Cucchi, le motivazioni della sentenza: “Morì per malnutrizione”

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Il Fatto Quotidiano
03 09 2013

Stefano Cucchi morì per malnutrizione. Questa la sintesi delle motivazioni della sentenza che ha condannato sei medici e assolto altri sei tra infermieri e guardie carcerarie. La terza Corte d’Assise di Roma ha sostanzialmente fatto proprie le conclusioni della commissione di periti nominati dalla stessa corte.

Cucchi fu arrestato arrestato il 15 ottobre del 2009 per droga e morì una settimana più tardi mentre era ricoverato nell’ospedale Sandro Pertini. Secondo i giudici di primo grado, il suo decesso non fu causato dalle violenze, più volte denunciate dalla famiglia ma per “sindrome da inanizione”, cioè per malnutrizione.

La Corte ha ritenuto “di dover condividere le conclusioni cui è giunto il collegio peritale, fondate su corretti, comprovati e documentati elementi fattuali cui sono stati esattamente applicati criteri scientifici e metodi d’indagine non certo nuovi o sperimentali, ma già sottoposti al vaglio di una pluralità di casi e al confronto critico degli esperti del settore”. La “sindrome da inanizione”, è “l’unica in grado di fornire una spiegazione dell’elemento più appariscente e singolare del caso, e cioè l’impressionante dimagrimento cui è andato incontro Stefano Cucchi nel corso del suo ricovero”.

I giudici affermano contestualmente che non possono essere condivise le tesi delle difese, secondo le quali il giovane sarebbe stato condotto alla morte da un’improvvisa crisi cardiaca. Ma nemmeno possono essere condivise le conclusioni dei consulenti delle parti civili, secondo cui il decesso si sarebbe verificato per le lesioni vertebrali. “Anche questa tesi – si legge nella sentenza della III Corte d’Assise di Roma – presta il fianco all’insuperabile rilievo che non vi è prova scientifico-fattuale che le lesioni vertebrali abbiano interessato terminazioni nervose”.

La Corte si sofferma poi a valutare la posizione dei carabinieri che si occuparono di Cucchi dopo il suo arresto. In proposito scrivono i giudici: “E’ legittimo il dubbio che Cucchi, arrestato con gli occhi lividi (perché magro e tossicodipendente) e che lamentava di avere dolore, fosse stato già malmenato dai carabinieri prima ancora del suo arrivo in tribunale. Non è certamente compito della Corte indicare chi dei numerosi carabinieri che quella notte erano entrati in contatto con Cucchi avesse alzato le mani su di lui, e tuttavia sono le stesse dichiarazioni dei carabinieri che non escludono la possibilità di prospettare una ricostruzione dei fatti diversa da quella esternata da Samura Yaya”, il testimone gambiano che fu tra i primi a dire di aver sentito mentre era nelle celle del tribunale di piazzale Clodio rumori di un pestaggio. I giudici aggiungono poi “è indubitabile che nulla di anomalo si era verificato al momento dell’arresto e sino alla perquisizione domiciliare. Se qualcosa di anomalo si è verificato, ciò può verosimilmente collocarsi nel lasso di tempo che va tra il ritorno dalla perquisizione domiciliare e l’arrivo della pattuglia in caserma. In via del tutto congetturale potrebbe addirittura ipotizzarsi che Cucchi fosse stato malmenato dagli operanti al ritorno dalla perquisizione atteso l’esito negativo della stessa”.

Il deposito delle motivazioni arriva a quasi tre mesi dalla sentenza con la quale sono stati condannati per omicidio colposo il primario del Sandro Pertini Aldo Fierro e i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite, Silvia Di Carlo e Rosita Caponetti (per il solo reato di falso ideologico), e assolti gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe, nonché gli agenti della polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

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