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Il Fatto Quotidiano
18 02 2014

Pestato in pieno giorno alla fermata dell’autobus da un gruppo di ragazzi arrivati apposta all’appuntamento per “dargli una lezione”. Un ragazzino di quindici anni di Parma è finito all’ospedale con gravi contusioni e ferite al volto, dopo essere stato picchiato e preso a calci e pugni da cinque coetanei, che lo hanno colpito alla pensilina di un autobus in via Gramsci, in centro città, davanti a numerosi testimoni. ”Quanto accaduto a mio figlio”, ha detto il padre del ragazzo, “non è una novità per Parma, ogni settimana succede qualcosa del genere e non se ne può più, ormai si tratta di un problema sociale su cui il sindaco deve intervenire perchè non si può solo pensare al cemento, e bisogna farlo subito altrimenti qui ci scappa il morto”.

Non una lite sfociata in rissa, ma una vera e propria spedizione punitiva messa in atto da un gruppo di bulli che volevano dare una lezione al ragazzino parmigiano, “colpevole” di avere salutato sull’autobus la fidanzatina di uno di loro. Un gesto innocente che però è stato interpretato come un affronto da un altro minorenne che frequenta lo stesso istituto della vittima. Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo ha contattato il quindicenne su Facebook e lo ha invitato a presentarsi da solo il sabato pomeriggio alle 16 per “un chiarimento” a due. Ma all’orario stabilito, il ragazzo si è presentato insieme ad altri quattro coetanei (italiani e stranieri), che una volta scesi dall’autobus hanno circondato il giovane e hanno cominciato a malmenarlo e strattonarlo. Mentre gli altri facevano muro intorno per impedire ad estranei di interrompere il pestaggio, due di loro lo hanno colpito con calci e pugni, spingendolo a terra e continuando a inveire sul giovane anche una volta caduto, quando sfinito dalle botte supplicava: “Non ho fatto niente, ti giuro”.

Ad osservare la scena numerosi passanti e persone in attesa alla fermata dell’autobus, che quando si sono accorti che quello che stava accadendo non era una bravata tra amici, sono intervenuti scostando e bloccando i ragazzi che stavano inveendo con colpi sempre più forti sulla testa e sul corpo della vittima, quasi svenuta. Il gruppo di bulli si è subito allontanato, lasciando per terra il quindicenne, con il volto tumefatto e sanguinante.

Subito dopo sono arrivati i carabinieri e gli operatori del 118, che hanno portato al Pronto soccorso il giovane, ora ricoverato all’ospedale Maggiore di Parma. I medici hanno riscontrato una frattura tra naso e zigomo e la giovane vittima deve sottoporsi a esami e visite neurologiche e in maxillofacciale. I sanitari hanno riferito alla famiglia che le conseguenze avrebbero potuto essere peggiori e che il ragazzo ha rischiato la vita a causa del pestaggio. Per questo il padre del giovane ha lanciato un appello al sindaco di Parma Federico Pizzarotti affinché intervenga per arginare un fenomeno sociale in preoccupante crescita.

I carabinieri stanno indagando per risalire ai responsabili dell’agguato, che avrebbero già le ore contate, visti i numerosi testimoni che hanno assistito al pestaggio. Si stanno facendo controlli anche sulle telecamere di videosorveglianza posizionate nella zona, che potrebbero essere fondamentali per incastrare i colpevoli. Per ricostruire le dinamiche dell’episodio, è sceso in campo anche il Movimento Nuovi consumatori, che ha promesso una ricompensa di 300 euro a chiunque possa “essere in grado di fornire informazioni utili alla famiglia per risalire all’identità di questi teppisti”. Per ora però bisogna attendere che il ragazzo esca dall’ospedale per ascoltare anche la sua testimonianza e registrare la sua denuncia, anche se è possibile che per questa, basti il referto dell’ospedale.

Ragazza di 14 anni spinta a uccidersi dagli insulti su Ask.fm

  • Martedì, 11 Febbraio 2014 11:00 ,
  • Pubblicato in Flash news

La Repubblica
11 02 2014

CITTADELLA Ha scritto per chiedere scusa, per non essere dimenticata, perché mamma e papà la perdonassero di averli delusi. Poi si è gettata nel vuoto ed è morta trenta metri più in basso. Non è stata una decisione improvvisa, un colpo di testa: da settimane pianificava la sua morte e aveva confidato il suo disagio manifestandolo anche con atti autolesionisti, ma nessuno aveva capito che faceva sul serio. La quattordicenne di Fontaniva che si è tolta la vita buttatasi domenica pomeriggio dalla terrazza sul tetto dell'ex hotel Palace di Borgo Vicenza a Cittadella ha scritto di suo pugno cinque lettere: una è quella che la nonna ha ritrovato a casa.

Era indirizzata alla mamma e in basso – a caratteri microscopici – la ragazzina annunciava quello che avrebbe fatto. Accanto allo zainetto lasciato sul tetto dell'albergo, i carabinieri hanno trovato altri quattro fogli: un pensiero per i genitori e poi lettere per un'amica e due amici. All'interno c'erano parole semplici: pregava i compagni di perdonarla e di non dimenticarsi di lei, mentre a mamma e papà chiedeva scusa perché li aveva delusi. Non ci sarebbe quindi una spiegazione netta e definitiva del gesto, se non l'enorme fragilità dell'adolescenza e la fatica di crescere che talvolta appare insopportabile ai ragazzi. Una fatica che la giovanissima avvertiva da tempo, di cui non aveva dato alcun segnale in famiglia, ma che aveva confidato agli amici più cari.

Uccidere e uccidersi sono parole che ricorrono spesso nelle sue risposte sul social «Ask.fm». Nella chat cercava di sfogarsi raccontando un mondo che la opprimeva e la sfiancava. La sua non era una posa, ma un dolore vero: si stupiva di se stessa quando sorrideva, come se il sorriso la rapisse da una costante situazione di tristezza, da una dimensione cupa, che forse chi le voleva bene sentiva semplicemente come un modo di atteggiarsi “dark”. Una moda. Eppure utilizzava un'icona a fare da sfondo ai suoi pensieri di morte: l'immagine in bianco e nero di una donna che tiene un cartello con la scritta “help”, aiutatemi. L'ultima richiesta d'aiuto, in fondo, l'aveva lasciata nella lettera alla mamma, in piccolo aveva scritto: “Vado a buttarmi al Palace”.

Gli insulti su Ask. «Fammi una domanda», è lo slogan di Ask.fm. Ad Amnesia (questo il soprannome usato dalla ragazzina suicida) non ne è stata risparmiata nessuna. «Cosa stai aspettando?» «Di morire», rispondeva lei. Un flusso continuo di botta e risposta. Condito da insulti e inviti: «Secondo me tu stai bene da sola!!!!!!!!!!! fai schifo come persona!!!», «spero che uno di questi giorni taglierai la vena importantissima che ce sul braccio e morirai!!!! » (scritto così nel sito, ndr). Senza risparmiarle pesanti allusioni sessuali e proposte oscene, che lei respingeva con battute acide. In questi mesi Amnesia ha risposto 1148 volte alle domande che le arrivavano su Ask. Fino a 9 giorni fa. Poi tutto si è interrotto.

Tra domande e risposte ansie, certezze e paure di ogni adolescente. Il timore di essere grassa e la soddisfazione di esser dimagrita fino a 55 chili. L’accusa di non fumare davvero, di non bere come tutti gli altri: «Sei una ritardata, grassa e culona, fai finta di fumare, ma non aspiri, fai finta di bere, ma non bevi, fai finta di essere depressa per attirare l'attenzione, sei patetica». Con il senno di poi tanti piccoli segnali, tante richieste di aiuto. «Cosa credi che accada dopo la morte? Non lo so diosss, ogni tanto ci rifletto anche D:». «Dove pensi che vivrai tra cinque anni? Vivrò tra 5 anni? wow :')». «Qual è l'ultimo libro che hai letto? Il diario di una ragazza suicida (stupendo tra l'altro)». E quella storia dei tagli sulle braccia, fatti con un temperino. La tempestavano di richieste di foto delle ferite. Aveva ceduto ma poco dopo aveva tolto l’immagine. «Secondo me, i tagli sono tutti delle piccole bocche che gridano aiuto», ammette. «Ti tagli solo per farti vedere...», insistono. «Sì certo, mi rovino la vita solo per farmi vedere, rovino tutto il mio corpo, al punto di non ricordarmi più com’era la mia pelle normale, solo per farmi vedere, certo, è come dici tu, sì», risponde ironica.

Domande anche al fidanzato. Ora che Amnesia non c’è più su Ask non risparmiano domande crudeli neppure al ragazzo con cui era insieme da quasi un mese: «Come farai ora che lei si è suicidata? Ho i miei veri amici vicino che mi aiuteranno a passare questo difficile momento x me, cmq spero che LEI vi distrugga la VOSTRA VITA dall'alto a chi l'ha fatta star male fino a oggi». Ask non si ferma: il flusso di domande è continuo. Tra i ragazzini è quasi un must. È tutto più grande dei loro 14 anni. Ma anche loro sono più grandi di quello che sembrano.

Cos’è Ask.fm. Ask è uno tra i social preferiti dagli adolescenti. Va forte tra i 13 e i 16 anni. Creato da un’idea dei fratelli lettoni Ilya e Mark Terebin, è un social network con 60 milioni di iscritti. Una gran parte sono under18. È basato sul meccanismo della domanda e risposta. Ognuno ha un profilo personale e c’è uno spazio bianco per porre domande: la casella «Chiedi in forma anonima» è già flaggata. Di base quindi ci si parla senza conoscersi. Tra gli adolescenti serve per rinfacciare quello che a volte non si ha il coraggio di dire in faccia. Per insinuare, per offendere, per vendicarsi, per minacciare. Funziona molto meglio da quando c’è l’app per il telefonino. È come un sms: un trillo e ti arriva una domanda. Puoi rispondere in poche parole. E poi forse te ne arriva un’altra. Per tanti ragazzi diventa compulsivo, quasi un’ossessione. In questi anni Ask è stato trascinato sul banco degli imputati per i fenomeni di cyberbullismo. Ask però è un mezzo come un altro. È un social che gli adulti non conoscono, a cui la scuola non riesce a educare. Su Ask Amnesia non era poi così debole. La vita invece l’ha travolta.

La prostituzione ai tempi dell’adolescenza

Il Fatto Quotidiano
13 12 13

Rimaniamo colpiti quando sentiamo di una ragazza che baratta il proprio corpo per un oggetto o per denaro. Perché lo fa? E’ benestante, cosa le manca? Non certo il denaro, per lo meno quello dei suoi genitori, e allora cos’è? Un maldestro tentativo di autonomia? Una richiesta di centralità o di conferma sulla propria desiderabilità?

Probabilmente tutte queste cose insieme e altro ancora.

Il problema può essere analizzato da diversi punti di vista: la prostituzione come strada per veloci guadagni; come espressione di quel bisogno di autonomia tipico dell’adolescenza; come emulazione di modelli forniti in modo fin troppo intrusivo dal mondo adulto; come espressione di immaturità in soggetti in grado di agire da grandi ma incapaci di fare previsioni adulte; come espressione di una sovversione generale di regole e di priorità con ai primi posti beni di utilità materiale da raggiungere a qualsiasi costo e sullo sfondo l’amor proprio e l’equilibrio personale.

L’adolescente si prostituisce senza prevederne le conseguenze, a cominciare dalle proprie reazioni personali e si trova intrappolato in una gabbia che si è costruito da solo.

A 14/15 anni, dovrebbe essere entrato in quello che Piaget chiama periodo delle operazioni formali, cioè l’ultima fase dello sviluppo dell’intelligenza, quella che prevede la capacità di gestire gli impulsi, di ragionare per ipotesi, esaminare le situazioni da diverse angolazioni e in diversi momenti immaginando i diversi scenari possibili. Da qui in poi l’individuo dovrebbe riuscire anche a riflettere sui propri pensieri, capacità che rappresenta secondo Piaget il completamento dello sviluppo cognitivo.

Le risorse personali, le esperienze precedenti, l’ambiente in cui l’adolescente è cresciuto, possono influire sull’età cronologica in cui entra in questa fase di crescita. Il completamento dello sviluppo può essere raggiunto in tempi diversi da persone diverse e in aree diverse nella stessa persona. Così può accadere che un adolescente sia perfettamente in grado di funzionare in modo adulto in alcune aree e meno in altre, capace di organizzare attività finalizzate al raggiungimento di obiettivi concreti, prostituirsi per denari, ricariche telefoniche, oggetti, ecc.., ma non di prevederne i costi sul piano personale, familiare, ecc..

Gli adulti, sono a volte troppo presi dalle proprie preoccupazioni e dai propri impegni, per coltivare il rapporto con i figli che durante l’adolescenza hanno il picco massimo di vulnerabilità e fragilità, l’adolescenza infatti, è riconosciuta da più parti come la fase di vita più a rischio per lo sviluppo della sofferenza psicologica.

L’adulto deve cercare faticosamente di mantenere il suo ruolo di figura di riferimento, a cui si può ricorrere in caso di necessità, e cercare di essere confermante in quei sentimenti di amabilità e adeguatezza tanto protettivi contro i comportamenti a rischio e che, se mancanti, potrebbero essere tra le origini meno evidenti dell’uso del corpo come merce di scambio: proporsi nei rapporti con i coetanei o con gli adulti in modo impossibile da rifiutare, eviterebbe di mettersi in gioco sul serio, e di non sentirsi sufficientemente all’altezza, o adeguati, o centrali, l’adolescente recupera maldestramente le conferme e la centralità di cui ha bisogno.

Patrizia Mattioli

Mamme teenager, serve un aiuto

  • Domenica, 27 Ottobre 2013 08:46 ,
  • Pubblicato in La Denuncia
Elisabetta Andreis, Corriere della Sera
26 ottobre 2013

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