Stigma e solitudine: le persone Lgbt rischiano di finire in strada

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Redattore sociale
24 02 2015

L’omosessualità come causa della vita in strada, la doppia discriminazione degli immigrati Lgbt, il caso di Bologna, dove i servizi di bassa soglia si sommano alle attività di Arcigay e Mit: questi i risultati della ricerca dell’associazione Avvocato di strada


BOLOGNA – Una borsa di studio per l’Italia, i documenti pronti e il viaggio dal Marocco. L’arrivo, la gioia, e la scoperta che l’esame di ammissione al corso scelto si poteva sostenere solo in italiano: “Però lui non lo parla, e vorrebbe tornare indietro. Ma la famiglia gli chiede di rifarsi una vita in Italia. È finito in strada”: Vincenzo Branà, presidente del Circolo Arcigay Il Cassero, riassume così la storia di uno dei 20 intervistati protagonisti della ricerca ‘Una strada diversa’ dell’associazione Avvocato di Strada. La pubblicazione, finanziata dalla Chiesa Valdese con i fondi dell’8x1000, è parte di un progetto più ampio, nato con l’obiettivo di indagare e intervenire su una nuova categoria a rischio homelessness, rappresentata dalle persone Lgbt. In questa ricerca sono stati intervistati senzatetto Lgbt e operatori dei servizi per i senza dimora del territorio bolognese. Gli operatori hanno raccontato che non fanno domande legate all’orientamento sessuale. Questo per rispetto della privacy. Si confrontano apertamente solo se l’omosessualità è espressa esplicitamente o in casi di grande confidenza, e in quel caso tendono la mano. Ma a tutti, ormai, è noto che, nonostante se ne parli ancora poco, l’identità di genere sia una causa – o almeno una concausa – della vita in strada”. Branà cita un recente studio americano: a New York, più del 30 per cento degli homeless non è eterosessuale, quando la percentuale di Lgbt sulla popolazione mondiale è stimata attorno all’8 per cento. “L’omosessualità è causa di homelessness, così come lo stigma sociale e la solitudine alla quale molte persone Lgbt si costringono. Purtroppo, quando fai coming out solamente in alcuni ambienti, poi c’è il rischio anche di entrare nel giro della prostituzione”.

Dalla ricerca emerge anche un altro dato allarmante, che riguarda la quantità di immigrati Lgbt, “che subiscono una doppia discriminazione. Spesso il coming out è anche un problema culturale: in arabo non esiste la parola ‘omosessuale’. Voler dichiarare la propria identità sessuale diventa anche un problema semantico, oltre che personale e sociale”. E racconta di come il ragazzo marocchino arrivato in Italia con la borsa di studio, il giorno in cui ha detto agli amici arabi di essere stato al Cassero, ha riscontrato atteggiamenti totalmente diversi. “Questo episodio è emblematico anche per un altro motivo: a Bologna, i senzatetto Lgbt si rivolgono ai servizi di bassa soglia per un posto dove dormire e un pasto; e al Cassero o al Mit per altri bisogni, come quello di esplicitare la propria omosessualità. La ricerca di Avvocato di Strada ha aperto un’importantissima finestra su questa metodologia, dimostrandoci di poter osservare il fenomeno da due punti di vista diversi”.

Al momento, per una richiesta d’aiuto così specifica non esiste una risposta peculiare, ma l’obiettivo è riuscire a trasformare il modello nato spontaneamente a Bologna in prassi. Per cominciare questo percorso di intersezione di servizi, ‘Una strada diversa’ fornisce agli operatori alcuni consigli per imparare a rapportarsi con i senzatetto Lgbt (che si sommano a evidenti necessità di formazione): “In pratica, la persona Lgbt si deve sentire accolta e deve ricevere, senza chiedere, rinforzi positivi. L’obiettivo è creare un contesto in grado di favorire l’apertura personale e la presa di coscienza dei problemi grazie alla competenza e familiarità degli operatori con queste tematiche”.

Il progetto ‘Una strada diversa’ (cominciato il 1 febbraio 2014 e conclusosi il 31 dicembre) ha visto anche due momenti di formazione, uno tecnico rivolto proprio agli operatori e uno di carattere giuridico dedicato agli avvocati: “I senzatetto devono essere adeguatamente tutelati: nei migliori dei casi sono discriminati, ma si può arrivare sino all’esclusione anche violenta. Serve un percorso specifico, un know how adeguato. Servono nuovi strumenti”.

Plauso al progetto anche da parte del senatore del Pd Sergio Lo Giudice. “Pregiudizio, emarginazione e crisi economica possono rappresentare un mix esplosivo e la mancanza di residenza aggiunge ulteriore marginalità rendendo difficile l’accesso alle strutture sanitarie – ha detto il senatore – In queste settimane è iniziata presso la commissione igiene e sanità del Senato la discussione del ddl 86? ?in materia di residenza e assistenza sanitaria alle persone senza dimora, di cui sono firmatario, predisposto da Avvocato di Strada”.

La ricerca “Una strada diversa. Homelessness e persone Lgbt” sarà presentato oggi alle 18 al Cassero Lgbt Center di Bologna (via don Minzoni, 18). (Ambra Notari)

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