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Assassinio di 13 bambini eritrei

  • Martedì, 30 Dicembre 2014 12:20 ,
  • Pubblicato in ZeroViolenza

Marco Omizzolo e Roberto Lessio, Zeroviolenza
30 dicembre 2014

Una strage di Natale. Di quelle che tolgono il sonno e dipingono i colori luminosi di questo Natale di un grigio spento. La tragedia è avvenuta ancora una volta per colpa di una delle dittature più atroci, quella eritrea di Isaias Afewerki.
Secondo l'agenzia di stampa Gedab News e il Comitato Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, 13 ragazzi eritrei, sette donne e sei uomini tra i 13 e i 20 anni, in fuga dal loro paese, sono stati massacrati a colpi di mitra vicino la piccola città di Karora.

27ora
23 12 2014

Turbulences, turbolenze. Tempi inquieti, in Tunisia. Dove la miccia delle “primavere arabe” si è tradotta in una transizione, difficile ma possibile, dall’autoritarismo alla democrazia.

Turbolenze, per l’economia in difficoltà, l’instabilità politica. E insieme dinamismo, effervescenza, ottimismo. Perché il piccolo paese del Maghreb serve oggi anche da modello a una regione devastata da versioni stravolte dell’islam. “Paese dell’anno”, secondo l’Economist: laboratorio di democrazia e di una stagione di riforme che hanno consolidato l’eredità di una rivoluzione, drammatica a tratti, ma senza gli orrori prevalsi nell’Oriente arabo.

Turbulences è anche il titolo della Collezione tunisina delle opere di oltre 200 artisti che hanno accolto l’invito di Imago Mundi – progetto globale promosso da Luciano Benetton sotto l’egida della Fondazione Benetton Studi Ricerche, che punta a mappare la creatività dell’intero pianeta – e ne hanno fatto un palcoscenico dal quale far sentire la loro voce: un urlo che chiede al mondo di vigilare, perché gli artisti possano continuare a esprimersi liberamente. Un insieme di opere “minuscole” (realizzate in modo volontario e senza fini di lucro da artisti affermati ed emergenti, senza vincoli stilistici ma solo di formato: dieci centimetri per dodici) che colpiscono nel segno: con grande varietà di tecniche e di materiali e con qualche inquietudine per il futuro del Paese, gli autori tunisini riescono a coniugare il loro patrimonio ancestrale con la modernità, riflettendo il periodo che sta vivendo lo Stato-cuscino africano, stretto tra Libia e Algeria. «Un sistema sociale, politico, culturale ed economico rimesso in discussione – spiega Leila Souissi, la curatrice -. Turbolenze di un momento artistico che coincide con una trasformazione storica della società tunisina e con il rinnovamento creativo».

«Il formato ridotto obbliga gli artisti, conosciuti o meno, ad adattarsi ai medesimi vincoli, a concentrarsi sullo stesso spazio per esprimere le loro speranze e le loro disperazioni, le loro angosce e il loro coraggio, le loro gioie e le loro lacrime, i loro incubi e i loro sogni, in sostanza tutte queste “turbolenze intime» – scrive Soussi nella presentazione del catalogo -. Dieci per dodici è un formato insolito e incerto come la Tunisia di oggi: Paese né del tutto in rivolta né del tutto pacifico, né del tutto laico né del tutto islamico, né del tutto femminista né del tutto maschilista».

E l’inquietudine emerge soprattutto dalle opere femminili, come quella di Amira Karaoud, che ha girato il mondo armata di macchina fotografica per denunciare le ingiustizie, in particolare quelle contro le donne e contro il diritto di esprimere in pubblico le proprie opinioni, che ha intitolato il suo contributo: «Tra donne i fardelli diventano Apriti Sesamo».

«Dopo la rivoluzione, la società civile dimostra giorno dopo giorno che sono le donne le guardiane dell’eccezione tunisina, anche nel mondo dell’arte, che è caratterizzato da una forte presenza femminile: l’80% degli studenti delle scuole di Belle Arti sono ragazze», afferma Aicha Filali, artista e insegnante presso l’Istituto di Belle Arti di Tunisi.

«Le donne si sentono in pericolo, avvertono il rischio di una deriva, hanno paura di venire schiacciate e fanno della resistenza la loro ragion d’essere», rincara Faten Rouissi, (premiata alla Biennale d’arte di Dakar, in maggio, per l’opera Fantasmi della libertà, un’installazione-omaggio a Buñuel, con un tavolo da conferenza circondato da 17 wc in ceramica, al posto delle sedie), presente nel catalogo Imago Mundi con un’opera eloquente: Sex Jihad. Un’aperta polemica nei confronti delle donne che partecipano alla guerra santa offrendo i propri corpi agli uomini che combattono.

Voci che raccontano che – miracolosa eccezione, che ha resistito alla minaccia dell’Islam radicale – la Tunisia non è disposta a rinunciare all’emancipazione femminile. Voluta da Habib Bourghiba, l’autoritario fondatore della Tunisia indipendente, che diede al Paese un’impronta modernista, laica, filo-occidentale e fece varare un Codice di famiglia molto avanzato. La favorì con la presenza delle donne negli uffici pubblici, nell’istruzione, scoraggiando l’uso del velo. La ribadisce la nuova Costituzione, approvata in gennaio che – pur affermando l’identità islamica della nazione – ha sancito la parità tra uomo e donna anche in politica. Una conquista delle donne, che hanno evitato per un soffio che la stessa Carta le confinasse alla coranica “complementarietà” all’uomo. Non più uguali: necessarie, sì, ma “inferiori”. Sarebbe stato un traumatico stop al processo di modernizzazione. In migliaia, ormai un anno fa, sono scese in piazza per urlare la loro contrarietà alle manovre del Partito Islamico.

Si sentono in pericolo: ecco perché le donne si espongono più degli uomini, le artiste parlano più dei colleghi maschi: la loro voce risuona nell’arte. «Certo – dice Soussi – anche questa voce ha conosciuto la censura, all’inizio della rivoluzione, ma davanti alle proteste i divieti arretrano».

Davanti allo specchio del caso Cucchi

La morte fa paura, sempre. Ma ci sono circostanze in cui fa più paura. Questo accade quando non è possibile comprenderne le cause, quando abbiamo la sensazione di essere vicini alla verità dei fatti, ma alla fine quella verità ci sfugge. Fa più paura quando abbiamo la sensazione che al posto del morto potevamo esserci noi, nostro fratello, nostra sorella, nostro padre o nostra madre. Nostro figlio, il nostro migliore amico.
Roberto Saviano, l'Espresso ...

Nelle urne il test sulla transizione della Tunisia

Elezioni 2014 in Tunisia per eleggere il Parlamento"La transizione è stata portata avanti, più o meno bene - spiega l'ex commerciante - ma ogni rivoluzione porta con sé turbolenze. La cosa importante è che la gente sia d'accordo per avere elezioni credibili che portino al governo uomini decisi a cambiare il Paese".
Roberto Bongiorni, Il Sole 24 Ore ...

Corriere della Sera
13 10 2014

La rimozione nei quartieri di Admiralty e Mongkok sotto gli occhi dei manifestanti che non si aspettavano l’azione. :«Interventi necessari per consentire il traffico regolare».

La polizia di Hong Kong ha iniziato a rimuovere a sorpresa le barricate erette dai manifestanti pro democrazia da più di quindici giorni. Lo smantellamento è iniziato ad Admiralty, il quartiere dei ministeri ed è avvenuto anche a Mongkok, uno dei principali luoghi della protesta. I poliziotti sono intervenuti senza indossare la tenuta anti sommossa. I manifestanti che chiedono a Pechino la garanzia di una democrazia totale per l’antica colonia britannica, non si aspettavano l’intervento della polizia.

«Rimozione necessaria»
In un comunicato le forze dell’ordine di Hong Kong hanno spiegato la rimozione delle barricate è stata necessaria pera consentire un traffico regolare e che non ha l’obiettivo di rimuovere i manifestanti pro-democrazia. L’azione degli agenti però è arrivata dopo che domenica il capo del governo o «chief executive» Leung Chun-ying aveva respinto per l’ennesima volta la richiesta di dimissioni e aveva sostenuto che il movimento di protesta «non ha alcuna possibilità» di raggiungere i suoi obiettivi. Negli ultimi giorni il numero dei manifestanti è nettamente diminuito e oggi nelle strade rimangono poche decine di persone

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