Frontiere chiuse e solidarietà. La storia di 66 nigeriane

  • Giovedì, 15 Ottobre 2015 14:41 ,
  • Pubblicato in INGENERE
Ragazze nigeriane Ponte GaleriaClaudia Bruno, Ingenere
13 ottobre 2015

Delle 66 ragazze nigeriane sbarcate quest'estate sulle coste siciliane e successivamente condotte come "clandestine" nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria,
Ragazze Nigeria Cie Ponte GaleriaDomenica 11 ottobre, ore 19.30
Casa delle Donne Lucha y Siesta
Via Lucio Sestio, 10 - Roma

Lettere dal CIE

  • Martedì, 29 Settembre 2015 13:24 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache di ordinario razzismo
29 09 2015

E’ online il nuovo documentario di Mario Badagliacca sui Centri di Identificazione ed Espulsione in Italia tra migranti, filo spinato e paura. Il video multimediale “Lettere dal Cie” fa parte di un progetto di documentazione visiva sui CIE in Italia, nato per denunciare la violazione dei diritti in questi “campi di concentramento civilizzati“. Esso racconta la vita quotidiana nei Centri di identificazione attraverso la storia personale di Lassaad Jelassi, mediatore culturale da 25 anni in Italia. La sua voce ci accompagna dentro il Cie di Ponte Galeria a Roma, dove è stato trattenuto per quattro mesi. Lassaad descrive la vita nel centro, la difficoltà di soddisfare anche i bisogni più elementari, l’incapacità di spiegare a se stesso le ragioni della detenzione, la speranza di tornare ad essere un uomo libero.

Nelle immagini che scorrono attraverso quasi 100 scatti in bianco e nero, emerge il punto di vista del protagonista, ma, anche la sensazione del regista che afferma: “Dentro i CIE ho provato un disorientamento totale, e l’incapacità di trovare dei punti di riferimento psicologici e immaginari per spiegare a me stesso il luogo che stavo visitando”. Così circa tre anni fa è nato Lettere dal CIE, sviluppato tra i centri di Roma Ponte Galeria e Bari Palese, un progetto di documentazione visiva su questi fatti al centro di serie violazioni dei diritti umani nei confronti dei migranti.

È impossibile definire i confini tecnico-giuridici che costituiscono un CIE, si tratta di una “zona grigia” della legge italiana. Alti livelli di sicurezza, filo spinato, cani e gabbie a cielo aperto, sono i tratti distintivi dei CIE, che formalmente non sono prigioni e non accolgono detenuti, eppure, migliaia di donne e uomini ogni anno vengono privati della libertà con il trattenimento forzato nei CIE e poi espulsi. Molti dei migranti imprigionati vivono in Italia da anni e i loro figli frequentano regolarmente le scuole pubbliche. Impossibilitati a rinnovare il permesso di soggiorno, dopo essere stati reclusi nei CIE, vengono espulsi dall’Italia. Il numero di famiglie divise da questo meccanismo è alto. In altri casi le espulsioni riguardano anche le seconde generazioni nate e cresciute in Italia, che alla maggiore età si ritrovano ad avere problemi con il permesso di soggiorno.

Le immagini sono accompagnate dalle musiche dei Nine Inch Nails, dove i suoni industrial metal della band sembrano sottolineare lo stridere dei diritti umani con la sofferenza che dimora in quei luoghi.

La Campagna LasciateCIEntrare visita il CAS di Pedivigliano (Cs)

  • Martedì, 29 Settembre 2015 06:24 ,
  • Pubblicato in Flash news

Melting Pot
29 09 2015

In data 23 settembre 2015 ci siamo recati presso il C.A.S. di Pedivigliano (CS), gestito dalla Cooperativa Sociale Calabria Assistenza Onlus di Angelo Barbiero. Il centro, attivo dal mese di giugno 2015 per affido diretto in seguito ad “emergenza” sbarchi da parte della Prefettura di Cosenza, ospita attualmente 25 persone richiedenti asilo di nazionalità nigeriana. All’arrivo ci è stato consentito di entrare nella struttura e di parlare con il responsabile del centro e con i migranti.

Dal colloquio intrattenuto con il figlio del gestore, è emerso che non è stata tuttora formalizzata con la prefettura la convenzione per la messa a disposizione di posti straordinari per la prima accoglienza dei cittadini stranieri temporaneamente presenti sul territorio.

L’ente gestore lamenta una serie di difficoltà dovute all’anticipazione delle spese per la gestione del centro. Innumerevoli le richieste e i reclami da parte dei richiedenti asilo con i quali abbiamo parlato.

Secondo quanto riferito dagli stessi, vengono accompagnati all’ospedale solo nei casi urgenti, non risultano essere stati iscritti al S.S.N. né è garantita loro l’assistenza medica di base o psicologica. Uno dei ragazzi zoppica in maniera vistosa, ha difficoltà a stare in piedi. Ci racconta: “sono caduto 3 giorni fa dalla bicicletta e da allora nessuno si è preoccupato di accompagnarmi da un medico, voglio andarmene di qui, non ce la faccio più”.

M. seduto al suo fianco manifesta problemi nella zona cervicale, ci racconta che solo una volta, all’arrivo, è stato accompagnato al pronto soccorso dove gli è stata prescritta e mai somministrata una terapia a base di Muscoril.

Il responsabile dichiara che nel centro operano tre volontari appartenenti ad un’associazione locale. Gli stessi svolgono ruoli diversi, non specificati. Non sono presenti mediatori culturali né operatori legali. L’insegnamento della lingua italiana è affidato a due operatrici.

Le persone intervistate lamentano la mancata distribuzione di vestiario, fatta eccezione per donazioni sporadiche da parte della chiesa o degli abitanti di Pedivigliano. Alcuni ci mostrano le ciabatte usurate e riferiscono che si tratta delle uniche calzature a loro disposizione. Lamentano, inoltre, la mancanza di acqua calda e il guasto di alcuni servizi igienici. I migranti dormono all’interno di camere costituite da 4/5 posti. In una delle camere sono sistemati 3 uomini e due donne.

Chiediamo di potere parlare con l’unica delle due che al momento è presente all’interno del centro.

S. ci chiede di avvicinarci a lei ed in privato ci supplica di portarla via. Un mese fa ha dichiarato al gestore di avere 16 anni, così come lo stesso conferma. Risulta, inoltre, che la polizia è al corrente del fatto che la ragazza sia minorenne, secondo quanto riferito dal gestore e confermato in seguito dalla Garante per i Diritti dei Minori, Onorevole M. Intrieri, alla quale abbiamo tempestivamente comunicato la gravità della situazione. S. è ospite del centro assieme al fratello maggiore, al momento ricoverato presso l’Ospedale Civile di Cosenza per motivi che non ci è dato sapere.
Quello che ci sorprende è che questo stato di cose appaia assolutamente normale per coloro che gestiscono la struttura! L’Onorevole Intrieri ha richiesto il trasferimento urgente della minore, accompagnata in serata da organi di polizia presso struttura idonea. In serata è stata trasferita anche l’altra donna.

Lungi dal criminalizzare i singoli presenti nel centro, riteniamo che le Prefetture dovrebbero porre una maggiore attenzione alla collocazione delle persone nel rispetto della differenza di genere.

Sono troppi i casi di soggetti vulnerabili che rimangono del tutto abbandonati a sé stessi, che non riusciranno mai a superare quanto subito nei propri paesi o durante il viaggio e rischiano ancora una volta nella “civile” Europa di rivivere le stesse persecuzioni da cui sono fuggiti. Quello stesso paese che dovrebbe rappresentare un luogo sicuro, ma che continua,invece, a trattare le persone come pacchi da vendere.

NOTA della campagna - Per ragioni di tutela e riservatezza non tutti gli elementi riscontrati durante la visita sono stati resi pubblici.

Communianet
28 09 2015

"Una doppia vergogna. Mi viene da chiedere scusa a nome dell'Italia, che permette a 200 rifugiati di vivere tra muffa, topi e soffitti che crollano". Si dice sconcertata, scuote la testa e fotografa il degrado Cecilia Strada, presidente di Emergency e figlia del fondatore dell'associazione, Gino Strada. A Bari per un incontro pubblico nella sala consiliare della Provincia, Cecilia Strada ha voluto visitare l'ex Set, la tendopoli allestita dal Comune per ospitare un centinaio di migranti dopo lo sgombero dell'ex convento di Santa Chiara.

La soluzione provvisoria sarebbe dovuta durare due mesi: invece è trascorso quasi un anno. Accompagnata da un gruppo di volontari, che da tempo monitorano la tendopoli, e dal collettivo 'Rivoltiamo la precarietà', la presidente ha voluto incontrare gli ospiti, e visitare le tende, che accolgono brandine e materassi. "Condizioni insostenibili - ha denunciato - Qui mancano i requisiti minimi per una vita dignitosa. Ci sono anche bambini: è davvero un miracolo che la situazione non sia diventata esplosiva e che anzi si viva in pace anche con il quartiere".

Entro dicembre i migranti dovrebbero essere trasferiti nei container. "Vorrebbero recuperare col loro lavoro un immobile dismesso, i container non sono una casa - ha rimarcato Cecilia Strada - Si cerca di andare oltre, di non rimanere con le mani in mano: mi farò portavoce della loro causa, in primis con il Comune". A dimostrazione della buona volontà, i migranti hanno regalato a Emergency le bottiglie di salsa 'Sfrutta zero', prodotte dalle associazioni Diritti al Sud di Nardò, Solidaria di Bari e Osservatorio migranti Basilicata, che coltivano e raccolgono pomodori per farne una salsa che viene distribuita in circuiti alternativi e solidali.

E per denunciare le condizioni di sfruttamento dei migranti nelle nostre campagne, la presidente di Emergency aveva visitato il 'grande ghetto' a Rignano, nel Foggiano . "Ti accoglie un muro di spazzatura e tutti se ne stanno lavando le mani aveva detto - Raramente nei paesi peggiori che ho visitato, ho trovato condizioni così insostenibili".

 

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