Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, ma non utilizza alcun cookie di profilazione. Per prestare il consenso all’uso dei cookies (leggi l'informativa) cliccare su "Accetta".
Zeroviolenza su Facebook 
Zeroviolenza su Twitter  
Canale Youtube di Zeroviolenza  
Zeroviolenza su Google PLus
sabato 15 dicembre 2018



"L'altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e che non avrà".
Marco Polo



Il tuo 5x1000 a Zeroviolenza! CF 97524750581

Diritti (48)

Simona Napolitani, Zeroviolenzadonne
2 maggio 2014

La storia è singolare: cessata l'unione spirituale tra due partner, la donna vende l'appartamento in cui convivevano e costringe l'ex compagno a lasciare l'abitazione sostenendo di essere vittima di un'azione di furto o di una violazione di domicilio, per cui contatta i Carabinieri che si fanno rilasciare le chiavi dal convivente.
Simona Napolitani, Zeroviolenzadonne
9 gennaio 2014

E’ una significativa e recente pronuncia del Tribunale di Latina che, per la materia trattata e per le soluzioni adottate, vale la pena di commentare.
Il Giudice laziale ha affermato che “i doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica e la loro violazione non trova necessariamente sanzione unicamente nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione, discendendo dalla natura giuridica che la relativa violazione,
Maria (Milli) Virgilio e Silvia Santunione
18 ottobre 2013

Ho elaborato i testi delle norme interessate alle recenti modifiche risultanti dal decreto legge 14 agosto 2013 n. 93, come convertito – con modificazioni – in legge15 ottobre 2013 n. 119 recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province”.
Questo è il testo risultante, aggiornato al 16 ottobre 2013.
Teresa Manente, Differenza Donna
4 settembre 2013

Per contrastare la violenza maschile nei confronti delle donne di certo lo strumento del decreto legge non è condivisibile, data la natura strutturale e culturale del fenomeno che impone di abbandonare la logica securitaria ed emergenziale e di cui sono consapevoli anche gli organismi internazionali, come dimostra il sistema di misure richiesto, da ultimo, anche dalla Convenzione di Istanbul.
Maria (Milli) Virgilio
28 agosto 2013

Dobbiamo rassegnarci e accontentarci? Il Governo Letta-Alfano aveva promesso di mettere nella sua agenda politica la violenza contro le donne. E, a suo modo, lo ha fatto. Modo e contenuti non ci soddisfano.
Simona Napolitani, Zeroviolenzadonne
23 maggio 2013

La fattispecie riguarda uno dei tanti casi di violenza domestica, caratterizzati da una condotta dell’uomo in aperta violazione dei principi della genitorialità e dei diritti della persona, così come sanciti dalla nostra Costituzione.
In considerazione di ciò, il Tribunale per i Minorenni ha dichiarato la decadenza della potestà genitoriale del padre. ...
Simona Napolitani, Zeroviolenzadonne
2 maggio 2013

La sindrome di alienazione parentale, comunemente chiamata PAS, sta ad indicare, a dire dei sostenitori di tale fenomenologia, quel disturbo che si manifesta quando un padre o una madre pongono in essere una serie di comportamenti diretti a demolire l'altrui figura genitoriale sino ad escluderla da qualsiasi rapporto con il figlio.
Simona Napolitani
29 gennaio 2013

La vicenda nasce da una richiesta di risarcimento del danno, proposta dalla moglie, a causa dell'omessa informazione da parte del marito – sia prima, sia durante il matrimonio – relativa ad una diagnosi di grave infertilità, già nota prima delle nozze.
di Maria Grazia Campari

All’incontro internazionale “Women in the World”, recentemente tenutosi a New York, un lungo mormorio di stupore e disapprovazione accompagna la relazione riguardante la condizione della donna italiana. In particolare, attira critiche la rilevazione statistica relativa alle lavoratrici a tempo pieno, che risultano dedite a lavori di cura e domestici per ben 21 ore settimanali contro le 4 ore del loro partner maschio. Questo è l’esito, secondo la giornalista Nadeau (Newsweek), di “una cultura di sessismo subliminale con la quale le donne italiane devono fare i conti, dal momento che si riflette costantemente nell’economia e anche nella vita di tutti i giorni” (Il Fatto Quotidiano 13.3.2011).
di Siusi Casaccia*
3 maggio 2011

A distanza di poco più di due anni dall’adozione del Decreto Legge n.11 del 23 febbraio 2009 che ha introdotto nel nostro codice penale la nuova fattispecie criminosa del reato di stalking, o per meglio dire di ‘atti persecutori’, non è agevole tentare un consuntivo di ciò che si è prodotto nel nostro ordinamento a seguito di tale innovazione legislativa o di quanto la nuova previsione si sia mostrata capace di incidere sulla realtà conosciuta della violenza di genere.

Il nuovo art. 612bis C.p. e norme correlate (tra le quali: previsione dell’ammonimento preventivo da parte del questore, art. 282-ter C.p.p. in tema di misure cautelari, modifica dei termini per gli ordini di protezione ex art. 342-ter C.c. etc.) benché stralcio di una proposta di ddl elaborato e pervenuto in dirittura d’arrivo nella precedente legislatura, è contenuto in un testo comprendente misure non esattamente omogenee per materia incisa, presentato come uno dei tanti pacchetti sicurezza cui l’attività del legislatore degli ultimi anni ci ha abituate.

La sua adozione è stata accompagnata da un discreto battage pubblicitario, con una forte sottolineatura dell’impegno della forze politiche nelle azioni di contrasto alla violenza diffusa. Ricorrente, peraltro, in tale campagna di comunicazione, l’uso di attribuire la violenza contro le donne a tipologia indifferenziata di attori, ed altresì l’uso di accomunarla al problematiche connesse all'immigrazione quasi a fare di quest'ultima terreno favorevole al suo prodursi.

L’altalenante attenzione rivolta dai media al tema della violenza sulle donne: sovraesposizione di fatti di sangue e pressochè scomparsa del tema della violenza domestica (benchè statisticamente accertata di amplissima portata), è elemento che, certamente non contribuisce ad una informazione piena e non consente di cogliere quanto l'innovazione legislativa abbia costituito risposta idonea ad influire sulla portata del fenomeno, rappresentando uno strumento di tutela efficace.

Alcune prime raccolte di dati ci parlano di più di 4.000 denunce per anno, di varia sensibilità nella mappa degli uffici giudiziari rispetto alla fattispecie del reato di stalking, di diversa propensione da parte degli uffici ad adottare  la misura dell’ammonimento, di un atteggiamento non sempre di gradimento da parte delle procure rispetto a tale misura amministrativa preventiva, forse per  l’effetto di determinare la procedibilità d’ufficio in caso di reiterazione della condotta molesta.

I medesimi dati ci parlano anche di assoluta prevalenza delle donne a comporre la categoria delle vittime: fino al 95% nella casistica delle fattispecie più gravi, quelle ad esito letale, consentendo di collocare a buon diritto questo tra i reati indotti dalla violenza di genere.

Le percentuali variano con riguardo alle condotte di minor gravità offensiva, rispetto alle quali la sproporzione tra i generi nel ruolo di attori o vittime si riduce un poco, pur non venendo meno la netta e assoluta prevalenza del genere femminile per le vittime.

La fattispecie, come naturale, è infatti connotata da neutralità (viene perseguita la condotta del molestatore assillante a prescindere dalla sua appartenenza di genere), non è dubbio, peraltro, come del resto l’esperienza precedente all’intervento normativo aveva consentito di verificare, che in misura assolutamente preponderante siano gli uomini a porsi come stalkers nei confronti delle donne, così come assolutamente prevalente, nella casistica, è la situazione in cui la condotta di stalking venga agita posteriormente alla fine di una relazione affettiva (elemento preso in considerazione dalla norma come aggravante).

Allo stato attuale neppure le statistiche giudiziarie consentono di valutare se il dato delle denunce sia un indicatore significativo di incremento e/o diminuzione dei fatti  segnalati rispetto a quanto avveniva in epoca precedente all’introduzione dell’art.612bis Cp. La precisazione d’obbligo è che per fare tale opera di raffronto si dovrebbero prendere in esame e comparare dati non omogenei, dovendosi considerare, per il periodo precedente, denunce per fatti di reato diversi  (molestie, violenza privata, minacce, etc) non necessariamente tutte riconducibili per condotta alla fattispecie dello stalking.

E’  indubbio, peraltro, che la previsione di sanzione, la sensibilizzazione e l’informazione sulla possibilità di ricorso alla tutela giudiziaria, hanno rappresentato e rappresentano elementi di rafforzamento nelle azioni di contrasto contro la violenza, anche perchè la presa di coscienza da parte delle vittime sulla possibilità  di avere interlocutori attivi rispetto alla domanda di tutela induce con maggior facilità le donne a presentare denuncia o,  per meglio dire, ne attenua le resistenze (problematica non esistente per il genere maschile vittima, che denuncia senza difficoltà), e ha dato visibilità e riconoscibilità al fenomeno.
Dal punto di vista della prevenzione, va detto, inoltre, che vengono fatti oggetto di studio accurato i casi di stalking conclusisi con esito particolarmente infausto, per lo più con la morte della vittima.

Tale studio è funzionale all’analisi ed alla valutazione del rischio, sia per la formazione del personale di pubblica sicurezza e la sua capacità di intervento, sia per la predisposizione, in favore delle potenziali vittime, e nelle fasi di avvio della vicenda persecutoria, di elementi di informazione e misure di salvaguardia atti ad evitare/neutralizzare l’esposizione a pericolo. 
 
Per quel che riguarda la giurisprudenza, il primo rodaggio nell’applicazione della norma ha consentito di dare una certa concretezza ai contenuti, ed enucleare alcune principali distinzioni: rispetto al reato di maltrattamenti in famiglia (art.572 Cp), rispetto a singole condotte inoffensive o diversamente configurabili dal punto di vista della repressione penale, alla rilevanza della reiterazione, alla significatività della condizione psicologica indotta nella vittima, e si riscontra una sufficiente attenzione alla diversità dei mezzi, anche tecnologici, impiegati dal molestatore nelle azioni contro la sua vittima.

L’esperienza sul campo porta a ritenere ancora scarsamente rilevante, quanto ad effetto puramente deterrente, l’introduzione del nuovo reato. Certamente, invece, si tratta di strumento utile, per gli operatori del diritto e giudiziari, ad approntare  presidio e sanzioni contro agli autori di questo tipo di violenza.

* Forum Associazione Donne Giuriste

Pagina 1 di 5