Aborto, la legge negata

Repubblica
12 marzo 2014

All'ospedale San Camillo, a Roma, si comincia ad aspettare all'alba. All'aria aperta. In primavera come in inverno. Sulle scalette esterne che portano giù, in basso, al livello scantinato. Lì, scendendo una lunga rampa di gradini, si trova il Day Hospital-DSurgery della legge 194.
Cioè il reparto aborto. Su quelle scale - in attesa che alle 8 apra la porta a vetri, impacchettata da avvisi ed elenchi di documenti senza i quali è inutile agganciarsi alla fila - ci sono madri con figlie adolescenti. Donne straniere. Donne italiane. Donne ben vestite. Donne con abiti consumati. Donne con i sacchetti di plastica.

Donne con le borse firmate. Donne con la cartellina delle analisi. Ragazze diventate donne solo quella mattina. Donne accompagnate da qualche uomo, ogni tanto. Tutti in allerta, tutti pronti a correre verso un numero, distribuito allo sportello. E rientrare così nella lista dei (limitati) casi di giornata. Una ventina.
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