×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

FAN PAGE

FanPage
11.03.2015

Questa mattina Ignazio Marino ha incontrato il presidente dell'Inps Tito Boeri. Annunciato un protocollo per controllare l'assenteismo di 24mila dipendenti pubblici. Ma i sindacati si ribellano: "Non possiamo accettare che il Campidoglio strumentalizzi ogni occasione per guadagnare i titoli dei giornali sulla pelle dei propri dipendenti".

Secondo i dati forniti dal Campidoglio, negli ultimi tre anni si sarebbe verificato un vero e proprio boom dei permessi giornalieri per malattie sfruttati dai dipendenti di Roma Capitale. Il sindaco Ignazio Marino ha denunciato questa mattina la situazione al neopresidente dell'Inps Tito Boeri, annunciando il monitoraggio delle assenze di 24mila lavoratori comunali: "Vogliamo monitorare alcuni dati- ha reso noto Marino - come le assenze per malattia di un singolo giorno che nell'ultimo triennio sono aumentate, passando da 37mila a 50mila". Per monitorare le assenze il Campidoglio e l'Inps hanno firmato un apposito protocollo per " un progetto sperimentale che - ha spiegato Marino - ci permetterà di avere strumenti molto sofisticati per il monitoraggio e l'analisi statistica. Ci candidiamo ad essere il primo Comune italiano ad avviare questa sperimentazione. E a differenza del passato un punto di riferimento per gli altri comuni italiani".

Tito Boeri ha chiarito come "accogliendo la richiesta del Comune, l'Inps si impegnerà a monitorare più attentamente le assenze con lo scopo di identificare in che misura gli elementi patologici possono essere ridotti da controlli più serrati. Noi abbiamo dei metodi e delle procedure migliorate negli anni ma questa sperimentazione servirà anche a noi per affinare gli strumenti sul settore pubblico".
La Cgil: "Marino si fa pubblicità sulla pelle dei lavoratori"

I sindacati non ci stanno e rimandano al mittente le accuse di Marino, e tacciando di ‘populismo' le parole del sindaco, in cerca di visibilità sulla pelle dei lavoratori secondo la Cigli. "Non possiamo accettare che il Campidoglio strumentalizzi ogni occasione per guadagnare i titoli dei giornali sulla pelle dei propri dipendenti - attaccano il segretario nazionale della Fp-Cgil, Federico Buzzanca, e il segretario della Fp-Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Nicola - Utilizzare la retorica tanto cara all'ex ministro Brunetta non fa onore al sindaco- proseguono i sindacalisti- che sembra confondere la meritocrazia con il populismo. Imbarazzante poi che i dati sulle assenze non siano mai stati resi noti ai sindacati, come il fatto che il sindaco, mostrando poca comprensione della situazione e totale assenza di empatia, non si pronunci mai sul mancato rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici, fermo da oltre un lustro. Se sbloccato, contribuirebbe a risolvere i problemi e risolleverebbe gli animi, oltre che i portafogli, colpiti in modo odioso in questi anni".

 

FanPage
09.03.2015

Contro lo spaccio che assedia le strade del Pigneto gli abitanti raccolgono le firme per l'apertura dei 'Cannabis social club' e distribuiscono semi di marijuana. "La repressione non ha funzionato bisogna provare con la depenalizzazione e la legalizzazione del consumo".

Hanno cominciato a raccogliere le firme durante la due giorni di mobilitazione ‘Spiazziamoli', promossa da comitati e associazioni contro gli affari delle mafie nella Capitale. Sono gli abitanti del Pigneto che, stufi dello spaccio che assedia le strade del quartiere e arricchisce la criminalità organizzata, hanno deciso di intraprendere una campagna di mobilitazione e sensibilizzazione per la depenalizzazione dell'uso e della coltivazione delle droghe leggere.

Così lo scorso sabato hanno regalato semi di cannabis e raccolto le firme per la l'apertura anche a Roma dei ‘Cannabis social club', locali dove grazie ad una apposita autorizzazione e diventandone soci, è possibile consumare marijuana e hashish, come ad esempio già accade in Spagna. Il Pigneto come Amsterdam? Non proprio: quello che chiedono gli abitanti del Pigneto non è la libertà di vendere erba in maniera legale come accade in Olanda, ma di depenalizzare il consumo personale e regolamentare la coltivazione in maniera da sottrarre il mercato al narcotraffico.

"La repressione non funziona, l'abbiamo visto in questi anni - spiegano gli abitanti - Si può continuare a mettere polizia sulla strada, colpire i piccoli spacciatori, spesso anche loro immigrati senza permesso di soggiorno vittime delle mafie, ma poi ricomincia tutto da capo. Al massimo lo spaccio si sposta di qualche metro. Per questo proponiamo soluzioni nuove che combattano il narcotraffico e liberino le strade dallo spaccio rendendole vivibili per tutti gli abitanti e i frequentatori".

Di seguito il testo della petizione in calce alla quale gli abitanti hanno raccolto già più di duemila firme.

Onorevoli Presidenti di Camera e Senato
siamo abitanti del rione Pigneto, un piccolo pezzetto di Roma diventato una rinomata piazza di spaccio. Siamo cittadini italiani, migranti, donne, uomini, anziani e ragazzi stretti tra la violenza del narcotraffico e la brutalità della risposta repressiva dello stato.
Il nostro territorio è teatro quotidiano di risse e violenze tipiche del mercato mafioso delle droghe ma anche di continue e spettacolari operazioni delle forze dell'ordine oltre che della presenza costante della narcotici, di camionette di polizia, carabinieri e guardia di finanza.
Noi siamo i quotidiani testimoni del fallimento delle politiche proibizioniste.
Ormai in tanti paesi in tutto il mondo si stanno sperimentando con successo pratiche diverse.

La legalizzazione della Cannabis, un approccio non punitivo verso i consumatori, si stanno rivelando gli strumenti più efficaci per contrastare il narcotraffico e per liberare nuova economia e risorse magari da usare per la prevenzione.
In Italia che cosa aspettiamo? Ogni giorno che passa è un giorno per cui le mafie ringraziano.
In questo momento in parlamento giacciono ferme almeno 6 proposte di legge in materia.
Vi preghiamo di convocare i Presidenti di commissione, i capogruppo di camera e senato e di chiedergli di riprendere subito il loro esame.
A tutti coloro che non ne vedranno l'urgenza o che opporranno motivazioni ideologiche, noi faremo volentieri da guida una sera al Pigneto per mostrargli la tangibile miseria a cui la loro scelta ci condanna.

Fanpage.it
18.02.2015

Ennesima tragedia sforata in un scuola pubblica a causa di un crollo del soffitto. Questa volta è accaduto in un istituto scolastico di Pescara dove intonaco e calcinacci sono scrollati dal soffitto di un'aula finendo in testa ad alcuni studenti della scuola che stavano seguendo le lezioni in classe. A seguito del crollo sono rimasti feriti due ragazzi. Le ferite sono fortunatamente di lieve entità e i due soni stati immediatamente medicato dai sanitari. Uno dei tre plessi che compongono la scuola interessato dal crollo, l'istituto alberghiero "De Cecco" di Pescara, è stato immediatamente evacuato dal personale scolastico in attesa delle verifiche strutturali all'edificio da parte dei vigili del fuoco, giunti sul posto dopo essere stati allertati con una chiamata di emergenza. Nell'istituto scolastico anche i carabinieri per questioni di sicurezza e il personale della Provincia di Pescara, proprietaria della scuola. I ragazzi colpiti dai calcinacci, entrambi 15enni di Pescara, hanno riportato ferite escoriate e sono stati condotti in ospedale per le medicazioni.

Fan page
11 02 2015

Un bilancio di lacrime e sangue per la Capitale. Tra le voci ad essere colpite duramente anche il capitolo dedicato alla cultura e alle rassegne di eventi. A rischio, se non si trova in fretta una soluzione, potrebbe essere la stessa Estate Romana: il bando scade il 4 marzo ma non c'è la copertura finanziaria.

Un bilancio di lacrime e sangue per la Capitale. Tra le voci ad essere colpite duramente anche il capitolo dedicato alla cultura e alle rassegne di eventi. A rischio, se non si trova in fretta una soluzione, potrebbe essere la stessa Estate Romana. Il bando scade il prossimo 4 marzo ma, racconta il Messaggero, dentro non c’è un euro di copertura finanziaria. Al momento non esiste la copertura finanziaria per nessuno dei festival storici della città, ovvero quelli con più di dieci anni di attività e che hanno vinto lo scorso anno un bando triennale.

A comunicarlo agli operatori e ai rappresentanti dei festival, sarebbe stata alcuni giorni fa lo stesso assessore alla Cultura Giovanna Marinelli in una riunione burrascosa: i soldi al momento non ci sono, questo è quanto, faremo del nostro meglio. I tagli si aggirano intorno ai 33 milioni di euro, così distribuiti: meno 4 milioni per la municipalizzata Zetema, meno 29 milioni per il dipartimento. Tagli che a cascata non possono che ripercuotersi sulla capacità di finanziare e patrocinare eventi. E’ probabile che in extremis dei soldi saltino fuori durante la discussione in aula, ma intanto il bando scade tra meno di un mese e gli operatori culturali, siano festival o meno, si trovano a pianificare un evento senza sapere di che cifre di finanziamento potranno disporre. Un vero e proprio paradosso per il centrosinistra di Ignazio Marino, che all’opposizione ha protestato per i tagli alla cultura e contro la desertificazione dell’Estate Romana, sostenendo da sempre che il rilancio della città non può che passare per la cultura e la valorizzazione delle risorse artistiche e culturali della città. Ma purtroppo tutto questo non si può fare gratis.

 

Fanpage.it
03 02 2015

Dopo la battaglia contro l’abbattimento e la trasformazione dell’ex Dogana di via dello Scalo San Lorenzo in un supermercato, i cittadini dello storico rione aprono un nuovo fronte contro la cementificazione: nel mirino questa volta il progetto dell’università la Sapienza per un parcheggio multipiano su via de De Lollis, in un’area adiacente all’Ateneo. Ma perché comitati e associazioni ce l’hanno tanto con un parcheggio che, potrebbero dire in molti, alleggerirebbe il caos e il traffico per il quartiere? Semplice, perché durante gli scavi è stato fatto uno straordinario ritrovamento archeologico: da sotto terra sono emersi i resti di una villa romana. Dopo un lungo stop ai lavori causato dal ritrovamento, ora la Sapienza ha presentato un nuovo progetto per aggirare i vincoli imposti dalla Soprintendenza: il parcheggio non sarà più interrato, ma bensì si svilupperà in altezza, una sorta di palafitta sopra gli scavi.

Un escamotage inaccettabile per quelli della Libera Repubblica di San Lorenzo, che da alcune settimane hanno intensificato la battaglia contro il progetto che, tra l’altro, prevedeva anche la costruzione di una piscina comunale da anni chiesta dal quartiere: “Il progetto della piscina sarebbe compatibile con quello del parco archeologico – spiegano quelli della Libera Repubblica – di certo non un ecomostro come quello che vorrebbe la Sapienza. Crediamo che i ritrovamenti archeologici vadano valorizzati, un’occasione per arricchire l’offerta culturale del territorio e per dare spazio a giovani archeologi e ricercatori”.

A tifare per la realizzazione del parco archeologico ci sono anche i genitori delle scuole medie ed elementari del quartiere che in un comunicato scrivono: “Il quartiere, le scuole e chi crede ancora che la speculazione e il cemento (e le auto) non debbano asfissiare le città si sta battendo affinché in quell’area sorga un parco archeologico e affinché non vada perso il progetto della piscina comunale (compatibile col parco). Con buona pace dei baroni universitari che dovranno parcheggiare un po’ più in là”.

La vicenda di via De Lollis arriva in Senato
Anche il II municipio ha votato all’unanimità (fatto più unico che raro) una mozione in difesa dei ritrovamenti. La mozione, presentata dal consigliere del Movimento 5 Stelle Raffele Schettino, chiede alle “autorità competenti in materia (Ministero Beni Culturali ed Ambientali, Laziodisu, Regione, Comune e Municipio) di mettere in atto tutte le iniziative di propria competenza affinché il parcheggio universitario venga realizzato altrove, in un’area di minore impatto ambientale”. E ora i 5 Stelle hanno deciso di portare la vicenda anche in parlamento: una truppa di senatori ha presentato un’interrogazione sulla vicenda indirizzata al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e a quello alle Infrastrutture Maurizio Lupi.

Fanpage
29 01 2015

Lo ha annunciato il presidente della commissione d'inchiesta sui rifiuti Alessandro Bratti, parlando del fenomeno delle "navi a perdere". La verità potrebbe essere più vicina su uno dei tanti misteri italiani

La commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti si appresta a varare, in accordo con la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, una nuova desecretazione dei documenti che riguardano le vicende legate al traffico internazionale di rifiuti. I documenti dovrebbero riguardare il fenomeno delle “navi a perdere” affondate nel Mediterraneo con il loro carico di rifiuti tossici. Ad annunciarlo è stato il presidente della Commissione d’inchiesta sui rifiuti, Alessandro Bratti, dopo la missione in Liguria della commissione.

Saranno desecretati i dossier sulle “navi a perdere”- La commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti è stata in Liguria la scorsa settimana. Una missione per valutare una serie di temi: lo stato delle bonifiche dei siti inquinati; il ciclo dei rifiuti solidi urbani; la vicenda delle “navi a perdere”. Il crocevia più importante è stato senza dubbio La Spezia dove la commissione ha visitato il sito della ex discarica di Pitelli, in cui tra gli anni ottanta e gli anni novanta sono finite milioni di tonnallate di rifiuti pericolosi. Proprio l’inchiesta sulla discarica di Pitelli, conclusasi con l’assoluzione dall’accusa di disastro ambientale per l’imprenditore Orazio Duvia, portò alla luce un traffico di rifiuti internazionale tra l’Italia ed i paesi africani. Le indagini condotte dal Corpo Forestale dello Stato, permisero di raccogliere informazioni anche sul fenomeno delle cosiddette “navi a perdere”, ovvero navi cariche di rifiuti tossici che sarebbero state affondate nel Mediterraneo. Navi che sarebbero transitate anche nei porti italiani tra gli anni ottanta e gli anni novanta, tra cui anche quello di La Spezia. Proprio su queste vicende la commissione intende fare luce come ha spiegato ai microfoni di Fanpage, l’onorevole Alessandro Bratti del Partito Democratico, presidente della Commissione d’inchiesta sui rifiuti.

“Stiamo provando a fare un ragionamento diverso dal passato – ha spiegato Bratti – proviamo a partire dalla fine, ovvero cercare di capire dove sono finiti i rifiuti tossici che sono partiti da alcuni posti strategici del Libano e del Nord Africa. Prima di fare ipotesi sulle navi affondate dobbiamo capire dove sono finiti i rifiuti“. Seguendo questa pista la Commissione guidata da Bratti vuole provare a ricostruire i traffici di rifiuti internazionali di quegli anni, a partire proprio dal fenomeno delle “navi a perdere”. “In accordo con la presidenza della Camera – prosegue Bratti – stiamo provvedendo a desecretare e rendere pubblici tutti gli atti che si possono rendere per vedere se si trova qualche notizia in più“.

Si annuncia quindi una nuova desecretazione di documenti dopo quella avvenuta nel marzo dello scorso anno che rese pubblici centinaia di atti, dossier, informative dei servizi segreti, audizioni della stessa commissione di inchiesta, che riguardavano il tema delle “navi dei veleni” ed anche l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i giornalisti italiani uccisi in Somalia nel 1994.

La vicenda delle “navi a perdere”, uno dei grandi misteri italiani, salì alla ribalta dopo la misteriosa morte del capitano di marina Natale De Grazia, morto misteriosamente il 13 dicembre del 1995 dopo aver mangiato in un autogrill nei pressi di Nocera Inferiore vicino Salerno, mentre in compagnia di altri colleghi si recava La Spezia dove doveva deporre davanti ai giudici della Procura Militare rispetto al fenomeno delle “navi a perdere”. De Grazia stava indagando sulla vicenda per conto della Procura della Repubblica di Reggio Calabria che avviò l’inchiesta sulla base delle dichiarazioni di alcuni pentiti. Furono in particolar modo le parole del collaboratore di giustizia Francesco Fonti, morto nel 2012, che furono rivelate da L’Espresso, a permettere ai giudici di Reggio Calabria di avviare l’inchiesta che ad oggi non ha portato ad alcun risultato. Sarebbero diverse decine, secondo i verbali di Fonti, le navi cariche di rifiuti tossici “sepolte” nel Mediterraneo.

L’inchiesta della procura calabrese si intrecciò con il lavoro degli uomini del Corpo Forestale di Brescia che indagavano sulla discarica di Pitelli a La Spezia. Dalle intercettazioni telefoniche e da una serie di rivelazioni date da fonti confidenziali, gli uomini della Forestale acquisirono materiali che riguardavano proprio il traffico di rifiuti attraverso le navi. La morte misteriosa di De Grazia avvenne proprio alla vigilia di un importante incontro investigativo. Una vicenda, quella delle “navi a perdere”, che fu accostata anche alla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin i quali stavano indagando probabilmente proprio su un traffico di rifiuti via mare tra l’Italia e la Somalia quando vennero uccisi.

Il ruolo dei porti – Il porto di La Spezia sembra essere indicato in molti dei documenti a cui è già stato tolto il segreto, come un crocevia dei traffici di rifiuti. “Certo La Spezia è un porto da tenere sotto osservazione - continua Bratti - per la presenza della discarica di Pitelli, ma anche per la presenza delle fabbriche di armi“. A La Spezia infatti ha sede la Oto Melara una delle più grandi industrie belliche del paese controllata dalla Finmeccanica. Inoltre, sempre nella città del golfo dei poeti, c’è l’immensa area della ex Polveriera militare, luogo di esercitazioni ed ovviamente anche di transito di armi e produzione di rifiuti bellici. Ma Bratti drizza le antenne su tutti i porti italiani, soprattutto guarda al presente “oggi stiamo verificando il traffico transfrontaliero dei rifiuti per verificare cosa parte dall’Italia, ma non c’è solo La Spezia, li stiamo monitorando tutti attentamente“. Insomma bisognerà comprendere se quel presunto traffico internazionale di rifiuti che vedeva l’Italia come crocevia negli anni novanta, sia ancora oggi, magari in forme diverse, un fenomeno che alberga nei nostri porti.

La commissione dai tanti segreti – Sono tanti i documenti ancora sottoposti a segreto che giacciono nell’archivio della Camera dei Deputati. Si tratta dei documenti raccolti dalle attività delle Commissioni d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti dagli anni novanta ad oggi. Una commissione molto delicata quella sui rifiuti, tanto che nonostante il parlamento si sia rinnovato nel febbraio del 2013, e il disegno di legge per l’istituzione della commissione sia stato varato appena un mese dopo nel marzo del 2013, l’insediamento c’è stato soltanto quattro mesi fa nel settembre dello scorso anno. Con l’annuncio di un nuovo blocco di desecretazione l’attuale commissione guidata da Bratti sembra andare in controtendenza rispetto alla precedente commissione che fu guidata dall’avvocato Gaetano Pecorella del Pdl che utilizzò in molte occasioni lo strumento del segreto rispetto alle audizioni effettuate dalla commissione d’inchiesta ed in merito ai documenti acquisiti dalla stessa.

Nonostante nel marzo scorso ci sia stata una desecretazione di molti documenti, a seguito di una campagna messa in atto tra gli altri da Greenpeace e dal il quotidiano Il Manifesto, sono ancora tanti i misteri che ruotano intorno alla vicenda delle navi dei veleni e del caso dell’assassinio di Ilaria Alpi e la verità sembra ancora lontana e troppi sarebbero ancora i documenti su cui pesa il segreto. Su quei documenti resi pubblici lo scorso anno, non sono mancati i colpi di scena: come il caso di un documento desecretato dal Ministero delle Politiche Agricole, che fu dapprima reso pubblico ed a cui dopo venti giorni fu applicato nuovamente il segreto, rendendo dunque i contenuti del documento non divulgabili da parte della stampa.

Antonio Musella

 

Fanpage
29 01 2015

Sono tantissimi gli immobili (residenziali e non) che Roma Capitale si appresta ad alienare per incassare, secondo le previsioni, 300 milioni di euro per far quadrare i conti.

Dal centro alla periferia immobili abitazioni e locali commerciali di proprietà del Comune di Roma messi in vendita. L’obiettivo? Incassare 300 milioni di euro per far quadrare i conti del prossimo bilancio comunale. Una scelta dunque dettata dalle necessità di far quadrare i conti, dai tagli dei trasferimenti per gli enti locali, dai vincoli di bilancio imposti dal Salva Roma. A chiarirlo è lo stesso testo della delibera: vista “la sempre crescente incidenza dei vincoli imposti dal patto di stabilità interno”, è “necessaria una nuova considerazione, in termini di valorizzazione, economico finanziaria, del proprio patrimonio immobiliare”. Un patrimonio da usare “come leva per lo sviluppo della città, al fine della sostenibilità dei piani programmatici”.

Proposta n. 88 Alienazione Patrimonio Capitolino by Valerio Renzi

L’elenco degli immobili che saranno messi all’asta contenuto nella delibera n.88 del 2013 definitivamente licenziata dalla giunta, arriverà ora in aula Giulio Cesare assieme al bilancio previsionale del 2015. Scorrendo le pagine dell’elenco ci imbattiamo in case in pieno centro storico, da via dei Coronari a piazza Trilussa nel cuore di Trastevere, da via del Colosseo a via Cerere; ma anche zone più periferiche ma di lusso come l’Appia Pignatelli o la Camilluccia. Insomma, il comune di Roma mette in vendita tanti gioielli di famiglia. Chi abita già nelle case avrà un ovvio diritto di prelazione nell’acquisto, mentre per gli uffici e gli altri immobili non residenziali (anche questi collocati dal centro alla periferia da Campo de Fiori a Ostiense, da Prati a Portonaccio) si procederà con una normale base d’asta.

Valerio Renzi


Fan Page
26 01 2015

L’annuncio viene dato da Marino durante un dibattito attorno alle conseguenze di Magia Capitale tenutosi nel circolo del Partito democratico di Trastevere. “A breve scadrà il contratto di servizio con Ama – ha dichiarato il primo cittadino – Sono favorevole a scrivere nel nuovo contratto di servizio per la raccolta dei rifiuti che ci possa essere un affidamento in forma sperimentale non solo ad Ama, ma anche ad altri soggetti per testare altri strumenti di raccolta diversi e più innovativi. Così daremo una scossa a un sistema finora un po’ rigido”.

Così con nonchalance in una tranquilla domenica invernale Marino lancia una vera e proprio notizia bomba: se Ama perde il monopolio della raccolta dei rifiuti, aprendo a soggetti privati in via “sperimentale” perché Roma Capitale dovrebbe controllare l’azienda direttamente? Perché le sperimentazioni che ha in testa il sindaco non le può fare una società controllata, in teoria, dal comune stesso?

Sul tema dei rifiuti è intervenuto anche il minisindaco Sabrina Alfonsi “Trastevere ancora oggi è il rione con la più alta percentuale di raccolta differenziata: il 78%. I cittadini di Trastevere sono un modello. Ma il quartiere ha un grosso problema: i rifiuti per strada, il rione ne è pieno”. “L’Ama deve trovare risposta nei segmenti dove non c’è – ha aggiunto – Basta sacchi di rifiuti per strada che diventano delle discariche. E il primo motivo di quanto accade sono le attività commerciali. Trastevere vorrebbe avere, come Firenze, Padova e Bologna, i cassonetti interrati. Secondo noi potrebbe essere una grande sperimentazione”.

Marino rilancia poi il comune nel business dei cartelli pubblicitari, per finanziare le spese per il decoro della città. “Penso che dovremmo fare un passo ulteriore sugli impianti pubblicitari. Ad esempio trasformando gli spazi con la scritta in ghisa Spqr in pannelli elettronici. Si potrebbe fare attraverso partnership con privati. In questo modo si può più facilmente cambiare le pubblicità ed affittare quegli spazi ad un prezzo superiore, portando così più decoro e più soldi nelle casse”.

 

Valerio Renzi, Fanpage
12 gennaio 2014

Cominciano a diventare concreti gli effetti dell'accordo tra Acea ed Equitalia per la riscossione dei crediti dell'azienda municipalizzata. La denuncia dell'associazione dei consumatori CODICI: "Per chi non paga le bollette ganasce alle auto". Consumatori e comitati sul piede di guerra, già presentati ricorsi al Tar.

Huffington Post
28 11 2014

"I rom attaccano tre scuole romane". Ma gli istituti smentiscono la stampa: "Non è vero. Basta con gli allarmi"

Vandali rom che tirano pietre contro gli studenti di tre scuole romane nei pressi di Monte Mario. La notizia è apparsa questa mattina sul quotidiano "Il Messaggero" e ha messo in allarme i politici locali, contribuendo al clima di stigmatizzazione nei confronti dei residenti dei campi nomadi. Dopo una verifica con i presidi degli istituti coinvolti, però, è apparso evidente che si trattava di una bufala.

L'articolo de "Il Messaggero" raccontava episodi molto circostanziati:
Torna difficile la convivenza nei pressi del campo rom di via di Cesare Lombroso tra chi frequenta la succursale del Tacito in via Vinci e i due istituti Alberghieri. «Negli ultimi giorni - racconta un dirigente scolastico - alcuni ragazzi provenienti dal vicino insediamento sono entrati a scuola, a bordo di un motorino rubato anche di giorno, durante l'orario scolastico. Hanno aspettato che si aprisse il cancello, per entrare e scorazzare qui dentro, quando i bidelli se ne sono accorti, uno è scappato scavalcando, l'altro è stato bloccato. Poi i carabinieri li hanno identificati. Ma la situazione comincia a preoccuparci. Entrano ed escono, non sappiamo bene che cercano. Noi e le famiglie abbiamo paura per la sicurezza degli alunni».

Dopo aver letto il giornale, due assessori del XIV municipio hanno deciso di fare visita alle scuole citate, ottenendo però informazioni completamente opposte: nessun agguato rom nei confronti degli alunni né una presunta insicurezza derivata dalla presenza del campo nomadi.

Riporta FanPage:
Peccato che i dirigenti scolastici degli istituti, la professoressa Giulana Mori per il Tacito e Ida Paladino per i due istituti alberghieri, abbiano con decisione smentito di aver rilasciato dichiarazioni su un presunto “allarme rom”, invitando anzi a stigmatizzare il clima di strumentalizzazione e di allarme attorno alle scuole.

facebook