Jobs Act: da precari e studenti nessuna fiducia

  • Mercoledì, 08 Ottobre 2014 12:36 ,
  • Pubblicato in DINAMO PRESS

Dinamo Press
08 10 2014

Mentre a Milano studenti, precari, sindacati contestano il vertice Ue sul lavoro, in Senato si pone la fiducia sul Jobs Act. E' tempo di osare e organizzarsi, è tempo di scioperare.

E alla fine è stato voto di fiducia. Non poteva essere altrimenti, Renzi deve presentare l'approvazione del Jobs Act, almeno in una delle due camere, al vertice europeo sul lavoro in svolgimento a Milano. Al Disegno di legge delega approvato dalla Commissione Lavoro del Senato, quella presieduta da Sacconi, il più feroce avversario (assieme a Treu) dei precari e dei giovani che questo paese abbia conosciuto, si aggiunge il maxi-emendamento scritto da Poletti.

Piccole aggiunte, ma la sostanza non cambia: una delega quasi vuota, soprattutto per quel che riguarda la definitiva eliminazione dell'articolo 18, che saranno i decreti attuativi (del Governo) a riempire nei prossimi mesi. Rimane invariato l'impianto generale: far fuori lo Statuto dei lavoratori per riformare contrattazione e ammortizzatori sociali. Nel primo caso, si parla della piena affermazione della contrattazione decentrata o aziendale, utile a disattivare il contratto nazionale. Nel secondo, di un pasticciato allargamento dell'Aspi, includendo anche collaboratori a progetto e partite Iva a mono-committenza, con 1,5 miliardi di euro: praticamente briciole, una presa per i fondelli.

Si distrugge il vecchio per aggravare la crisi e ridurre ulteriormente salari e diritti. Il Jobs Act, infatti, va letto (e compreso) insieme alla Legge Poletti. Alla massima flessibilità in entrata (contratto a tempo determinato acausale, senza più alcun vincolo/limite), massima flessibilità in uscita (eliminazione dell'articolo 18) per i pochissimi che conquisteranno un contratto a tempo indeterminato. Ad accompagnare tutto questo, un contratto di apprendistato senza contenuto formativo e una riforma degli ammortizzatori sociali senza risorse.

Opporsi al Jobs Act vuol dire opporsi alla logica neoliberale che informa il governo Renzi e che ha un obiettivo chiarissimo: comprimere i salari al minimo, fino al free job o al lavoro neo-servile. L'urgenza dello sciopero sociale, come dimostrano le mobilitazioni di Napoli dello scorso 2 ottobre e quelle di Milano di quest'oggi, cresce nella società, tra i giovani, gli studenti, i precari. Verso il 14 novembre, è necessario però far crescere i Laboratori, connettere le lotte, consolidare una nuova narrazione a partire dalle manifestazioni studentesche e del mondo della formazione del 10 ottobre, passando poi per la mobilitazione milanese contro l'Expo e lo sciopero generale della logistica del 16 ottobre.

Stanno vincendo (forse) al Senato, ma non ancora alla Camera e di certo non hanno vinto nella società. È il tempo di osare.

Lavoro. Il 51% dei giovani è pronto ad emigrare all’estero

  • Martedì, 07 Ottobre 2014 09:47 ,
  • Pubblicato in Flash news

Dazebaonew
07 10 2014

-La maggioranza dei giovani italiani (51 per cento) è pronta ad emigrare per motivi di lavoro. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’ in occasione della presentazione dal Rapporto Italiani nel Mondo 2014 della Fondazione Migrantes.

Il motivo principale che spinge i giovani a lasciare l’Italia è - sottolinea la Coldiretti - il fatto che il 19 per cento consideri il Paese fermo in cui non si prendono mai decisioni, una percentuale del 18 per cento punta il dito sulle tasse e il 17 per cento chiama in causa la mancanza di lavoro a pari merito con la mancanza di meritocrazia. La percentuale di chi è disposto a lasciare il proprio Paese - precisa la Coldiretti - è piu’ alta per gli under 35 anni maschi (57 per cento) rispetto ai giovani maschi alle giovani donne (45 per cento) e raggiunge il picco massimo del 59 per cento tra i 18-19 anni. La percentuale sale anche con il grado di istruzione e raggiunge il 55 per cento per i livelli alti.“In un Paese vecchio come l’Italia la prospettiva di abbandono evocata dalla maggioranza dei giovani italiani è una perdita di risorse insopportabile se si vuole tornare a crescere”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “negli ultimi cinque anni in Italia sono aumentati percentualmente, tra gli occupati, gli over 55 mentre sono calati i lavoratori piu’ giovani a differenza di quanto è avvenuto in tutti gli altri Paesi industrializzati secondo il rapporto “Global Employment Trends 2014.

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