INGENERE

CHE COS'E' IL GENDER PAY GAP

  • Apr 26, 2010
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di Paola Villa, da InGenere.it

Per capire cosa si intende con "gender pay gap" (differenziale salariale donna/uomo) è importante precisare come viene calcolato. Di norma vengono considerati i differenziali salariali “grezzi” per ora lavorata. Ovvero, si considera il salario orario medio di uomini e donne, si calcola la differenza e la si esprime come percentuale del salario orario maschile. E’ questa la statistica descrittiva utilizzata dalla Commissione Europea per mettere a confronto il gender pay gap nei paesi dell’Unione europea (1). Con tale misurazione, si ha che in media le donne guadagnano per ogni ora lavorata il 18% in meno rispetto agli uomini (dato Eurostat riferito al 2008 guardando ai 27 paesi membri Ue) ma solo il 4,9% in meno in Italia.

IL CORPO DEL MERCATO, I MERCATI DEL CORPO

  • Giu 12, 2011
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di Margaret Jane Radin, ingenere.it
9 giugno 2011

Durante i trentacinque anni della mia carriera di professore di diritto, mi sono occupata prevalentemente delle istituzioni giuridiche della proprietà e del contratto. In particolare il mio interesse si è focalizzato sui limiti di tali istituzioni. Cosa rende un contratto giuridicamente vincolante? Che genere di cose non possono essere considerate proprietà privata? Questi interrogativi mi hanno portata ad indagare la mercificazione e i suoi confini.
Gli oggetti che possono essere posseduti e liberamente scambiati sul mercato attraverso transazioni di compravendita sono merci.

IL LAVORO FEMMINILE BOCCIATO ALL'ESAME DI DIRITTO

  • Apr 10, 2011
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di Stefania Scarponi, Ingenere.it
7 aprile 2011

Molte riforme intervenute sul versante normativo negli ultimi anni - dalla riforma del pubblico impiego, a quella delle pensioni, ai provvedimenti sul lavoro domestico delle badanti, alla legge in materia di orari di lavoro - riguardano per la situazione delle donne sul lavoro ed interagiscono con la conciliazione fra vita personale e vita professionale. Queste modifiche normative hanno alterato in modo profondo il quadro tradizionale di riferimento del lavoro femminile.

DONNE E CRISI IN EUROPA

  • Dic 05, 2011
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di Fabrizio Botti e Marcella Corsi
6 dicembre 2011

L’attacco che gli “speculatori” stanno assestando alle finanze pubbliche di molti dei paesi della zona Euro ha prodotto un rovesciamento degli obiettivi di politica economica dei governi interessati. I paesi membri del G8, impegnati fino all’inizio del 2010 in politiche di sostegno alla domanda atte ad impedire che la crisi finanziaria si traducesse in depressione, hanno iniziato ad introdurre misure fiscali restrittive nel tentativo di riconquistare la fiducia di quelle stesse istituzioni finanziarie che risultano di fatto privilegiate dai piani di salvataggio finora varati.

L’intervento pubblico anti-crisi non ha assunto in Europa una veste neutrale in termini di genere, ma si è anzi ispirato a pregiudizi e modelli familiari tradizionali, promuovendo potenzialmente un peggioramento del ruolo della donna nell’economia e nella società, oltre che ulteriori diseguaglianze di genere.
Se le donne sono state inizialmente risparmiate dagli effetti della crisi – in termini occupazionali – non sono poi riuscite ad evitare i contraccolpi di alcuni dei suoi “rimedi”, ovvero le misure di austerità e consolidamento fiscale – avviate a partire dal 2010 – che hanno essenzialmente preso la forma di tagli alla spesa pubblica per il welfare ed il pubblico impiego.

Le lezioni europee dal fronte della crisi, raccolte da inGenere.it in un dossier su “Donne e crisi in Europa”, raccontano del legame tra crisi economica, politiche pubbliche e ruolo della donna.

Dai contributi raccolti nel dossier emerge chiaramente come la mancata consapevolezza dell’impatto di genere delle manovre economiche “anti-crisi” finisca per colpire l’occupazione femminile sia direttamente, riducendo i posti di lavoro in un settore tradizionalmente femminile come quello del pubblico impiego, sia indirettamente, attraverso l’impatto negativo sulla fornitura di servizi sociali.

In Grecia, dove quasi una donna ogni quattro con un lavoro retribuito è impiegata nel settore pubblico, la riduzione dei dipendenti pubblici dell’autunno del 2011 è stata realizzata attraverso l’esonero dal lavoro ed il contestuale pagamento del 60% dello stipendio a quanti avessero diritti pensionistici acquisiti (prevalentemente donne).(1)

In Spagna, dove le donne rappresentano il 54% del totale dei dipendenti pubblici, il pubblico impiego è interessato da una riduzione in media del 5% dei salari e risulta tra i sette settori che hanno maggiormente espulso occupati. E’ sensato temere che quest’ultimo dato possa aumentare con il mancato rinnovo dei contratti a termine, che interessa il 28% delle dipendenti pubbliche.(2)

Nel Regno Unito, secondo le stime dell’Office of budget responsibility, le perdite di posti di lavoro nel pubblico impiego raggiungeranno i 600.000 addetti nel 2016, ed è ragionevole prevedere che saranno le donne a risultare principalmente interessate da questi tagli, visto che il 56% del totale degli impiegati pubblici britannici è donna.(3)

Il ridimensionamento dei servizi sociali e la riduzione dei sussidi alla famiglia stanno producendo un impatto particolarmente negativo sulle donne che vi fanno affidamento per conciliare lavoro e famiglia. Tagli ai servizi di cura hanno caratterizzato i piani di austerity in Grecia e determinato una contrazione di diverse forme di sussidio nel Regno Unito (soprattutto quelli percepiti dalle donne in quanto madri e principali responsabili della cura dei minori).

In Portogallo, una continuità alle politiche di rafforzamento della rete di servizi di cura in tempi di crisi è stata assicurata dal precedente avvio delle iniziative sostenute da partenariati pubblico-privato. Tuttavia, la scure dei tagli ai sussidi di disoccupazione si è abbattuta particolarmente su quelli meno generosi, concessi in misura maggiore alle lavoratrici portoghesi, a fronte di una minore anzianità lavorativa rispetto agli uomini.(4)

Quanto alle prospettive per l'Italia, lo scenario descritto sembra suggerire, da un lato, l’adozione dello strumento del bilancio di genere per verificare che gli interventi rispettino l’equità tra i due sessi e, dall’altro, un’inversione della logica sottostante agli interventi fiscali restrittivi proposti esortando al perseguimento del risanamento dei disavanzi attraverso politiche volte ad aumentare l’occupazione piuttosto che a tagliare le spese.

(1) Lyberaki A. e Tinios P., “The Greek crisis and the return of the Male Breadwinner Model? Some thoughts”, http://www.ingenere.it/sites/default/files/articoli/Lyberaki-Tinios.pdf.
(2) Larrañaga M. e Jubeto Y., “Tempi di crisi, tempi di donne”, http://www.ingenere.it/articoli/tempi-di-crisi-tempi-di-donne.
(3) Annesley C., “L'austerity di Osborne manda le donne in rosso”, http://www.ingenere.it/articoli/lausterity-di-osborne-manda-le-donne-rosso.
(4) Ferreira V., “Lisbon story, la crisi per le portoghesi”, http://www.ingenere.it/articoli/lisbon-story-la-crisi-le-portoghesi.

LA TRAGEDIA IN TRE ATTI DELLE ATENIESI

  • Ott 22, 2011
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di Antigone Lyberaki-Platon Tinios, ingenere.it
20 ottobre 2011

Ciò che succede - o ciò che si pensa stia accadendo - in Grecia è di fondamentale importanza per le decisioni che si prenderanno sul futuro dell’euro, sulla governance europea e sulla stabilità del sistema monetario mondiale, in questo autunno caldo del 2011. Ma ciò che si legge sulla Grecia - anche a livello interno - è mediato da ciò che ogni commentatore vorrebbe vedere applicato come ricetta per uscire dalla crisi o come contributo ad una discussione sulla natura della crisi stessa. Di conseguenza, molte analisi sulla Grecia spesso riflettono stereotipi, idee preconcette, o addirittura velleitarismi.
In tema di stereotipi del passato, il modello Male Breadwinner, ossia quello dell’uomo come unico percettore di reddito all’interno della famiglia, è certamente il più gettonato.

Detassare le donne? Non sempre conviene

  • Set 10, 2012
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di Arianna Pugliese, Ingenere
6 settembre 2012

Se si abbassano le tasse sulle donne, queste andranno a lavorare di più? Parecchi dati mettono in dubbio l'assunto di base della "gender tax". Che rischia di funzionare da incentivo solo per alcune categorie di donne. Meglio pensare ad altri strumenti per raggiungere più efficacemente l'obiettivo.

ECCO COSA POTEVAMO FARE CON IL TESORETTO DELLE DONNE

  • Lug 08, 2011
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da ingenere.it
7 luglio 2011

Quando nel 2009 è stato deliberato di portare a 65 anni l’età per accedere alla pensione di vecchiaia delle lavoratrici del settore pubblico, si era stabilito che i risparmi così ottenuti non si sarebbero trasformati in una generica riduzione della spesa pubblica ma sarebbero stati destinati «ad interventi dedicati a politiche sociali e familiari con particolare attenzione alla non autosufficienza e all’esigenza di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare delle lavoratrici" (art. 22-ter, comma 3, d.l. 78/2009). I risparmi dovevano contribuire ad alimentare il Fondo strategico per il paese a sostegno dell’economia reale, presso la presidenza del consiglio dei ministri.

DIRITTI A TERMINE. DONNE NELLA FLEXICURITY

  • Mag 22, 2011
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di Stefania Scarponi, ingenere.it
19 maggio 2011


Lo sviluppo caldeggiato nell’ultimo decennio e ispirato all’idea di “flex–security”, ovvero “flessibilità nella sicurezza”. Il modello è basato sulla diffusione dei contratti di lavoro flessibili per favorire una maggiore occupazione, anche femminile, ma avrebbe dovuto essere accompagnata da un adeguato sistema di welfare, secondo un criterio di flessibilità “mite” e da politiche attive, previste per i lavoratori. L’interrogativo principale, in ottica di “genere”, riguarda l’impatto sul lavoro femminile dovuto, da un lato, alle modifiche legislative già descritte e, dall’altro, alla diffusione della precarietà lavorativa.

MARICICA

  • Ott 20, 2010
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di Roberta Carlini (da InGenere.it)

Di solito a trentadue anni e anche oltre noi italiane ci chiamiamo “ragazze”, mentre Maricica è sempre stata definita nelle cronache “la donna rumena”. Maricica Hahaianu è morta a 32 anni al Policlinico Casilino, non molto lontano dalla stazione Anagnina della metro, dove un maschio italiano l'aveva aggredita dopo un diverbio metropolitano; e non molto lontano dal suo posto di lavoro, Villa Fulvia, che sta lungo la via Tuscolana, sempre in zona Roma Sud, ed è una clinica per la riabilitazione, una struttura privata convenzionata con il servizio sanitario nazionale.

QUANTO GUADAGNANO LE PESNIONATE ITALIANE

  • Lug 03, 2011
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da ingenere.it
23 giugno 2011

Il recente Rapporto annuale dell’INPS ci comunica che oltre la metà delle pensioni erogate dall'istituto non arriva a 500 euro al mese. La quota sale al 79% se si considera la soglia dei 1.000 euro lordi mensili. L'11,1% presenta importi compresi tra i 1.000 e i 1.500 euro mensili e il 9,9% superiori ai 1.500 euro. Per quanto riguarda le pensioni da 500 a 1.000 euro mensili, prevalgono le pensioni femminili con il 30,5% rispetto al 24,9% delle pensioni maschili.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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