×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

La discriminazione contro gli estranei è sempre esistita: ma, prima degli anni Cinquanta, e con l'eccezione di pochi studi in materia di occupazione femminile, gli economisti si sono scarsamente occupati dell'argomento. ...
Non solo un mercato comune, ma una comunità consapevole dei valori europei, che, come si legge nel Trattato sull'Unione, "si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze". ...

Pil: da quest'anno nei calcoli anche droga e prostituzione

  • Giovedì, 22 Maggio 2014 13:32 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
22 05 2014

Lo rileva l'Istat. L'aggiornamento potrebbe portare per l'Italia, si stimava a gennaio a Bruxelles, a una revisione al rialzo del livello del Pil tra l'1% e il 2%.

Il 2014 segna il passaggio "ad una nuova versione delle regole di contabilità", tanto in Italia come in gran parte dei paesi dell'Unione Europea, che inseriranno "una stima nei conti (e quindi nel Pil)" delle attività illegali, come "traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)". La novità sarà inserita in coerenza con le linee Eurostat. Lo rileva l'Istat.

Le spese per ricerca e sviluppo saranno considerate investimenti e non più costi, un cambiamento che "determina un impatto positivo" anche "sul Pil". L'aggiornamento potrebbe portare per l'Italia, si stimava a gennaio a Bruxelles, a una revisione al rialzo del livello del Pil tra l'1% e il 2%.

Nello specifico, tra le riserve trasversali avanzate ce ne è una, sottolinea l'Istituto, che "ha una rilevanza maggiore", in quanto, appunto, riguarda l'inserimento nei conti delle attività illegali, che già il precedente sistema dei conti nazionali, datato 1995, aveva previsto, "in ottemperanza al principio secondo il quale le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico".

L'Istat riconosce come la misurazione delle attività illegali sia "molto difficile, per l'ovvia ragione - spiega - che esse si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni". Ecco che, aggiunge, "allo scopo di garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite. Le attività illegali di cui tutti i paesi inseriranno una stima nei conti (e quindi nel Pil) sono: traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)". Quindi viene almeno circoscritto il range per mettere a punto una stima del peso di quest'area.

A riguardo può essere utile ricordare come l'Istat già inserisca nel Pil il sommerso economico, che deriva dall'attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all'osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. Le ultime stime dedicate risalgono al 2008, e indicano come il valore aggiunto prodotto nell'area del sommerso sia compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Il peso dell'economia sommersa è quindi stimato tra il 16,3% e il 17,5% del Pil.

Federico Rampini, La Repubblica
11 maggio 2014

"I cittadini europei non accettano più l'austerity, e in questo l'opinione pubblica si sta mostrando più saggia degli esperti. La situazione sul vostro continente è drammatica, deve cambiare. La soluzione non è uscire dall'euro, ma uscire dalle sue politiche sbagliate. ...
"I cittadini europei non accettano più l'austerity, e in questo l'opinione pubblica si sta mostrando più saggia degli esperti. La situazione sul vostro continente è drammatica, deve cambiare. La soluzione non è uscire dall'euro, ma uscire dalle sue politiche sbagliate. Dovete riscoprire la lezione che l'Europa applicò per risollevarsi dopo la seconda guerra mondiale". ...

facebook