Casamonica, è "scandalo" ma tutti sapevano

Chiesa-Pawel-KuczynskiE. Ma., Il Manifesto
23 agosto 2015

Mafia Capitale. Anche il Vaticano condanna lo show dei funerali di Vittorio Casamonica. Forze dell'ordine avvisate.

Alfano riceve la relazione del prefetto: "Che non si ripeta più". E ora anche il Vati­cano grida allo "scan­dalo di un fune­rale".
Men­tre arri­vano le prove di quanto era già pos­si­bile imma­gi­nare, ossia che le forze dell’ordine e la poli­zia giu­di­zia­ria sapes­sero per­fet­ta­mente che il 20 ago­sto scorso si sareb­bero cele­brati a Roma le son­tuose ese­quie da “padrino” di Vit­to­rio Casa­mo­nica, ma che nulla hanno saputo fare per impe­dire la mani­fe­sta­zione di potenza del clan.

A con­fer­marlo è stato l’avvocato di fami­glia dei Casa­mo­nica, Mario Giraldi, e fonti degli stessi cara­bi­nieri che affer­mano di aver «tra­smesso alle auto­rità giu­di­zia­rie e agli uffici com­pe­tenti» il per­messo, noti­fi­cato al figlio di Vit­to­rio, di lasciare i domi­ci­liari per par­te­ci­pare ai fune­rali del padre.

Il mini­stro degli Interni, Ange­lino Alfano, a cui ieri il pre­fetto Franco Gabrielli ha con­se­gnato una rela­zione infor­ma­tiva su quanto avve­nuto, chiede al Comi­tato pro­vin­ciale per l’ordine e la sicu­rezza con­vo­cato per domani, di pren­dere «tutte le deci­sioni neces­sa­rie per gover­nare al meglio situa­zioni di que­sto genere, poten­ziando la cir­co­la­rità dei flussi di comu­ni­ca­zione a livello locale, per­ché quanto avve­nuto non accada mai più».

Ma intanto ieri Ales­sio Viscardi, un gior­na­li­sta della testata Fanpage.it che stava inda­gando sull’elipista di Ter­zi­gno da dove è par­tito l’elicottero che ha lan­ciato i petali di rosa sul cor­teo fune­bre, sarebbe stato «minac­ciato di morte», secondo quanto denun­ciato dai depu­tati del M5S della Com­mis­sione Anti­ma­fia. E pro­prio in merito al sor­volo di una parte della città, «si stanno valu­tando — ha assi­cu­rato Alfano — gli aspetti legi­sla­tivi e rego­la­men­tari per veri­fi­care even­tuali inter­venti e, in quest’ottica, si sol­le­ci­terà l’Enac per­ché avvii una valu­ta­zione dei requi­siti per l’autorizzazione al volo e per­ché pre­veda even­tual­mente una revi­sione delle licenze già concesse».

Si indaga dun­que, eppure tutti sape­vano: «Non esi­ste a Roma qual­cuno che non sap­pia chi siano i Casa­mo­nica», sbotta Susi Fan­tino (Pd), la pre­si­dente del VII muni­ci­pio, sede della par­roc­chia di Don Bosco dove si sono svolti i fune­rali. Di loro, aggiunge la mini sin­daca, «non abbiamo una cono­scenza diretta ma sap­piamo che nel nostro muni­ci­pio sono di casa».

E ci sarebbe per­fino un testi­mone pronto a giu­rare di aver visto i fami­liari del defunto inti­mi­dire i vigili urbani — «ma che ci fate qua? Qui ci pen­siamo noi» — arri­vati a distri­care il traf­fico bloc­cato al pas­sag­gio delle oltre 250 auto al seguito del carro fune­bre trai­nato da sei cavalli (scelto per­ché era lo stesso usato per i fune­rali di Totò). «Credo che voles­sero occu­pare gli incroci prin­ci­pali pro­ce­dendo a passo di lumaca per dimo­strare che quella fetta della capi­tale è nelle loro mani — aggiunge l’uomo inter­vi­stato dall’Ansa — e di fatto è così. La gente ha paura dei Casa­mo­nica. Loro non minac­ciano aper­ta­mente, ma rie­scono ad inti­mi­dire anche con uno sguardo, anzi a volte scan­di­scono solo il loro cognome, che vale più di qual­siasi arma».

Tutti sape­vano. O nes­suno. Pure il Copa­sir si tira fuori: «La que­stione riguarda l’ordine pub­blico non l’intelligence dei ser­vizi», afferma il pre­si­dente Gia­como Stuc­chi (Lega).

E il par­roco? Don Manieri ora tace. Ma sull’edizione odierna l’Osservatore Romano pub­blica un arti­colo inti­to­lato «Lo scan­dalo di un fune­rale» cele­brato con «osten­ta­zione di potere» e «stru­men­ta­liz­za­zione chias­sosa e vol­gare di un gesto di ele­men­tare pietà umana e cri­stiana», da «una fami­glia, i Casa­mo­nica, tri­ste­mente famosa, almeno nella capi­tale d’Italia, per la vora­cità dei suoi ten­ta­coli nella gestione di affari mala­vi­tosi e cri­mi­nali». L’articolo pub­bli­cato dall’organo della Santa sede si sca­glia con­tro chi avrebbe ipo­tiz­zato «l’esistenza, se non di una con­ni­venza, quanto meno di una qual­che acquie­scenza da parte della comu­nità cat­to­lica». «Nulla di più lon­tano dalla realtà», asse­ri­sce mons. Mar­ciante, vescovo ausi­liare del set­tore Est, che in un’intervista all’Avvenire assi­cura di non essere stato avvi­sato né dal par­roco né dalle forze dell’ordine.

«Uno scan­dalo? — com­menta il vice par­roco, don Franco — ditelo alla pre­fet­tura. Per fer­marli avremmo dovuto fare a cazzotti».

Ultima modifica il Giovedì, 27 Agosto 2015 09:04
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