Teatro Valle, trattativa estenuante. I soci: "Difendete la democrazia"

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Roberto Ciccarelli, Il Manifesto
7 agosto 2014

A mez­za­notte di mar­tedì 5 ago­sto il tea­tro Valle era ancora pieno. Uno spet­ta­colo com­mo­vente in forma di assem­blea della "fon­da­zione tea­tro Valle bene comune" come poche se ne sono viste in que­sti tre anni di occu­pa­zione.
All’incontro hanno hanno par­te­ci­pato anche l’ex mini­stro dei beni cul­tu­rali Mas­simo Bray, il depu­tato Pd Pippo Civati, lo sto­rico dell’arte Tomaso Mon­ta­nari, l’ex pre­si­dente della Corte Costi­tu­zio­nale Paolo Mad­da­lena, lo scrit­tore Chri­stian Raimo..
L'ex ministro della cultura massimo Bray al teatro Valle occupato L’ex mini­stro della cul­tura mas­simo Bray al tea­tro Valle occupato

Uni­voca la richie­sta avan­zata dai «soci» della fon­da­zione: gli ulti­ma­tum giunti dal mini­stro della cul­tura Dario Fran­ce­schini attra­verso il Cam­pi­do­glio e il suo asses­so­rato alla cul­tura sono una trap­pola. «Vogliono liqui­dare un’esperienza peri­co­losa. Il Valle è un esem­pio di auto­no­mia che potrebbe essere repli­cato ovun­que in Italia».

Altret­tanto cinica è risul­tata alla pla­tea la fretta di chiu­dere il tea­tro per ese­guire lavori di restauro o di messa a norma che dovreb­bero ini­ziare lunedì 11 ago­sto. «È il trap­po­lone in cui state cadendo – è inter­ve­nuto un tec­nico dell’agibilità, socio della fon­da­zione – Il Comune vuole dimo­strare che il Valle è ina­gi­bile. Fino a tre anni fa que­sto tea­tro andava avanti a forza di dero­ghe. Qual­siasi tec­nico della Soprin­ten­denza o i Vigili del fuoco lo chiu­de­reb­bero. Per met­terlo a norma ser­vi­ranno ad occhio 15 milioni di euro e 10 anni di lavori. Faranno un bando inter­na­zio­nale. Que­sto tea­tro non lo rive­drà più nessuno».

«Manca un capi­to­lato di spesa, un pro­getto ese­cu­tivo – ha aggiunto un’architetta che ha lavo­rato al restauro del tea­tro Argen­tina – C’è anche il rischio di uno stra­vol­gi­mento del genius loci del Valle, com’è già suc­cesso quando la Soprin­ten­denza ha can­cel­lato la buca dell’orchestra. Diver­sa­mente da come era stato imma­gi­nato, oggi al Valle non si può più fare la lirica. Che suc­ce­derà con i pros­simi lavori? Cam­bie­ranno la pen­denza del palco e lo desti­ne­ranno solo alla danza?». «La trat­ta­tiva è finta – ha detto Gaia Pal­lot­tini (Comi­tato cit­ta­dini del Cen­tro Sto­rico )- Al di là del sacri­fi­cio tre­mendo che state facendo non vedo altra via che quella di restare nel Valle e non bloc­care que­sta espe­rienza che è l’unica spe­ranza di rina­scita demo­cra­tica in que­sto paese».

Il cini­smo della nor­ma­liz­za­zione «ren­ziana», mesco­lato alle allu­sioni su uno sgom­bero vio­lento fatte tra­pe­lare da Cam­pi­do­glio e Mibact, «non per­met­tono una trat­ta­tiva vera. È come par­lare con una pistola pun­tata in fac­cia – ha detto Mon­ta­nari – Biso­gna avere il tempo per chia­rire se il Comune è il pro­prie­ta­rio del Valle e quale sarà l’autonomia della fon­da­zione sotto l’ombrello del Tea­tro di Roma. La chiu­sura del Valle sarebbe una nuova vio­lenza alla tutela del patri­mo­nio. Que­sti lavori sono una colos­sale finzione».

Con­tro la can­cel­la­zione di un’esperienza unica di auto-governo, gli occu­panti del Valle com­bat­tono corag­gio­sa­mente, ma con le spalle al muro. Sulle loro spalle grava l’ambivalenza di mes­saggi con­trad­dit­tori da parte delle isti­tu­zioni che non è detto ver­ranno risolti oggi in un nuovo incon­tro con l’assessore Mari­nelli. Da parte del pre­si­dente del tea­tro di Roma Marino Sini­baldi, incon­trato ieri nell’assessorato in piazza Cam­pi­telli, c’è la dispo­ni­bi­lità a sal­va­guar­dare l’attività del Valle.

Le trat­ta­tive sull’autonomia della «Comune» del Valle nella gestione pubblico-statale del Tea­tro di Roma si sareb­bero are­nate. Sul tavolo ci sarebbe que­sta pro­po­sta: tra­sfor­mare il Valle in «for­ni­tore di for­mat arti­stici da met­tere in scena all’Argentina e all’India». Per gli atti­vi­sti, invece, alla fon­da­zione dev’essere rico­no­sciuto il più ampio auto­go­verno. Su tutto, la spada di damo­cle del 10 ago­sto: gli occu­panti lascino il tea­tro ha riba­dito Il Campidoglio.
L'ex ministro della cultura Bray con Ugo L’ex mini­stro della cul­tura Bray con Ugo

Se per Pippo Civati «il Valle è un’occasione per tutta la poli­tica ita­liana», per Mas­simo Bray, pre­de­ces­sore di Fran­ce­schini al Col­le­gio Romano, «qui si è tenuta viva una voce della demo­cra­zia in que­sto paese. Vi aiu­terò in tutti i modi pos­si­bili». Poi il con­si­glio di Paolo Mad­da­lena: «Vi prego di trat­tare sem­pre alla pari. Siete co-gestori del Valle con il Comune di Roma in virtù della Costituzione».

Ultima modifica il Giovedì, 07 Agosto 2014 08:42
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