migranti-mediterraneoAlessandra Ziniti, La Repubblica
16 marzo 2018

C'è un caso "diplomatico" nel Mediterraneo. Sfuggita ieri dopo un inseguimento durato almeno un paio d'ore ad una motovedetta libica che minacciava di aprire il fuoco se non avessero consegnato le donne e i bambini salvati nel corso di un soccorso ad un gommone nel Mediterraneo, da più di dodici ore la nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms con 218 migranti a bordo aspetta ancora di avere assegnato  il "porto sicuro" in cui sbarcare le persone salvate.

 
Servono più autrici, non solo autori, sulle prime pagine dei giornali, per condividere una visione diversa della società e della realtà che ci circonda
di Giovanna Novello*

Come dite? Dal titolo il solito commento autoreferenziale sull’importanza del femminile, magari un po’ acido e dal sapore vagamente femminista o post-femminista? Forse anche no, concedetemi il beneficio del dubbio.

Sgombriamo subito il campo: parto dal presupposto che i tempi sono ormai maturi e che, almeno sul piano teorico e del politicamente corretto, la complementarietà e la ricchezza delle due voci (quella maschile e quella femminile) nella società sono un dato di fatto, accettato e sdoganato. Profondo rispetto per entrambe le componenti quindi. La mia vuole essere una constatazione semplice e garbata sul numero degli editoriali scritti dalle donne sulle prime pagine dei quotidiani italiani.
Prendo lo spunto dal Corriere, ma temo che la questione sia un male comune e diffuso anche in altre testate. Chiedetevi quante volte avete letto articoli firmati da donne sulla prima pagina di questo giornale, diciamo negli ultimi due mesi? Poche, troppo poche. La proporzione media è di un paio su otto/dieci, con punte di zero su otto/dieci.

Chiedetevi ora quanti editoriali scritti da donne avete letto sempre negli ultimi due mesi? Non vi preoccupate, il calcolo aritmetico e la statistica non servono, la risposta è: una. Avete letto bene: una volta sola- una singola goccia nel mare (tanto preziosa, quanto isolata).
Mi sono basata sugli ultimi due mesi ma non credo che prima i numeri fossero tanto diversi. Come possiamo pensare di cambiare qualcosa se non abbiamo accesso ad una lettura dei fatti e della società che sia anche il frutto di un’elaborazione femminile? Il cambio di passo, a mio avviso, sta negli editoriali: un contributo fondamentale per divulgare anche la filosofia e la riflessione delle donne su cultura, costume, etica, morale, economia, politica, salute.

Credo che il cambiamento della nostra società sia possibile e che lo sdoganamento degli editoriali femminili in prima pagina possa essere un buon segnale, un inizio. Per imparare a costruire e a ricostruire abbiamo bisogno di uomini e di donne visibili sulla prima linea. Non dimentichiamo che i ragazzi di alcune delle nostre scuole, il nostro futuro, leggono i quotidiani in classe, altri li leggono a casa, o quantomeno sbirciano qualche articolo sulla rete. Che messaggio gli stiamo dando?

Chiudo con due richieste un po’ naïf:
1) al Direttore di mettersi una mano sul cuore: è Natale!
2) a chi ne ha voglia di aiutarmi a contare i prossimi editoriali scritti dalle donne, nella speranza, nei prossimi mesi di poter concludere fra noi, come fa la Gabanelli – Buone notizie: come è andata a finire…….
Donne del giornalismo: un passo avanti sulla prima per favore! Sono ottimista.

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