La rivista "L'Erba voglio" è stata digitalizzata

Lea Melandri, Zeroviolenzadonne
18 febbraio 2014

In una breve Introduzione a quella che avrebbe dovuto essere un capitolo dedicato alla rivista "L'erba voglio", nel libro L'orda d'oro, scritto da Nanni Balestrini e da Primo Moroni e pubblicato dal Saggiatore nel 1987, Elvio Fachinelli così riassumeva lo svolgimento storico della rivista:

“Primo tempo. Nel giugno e settembre 1970 si svolgono a Milano due convegni dedicati a Esperienze non autoritarie nella scuola (attenzione: non autoritarie!), ai quali intervengono i promotori di un asilo autogestito di Porta Ticinese e numerosissimi insegnanti di scuole elementari e medie. Relazioni e contributi di questi convegni sono raccolti in un volume, L’erba voglio. Pratica non autoritaria nella scuola, che esce al principio del ’71 da Einaudi. Le discussioni che sorgono un po’ dappertutto dopo la pubblicazione del libro coinvolgono anche molte persone estranee alla scuola e spiegano la sua altissima diffusione (cinque edizioni in pochi mesi).

Secondo tempo. Nel libro era inserita una cartolina: chi fosse stato interessato alle tematiche presentate nel libro era pregato di rinviarla ai curatori. In pochissimo tempo ne arrivano circa tremila. Per rispondere a questa così netta richiesta di collaborazione e per approfondire lo stile di lavoro delineato nel libro, nasce “L’erba voglio” rivista, bimestrale che esce ininterrottamente dal 1971 al 1977 (30 numeri).

Terzo tempo. Alla rivista si affianca, a partire dal 1976, una collana di libri che – in vari modi – ampliano i temi della rivista o funzionano da antenne del nuovo. Alcuni titoli: Collettivo A/traverso, Alice è il diavolo, il testo di Radio Alice a Bologna e dei “giovani del ‘77”; Lea Melandri, L’infamia originaria, un “classico” del femminismo italiano; Enrico Palandri, Boccalone, romanzo risultato inaspettamente best-seller del “popolo alto dei camminatori”; Elvio Fachinelli, La freccia ferma. Tre tentativi di annullare il tempo.

Questo in breve lo svolgimento storico del “L’erba voglio”, che si conclude nel momento in cui lo spazio di ricerca intellettuale e politica si riduce gravemente per l’intervento sciagurato del fenomeno terroristico. In ciò che segue, vogliamo dare parola agli scritti della rivista, dai quali risulterà evidente, nella diversità dei modi e delle lingue, l’originalità del lavoro fatto rispetto al contesto di quegli anni”.

Alla “premessa” seguiva una raccolta di scritti, divisa in cinque parti, ognuna delle quali preceduta da un titolo e da una didascalia. L’antologia de “L’erba voglio”, che curammo allora insieme io e Elvio, non entrò nel libro L’orda d’oro, ma è stata poi da me ripresa, ampliata e pubblicata presso l’editore Baldini & Castoldi nel 1998, a nove anni dalla morte di Fachinelli – avvenuta nel dicembre 1989 –, e in occasione del convegno a lui dedicato, tenutosi a Milano l’11-12 dicembre 1998. Sia il convegno che il libro portano il titolo di uno dei più interessanti scritti di Elvio sul ’68:
L’erba voglio (1971-1977). Il desiderio dissidente.

Oggi, nella felice occasione di poter leggere la rivista digitalizzata dall’ Archivio Primo Moroni (http://www.inventati.org/apm/archivio/320/ERB/lerbavoglio.php) quelle brevi note esplicative rivolte ai lettori sono ancora la guida più lucida e profonda al percorso quasi decennale di uno dei ‘gruppi’ più originali degli anni ’70.

Contrappunto. Con questo termine musicale intendiamo designare un elemento essenziale del lavoro della rivista. Vale a dire, la non subordinazione dei diversi linguaggi incontrati nella realtà  -e delle realtà incontrate negli anni- a un monento centrale, predominante, Dio della situazione (come per esempio il linguaggio politico). Questo però non significava solitudine di ogni voce in se stessa. Era piuttosto il tentativo di intessere diverse voci in un insieme comune, secondo regole rintracciabili nel corso del lavoro.

Chi siamo. Al rifiuto di sottomettersi a un linguaggio unico, corrispondeva il desiderio di non presentarsi per quello che non si era  -un’organizzazione, un partito, un nucleo d’acciaio, come molti allora volevano provare a fare, col risultato di trovarsi di lì a poco con pesantissime palle ai piedi. Di qui gli avvertimenti e le precisazioni, gli incontri frequenti in varie città d’Italia, l’importanza data alla corrispondenza (una piccola regola di comportamento: ogni lettera merita risposta).


La vispa e il focoso. Un femminismo attento all’esperienza personale e ai risvolti profondi del rapporto uomo-donna entra di diritto nella tematica della rivista, mostrandone le implicazioni col corpo e con la sessualità. Guardata con gli occhi del “focoso” che si cela dietro un ordine insospettabile, l’istituzione scolastica appare più debole e meno credibile. Allo stesso modo le teorie del comportamento individuale e collettivo, confrontate con le vicende originarie dei due sessi, si presentano come ricostruzioni parziali e “mutilate”. Accanto a contributi specifici, come il documento pratica dell’inconscio e movimento delle donne e Mater mortifera, la rivista accoglie in uno sguardo unico la “critica della sopravvivenza” in tutti i suoi aspetti.

L’occhio storto. Non volevamo alienarci nella rivista, diventare proprietari settari di un piccolo ridicolo bene; volevamo avere un occhio anche di fuori, di lato, sotto il tavolo delle discussioni e dei dibattiti…Questo capivano bene i nostri corrispondenti, che ci riempivano di diari, proposte, commenti, romanzi e poesie. E anche di messaggi a prima vista stravaganti, che gustavamo golosamente.

Il detto e il non detto. Ciò di cui non si parla abitualmente  -la vecchiaia, la follia, la morte- e ciò di cui, per varie ragioni, non si può parlare e che parla allora in altri modi.”

Questa “ripresa” è dedicata a Elvio Fachinelli, nella speranza che si avveri quanto scrisse nel 1974, ne Il bambino dalle uova d’oro (Feltrinelli 1974), commentando la stagione “breve, intensa, esclusiva” del ’68: “la rivoluzione, come il desiderio, è inevitabile e imprevedibile, e non finirà mai di sconvolgere i custodi del terreno dei bisogni”.

Ultima modifica il Giovedì, 27 Febbraio 2014 08:59
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