"Che clima che fa"

Che clima che fa22 aprile 2016

Attivisti e attori hanno messo in scena una "Edizione Straordinaria" del talk show "CHE CLIMA CHE FA" durante la quale un giornalista ha dato filo da torcere a una duplice versione del premier.

Doctor Renzi, capo di un governo che ha fatto delle energie “green” il centro della propria politica energetica, prendendo impegni internazionali molto precisi.
E dall'altra Mister Oil, capo di un governo che fa gli interessi delle compagnie petrolifere contro la demagogia dell'ideologia ambientalista.

L'iniziativa è promossa da: A Sud, Arci, Avaaz, Legambiente, Rete della Conoscenza, Terra! Onlus, Zeroviolenza.it, organizzazioni ambientaliste, studentesche e della società civile che vogliono accendere i riflettori sulle profonde contraddizioni tra gli impegni presi a Parigi dal Premier Renzi e le politiche energetiche nazionali effettivamente concretizzate.

Le organizzazioni si chiedono ad esempio come è possibile raggiungere l’obiettivo di contenere il surriscaldamento al di sotto di 1.5 gradi a fronte dell'aumento del 2% delle emissioni di Co2 dell'Italia solo nell'ultimo anno, di cui il 3% arriva proprio dal settore energetico.

A supporto di questi dati va registrato che ogni anno l'Italia investe oltre 13 miliardi di dollari in fonti fossili (fonte: Fondo Monetario Internazionale), una cifra di gran lunga superiore se paragonata ai 4 miliardi di euro investiti in “climate change” nella ultima legge di stabilità.

Tra gli impegni presi dal Premier entro fine legislatura quello del raggiungimento del 50% di energie rinnovabili. Mentre però nel 2011 si era arrivati a installare oltre 10mila MW tra solare, fotovoltaico e eolico, oggi i MW sono scesi a meno di 700.

Così per colpa dei mancati incentivi erogati alle rinnovabili negli ultimi due anni, pur avendo le carte in regola per diventare leader del settore l'Italia è costretta a sprecare l’energia pulita di cui dispone e a danneggiare uno degli ambiti economici più promettenti. Questo con gravi conseguenze anche per il settore occupazionale, sono infatti 120mila i posti di lavoro persi negli ultimi 4 anni (dati Gse - Gestore Servizi Energetici).

Per questo la ratifica dell'accordo sui cambiamenti climatici è uno spartiacque importantissimo per accelerare nell'unica direzione possibile: un mondo libero dalle fonti fossili che realizza un modello di sviluppo basato su energie rinnovabili.

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