×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

Il gene dello scommettitore, poker e roulette nel dna

Letto 2961 volte
Etichettato sotto

Pagina99
23 06 2014

ELEONORA DEGANO

Secondo due tra i più recenti studi italiani le classi sociali più colpite sono quelle più fragili, come adolescenti e anziani. Inoltre è dimostrato che la tendenza all'azzardo può essere ereditaria

Qualche volta l'anno, qualche volta al mese, più volte a settimana. Qualunque sia la frequenza, il vortice del gioco d'azzardo coinvolge un numero di persone sempre maggiore, nutrendosi di precariato e povertà e ingigantendo un mercato che non conosce crisi. Secondo due tra i più recenti studi italiani, l'Espad 2013 dell'Ifc-Cnr (Istituto di Fisiologia Clinica del Centro Nazionale delle Ricerche) e l'indagine Anziani e azzardo di Auser, Gruppo Abele, Coop Piemonte e Libera, le classi sociali più colpite sono quelle più fragili, come adolescenti e anziani.

I primi, secondo i dati del rapporto, si avvicinano al gioco d'azzardo favoriti da computer o applicazioni per smartphone e tablet. I secondi, invece, trascorrono quantità di tempo preoccupanti tra ricevitorie, tabaccherie e bar: dai risultati emersi da 864 questionari, il 70,7% dei partecipanti (tutti over 65) aveva giocato d'azzardo almeno una volta nell'anno precedente. Il fenomeno non sembra voler fare marcia indietro, anzi, ormai da tempo suscita l'interesse della scienza, che ha iniziato a indagarne le possibili basi genetiche. Da un recente studio pubblicato su PNAS, infatti, è emersa una scoperta interessante: sono 12 i geni coinvolti nella regolazione della dopamina che intervengono nei meccanismi cerebrali legati al gioco d'azzardo.

Le decisioni prese, la fiducia accordata agli avversari, la capacità di prevederne le mosse e via dicendo, tutti questi elementi sono influenzati, in parte, da una componente genetica. Non è comunque la prima volta che viene identificato questo tipo di connessione: precedenti ricerche avevano già sottolineato il ruolo svolto dai geni nel comportamento antisociale e nella criminalità. La dopamina è un neurotrasmettitore, una sostanza chimica rilasciata dai neuroni, e svolge un ruolo chiave nel sistema del cervello deputato alla ricerca del piacere e alla ricompensa. Finora la ricerca scientifica si era concentrata sul ruolo che questo neurotrasmettitore svolge nell'ambito delle interazioni sociali, estendendo le possibili implicazioni anche alla sfera della ricerca sull'autismo.

Per la prima volta, tuttavia, gli scienziati hanno collegato questo aspetto ai geni specifici che ne regolano il funzionamento. Come spiega il leader della ricerca, Ming Hsu della UC Berkeley's Haas School of Business, “lo studio dimostra che i geni influenzano i comportamenti sociali complessi, in questo caso quello strategico. Si tratta di importanti indizi riguardo al meccanismo neurale attraverso il quale i geni intervengono sul nostro modo di agire”. Già due anni fa il team di Hsu aveva scoperto che quando le persone si ingaggiano in interazioni sociali competitive, come le scommesse, vengono coinvolte due particolari aree del cervello. Si tratta della corteccia prefrontale mediale e del corpo striato, che regola la motivazione e svolge un ruolo cruciale nell'apprendimento volto a ottenere risultati e ricompense. Grazie a tecniche di risonanza magnetica funzionale, durante l'ultimo studio gli scienziati hanno confermato un'intensa attività in queste aree durante il gioco d'azzardo. “Pensando al cervello come a un calcolatore, queste sono le aree che ricevono gli input, li convertono in un algoritmo e li traducono in output comportamentali”, spiega Hsu. “La cosa più interessante di queste zone è che sono entrambe innervate da neuroni che usano la dopamina”.

Gli scienziati hanno studiato un gruppo di 217 studenti della National University di Singapore, individuando nel loro genoma 700.000 varianti genetiche. Tra queste, si sono concentrati su 143 in particolare, che riguardavano solamente 12 geni regolatori della dopamina. Hanno poi fatto competere i ragazzi in un esperimento al computer che prende il nome di patent race, in cui dovevano fare scommesse sfidando un avversario anonimo. Osservando l'attività cerebrale degli studenti mentre giocavano, hanno scoperto che tutti i comportamenti legati all'azzardo erano regolati dall'attività di alcuni di questi geni: tre coinvolti nell'anticipazione delle mosse dell'avversario e nel pensiero strategico, due legati all'apprendimento per prove ed errori (la rapidità con cui si dimenticano le esperienze passate e si cambia strategia) e così via. I risultati non stupiscono, e si affiancano alla crescente letteratura scientifica sull'argomento: un altro recente studio, pubblicato su The Journal of Clinical Psychiatry, ha scoperto come in una famiglia in cui ci sono giocatori le probabilità che la dipendenza si ripresenti nelle future generazioni sono otto volte più elevate rispetto a una famiglia in cui l'attitudine al gioco non è presente.

Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook