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Poggioreale, è qui il lager. I racconti choc dei malati

  • Venerdì, 26 Settembre 2014 08:32 ,
  • Pubblicato in Flash news

Roma
26 09 2014

All'interno del carcere di Poggioreale c'è un padiglione speciale, diverso dagli altri. E' il padiglione San Paolo, il Centro Diagnostico Terapeutico, l'ospedale del carcere. E' qui che, all'interno delle celle, si trovano i detenuti ammalati.

Ogni cella ne ospita tre o quattro, con problemi e patologie differenti. ...

Corriere della Sera
25 09 2014

Risarcimento di 4.808 euro per 601 giorni di detenzione in condizioni inumane di sovraffollamento carcerario, e 10 giorni di detrazione della pena sui residui 100 giorni che ancora gli restavano da scontare: è la prima applicazione a Padova del «rimedio compensativo» introdotto dal decreto legge 92 del 26 giugno per placare Strasburgo ed evitare una raffica di condanne dell’Italia da parte della Corte europea dei Diritti dell’uomo, che con le sentenze Sulejmanovic il 16 luglio 2009 e Torregiani l’8 gennaio 2013 aveva indicato in 3 metri quadrati per detenuto lo spazio minimo in cella sotto il quale la detenzione diventa automaticamente «trattamento disumano e degradante», cioè tortura.

Il decreto legge introduce una riduzione di pena di 1 giorno di detenzione per ogni 10 giorni trascorsi in condizioni inumane, oppure il risarcimento di 8 euro al giorno se la detenzione si è già conclusa. Ad oggi, tuttavia, pur a fronte di parecchie migliaia di richieste già formulate dai detenuti in tutta Italia, molti uffici di Sorveglianza o non hanno ancora maturato un orientamento (come Milano e Napoli, che per priorità lavorano intanto sullo smaltimento delle istanze di «liberazioni anticipata» passibili di determinare l’urgente messa in libertà dei detenuti richiedenti); oppure stanno adottando - come a Vercelli - una linea restrittiva che sfocia in molte dichiarazioni di inammissibilità dei ricorsi.

Diversa l’interpretazione a Padova, e in genere nel distretto di Venezia come pure a Genova. Nel caso esaminato dalla giudice di sorveglianza Linda Arata, un carcerato albanese condannato a 6 anni (per associazione a delinquere, prostituzione minorile, violenza privata e falsa testimonianza) lamentava tutta la propria attuale detenzione nella casa di reclusione di Padova. La giudice ha però circoscritto il titolo di risarcimento al periodo in cui si è ricostruito che il detenuto era stato in cella con altre due persone, situazione che faceva scendere lo spazio disponibile pro capite a 2 metri e 85 centimetri: misura nella quale la giudice, in dissenso dal ministero della Giustizia che ora ha fatto reclamo contro l’ordinanza, ha escluso il bagno «in quanto mero vano accessorio della camera detentiva», e «gli arredi inamovibili come l’armadio», conteggiando invece «letto e tavolino e sgabelli in quanto arredi che possono essere spostati».

Con questi paletti sono risultati 701 i giorni trascorsi in cella dal detenuto albanese in condizioni disumane. Dall’esecuzione della pena residua di 100 giorni la giudice gli ha allora detratto 10 giorni (appunto uno ogni dieci), tolti i quali il detenuto è tornato in libertà il 2 settembre. Per gli altri pregressi «601 giorni di detenzione in condizioni di illegalità», la giudice ha «applicato il criterio di liquidazione residuale del risarcimento predeterminato dal legislatore» di 8 euro al giorno, per un totale quindi di 4.808 euro.

Luigi Ferrarella

"I poliziotti a Corcolle: picchiateli, ma domani"

M. ha visto alcuni suoi concittadini prendersela con i neri, soprattutto con un tizio ghanese, mercante pacifico di collanine. Ha visto che la protesta era monitorata da due pattuglie della polizia. Ha però sentito la voce di un poliziotto che dissuadeva un dimostrante con queste parole: "Ve li lasciamo domani. Adesso c'è troppa gente".
Antonello Caporale, Il Fatto Quotidiano ...
 

Il Corriere della Sera
23 09 2014

Stefano Cucchi fu «pestato», ma l’aggressione avvenne dopo l’udienza di convalida del suo arresto per droga. È il colpo di scena emerso in aula dalle parole del sostituto Procuratore generale Mario Remus, nel corso della sua requisitoria per il processo d’Appello in merito alla morte di Stefano Cucchi, ricostruendo quanto avvenuto dopo il fermo del 15 ottobre del 2009 fino alla sua morte nella struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini. In primo grado l’accusa aveva sostenuto che Cucchi era stato picchiato nelle celle del Palazzo di Giustizia poco prima dell’udienza di convalida.

Richiesta di condanne anche per la polizia penitenziaria

Tutto ciò ha consentito al Pg di giungere a una richiesta di condanna anche per gli agenti della penitenziaria che ebbero in cura Cucchi, e che in primo grado erano stati assolti. «C’è la prova che Stefano non avesse segni di aggressione violenta prima di arrivare in udienza - ha detto il Pg - L’aggressione è avvenuta dopo l’udienza di convalida dell’arresto e prima della sua traduzione in carcere». Tant’è che «in udienza ha battibeccato, si è alzato più volte, ha scalciato un banco; certo non avrebbe potuto farlo e fosse stato fratturato».

Non una caduta accidentale

Per il rappresentante dell’accusa «la localizzazione delle lesioni sul corpo di Stefano non porta a credere che siano state causate da una caduta accidentale, bensì da una aggressione vera e propria. Stefano era di una magrezza eccezionale; il suo esile corpo ha scattato la fotografia di un’aggressione volontaria e intenzionale». La certezza espressa dal Pg Remus è che Stefano Cucchi «è stato aggredito dagli agenti della Polizia penitenziaria che lo avevano in custodia».

Cure inadeguate

La pubblica accusa ha quindi sollecitato la condanna oltre che per sei medici e tre infermieri anche per i tre agenti della polizia penitenziaria assolti in primo grado. I medici che ebbero in cura Stefano Cucchi nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini di Roma, secondo il Pg offrirono «cure inadeguate» e «lo dicono chiaramente i numerosi consulenti che sono stati sentiti in udienza nel corso del processo di primo grado» ha detto Remus. Per il rappresentante della pubblica accusa, correttamente i giudici di primo grado hanno condannato i medici per omicidio colposo (5 su sei, l’ultimo fu condannato per falso); cosa diversa per gli infermieri di cui ha chiesto la condanna, ribaltando la sentenza assolutoria disposta dalla III Corte d’assise. «La trascuratezza dei medici appare ingiustificabile - ha detto il Pg Remus - Stefano entra in stato di detenzione in condizioni fisiche già precarie, magro, emaciato, con poca massa muscolare. Era un paziente fisicamente difficile che richiedeva cure particolari e non ordinarie». E le condotte contestate agli infermieri, secondo la pubblica accusa, sono accomunabili a quelle dei medici; anche se per entrambi «non ci fu una deliberata volontà di non curare Stefano».

La sorella: «Pestaggio di Stato»

«Il procuratore generale in udienza ha esordito descrivendo un vero e proprio pestaggio di Stato e una grave compromissione e negazione dei diritti umani in danno di mio fratello. Dedico queste parole al senatore Giovanardi al signor Capece che mi attaccano sistematicamente ed al ministro della Giustizia che prenda provvedimenti». Così, in una nota, Ilaria Cucchi. «Affinché si possa avere un sincero momento di riflessione sui terribili fatti che hanno portato a morte Stefano. Penso anche alla tanto auspicata approvazione della legge sulla tortura che il nostro Paese continua a rifiutarsi di adottare a dispetto dei moniti che ci vengono rivolti dall’Onu», conclude.

Dubbi su dubbi

«Sorpresa in aula. Oggi abbiamo scoperto che, per i pm, Stefano Cucchi è stato pestato prima dell’udienza di convalida; per la sentenza di primo grado, forse durante il suo arresto; e per il Pg, dopo l’udienza di convalida. Il Procuratore generale non ha fatto altro che aggiungere al dubbio altri dubbi». È il commento dell’avvocato Diego Perugini, legale di uno degli agenti della Penitenziaria imputati nel processo d’appello per la morte di Stefano Cucchi, alla decisione del Procuratore generale di chiedere la condanna a una anno di reclusione del suo assistito, assolto in primo grado insieme a due colleghi.Stefano Cucchi fu «pestato», ma l’aggressione avvenne dopo l’udienza di convalida del suo arresto per droga. È il colpo di scena emerso in aula dalle parole del sostituto Procuratore generale Mario Remus, nel corso della sua requisitoria per il processo d’Appello in merito alla morte di Stefano Cucchi, ricostruendo quanto avvenuto dopo il fermo del 15 ottobre del 2009 fino alla sua morte nella struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini. In primo grado l’accusa aveva sostenuto che Cucchi era stato picchiato nelle celle del Palazzo di Giustizia poco prima dell’udienza di convalida.

Richiesta di condanne anche per la polizia penitenziaria

Tutto ciò ha consentito al Pg di giungere a una richiesta di condanna anche per gli agenti della penitenziaria che ebbero in cura Cucchi, e che in primo grado erano stati assolti. «C’è la prova che Stefano non avesse segni di aggressione violenta prima di arrivare in udienza - ha detto il Pg - L’aggressione è avvenuta dopo l’udienza di convalida dell’arresto e prima della sua traduzione in carcere». Tant’è che «in udienza ha battibeccato, si è alzato più volte, ha scalciato un banco; certo non avrebbe potuto farlo e fosse stato fratturato».

Non una caduta accidentale

Per il rappresentante dell’accusa «la localizzazione delle lesioni sul corpo di Stefano non porta a credere che siano state causate da una caduta accidentale, bensì da una aggressione vera e propria. Stefano era di una magrezza eccezionale; il suo esile corpo ha scattato la fotografia di un’aggressione volontaria e intenzionale». La certezza espressa dal Pg Remus è che Stefano Cucchi «è stato aggredito dagli agenti della Polizia penitenziaria che lo avevano in custodia».

Cure inadeguate

La pubblica accusa ha quindi sollecitato la condanna oltre che per sei medici e tre infermieri anche per i tre agenti della polizia penitenziaria assolti in primo grado. I medici che ebbero in cura Stefano Cucchi nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini di Roma, secondo il Pg offrirono «cure inadeguate» e «lo dicono chiaramente i numerosi consulenti che sono stati sentiti in udienza nel corso del processo di primo grado» ha detto Remus. Per il rappresentante della pubblica accusa, correttamente i giudici di primo grado hanno condannato i medici per omicidio colposo (5 su sei, l’ultimo fu condannato per falso); cosa diversa per gli infermieri di cui ha chiesto la condanna, ribaltando la sentenza assolutoria disposta dalla III Corte d’assise. «La trascuratezza dei medici appare ingiustificabile - ha detto il Pg Remus - Stefano entra in stato di detenzione in condizioni fisiche già precarie, magro, emaciato, con poca massa muscolare. Era un paziente fisicamente difficile che richiedeva cure particolari e non ordinarie». E le condotte contestate agli infermieri, secondo la pubblica accusa, sono accomunabili a quelle dei medici; anche se per entrambi «non ci fu una deliberata volontà di non curare Stefano».

La sorella: «Pestaggio di Stato»

«Il procuratore generale in udienza ha esordito descrivendo un vero e proprio pestaggio di Stato e una grave compromissione e negazione dei diritti umani in danno di mio fratello. Dedico queste parole al senatore Giovanardi al signor Capece che mi attaccano sistematicamente ed al ministro della Giustizia che prenda provvedimenti». Così, in una nota, Ilaria Cucchi. «Affinché si possa avere un sincero momento di riflessione sui terribili fatti che hanno portato a morte Stefano. Penso anche alla tanto auspicata approvazione della legge sulla tortura che il nostro Paese continua a rifiutarsi di adottare a dispetto dei moniti che ci vengono rivolti dall’Onu», conclude.

Dubbi su dubbi
«Sorpresa in aula. Oggi abbiamo scoperto che, per i pm, Stefano Cucchi è stato pestato prima dell’udienza di convalida; per la sentenza di primo grado, forse durante il suo arresto; e per il Pg, dopo l’udienza di convalida. Il Procuratore generale non ha fatto altro che aggiungere al dubbio altri dubbi». È il commento dell’avvocato Diego Perugini, legale di uno degli agenti della Penitenziaria imputati nel processo d’appello per la morte di Stefano Cucchi, alla decisione del Procuratore generale di chiedere la condanna a una anno di reclusione del suo assistito, assolto in primo grado insieme a due colleghi.

Scuola, i volontari del recupero

abbandono scolasticoSecondo il recente rapporto Ocse "Education at a Glance", è dal 2010 che il numero di giovani tra i 15 e i 19 anni iscritti nelle nostre scuole cala, lentamente ma costantemente. Nel 2012 solo l'86% dei venni erano iscritti nel sistema scolastico, una delle percentuali più basse tra i Paesi Ocse.
Paola Springhetti, Il Sole 24 Ore ...

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