fierli, Giulia Franchi, Giovanna Lancia e Sara Marini dell’associazione di promozione sociale SCOSSE, impegnata dal 2011 nella valorizzazione delle differenze, l’inclusione sociale e la diffusione di una cultura libera e aperta.

Un testo che vuole essere, come esplicitato nell’introduzione, un paio di occhiali da indossare e far indossare a genitori, insegnanti, educatori nel loro quotidiano rapporto con i bambini, durante la cruciale fase della vita che va dalla nascita al primo ingresso nel mondo della scuola (0-6 anni).

Un paio di occhiali per leggere e osservare la realtà in modo più nitido e attento, riuscendo a scorgere anche dietro l’apparenza messaggi velati o nascosti. Occhiali che mettono a nudo quanto certi comportamenti, frasi, abitudini, consolidati e reiterati nella nostra cultura, finiscano per condizionare le scelte, i gusti, le azioni, i pensieri, l’immaginario dei bambini e delle bambine.

E questi condizionamenti sono ovunque, più o meno palesi o sottili, ma persistenti come gocce d’acqua che, giorno dopo giorno, scalfiscono rocce e scavano, scavano in profondità.

Due giorni fa, quando sono andata a prendere mia figlia di 3 anni a scuola, ho sentito la maestra dire a una mamma: “Signora, ma è normale che si comporti così, è un maschietto mammone! Vede, le femminucce sono molto più indipendenti e autonome”.

Ieri sera, mentre eravamo stese sul letto a guardare le audizioni di XFactor, la mia bambina a un certo punto è scoppiata a ridere. Alla mia richiesta di spiegazioni, mi ha risposto: “Guarda quello, mamma… Un maschio che si è messo il cerchietto!”.

Potrei continuare con mille altri esempi di “cose da maschi e cose da femmine” secondo il giudizio di mia figlia, a partire dai colori da indossare, per finire al tipo di giochi da fare. E, premetto, queste distinzioni non sono mai uscite dalla mia bocca. Come sa chi mi segue un po’ su questo sito, anche i libri che leggiamo insieme, quotidianamente, vanno in tutt’altra direzione. Eppure, a 3 anni, lei ha già interiorizzato alcuni stereotipi. E’ chiaro che il contesto in cui è immersa (la scuola, il parco, i nonni, la tv ecc.) manda continui segnali omologanti, che riflettono una suddivisione dei ruoli e delle relazioni tra individui univoca e rigida.

Io, con naturalezza e calma, cerco di spronare mia figlia a sentirsi libera e se stessa in ogni situazione, senza pensare di doversi comportare in un certo modo in quanto “femmina”. Anche a casa è abituata a vedere mamma e papà che si occupano di tutto (faccende, cucina, pulizie, bagnetto ecc.) vicendevolmente. Ed entrambi lavoriamo, giochiamo con lei, le dimostriamo con parole e gesti il nostro amore.
Nonostante ciò, certe sue uscite sono spiazzanti e scoraggianti.

Mi piacerebbe che soprattutto insegnanti ed educatori conoscessero il libro di SCOSSE, e che cominciassero a riflettere seriamente su questi temi. Mi accontenterei che si partisse dalla scelta di un aggettivo al posto di un altro, di un’attività al posto di un’altra, di una storia letta ad alta voce al posto di un’altra.

La struttura del libro “Leggere senza stereotipi. Percorsi educativi 0-6 anni per figurarsi il futuro”

Il volume “Leggere senza stereotipi” invita a usare i libri per bambini come strumenti di mediazione per imparare a vedere oltre: libri per tutti, capaci di raccontare i sentimenti, le diversità, le sfaccettature delle famiglie, delle relazioni, della natura umana nella sua complessità e varietà. Libri e immagini che danno valore all’affettività, alle emozioni, alla spontaneità e freschezza dell’infanzia, e che possono favorire la costruzione libera della propria identità.

Leggere senza stereotipi esempi di interniDopo un’ispirata premessa, affidata a Silvana Sola, e ad un primo capitolo dedicato a una rapida spiegazione della natura dell’albo illustrato e a un excursus storico sulle sue origini e diffusione in Italia, il libro è suddiviso in capitoli così strutturati:

una parte teorica che si sofferma via via su alcune tematiche-chiave: il corpo e la rappresentazione della differenza sessuale; le emozioni; i ruoli; le fiabe; i modelli familiari
schede con recensioni di alcuni albi illustrati particolarmente significativi in relazione alla tematica affrontata
esempi pratici di percorsi e attività da seguire e promuovere nei nidi e nelle scuole di infanzia (oltre alla lettura ad alta voce dei libri proposti)
numerosi suggerimenti bibliografici per continuare nella propria ricerca di libri senza stereotipi
Come sono gli albi illustrati scelti da Scosse?

Albi con immagini di qualità
Albi con testi di qualità
Albi italiani e stranieri
Albi non stereotipati o stereotipanti
Albi accessibili a tutti (che possano trovarsi facilmente anche in biblioteca)
Non solo albi a tema, che dichiaratamente e volutamente sono progettati per superare o rompere un certo tipo di stereotipo, ma anche e principalmente albi “inconsapevoli”, ovvero che riescono a scardinare conformismi e vecchi canoni involontariamente, attraverso personaggi autentici e coraggiosi, in cui tutti si possano sentire rappresentati, storie che mettono le ali alla fantasia e che non precludono alcuna possibilità.

 

Russia indaga su Apple per la "propaganda gay" con gli emoticon

  • Venerdì, 25 Settembre 2015 11:56 ,
  • Pubblicato in REPUBBLICA
la Repubblica
25 09 2015

Procedimento amministrativo in Russia contro la Apple, accusata di aver promosso l'omosessualità per aver inserito nel software iOS 8.3 emoticon che raffigurano coppie gay.

Lo ha reso noto il sito Gazeta.ru. L'iniziativa è della polizia di Kirov, dopo la denuncia di un avvocato, secondo cui Apple avrebbe violato la legge contro la propaganda gay in presenza di minori.

Il colosso Usa rischia una multa da 10 mila a 13 mila euro ma in teoria le autorità potrebbero anche sospenderne l'attività in tutta la Russia.
la Repubblica
25 09 2015

Le donne non giocano più. Minacciano di far slittare il campionato che deve partire il 17 ottobre: "Non siamo la ruota di scorta".

Lo sciopero era stato ventilato già a maggio, per la finale di Coppa Italia, dopo la frase sessista dell'ex presidente della Lnd Belloli. Da allora, il presidente dell'Assocalciatori Damiano Tornmasi ha incontrato tutte le squadre femminili, fra le calciatrici è nato un tam tam, anche grazie a un gruppo su whatsapp, per discutere delle prospettive del movimento, la maggioranza ora è favorevole a fermarsi.

"Siamo tutte unite, terremo il pugno duro perché è ora di crescere", dice l'azzurra Melania Gabbiadini, attaccante del Verona. ...

Unioni civili, verso il rinvio al 2016

amoreSi sacrificano le unioni civili per provare a incassare la riforma del Senato. Il rinvio al 2016 sembra ormai inevitabile. Troppo poco il tempo a disposizione per incastrare e approvare la legge Cirinnà. 
la Repubblica ...

Due parole sulle dimissioni in bianco: mai più

  • Giovedì, 24 Settembre 2015 11:08 ,
  • Pubblicato in INGENERE

InGenere
24 09 2015

Il decreto legislativo così detto delle “Semplificazioni”, che rende operativa una parte del Jobs Act, contiene una norma chiara ed efficace contro le dimissioni in bianco. Finalmente, dopo 8 anni, viene ripristinato un principio di civiltà e viene eliminato un ricatto che pende sulla testa delle persone durante tutta la vita lavorativa. Capita spesso infatti che, insieme al contratto di assunzione, proprio nel momento di maggior fragilità, venga fatta firmare una lettera di dimissioni in bianco, in bianco perché senza data, come condizione per l’assunzione; che spesso viene perfino spacciata per una consueta procedura amministrativa.

Quella lettera verrà compilata con la data dall’impresa, successivamente, quando quella persona, quasi sempre una giovane donna (ma non solo), non è più desiderabile per l’azienda, magari perché incinta, perché ha deciso di sposarsi, o a causa di una lunga malattia o in virtù di opinioni non gradite.

Che questo succeda è testimoniato da dati raccolti, tutti per difetto da Istat e uffici sindacali, e nell’esperienza di tanti e ha ispirato film recenti (Calopresti, Cortellesi). Ma fino ad oggi, nonostante iniziative legislative e movimenti di opinione, non esisteva una procedura efficace.

Da oggi nessuno potrà più compiere questo abuso: le dimissioni volontarie dovranno essere dichiarate compilando un modulo con numerazione progressiva e scadenza (reperibile sul sito del Ministero del Lavoro o presso le direzioni territoriali del lavoro), che quindi non potrà essere retrodatato e fatto firmare al momento dell’assunzione.

La battaglia contro le dimissioni in bianco parte da lontano: nel 2007 l'allora governo Prodi approva la norma (L.188/2007) contenuta oggi nel decreto attuativo del Jobs Act, che però ha vita breve. Nel giugno del 2008 il ministro del lavoro Sacconi, come primo atto del governo Berlusconi appena eletto, la cancella. Durante il governo Monti la ministra Fornero - dopo mesi di iniziativa politica di donne diverse dentro e fuori il Parlamento (Comitato per la 188) - introduce un’apposita disciplina per eliminare la pratica delle dimissioni in bianco. Inefficace, però, perché ex post e non preventiva come quella approvata: la procedura, peraltro molto complicata, prevedeva infatti un controllo a posteriori della veridicità della volontà delle dimissioni con tutte le complicazioni ovvie insite nell’accertamento a posteriori della volontà estorta, e solo nel caso di denuncia, apertura di vertenza o di maternità. La nuova norma prevede l’utilizzo di un modulo, con codice alfanumerico e numerazione progressiva, con l’obiettivo di prevenire l’abuso in modo semplice e privo di costi. Ed è una tutela a vantaggio dei lavoratori e delle lavoratrici, ma anche delle aziende oneste e corrette che soffrono la concorrenza sleale di chi non rispetta le regole.

Qualcuno nella foga polemica contro il Jobs Act ne ha sminuito il senso: si è detto che nel nuovo contesto normativo, cioè con l’utilizzo del contratto a tutele crescenti che non prevede il reintegro nei casi di licenziamenti economici senza giusta causa, la nuova norma contro le dimissioni in bianco non serve a nulla. In realtà, l’abuso delle dimissioni in bianco è praticato, quasi totalmente, in imprese sotto i 15 dipendenti dove non si è mai applicato l’articolo 18.

La legge contro le dimissioni in bianco si colloca lungo una strada, forse imperfetta ma chiara nella sua direzione: un'assunzione di responsabilità verso un paese per donne e uomini, in cui la maternità sia libera scelta. Una strada in cui si inseriscono: la legge elettorale con doppia preferenza e norma antidiscriminatoria nella definizione dei 100 capilista, la riforma costituzionale che prevede l'applicazione dell'articolo 51 della Costituzione nelle leggi elettorali e regionali, la "buona scuola” che contiene norme per educare al rispetto delle differenze e contro le discriminazioni, il Jobs Act con il decreto attuativo sulla conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, l'estensione della indennità di maternità e la sua erogazione anche in assenza del versamento dei contributi da parte dei datori di lavoro, l'uso del part time in alternativa ai congedi parentali, la destinazione del 10 per cento del Fondo di sostegno alla contrattazione aziendale per misure di conciliazione, i 100 milioni per gli asili nido.

Molto c’è ancora da fare ma la strada è quella giusta.

Titti Di Salvo

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