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Milano, nazisti in arrivo per il raduno rock

  • Giovedì, 27 Novembre 2014 13:42 ,
  • Pubblicato in L'ESPRESSO

l'Espresso
27 11 2014

Ci risiamo. Milano capitale del raduno nazi-rock. Le indicazioni sono rigorosamente top secret, ma sabato 29 novembre arriveranno in città un migliaio di teste rasate provenienti da tutta Europa. Da capitale della resistenza durante il ventennio fascista a capitale dell’ultra destra.

L’evento si chiama “Hammerfest 2014” e l’anno scorso a giugno tra i capannoni della periferia di Rogoredo aveva acceso le polemiche. Copione rispettato anche per la nuova edizione con il sindaco Giuliano Pisapia che parla di «sfregio ai valori della Costituzione» e le associazioni come Anpi, Libertà e Giustizia e osservatorio democratico sulle nuove destre sulle barricate per bloccare il meeting.

Lo scenario è quello della galassia nera: svastiche, saluti nazisti e slogan razzisti. Odio impastato da antiebraismo e slogan fascisti per cementare l’ avversione contro le comunità di migranti, di Rom e Sinti, più in generale tutto quello che rappresenta il diverso.

Violenti battesimi del sangue per i nuovi adepti sottoposti a pestaggi e costretti a lottare contro cani da combattimento. E poi fiumi di birra e musica ad altissimo volume come colonna sonora della supremazia ariana.

In programma un concerto di band neonaziste fatte arrivare dai fratelli della Skinhouse di Bollate. Per capire di che cosa si tratta, gli Hammerskin sono un’organizzazione internazionale nata negli Usa una trentina di anni fa da una costola del Ku Klux Klan.

Il pensiero Hammerskin sta tutto nella frase attribuita all’americano David Lane: «Dobbiamo assicurare l’esistenza del nostro popolo e un futuro per i bambini bianchi». Puro stile «White Power».

Il referente politico degli organizzatori del raduno sarà anche quest’anno Lealtà e Azione, l’associazione culturale che rappresenta la facciata «istituzionale» degli skinhead milanesi.

Nei giorni scorsi una delegazione ha partecipato ad Atene a una manifestazione insieme ai neonazisti greci di Alba dorata. Presenti anche loro per la kermesse lombarda.

IL FÜHRER NEI TESTI

I loro riferimenti ideologici e politici sono espliciti nei testi che canteranno a squarciagola all’Hammerfest.

Star della serata la band “Lunikoff”, dalla storia emblematica. In origine erano i “Endlösung” («Soluzione finale») ed era formata da elementi provenienti dal gruppo “Ariogermanische Kampfgemeinschaft” (associazione di combattimento ariogermanica). Poi hanno preso il nome di Landser, gruppo disciolto nel 2003 perché giudicato in Germania «un’associazione criminale» per l’ incitamento all’odio razziale.

Fino al «complotto Lunikoff» nel cui logo compare una “L” con una spada, le famigerate insegne della divisione di cavalleria SS Lützow, formata da Himmler negli ultimi mesi di guerra nel 1945. I nemici giurati nella loro musica sono i neri, i turchi, gli ebrei, gli omosessuali.

I “Vérszerzodé” sono invece una band ungherese appartenente al circuito «R.a.c» (Rock against communism) e di Blood and Honour, rete di promozione della musica nazi e gruppo politico fondato nel Regno Unito negli anni ottanta.

Il nome, letteralmente «Giuramento di sangue», allude al patto stipulato, secondo la mitologia nazionalsocialista, dalle prime sette tribù fondatrici dell’identità magiara.

Il ritornello di una loro canzone recita «Ein Volk, ein Reich, ein Führer» ovvero il motto hitleriano «Un popolo, un impero, una guida. Ospiti fissi negli appuntamenti più importanti delle camicie nere in Europa, da Budapest ad Atene.

In Svizzera è stato negato loro per ben due volte l’ingresso, come banda xenofoba, mentre in Slovacchia i membri sono stati arrestati. A completare l’esibizione i “Kommando skin” di Stoccarda, impegnati nella lotta contro l’immigrazione e la religione ebraico-cristiana.

QUALCUNO LI FERMI

I primi a chiedere di impedire il raduno sono stati quelli dell'Osservatorio democratico sulle nuove destre.

«Lo scandalo è palese - ragiona amaramente Saverio Ferrari - a Milano e in tutta la Lombardia si può fare mentre in altri paesi vengono prese misure più drastiche. L’escamotage è semplice: gli organizzatori si rivolgono in Questura e gli viene garantita la protezione del luogo. Sono stati legittimati con una sospensione di fatto della legge Mancino rispetto ad episodi evidenti di apologia e istigazione all’odio razziale, etnico e religioso quali sono questi raduni. Per questo motivo a dicembre ci saranno altri avvenimenti simili, si è sfondato un muro».

Il motivo ufficiale delle mani legate è la forma privata degli incontri. Discoteche, capannoni affittati ad hoc per una serata con le insegne più lugubri.

Anche Palazzo Marino ha chiesto alla Questura di vigilare sull’evento a rischio. Mentre il sindaco Giuliano Pisapia attacca: «Si annuncia nella città metropolitana un raduno europeo vilmente mascherato da "raduno rock". È inaccettabile, oltre che vietata dalla legge, qualsiasi iniziativa di promozione e propaganda di razzismo e omofobia. Stiamo facendo le dovute verifiche e già abbiamo già posto la questione a tutti i livelli, anche istituzionali, che si aggiungono agli appelli dell’Anpi, dei partiti e di altre associazioni per impedire un ulteriore sfregio ai valori della Costituzione e ai princìpi base di ogni democrazia».

Proteste e mobilitazioni (anche online con l’appello “Impediamo il raduno nazista” ha raccolto 4.600 firme) non hanno però fermato l’evento. Bande musicali in camicia nera canteranno inni razzisti e slogan truci ai più crudeli torturatori della storia del Novecento.

Michele Sasso

Corriere della Sera
21 11 2014

Costa poco, è facile da trovare e un'abbuffata alcolica (binge-drinking, tante unità alcoliche bevute in un'unica occasione) porta a stordimento, come una droga.

Con la differenza che non è illegale. Anzi, è "easy". Lo spiegano loro, i giovanissimi consumatori. ...

Italia 2014: 2 morti su 5 si suicidano in cella

Situazione carceriIl sistema penitenziario è di uovo in allarme per l'alto tasso dei decessi e a preoccupare è in particolare l'aumento dei suicidi. "Se nel 2013 erano scesi al 30% del totale delle cause di morte fra i detenuti, la previsione per il 2014 è di un ritorno al dato storico del 40%: 2 decessi su 5 in carcere avvengono per suicidio".
Damiano Aliprandi, Cronache del Garantista ...

Guerre di periferia

Non si sono accesi solo al quartiere Tor Sapienza di Roma i focolai della nuova guerra civile italiana. Quella che rischia di scoppiare in mezzo alla più lunga crisi economica della storia repubblicana, nelle strade di città sempre più rabbiose, nelle mani e nelle menti di un ceto medio impoverito, impaurito, quindi aggressivo. 
Luca Sappino, l'Espresso ...

Afghani a Tormarancia: la convivenza è possibile

  • Giovedì, 20 Novembre 2014 12:01 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
20 11 2014

Alla domanda se sia preoccupato per i fatti di Tor Sapienza, Arman risponde "Io ho paura per mio figlio in mano ai talebani in Afghanistan". Al tendone per afgani in transito, a Tormarancia, le notizie provenienti dall'altra parte della città turbano molto più gli operatori che gli ospiti, che di drammi ne hanno già vissuti a sufficienza prima di arrivare.

"Vuoi perché si tratta di un quartiere lontano sia da qui che dai loro abituali punti di ritrovo, come Colle Oppio, Piramide e piazza Vittorio - spiega Francesca Biccari, responsabile della tensostruttura con la cooperativa Osa Mayor -, vuoi perché non hanno televisione o mezzi di informazione, ma anche perché non c'è stato il passaparola tipico di quando accadono fatti interni alla comunità: da questo punto di vista c'è stato molto più allarme per l'uccisione del ragazzo pachistano a Tor Pignattara".
Diverso il discorso per gli operatori sociali che lavorano in questo centro realizzato nel 2012 per accogliere i richiedenti asilo di origine afgana (ma anche qualche pachistano, iracheno e iraniano) di passaggio verso i paesi del nord Europa, o in attesa dei documenti per una sistemazione più stabile.

"L'altro giorno siamo andati a portare la nostra solidarietà alla cooperativa Sorriso, vittima degli attacchi a Tor Sapienza, e abbiamo trovato una tensione terribile - racconta la responsabile -. In questo momento è fondamentale trovare un canale di dialogo con i cittadini del quartiere, come potrebbero essere le parrocchie, altrimenti non ci si capisce più. Ho sentito riproporre le leggende metropolitane che ci riportavano anche qui i primi tempi, quando ancora non ci conoscevano: lì dicono che uomini nudi si affacciano alle finestre, qui si raccontava che ci fossero uomini nudi a spasso di notte per il quartiere. Quando poi i cittadini si sono affacciati a vedere come funzionava, e si è instaurato un dialogo con la popolazione della zona, la convivenza è andata avanti tranquilla, e se ci fosse un problema me lo verrebbero a dire".

Nei primi tempi, in effetti, si era creato un certo allarme, poi rientrato. "All'inizio i genitori che portavano i figli all'asilo lì vicino temevano ripercussioni sanitarie, ma le preoccupazioni si rivelarono infondate - racconta il presidente del Municipio VIII Andra Catarci -, grazie a una gestione trasparente e aperta alla cittadinanza, che ora ha capito che si tratta di un servizio regolare e monitorato 24 ore su 24".

Le forze dell'ordine fecero qualche giro di controllo, stupendosi della tranquillità, mentre operatori di centri di accoglienza greci, arrivati per uno scambio di esperienze, non si capacitavano dell'assenza di presidi armati. A pochi metri di distanza dal tendone degli afgani c'è anche un centro di accoglienza per minori e un centro Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), di cui nessuno sembra avvertire la presenza. "Arrivano di sera e vanno via la mattina successiva - spiega una signora con il figlio nel passeggino -, li si incontra solo alla fermata dell'autobus, ma sono persone tranquille".

"L'altro giorno siamo andati insieme a proporre un piano di riqualificazione della via - racconta il signor Gigi, titolare da quarant'anni dell'unico bar-tabacchi rimasto di fronte alla tensostruttura -, c'è un buon dialogo e sappiamo chi sono i referenti del centro. Danno più problemi i poveracci che dormono in uno stabile abbandonato qui vicino, e vengono a lavarsi ogni mattina alla fontanella del mercato, se fossi nel pescivendolo lì vicino mi arrabbierei".

Spiega che il quartiere, nonostante sia relativamente centrale, si è progressivamente svuotato di esercizi commerciali, e sta vivendo un periodo di degrado dovuto alla crisi, nonostante la vicinanza con altre zone in crescita, come Garbatella dall'altra parte della Cristoforo Colombo. Un altro signore lamenta invece la presenza saltuaria di persone di etnia rom, accusate di piccoli furti e di svuotare i cassonetti dell'immondizia alla ricerca di metalli.

"Bisogna capire che povertà non significa necessariamente pericolo - aggiunge Catarci -: sul nostro territorio ci sono microinsediamenti abusivi e bivacchi in punti abbandonati, anche in quartieri decorosi, dalla Montagnola a via della Vasca Navale. Non si può però dare una risposta di ordine pubblico a bisogni sociali, non serve semplicemente lo sgombero, ma una gestione oculata dei territori, una risposta di politiche sociali a lungo termine".

I problemi trattati al tendone riguardano più i documenti e gli smistamenti che l'ordine pubblico. C'è un ragazzo con lo zaino in spalla che chiede di essere accolto di nuovo dopo essere stato espulso dalla Norvegia dove abita sua moglie, ma dove lui non può andare perché registrato in Italia, e un uomo che preferirebbe stare al tendone piuttosto che nel centro a cui è stato assegnato perché lontano diversi chilometri dalla prima fermata di autobus per andare al lavoro.

Un altro ragazzo si chiede come trovare i soldi per il biglietto per la città dove ritirare il permesso di soggiorno ormai pronto. Buona parte degli ospiti di passaggio qui è bloccata in Italia dal regolamento europeo che costringe a chiedere asilo nel primo paese in cui si viene registrati, mentre proseguirebbero volentieri verso nord, dove spesso vivono già amici e parenti ormai integrati. Da qui un iter burocratico che li porta ad attese di mesi, passando le giornate fra ritrovi nelle piazze e la ricerca di piccole fonti di guadagno.
"Un giorno ero di passaggio a piazza Vittorio, e una novantina di afgani mi vennero incontro a salutarmi - racconta divertita Biccari -, mettendo in apprensione un poliziotto che vedeva me, una donna sola, circondata da tutti quegli uomini stranieri. Gli dissi 'Non si preoccupi, sono tutti ospiti miei, presenti, passati e futuri, li conosco'. La differenza è proprio quella, conoscersi e aprirsi all'altro".

"Il tendone è un esempio di buona convivenza, da un lato, ma anche di risposta politica a ciò che non è inquadrato per legge, perché accoglie i migranti in transito con o senza documenti in modo organizzato e sicuro, sperimentazione unica in Italia - aggiunge il presidente del Municipio -, ma rischiamo di perdere questa positiva esperienza: si tratta di una struttura nata provvisoria, avevamo proposto di spostare il servizio in uno stabile nel nostro stesso territorio, a Tor Carbone".

La scuola abbandonata necessitava di pochi lavori di messa in sicurezza. Per due volte gruppi di senzatetto rinunciarono all'occupazione alla notizia che sarebbe divenuto un centro di accoglienza. "Ma l'inefficienza dell'assessore Cutini alle Politiche sociali ha fatto sì che, a furia di aspettare, dopo un anno e mezzo di inattività lo stabile è occupato di nuovo".

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