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Lo specchio infranto dell'ansia perenne

  • Domenica, 24 Luglio 2016 08:02 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO
Ansia uomoSarantis Thanopulos, Il Manifesto
24 luglio 2016

Le notizie su attacchi omicidi-suicidi rimbalzano da una parte del pianeta all'altra. L’assuefazione collabora silenziosamente dentro di noi con una rassegnazione angosciosa, creando uno stato psichico stuporoso, terreno fertile per le interpretazioni schematiche e sbrigative.
Fino all'inizio di quest'anno, non mettevo in discussione niente: mi limitavo a condurre la mia vita, sebbene di tanto in tanto mi sentissi in colpa per il fatto di avere più di quanto meritassi. ...

Pagina 99
07 04 2014

EMANUELE BONINI

I problemi psicologici dei lavoratori costano circa 240 miliardi all'anno. L'Unione europea, in sostanza, vede sfumare ogni anno una quantità di risorse parti a circa un quarto dell'intero bilancio settennale (fissato a 908 miliardi per il periodo 2014-2020). Una cifra stellare che ha spinto la Commissione europea a correre ai ripari

BRUXELLES - Lo stress sul posto di lavoro frena l'economia europea, che perde una media di 240 miliardi di euro per i disagi psicologici dei lavoratori tra spese mediche e abbandono del posto di lavoro per le cure. L'Unione europea, in sostanza, vede sfumare ogni anno una quantità di risorse parti a circa un quarto dell'intero bilancio settennale (fissato a 908 miliardi per il periodo 2014-2020). Lo rilevano Commissione europea e Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro (Eashw), in occasione della presentazione delle nuova campagna biennale di gestione e prevenzione dello stress. Una campagna quanto mai doverosa, resasi necessaria per arginare un fenomeno di dimensioni impressionanti e molto spesso sottovalutate. Lanciata in collaborazione della Commissione europea, la campagna – finanziata con 4 milioni di euro in due anni, 2014 e 2015 – intende portare le imprese a rendersi conto di un problema che sottrae produttività e competitività a tutti i paesi europei, aggravando ancora di più la crisi economica dell'Europa.

Secondo stime della Rete europea per la promozione della salute sul posto di lavoro (Enwhp), i problemi di salute mentale costano all'Europa 240 miliardi di euro l'anno: perdite dovute alle spese sostenute per le cure (104 miliardi) e per dei quali vengono persi con la perdita di produttività e l'assenteismo legato alla malattia (136 miliardi). Non solo. Uno studio del governo britannico citato da Commissione e Enwhp ha messo in evidenza come tra il 2009 e il 2010 solo nel Regno Unito per stress da lavoro siano andati bruciati 9,8 milioni di giorni lavorativi. In altri termini, i lavoratori si sono assentanti, in media, quasi un mese in un anno (22,6 giorni) per esaurimento e tensione. Mentre in Francia l'Istituto nazionale per la ricerca e la sicurezza ha stimato tra 2 e 3 miliardi di euro il costo dello stress da lavoro in un anno.

Obiettivo di istituzioni comunitarie e agenzie europee è dunque intervenire sulle imprese per invertire una prassi nociva per tutti, e riportare nel mercato del lavoro risorse ingenti che potrebbere essere spese diversamente. Creare ambianti lavorativi a misura d'uomo, eliminando fonti di stress e frenesia, promuovere campagne informative sui rischi e le conseguenze dello stress, individuare buone pratiche di conduzione aziendale e creare uno schema motivazionale per il lavoratore: sono queste le misure che Commissione europea e Eashw propongono per far ripartire l'economia europea attraverso la compagna di sensibilizzazione.

«Almeno l'80% dei datori di lavoro è cosciente e preoccupato per lo stress da lavoro, ma solo il 30% delle imprese riesce a gestirlo davvero in modo giusto», lamenta Christa Sedlatschek, direttore dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro. «Uno dei principali messaggio della campagna, che sono contento di poter lanciare, è che stress e rischi psicologici possono e devono essere gestiti», il commento di Laszlo Andor, commissario europeo per l'Occupazione e gli affari sociali. «L'impatto economico è elevato, dato che i problemi di salute dovuti a fattori di stress aumentano l'assenteismo e diminuiscono la produttività».

Oggi parte la campagna, con un portale tematico con consigli utili, poi a giugno verrà presentata la relazione sulla strategia 2014-2020 dell'Ue per la salute sul posto di lavoro. In un contesto di disoccupazione elevata e diffusa, l'obiettivo è far ripartire l'Europa anche dal posto di lavoro, abbinando a politiche per l'occupazione buone prassi per invece un lavoro ce l'ha.

Fare troppe cose insieme è "deprimente"

Corriere.it
10 05 2013

Un circolo vizioso che genera anche ansia

MILANO - Guardare la TV e nello stesso tempo controllare la posta sul telefonino o giocare sul tablet. È il tipico multitasking dei giorni d'oggi, digitale e irrefrenabile, a cui cedono tantissimi "intossicati" di tecnologie e non solo loro. Uno studio della Michigan State University avverte però che il multitasking digitale può associarsi ad ansia e depressione: non è chiaro se sia il disagio psicologico a portarci a cercare distrazione nel sovraccarico digitale o siano tablet e cellulari a provocare il malessere, ma i due problemi paiono comunque legati

CAUSA-EFFETTO - L'affermazione nasce dall'analisi di oltre 300 volontari, pubblicata su Cyberpsychology, Behavior and Social Networking e condotta da Mark Becker. Il ricercatore ha chiesto ai partecipanti quante ore alla settimana passassero a guardare la TV, usare il cellulare, mandare messaggi, ascoltare musica con lettori Mp3, navigare in rete, giocare con tablet e pc e così via; quindi li ha sottoposti a questionari per indagare il loro benessere psicologico e la presenza di sintomi di disturbi mentali, dall'ansia alla depressione. L'associazione è risultata netta: chi indulge nel multitasking multimediale ha più spesso segni di disagio mentale e psicologico.

«Non siamo però in grado di stabilire una relazione di causa-effetto, non sappiamo cioè se sia il multitasking digitale a facilitare ansia e depressione o il contrario, ovvero il malessere spinga a cercare una "distrazione" fra telefonini e computer - spiega Becker -. Nel primo caso dovremmo cercare di aiutare chi eccede nel multitasking a ridurre le ore passate interagendo con gli strumenti tecnologici per scongiurare la comparsa di un problema mentale; nel secondo caso l'informazione è comunque rilevante, perché osservare un eccesso di multitasking potrebbe servire come campanello d'allarme per riconoscere il malessere».

QUANDO SI INVECCHIA - In ogni caso, se anche non è ancora dimostrato in modo inoppugnabile che il multitasking generi ansia (e non viceversa), pare invece molto più solida, perlomeno, l’ipotesi che il nostro cervello faccia fatica ad adattarsi al multitasking man mano che invecchia. A fornire «le prove» è, sulla rivista BMC Neuroscience, uno studio della giapponese Seirei Christopher University, che dimostra come con l'andare degli anni gli "impegni" cerebrali su più fronti richiedono un maggior consumo di ossigeno e dispendio di energie a livello della corteccia prefrontale, area associata a memoria, emozioni e capacità decisionale.

«Abbiamo studiato che cosa accade nel cervello di ventenni e ultrasessantacinquenni durante un multitasking che prevedeva un'azione "fisica" e una mentale, osservando che in tutti cresce il flusso di sangue verso la corteccia frontale; nei più anziani però il fenomeno è più marcato e dura più a lungo - spiega Hironori Ohsugi, il coordinatore dello studio -. Come se con l'età il cervello facesse più fatica a concentrarsi su due cose contemporaneamente e scegliesse di puntare su una, privilegiando il compito "mentale" rispetto a quello fisico; i giovani invece riescono a mantenersi su più fronti con la stessa intensità.

I volontari erano tutti sani, per cui questo aumento dell'attività della corteccia prefrontale necessario a sostenere il multitasking pare un evento correlato a un normale invecchiamento. Adesso vogliamo capire se "allenarsi" al multitasking possa aiutare a mantenere il cervello giovane più a lungo». Si spera vivamente di sì, visto che le nostre vite sempre più frenetiche ci portano quasi inevitabilmente al multitasking: se proprio dovesse farci venire l'ansia o la depressione, auguriamoci che almeno aiuti a tenere il cervello in allenamento.

Depressione, disturbi dell'umore, d'ansia e del comportamento alimentare: nel 2015 saranno le malattie psichiche più diffuse nella popolazione italiana e potrebbero riguardare addirittura un italiano ogni quattro.
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