Donne e natura

  • Lunedì, 17 Dicembre 2012 09:36 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il Paese delle donne
16 12 2012

Ci risiamo: la legge naturale, interpretata rettamente soltanto dalla Chiesa di Roma , dovrebbe trovarsi alla base di ogni costituzione e legislatura statale. Siamo ormai in campagna elettorale, c’è allora da scommettere che gli interventi del card. Scola e del Papa daranno i loro frutti nella formazione delle alleanze e delle candidature (a destra e a sinistra).

Nella sua omelia inneggiante l’Editto di Costantino come inizio della “libertà religiosa”, il cardinale Scola ha lamentato l’assenza , negli stati laici, di una precisa antropologia dei valori: « come dimensioni costitutive dell’esperienza religiosa: la nascita, il matrimonio, la generazione, l’educazione, la morte». E il Papa sembra avergli fatto eco –ormai in Italia sede del papato,siamo in campagna elettorale- con il Messaggio per la Giornata della pace 2013 che insiste sulla necessità che “le varie culture odierne superino antropologie ed etiche basate su assunti teorico-pratici meramente soggettivistici e pragmatici “, perché “Precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo e dell’assunto di una morale totalmente autonoma che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo.”

Ci risiamo: la legge naturale, interpretata rettamente soltanto dalla Chiesa di Roma , dovrebbe trovarsi alla base di ogni costituzione e legislatura statale. La legge naturale, di cui la Chiesa è l’unica custode, in fondo si oppone storicamente alla Dichiarazione dei diritti del 1789 . La legge naturale per la Chiesa è la legge di Dio :”scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa e proclamata dalla chiesa (Evangelium vitae, Giovanni Paolo II). E’ dunque la legge di Dio il criterio delle azioni lecite e illecite.

E’ in forza di ciò che il Papa al punto 4 scrive che la realizzazione del bene comune e della pace, richiede il rispetto per la vita umana “a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi , e sino alla sua fine naturale.” Pertanto “Coloro che non apprezzano a sufficienza il valore della vita umana e, per conseguenza, sostengono la liberalizzazione dell’aborto “, propongono una sorta di pace illusoria. Benedetto si fa esplicito: ogni “lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente.”

C’è da chiedersi come fa a non rendersi conto che , proprio in Italia, dove hanno soprattutto governato dei cattolici, l’ambiente è stato sfruttato , distrutto e inquinato.
Il testo è decisamente orientato all’attacco perché usa parole forti a proposito della tendenza a codificare “in maniera subdola falsi diritti o arbitri, che, basati su una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano e sull’abile utilizzo di espressioni ambigue, volte a favorire un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia,minacciano il diritto fondamentale alla vita.”

Hille Haker, teologa cattolica, in un saggio cerca di spiegare la cosiddetta legge divina alla luce della Scrittura. Secondo lei a proposito dei generi e delle norme sociali, si pone una domanda: “Esiste un’idea normativa in tutti questi diversi testi che sia deducibile direttamente in quanto legge divina? Sarebbe una strana comprensione dello studio dei testi biblici e della tradizione teologica! “ ("Concilium" 47 )
E’ da poco uscito un saggio della sociologa Chiara Saraceno (Coppie e famiglie, non è questione, ed. Feltrinelli) dove la tesi centrale è quella di de-naturalizzare la famiglia mostrandone la grande varietà di forme e significati nella storia e nello spazio geografico.

“La comune ‘natura umana’ –scrive Saraceno- , in effetti, non sembra garantire alcuna universalità ai modi di fare famiglia, né sul piano biologico né su quello normativo, né tantomeno, su quello valoriale e di senso. La storia delle civiltà presenta un pressoché inesauribile repertorio di modi di organizzare e attribuire significato alla generazione e alla sessualità ,all’alleanza tra gruppi e quella tra individui –di costruire , appunto , famiglie.”

H.Haker ci fa capire come la tradizione della legge naturale e l’interpretazione teleologica della natura umana nella teologia medievale, invece insiste sul concetto di matrimonio come ordine di genere (maschile/femminile) in quanto naturale e teso alla riproduzione. Da cui discende un concetto della sessualità come strumentale alla procreazione. Ogni atto sessuale al di fuori del matrimonio “non incontra la qualità di vita buona identificata con l’ordine morale dell’essere e il tèlos la realizzazione delle persone e della specie umana in quanto tale; in secondo istanza, gli atti sessuali all’interno delle relazioni matrimoniali devono essere limitati agli atti orientati alla riproduzione. “
“Questi principi –scrive Ratzinger- non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono iscritti nella natura stessa dell’uomo, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa.

Le donne possono limitare in certe circostanze il concepimento, con metodi “naturali” che, per così dire, non eliminano il carattere di apertura dell’atto alla riproduzione.
Il Papa non parla in questa occasione di ruoli complementari, ma ciò è implicito proprio nel porre al di sopra della soggettività femminile e della sua libertà, il no a qualsiasi motivo di interruzione della gravidanza. Le donne restano, nelle dottrine dei magisteri dei tre monoteismi, in fondo,in fondo, dei corpi soggetti alla potestà dei padri ; degli uomini padri delle patrie e padri nelle religioni.

Il tema della pace e delle nazioni, viene preso in considerazione anche da Gianni Geraci (Gruppo il Guado) che scrive una lettera aperta al Papa, nella quale, tra l’altro, lo invita a riflettere sugli Stati e la pace:

"Mi permetto di farLe notare, in nome di quel realismo che san Tommaso d’Aquino raccomandava ai suoi allievi (quello stesso realismo che ci impone di riconoscere la realtà per quello che è, senza guardarla con gli occhiali del pregiudizio e senza strumentalizzarla con inutili sofismi) che i paesi che più si adoperano per costruire la pace a livello internazionale sono quelli che, per primi, hanno adottato delle leggi che rendono il matrimonio «giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione».

E in nome dello stesso realismo mi permetto di farLe notare che sono gli stati in cui i diritti delle persone omosessuali sono calpestati quelli che, più di frequente, intraprendono azioni violente nei confronti dei paesi confinanti o nei confronti delle popolazioni su cui hanno giurisdizione.
Come la mettiamo con questo dato di fatto che contraddice in maniera palese quello che Lei afferma?

La risposta, saggiamente, la suggerisce Lei stesso, quando scrive che «questi principi non sono verità di Fede» e ci fa quindi capire che, anche se pensa di fare riferimento a una specifica visione della natura umana «riconoscibile con la ragione», quando critica le leggi che riconoscono le unioni omosessuali non fa riferimento al Vangelo, ma fa riferimento a quella che Lei considera una retta ragione che, però, più per ignoranza che per malanimo, in questo caso tanto retta magari non è.

Ho l’impressione che Lei parta da una visione parziale e distorta dell’omosessualità, che la porta a valutare in maniera sbagliata il reale rapporto che c’è tra pace e diritti delle persone omosessuali. Una visione distorta che Le impedisce di vedere quanto il mancato riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali sia in palese contraddizione con l’atteggiamento di chi, come Lei scrive nel brano che ho ricordato all’inizio di questa lettera, riconosce «come propri i bisogni e le esigenze altrui» e rende gli altri partecipi del propri beni»."

Invece no, l’omosessualità accettata mette completamente in crisi l’istituzione sociale dell’eterosessualità e, appunto, in una certa misura anche la differenza tra uomo e donna in termini di potere, di superiorità maschile manifesta; evidente nel mantenimento del sacerdozio maschile e celibatario. La Chiesa non vuole vedere le trasformazioni culturali ,scrive ancora Saraceno, “intervenute rispetto alla concezione di coppia e di matrimonio che consentono di pensarne l’apertura anche agli omosessuali. Nè la procreazione, né l’appropriazione dei figli della donna da parte del marito di questa (al punto che si potrebbe dire che il matrimonio è stato storicamente in Occidente l’istituzione della paternità) costituiscono oggi le basi legali e culturali del matrimonio. “

Siamo ormai in campagna elettorale, c’è allora da scommettere che questi interventi (Scola e Ratzinger) daranno i loro frutti nella formazione delle alleanze e delle candidature (a destra e a sinistra) , perché sarà di nuovo pregiudiziale farsi notare come rispettosi dei cosiddetti “valori irrinunciabili” per avere la Chiesa a proprio favore.


Roberto Malini, Gruppo EveryOne

15 dicembre 2012

Nel messaggio della Chiesa in occasione della Giornata Mondiale della Pace, Papa Benedetto XVI si è espresso con parole discriminatorie nei confronti della comunità gay, affermando che...
"Così dice la Bibbia". Con questa motivazione, un'associazione religiosa dell’università della città inglese ha stabilito che, d’ora in poi, nessuna persona di sesso femminile potrà più insegnare ai seminari o tenere discorsi in pubblico a meno che non sia sposata. Femministe e difensori dei diritti civili di tutto il Regno Unito sono già sulle barricate. “Questo è puro Medioevo nell’anno del Signore 2012”.

Zitte e giù dal palco. A meno che non siano sposate, “perché così la Bibbia dice”. La Bristol University Christian Union, un gruppo religioso dell’università della città inglese al confine con il Galles, ha bandito le donne dai propri incontri, lezioni e meeting. Così, d’ora in poi, nessuna persona di sesso femminile potrà più insegnare ai seminari o tenere discorsi in pubblico. “A meno che non siano accompagnate dal marito, in quel caso non ci sono problemi”, ha scritto in una e-mail agli iscritti dell’associazione il presidente del gruppo Matt Oliver. Intanto, la decisione, che ha già fatto dimettere per la sua contrarietà il segretario agli affari internazionali del movimento, manda su tutte le furie il gruppo di donne dell’Università di Bristol. Una delle dirigenti, Rebecca Reid, ha scritto su un forum: “Sono cattolica e per me tutto questo è osceno e ha dell’incredibile. È a dir poco oltraggioso nei confronti non solo delle donne, ma di tutti”.
I giornali inglesi, intanto, vanno a caccia delle reali ragioni della decisione, con l’Huffington Post Uk che è riuscito a rintracciare la versione originale dell’e-mail mandata da Oliver agli iscritti della Bristol University Christian Union. “Dopo una lunga riflessione su questo tema – ha scritto il presidente – e cercando la saggezza di Dio e discutendo su di essa con tutto il comitato, abbiamo preso questa decisione sull’insegnamento da parte delle donne. Noi tutti abbiamo le nostre idee su argomenti quali le donne e il loro ruolo di speaker, convinzioni che spesso trovano riscontro nell’organizzazione delle chiese che scegliamo di frequentare. È buono e giusto che noi tutti manteniamo le nostre idee che rispecchiano l’insegnamento della Bibbia”. Ma non è solo l’Huffington Post a lanciarsi sulla vicenda. Femministe e gruppi per la difesa dei diritti civili di tutto il Regno Unito sono già sulle barricate. E il principale gruppo femminista del Regno Unito, che ha sede proprio a Bristol, fa sapere: “Questo è puro sessismo, è una decisione ampiamente discriminatoria e profondamente offensiva”.
Il ruolo delle donne nelle chiese e nei gruppi cristiani non è mai stato così al centro del dibattito pubblico come in questo momento, dopo il voto della Chiesa anglicana che ha rigettato la proposta di concedere alle donne l’accesso alla “poltrona” di vescovo. La chiesa d’Inghilterra di è spaccata a metà e lo stesso Rowan Williams, arcivescovo uscente di Canterbury e quindi la principale figura della Chiesa anglicana dopo la regina, ha detto che ora “la comunità cristiana inglese ha molto da spiegare e ha delle decisioni da motivare”. Non è un caso, quindi, che la vicenda di Bristol faccia notizia proprio ora, con tutta una comunità, quella cristiana appunto, che si interroga sui diritti delle donne nella Chiesa e nella società.
Intanto, a Bristol, il gruppo universitario per l’uguaglianza e il welfare, un movimento aconfessionale, sta cercando di entrare a patti con la Bristol University Christian Union. Obiettivo, portare il gruppo a un ripensamento, anche secondo le indicazioni delle femministe. Che hanno detto: “Questo è puro Medioevo nell’anno del Signore 2012”.

NON ABBIATE PAURA DEL SESSO

  • Lunedì, 26 Marzo 2012 17:55 ,
  • Pubblicato in L'Opinione
di Ignazio Marino e Carlo Maria Martini, L'Espresso
25 marzo 2012

Il cardinale e il medico. Dialogano dei tabù della Chiesa. Dall'uso del preservativo al riconoscimento delle unioni gay. E ne vengono fuori aperture soprprendenti.
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