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Huffington Post
11 04 2014

L'occasione per la chiesa dopo la sentenza sulla legge 40 e del tribunale di Grosseto sui matrimoni gay

Sono giornate amare tra le mura leonine (non sono certi se anche alla Casa di Santa Marta) due fatti accaduti in questi giorni riportano alla ribalta il tema dei diritti civili in Italia. La sentenza della Corte Costituzionale che in pratica abbatte definitivamente la legge 40, fortemente sostenuta da Ruini, che uscì vittorioso con la sua campagna martellante per l'astensionismo al referendum del giugno 205, cosa dice alla gerarchia cattolica? Che contro il buon senso, le norme costituzionali, il diffuso sentire dell'opinione pubblica (che si astiene, ma poi fa capire da che parte sta) non son questioni da poter essere trattate con arroganza e superficialità. Anche Avvenire, quotidiano dei vescovi, da settimane impegnato ad agitare lo spauracchio della diffusione della "teoria gender" e molto accalorato a sostenere che la legge sull'omofobia ora in discussione al Senato, sia il male assoluto, si confronta oggi con la sentenza storica del Tribunale di Grosseto che impone al Comune di trascrivere sull'albo dello Stato Civile il matrimonio estero di una coppia gay.

Finché si rimane sul piano dei valori non negoziabili, sul pericolo vittimista e falso di perdere la possibilità di parlare liberamente, la gerarchia e i media cattolici sguazzano felicemente, auto convincendosi di poter menare le danze. Quando poi però, si propongono le storie concrete delle coppie costrette a lunghi calvari all'estero per accedere a tutte le tecniche di fecondazione assistita, e per le coppie gay, il fatto che in gran parte del mondo democratico gli sono riconosciuti diritti assenti in Italia, allora lo schema delle gerarchie cattoliche salta. La destra politica e i media cattolici sono spiazzati e scoprono, grazie agli immediati sondaggi, che l'opinione pubblica, nella stragrande maggioranza non ne può più delle parole offensive di Giovanardi, delle filippiche di Roccella, delle paginate militanti di Avvenire e di Tempi. Come si sa un altro cattolicesimo continua a operare in Italia, silenzioso, assente nella rappresentazione pubblica, ma che da decenni (fin dai tempi del referendum sul divorzio) riconosce all'autorità religiosa il compito di orientare, di consiliare, di mettere in guardia, ma non l'imposizione di una dottrina morale assai discutibile, nel senso che è tema di diffuso dibattito teologico.

Se la gerarchia cattolica italiana non resistesse così pervicacemente al nuovo stile di papa Francesco, che non discute, per ora, la dottrina, ma pensa di cambiare la disciplina, forse anche nel nostro Paese sarebbe possibile un confronto vero, libero da anatemi, con persino alcuni punti di contatto tra le visioni laiche e quelle religiose. Per ora si andrà avanti con la propaganda, buona a rinserrare le fila dei movimenti ecclesiali, ma lontana dalla quotidianità delle parrocchie e soprattutto del popolo di Dio, sempre più infastidito da una rappresentazione per cui che i cattolici son tutti uguali e ciò che conta è l'opinione dei chierici. In ultimo, anche per papa Francesco sta per giungere il tempo di andare oltre le buone parole, e di chiarire meglio per esempio sulle coppie separate e divorziate, ma anche sulle unioni gay, quale sia concretamente il suo atteggiamento.

La vera decisiva partita si gioca nel nostro Paese, perché i vescovi italiani hanno subito duri colpi alla loro affidabilità rispetto alla gestione della Curia, degli affari, degli intrighi e, certamente difendono la trincea del moralismo sessuale, a dispetto di ogni cristiana ragionevolezza.

Aurelio Mancuso

La Stampa
10 04 2014

Scoppia la polemica sul matrimonio gay riconosciuto dal Comune. La decisione con la quale il Tribunale di Grosseto ha disposto la trascrizione di un matrimonio contratto a New York fra una coppia omosessuale «suscita gravi interrogativi», afferma la Cei parlando di «strappo», «pericolosa fuga in avanti». Per i vescovi «il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna».

LA VICENDA

Per ordine del tribunale, le nozze celebrate a New York con rito civile fra due italiani sono state trascritte nel registro di stato civile di Grosseto. «È un precedente unico per il nostro Paese», ha commentato il senatore Pd Sergio Lo Giudice, ex presidente di Arcigay. I due sposi, ha spiegato Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia e storico esponente della comunità omosessuale italiana, «hanno ottenuto ciò che fino ad oggi è sempre stato negato dai Comuni e dai Tribunali: veder riconosciuto il loro status di coppia sposata in uno Stato estero”.

LA BATTAGLIA

Dopo essersi sposati con rito civile a New York, nel dicembre 2012, i due, 68 e 57 anni, chiesero al Comune di Grosseto di trascrivere le nozze nel registro di stato civile. L’Ufficiale si rifiutò, perché, sostenne, «la normativa italiana non consente che persone dello stesso sesso possano contrarre matrimonio». A quel punto, assistiti dall’avvocato Claudio Boccini, i due hanno fatto ricorso. Nonostante che anche il pm fosse contrario all’accoglimento, il giudice di Grosseto Paolo Cesare Ottati ha dato il via libera. Secondo Ottati, infatti, nel codice civile «non è individuabile alcun riferimento al sesso in relazione alle condizioni necessarie» al matrimonio. Nella sentenza, il giudice spiega che non è «previsto, nel nostro ordinamento» alcun «impedimento derivante da disposizioni di legge alla trascrizione di un atto di matrimonio celebrato all’estero». E poi, la trascrizione non ha natura «costitutiva, ma soltanto certificativa e di pubblicità di un atto già valido di per sé».

IL SINDACO

Il Comune di Grosseto, che a suo tempo ha scelto di non opporsi al ricorso presentato dalla coppia dopo il rifiuto dei nostri uffici, «si adeguerà da subito alle decisioni del tribunale senza alcuna opposizione». Lo spiega il sindaco Emilio Bonifazi dopo l’ordinanza con cui il tribunale. «Finalmente - aggiunge - arrivano indicazioni chiare ed inequivocabili sulle modalità alle quali gli ufficiali di stato civile devono attenersi di fronte a richieste come quella formulata da Giuseppe e Stefano. D’altra parte non spetta ai singoli Comuni ma allo Stato emanare norme precise in materia. L’auspicio è che il Parlamento italiano arrivi presto ad una legge nazionale che possa finalmente fare chiarezza». «La decisione del tribunale di Grosseto - spiega Bonifazi - costituisce un precedente storico nel riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso in Italia. Siamo consapevoli della portata di questa decisione, che ci consente di superare gli ostacoli e le difficoltà emersi fino a questo momento a causa della mancanza di norme chiare alle quali attenersi.
 
LE REAZIONI

La decisione del Tribunale di Grosseto «suscita gravi interrogativi e non poche riserve», sottolinea la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana. «Riteniamo che, al di là degli aspetti tecnici da approfondire adeguatamente in tutte le sedi competenti, sia doveroso da parte nostra sottolineare alcune questioni di fondo. Con tale decisione - dicono i vescovi - rischia di essere travolto uno dei pilastri fondamentali dell’istituto matrimoniale, radicato nella nostra tradizione culturale, riconosciuto e garantito nel nostro ordinamento costituzionale. Il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna, che in forma pubblica si uniscono stabilmente, con un’apertura alla vita e all’educazione dei figli». Per la Cei «il tentativo di negare questa realtà per via giudiziaria rappresenta uno strappo, una pericolosa fuga in avanti di carattere fortemente ideologico. In tal modo perfino si riducono gli spazi per un confronto aperto e leale tra le diverse visioni che abitano la nostra società plurale».

Le gerarchie vaticane contro l'educazione di genere

  • Martedì, 01 Aprile 2014 13:48 ,
  • Pubblicato in Flash news

GiULiA
01 04 2014

Scriviamo perché siamo sotto un pesante attacco incrociato di vicariato e destra. Noi e direttamente anche le scuole che partecipano al nostro corso. Sappiamo fin troppo bene quanto l'attacco sia politico e riguardi ogni altra iniziativa di libertà e autodeterminazione e vi chiediamo quindi un aiuto. Chiediamo a donne, associazioni, comunità informali, spazi sociali e docenti di inviarci solidarietà e sostegno anche attraverso poche righe e di fare passaparola e diffondere i nostri articoli per rispondere alle accuse infamanti e affinché il Comune, che per ora tace, si convinca a prenda parola.

Come sapete Scosse e Archivia stanno realizzando un corso di formazione per le educatrici del Comune di Roma, sull'educazione alla differenze, il genere e i modelli familiari, trovate il progetto descritto sinteticamente su http://www.scosse.org/la-scuola-fa-la-differenza/

Qui i link che elencano gli attacchi di Militia Christi, Avvenire, Tempo e altro. Gli attacchi prima venivano trasmessi solo per fax e organi di stampa, ora lettere durissime, come quella che trovate sul nostro sito, sono recapitato alle funzionarie delle scuole, a mano!

http://www.scosse.org/militia-christi-allattacco-de-scuola-fa-differenza/ e ancora http://www.scosse.org/il-vicariato-attacca-la-scuola-fa-differenza/ La nostra replica

http://www.scosse.org/wordpress/wp-content/uploads/2014/03/La-scuola-fa-differenza_lettera-Avvenire.pdf La discussione è viva anche sulla nostra pagina facebook https://www.facebook.com/pages/SCOSSE-Associazione-di-Promozione-Sociale/300159246670035?ref=hl

Marco Politi, Il Fatto Quotidiano
29 marzo 2014

Costretta a rielaborare le Linee guida anti-abusi, perchè quelle del 2012 erano insufficienti, la Cei presenta la versione 2014 e si attesta su una linea di assoluta retroguardia rispetto ad altri episcopati d'Europa o degli Stati Uniti. ...

Il Paese delle Donne
28 03 2014

Dunque: a febbraio, (contro l’autodeterminazione femminile), le prime veglie in molte città, nel nome della vita,‘il feto è uno di noi’, è lo slogan che va per la maggiore. Si replica un mese dopo, con la recente benedizione del cardinal Bagnasco che censura gli opuscoli per l’educazione alle differenze contro omofobia, sessismo e bullismo nelle scuole.

Dal 29 marzo, in decine di città, le ‘Sentinelle in piedi’ esprimeranno in silenzio con un libro in mano la loro contrarietà alla (presunta) avanzata di un concetto di famiglia diverso da quello propugnato dalle gerarchie ecclesiastiche e per “riaffermare il diritto sempre e comunque di essere liberi di esprimersi”.

Nella capitale, pochi giorni fa, si consuma lo scontro frontale della diocesi contro il progetto di due associazioni femministe per la formazione nelle scuole al rispetto tra i generi e il superamento della supremazia culturale della famiglia eterosessuale.

Il 12 aprile, a Milano, la prima manifestazione apertamente in stile ‘spagnolo’ contro la 194, una legge dello stato che ha messo fine alla piaga dell’aborto clandestino e alla mattanza di donne (per aborto si può morire, se non fatto nelle strutture adeguate), in stretta connessione con le frange più oltranziste del fondamentalismo cattolico italiano, (Militia Christi in prima fila) in piazza apertamente dopo qualche anno di sordina.

Cosa deve ancora succedere perché ci si preoccupi seriamente per lo stato di salute della laicità in Italia, per la tenuta dei diritti riproduttivi e sessuali, per il diritto ad una educazione civica nelle scuole pubbliche in grado di bloccare sul nascere la violenza contro le donne, (avete presente le varie campagne in stile ‘il femminicidio è un’invenzione delle femministe), il sessismo e l’omofobia?

A me sembra che la crescente presa di parola pubblica, assolutamente legittima in democrazia, delle frange più fondamentaliste del cattolicesimo nazionale, che nei primi mesi del 2014 stanno alzando i toni contro ogni discorso e pratica di apertura nella scuola e nella società di visioni inclusive e non assolutistiche della famiglia e delle relazioni umane e sessuali sia un segnale molto inquietante.

Quando una società non si accorge di ‘sentinelle’ e di ‘milizie’ che prendono terreno è ora di riconfigurare l’attenzione, e valutare bene i rischi che si possono correre a sottovalutare l’invasività del fondamentalismo nello spazio pubblico.

Qui non è in discussione la fede individuale, ma l’uso politico della religione e della fede. Occhio a lasciare che siano le minoranze aggressive oltranziste a ‘difendere’ la vita, la famiglia, la morale, la sessualità e le relazioni tra i generi. La Spagna, purtroppo, oggi ci insegna che alcuni diritti sono fragili, e mai conquistati del tutto.

Monica Lanfranco

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