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Le principesse pan si travestono da adolescenti

  • Mercoledì, 09 Aprile 2014 16:50 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA
Antonella Amapane, La Stampa
8 aprile 2014

Si vestono come a quindici anni anche se l'adolescenza l'hanno superata da un pezzo. In America le chiamano "Principesse Pan". Vent'anni dopo la sindrome di Peter Pan che colpiva gli uomini reticenti a crescere, tocca alle donne rifiutarsi di diventare adulte. ...
Il romanzo funziona perché somiglia a un cantiere esistenziale: ogni capitolo è una possibilità, una prova di questa costruzione complicata. Un dialogo, una relazione. ...

Il Fatto Quotidiano
10 03 2014

Inchiesta 'Sex and teens' (2 - continua) - Dopo Chiara parla il 15enne Mattia che evoca l’amore: "La mia prima volta? Vorrei fosse con una ragazza di cui sono innamorato. Non con una che mi salta addosso e mi ribalta. I preliminari non sappiamo farli e abbiamo paura: veniamo giudicati di continuo"

di Beatrice Borromeo 

La delusione, per Mattia, è arrivata durante una festa di Capodanno, nella casa di un amico lasciata libera dai genitori, partiti per la montagna. I preparativi per festeggiare il 2014, in zona Navigli, a Milano, promettevano bene: c’erano birre, vodka, canne, potenti casse per pompare la musica e una trentina di amici tra i 14 e i 17 anni. Erano quasi tutti compagni di scuola, in un liceo artistico. E Mattia sbirciava per vedere se c’era anche la sua ex ragazza, con cui era uscito per qualche settimana, e che l’aveva da poco lasciato con un sms. Dopo la prima puntata della nostra inchiesta sulle abitudini sessuali degli adolescenti, che si focalizzava sull’esperienza di un gruppo di studentesse di un liceo classico milanese (leggi), Il Fatto Quotidiano esplora ora un altro punto di vista. Quello di un 15enne – e dei suoi amici – che raccontano le difficoltà nel gestire relazioni basate sempre meno sui sentimenti, e lo spaesamento provocato dall’intraprendenza, talvolta aggressiva, delle ragazze.

CHI VUOLE UN POMPINO?

Illustrazione di Maurizio Ceccato
Passa quasi un’ora prima che Mattia incontri la sua ex. “L’ho vista ubriaca, che girava e chiedeva ad alta voce: ‘Chi vuole un pompino?’. È stata una cosa orribile, tristissima”, racconta lui. La parte peggiore però è arrivata poco dopo: “C’erano quattro ragazzi e due ragazze, tutti di 16 anni, che facevano le loro cose al piano di sopra. Toc. Toc. Toc… Il letto sbatteva contro il muro, era davvero fastidioso. Abbiamo alzato la musica al massimo per non sentire. Poi la mia ex, che ha solo 14 anni, si è aggiunta a loro. A quel punto i miei amici mi hanno portato via, ero disgustato”. Non è stato solo l’alcol, secondo Mattia, a spingere l’ex nell’orgia: “L’ha fatto solo per farsi notare, perché sapeva che c’erano i ragazzi più grandi. Me l’aspettavo, perché queste ragazze aprono le gambe come niente – dice mordendosi il labbro – ma ci sono rimasto comunque malissimo”.

LA DONNA IDEALE

Mentre racconta la sua storia, diventa chiaro che Mattia non è il tipico liceale: beve poco, non fuma, è ancora vergine e soprattutto “mi fanno schifo quelli che escono con una tipa perché ha un bel culo. Io vorrei solo che fosse dolce, possibilmente simpatica. Che le piacesse la mia stessa musica, metal soft, che condividesse i miei ideali. Poi, certo, dev’essere carina, però non è quella la priorità”. Ma guardando questo ragazzo di 15 anni, coi capelli lunghi, la giacca di pelle nera e un viso che ricorda un giovane Johnny Depp, tutto viene in mente tranne che non abbia successo con le ragazze. “Infatti loro ci provano, ma io non voglio che la mia prima volta sia con una che mi salta addosso e mi ribalta. Voglio che sia speciale, voglio essere innamorato, perché per me fare l’amore ha un significato. Altrimenti avrei già perso la verginità. E ho molti amici che la pensano come me”. Quando parla delle ragazze Mattia non vuole generalizzare: “Non sono tutte assatanate. Il problema è che più fanno cose elaborate a letto, più scalano la piramide sociale. Per questo passano la giornata a parlare di sesso mentre noi pensiamo alla musica, ai videogame e, certo, anche alle tipe, ma solo se ci interessano davvero”.

LE REGOLE DEL SUCCESSO

“Sappiamo tutti come funziona: se vuoi che le ragazze ci provino devi essere un truzzetto”. Che Mattia, sorseggiando un succo di pera (“il caffè non mi piace”) descrive così: pantaloni a vita molto bassa, coi boxer che s’intravedono. Capello corto, o testa rasata. Cappellino da rapper. Atteggiamento arrogante. “Se sei così – che poi è tutto quello che io odio – allora la tipa ce l’hai a disposizione. Ci fai quel che vuoi”. Ma anche i truzzetti, quando c’è da scegliere una fidanzata, sono perplessi: “Alla fine (e gli amici annuiscono, ndr) cerchiamo tutti una persona affidabile. Non una che cambia idea ogni settimana, che ti fa le corna, che non ha nessun autocontrollo e va a letto con altri quattro tizi. Non c’è niente di sexy in questo. Quelle come la mia ex infatti le odiamo tutti perché sono davvero eccessive”.

IL TERRORE

Avere a che fare con ragazze così aggressive è una costante fonte d’ansia. Per vari motivi: “Intanto non sappiamo bene cosa dobbiamo fare. Metti che ci andiamo a letto e va male: diventa molto imbarazzante”. Soprattutto perché, conferma Mattia, “non fai a tempo a uscire dalla stanza che lei sta già messaggiando con le sue amiche per mandare un resoconto completo di tutto quello che abbiamo appena fatto. Descrivono ogni dettaglio e poi ti danno il voto, dicono se sei stato bravo o no. È davvero una sfida avere a che fare con queste cose”. È più sicuro, spiega, sperimentare con chi conosci bene: “Se l’hai appena incontrata va a spifferare tutto, ma proprio tutto, di sicuro. Il ragazzo che non riesce, o non viene, o non è particolarmente dotato vive poi nel terrore”.

I PRELIMINARI

La versione delle ragazze che Il Fatto Quotidiano ha incontrato è che i preliminari contano talmente poco che, anche a scuola, parlarne non ti mette al centro dell’attenzione. Mattia svela qualche dettaglio in più: “Noi a loro non facciamo niente. Sono loro ad andare ‘di bocca e di mano’. Mi pare ovvio: loro ci osservano, giudicano ogni nostra mossa e movimento. E noi, per esempio il sesso orale, non sappiamo esattamente come farlo. Quindi non ce la sentiamo. Insomma, è un rischio inutile”. Mattia spiega il sesso come se fosse uno tra i pochi ad averne colto l’importanza. Racconta l’ansia che vivono i suoi amici prima di perdere la verginità, e il panico che li accompagna dopo, preoccupati dal finire intrappolati nella casella sbagliata, quella dello “sfigato”, “imbranato”, “effeminato”, di quello che “ce l’ha piccolo” o che “non ci sa fare”. Ci tiene a chiarire che per lui la differenza tra “scopare e fare l’amore” c’è eccome. E che anche tutto quello che accompagna e precede il sesso ha, per lui, un peso.

FIORI E SOLLIEVO

Ci sono due momenti in cui Mattia alza la voce. Quando parla della sua ex (“come fai passarti quattro ragazzi uno dopo l’altro? E non intendo limonare, ma andare di bocca”) e quando racconta un episodio successo il giorno prima, a scuola. “La mia compagna di banco aveva il sorriso stampato in faccia. Le ho chiesto perché fosse così felice e mi ha detto che le è venuto il ciclo, che per fortuna non è rimasta incinta”. Ma non è il rischio di una gravidanza indesiderata a farlo innervosire: “Quello che davvero non concepisco è che si sia sverginata con un tipo, che tra l’altro ha davvero la faccia da stronzo, con cui è uscita per una settimana, che l’ha mollata per un’altra e poi è tornato da lei. E la sera stessa in cui si sono rimessi insieme lei c’è andata a letto, senza precauzioni e senza il minimo rispetto per se stessa”. E per l’8 marzo, dice Mattia, non avrebbe senso regalare le mimose alle sue amiche: “I fiori non li vogliono. Le uniche ad apprezzarli sono le prof”.

Chi vuole condividere storie ed esperienze su adolescenti e sesso può scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

twitter: @BorromeoBea

Il Fatto Quotidiano
10 03 2014

di Eretica 

Beatrice Borromeo continua la sua inchiesta. La giornalista viaggia tra fanciulle assatanate e ragazzini in preda al panico. Leggendo la sua seconda puntata d’intervista (e non di inchiesta, come vedremo tra poco) mi chiedevo se a Milano esista il Sex-Bronx. Se poi fa queste inchieste nel bel mezzo della Milano bene, dove ci sono case e stanze e alcool, forse, a profusione, sarebbe bene dircelo, perché a occhio mi pare che quella che descrive non sia poi una situazione generalizzabile. A ogni modo una domanda resta sospesa: come si può ricavare da un paio di testimonianze un’inchiesta che parla di sessualità adolescenziale? E questo è un punto che varrebbe la pena approfondire, perché se da due racconti anonimi traiamo una versione della storia che parla della sessualità di tutti gli adolescenti, io temo che il paragone con certi programmi tv trash che fanno sensazionalismo, sia obbligato.

L’ultima volta c’era una baby sverginata (e una sua amica che ne raccontava le vicissitudini sessuali) sulla quale è stato utile rifinire un po’ di pruderie, ora abbiamo nientemeno che un quindicenne, che sembra quasi un prete (viene definito come “liceale non tipico” quindi ci si chiede perché lo si intervisti e chi rappresenti), sconvolto per via delle attitudini della sua ex e, ovviamente, propenso a definirla come l’ultimissima delle gran zoccole.

La morale che se ne ricava è quella di un fanciullo che dice cose molto originali, del tipo:

- Se sei uno amorevole e sentimentale non te la danno. E allora prendi una donna, trattala male, eccetera, e qui Marco Ferradini gli fa un baffo.

- Sono ragazze perdute che fanno sesso senza sentimento. Prossima volta, care adolescenti, armatevi di cuoricini in figa perché altrimenti vi si proibisce il sesso.

- Val bene proiettare le proprie insicurezze sulla fanciulla di fronte alla quale non bisogna far cilecca, pena lo sfottò.

- La danno via per niente, e invece guarda me che sono l’essere più poetico della terra e non acchiappo un tubo.

- La danno ai più grandi e a noi piccoli non ci considerano.

Nel frattempo, come se non bastasse la proporzione di zoccolitudine indicata nel precedente articolo, alle ragazze si dedicano un tot di aggettivi e concetti chiave che le caratterizzerebbero: aggressive; traditrici; prive di autocontrollo; eccessive; fonti d’ansia perché maligne osservatrici; e poi, dulcis in fundo, perdinci, nemmeno amano i fiori, visto che per la festa della donna, la mimosa non la vogliono.

Il quindicenne somiglia a Johnny Depp e dunque può permettersi il lusso di vedersi recensite questo po’ po’ di sciocchezze che fanno certo parte del suo vissuto, forse, ma contengono in sé una serie di giudizi morali che neanche mia nonna, se fosse viva, oserebbe tanto.

Le “corna” sono accessorio d’appartenenza patriarcale che è grave se viene ancora citato a Milano da uno che, avrà pure la faccia di Johnny Depp ma, sta raccontando le stesse cose che direbbe anche l’attore Amedeo Nazzari. Quell’inquietante “loro ci osservano”, come se le ragazze fossero dotate di telecamere nascoste per verificare lunghezze di peni e capacità machiste, è un po’ da terrore della Grande Sorella. Il fatto che una ragazzina debba anche assolvere al ruolo di cura nei confronti di un quindicenne che teme di fare magra figura mi sembra veramente troppo. D’altronde lui si aspetta una che accetti le mimose e dice perciò di guardare con più simpatia le insegnanti e tutto torna. La ricerca della Grande Madre incombe.

Il dramma è che queste vicissitudini, che beninteso trovo anche parecchio comprensibili, si raccontano con gli occhi di una donna adulta che su di esse cala come un macigno uno sguardo moralista e lascia evidentemente emergere aspetti che rimanderebbero a un degrado, una perdita di valori morali, nettamente riferiti al femminile. Sono ‘mbriache, indemoniate, zoccolissime, e ora abbiamo scoperto perfino che fanno le orge. A dirle che anche le ragazze hanno diritto al cunnilingus temo accadrebbe il finimondo.

Sono ragazze perdute, non c’è che dire, e accanto avrebbero una generazione di ragazzini che restano vergini fino al Grande Amore. Quello che mi viene in mente è che capisco le ragazze che stanno con i più grandi perché l’adolescenza è anche un po’ questo: è sperimentare, e per quanto ne so, solitamente, senza voler tirare fuori altri stereotipi, le ragazze non stanno lì a terrorizzare, con tette e vagine al vento, bimbetti cui è caduto in letargo il pene la prima volta che si sono masturbati senza sentimento.

C’è una varietà infinita di soggetti cui dare la parola, ma dare loro la parola significa non ripassare le loro narrazioni, ingenue, forse perfino esagerate o anche no, non lo so, condite di visioni adulte che lasciano intravedere un minimo di pregiudizi. Il mondo degli adolescenti, io lo so, è fatto di ingenuità, disagi, di mille complessi e problemi e c’è sicuramente il ragazzino che ha il terrore di affrontare il sesso temendo di fallire, dove il fallire, però, è dato anche da una cultura secolare che narra di lunghezze e grandezze peni, di attitudini machiste e di una buona dose di grandi balle che i ragazzi si raccontano l’un l’altro.

Quando un ragazzo si racconta all’altro spesso si ricava infatti l’idea che sia stato protagonista di scene che manco Rocco Siffredi. Capita che c’è una che gli ha mollato un bacio, ma quello che l’ha ricevuto racconta a scuola che lei è una gran zoccola e che gli ha fatto cose che neanche sa pronunciare. Ovvero, è anche possibile, e non mi scandalizza, il fatto che esistano ragazze spregiudicate, forse insensibili, anche un po’ bulle, che in ogni caso a buon diritto cercano, indagano, il piacere, l’erotismo, cose sporche che a chi parla di amore sentimentale suonano paurose e incomprensibili. Ma è evidente che quel che esce fuori da queste inchieste è un mondo diviso con l’accetta. Di là ci stanno i bimbi preti e qua gli orgiastici indiavolati. Di là ci stanno le gran zoccole e di qua le santissime fanciulle.

Ricordando bambini di otto anni che dalle mie parti non risparmiano di toccarti il culo, ancora, tuttavia, penso sfugga la complessità. Non smetterò perciò mai di dirlo: serve educazione a una sessualità consapevole e consensuale e poi serve che si racconti a ragazzi e ragazze che il sesso è bello quando piace e che la contraccezione li preserva da malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate.

Vi posso dire, infine, quello che mi viene in mente? E’ meglio di una fiction. Voglio sapere come va a finire. E dunque: il Johnny Depp quindicenne, tanto per dire, se la sua ex torna la smette di raccontare balle per sputtanarla con il mondo o poi si scopre che a lui piacciono le orge e lo troviamo in una dark room, guarnita di mimose, che indaga sull’amor sentimentale con l’insegnante trasgressiva più materna e bona?

Lea Melandri, La 27esima ora
2 marzo 2014

Può sembrare una contraddizione, ma forse non lo è: mentre viene accolta con favore l'avanzata verso una "democrazia paritaria" [...] si fanno strada anche in Italia manifestazioni contrarie a portare nella scuola le "linee guida" previste dall'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali).

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