L'oasi di Tunisi

Elezioni in TunisiaNoi diciamo laico, ma per i musulmani è come dire ateo. E non è il caso. Più che nel risultato elettorale il vero evento risiede tuttavia nel processo avvenuto nelle urne, dove si è espressa la volontà popolare nel rispetto di una Costituzione da poco altrettanto liberamente concordata tra forze islamiste e anti islamiste.
Bernando Valli, la Repubblica ...
Voleva rifarsi il look, eppure lo schieramento è ancora ritenuto razzista, populista e chiaramente antislamico. Lo Sverigedemokraterna è uno dei sei alleati di Beppe Grillo nel gruppo Efd. ...

Soraya Post e la solitudine dei numeri primi

  • Martedì, 27 Maggio 2014 10:58 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere.it
27 05 2014

“Se riuscite a radunare almeno venticinque persone, potenzialmente interessate a quanto proponiamo, saremo noi a venire a casa vostra a parlare con voi”. Nasce dalla fusione delle due più antiche forma di propaganda politica, il passaparola e la campagna porta a porta, uno dei più sorprendenti successi di queste elezioni europee. Soraya Post, svedese, 57 anni, è la prima donna, appartenente a un partito femminista, di nome e di fatto, “Feminist Initiative ” a entrare nel Parlamento europeo.

Feminist Initiative nasce nel 2005 dall’idea di Gudrun Schyman, leader storica della sinistra svedese. Non è mai riuscito a entrare nel parlamento svedese e, fino alle elezioni del 25 maggio, il miglior risultato era stato ottenuto proprio alle precedenti elezioni europee dove aveva raccolto il 2,2 per cento. La svolta arriva nel novembre 2013 con la candidatura, appunto, di Soraya Post. Candidatura forte per via delle mille battaglie condotte - su tutte quella in difesa della popolazione Rom - Soraya racconta di un’infanzia vissuta “in seconda classe” proprio a causa della sua appartenenza etnica. Sua madre, ha raccontato in una recente intervista al New York Times, subì a 21 anni e al settimo mese di gravidanza, un aborto forzato e in seguito venne sterilizzata contro la sua volontà. Altri tempi e soprattutto altra Svezia, che attualmente è il paese più avanzato al mondo per quel che concerne le politiche sociali. Le esperienze drammatiche hanno forgiato un carattere battagliero. Lei, scherzando, si è definita “una supereroina antifascista” perché sostiene che il peggior nemico del femminismo è il fascismo che vuole relegare le donne dietro ai fornelli.

Così, senza fondi pubblici, ma con colazioni, pranzi, cene organizzate dalle attiviste e dagli attivisti (sì, anche uomini) e un programma politico chiaro (diritto all’aborto, parità di retribuzione a prescindere da età, genere ed etnia, lotta contro ogni forma di discriminazione), Feminist Initiative avrà un seggio a Strasburgo. “Sedere nelle stanze che contano per lottare in quanto si crede” era il suo obiettivo prima del voto. Sembrava una chimera e invece, ai tempi della presunta democrazia digitale e di scostamento della classe politica dai cittadini, Soraya con le formule della vecchia politica, ce l’ha fatta e con un risultato ben al di sopra delle aspettative. Non avrà però compagne in questa avventura. Né le feministes pour une europe solidaire che in Francia hanno racimolato circa 30mila voti, né le Feministische Partei Die Frauen che in Germania hanno ottenuto pochissime preferenze. Ma la forza di carattere della Post è tale che non sorprenderebbe (ri)vedere presto il “gender pay gap” all’ordine del giorno in Parlamento e molte liste, dichiaratamente femministe, presentarsi alle prossime elezioni nei rispettivi paesi.

Una Rom svedese che lotta contro i fascismi che riemergono nel vecchio continente. Esiste qualcosa che rappresenta meglio il sogno europeo?

Luci e ombre dopo il voto

  • Martedì, 27 Maggio 2014 09:08 ,
  • Pubblicato in Flash news

Cronache di ordinario razzismo
27 05 2014

Sono 1.686.556 i cittadini italiani che si sono riconosciuti nelle parole d’ordine della Lega Nord, il 6,16% degli elettori. I 5 europarlamentari leghisti eletti si troveranno in buona campagnia di euroscettici di varia natura. Secondo le stime, i partiti nazionalisti e anti-europei avranno 140 seggi su 751, 60 in più rispetto alle elezioni europee del 2009.

Tra gli altri:

24 i seggi conquistati dal Front National di Marie Le Pen diventato primo partito in Francia con il 25% dei voti;

3 dallo Jobbik ungherese con il 14,7%;

2 dalla greca Alba dorata al 9,4%;

2 dai Veri Finlandesi al 12,9%;

4 dai polacchi della Nuova destra al 7,1%;

7 dai tedeschi dell’Alleanza per la nuova Germania al 7%;

1 dai danesi del Movimento popolare contro l’UE con l’8%;

4 dai polacchi della Nuova destra con il 7,1%;

4 dell’FPO austriaca al 19,7%;

4 dal Partito olandese delle Libertà al 13,4%.

Come è stato notato da qualcuno, non è scontato il peso politico che questi eurodeputati potranno effettivamente avere in Europa: per l’aggregazione in un gruppo parlamentare servono almeno 25 deputati eletti in 7 diversi paesi europei e per vari motivi un accordo politico tra le diverse destre nazionali non è semplice.

Il dato politico però c’è tutto ed è preoccupante. Vi sono milioni di cittadini europei che condividono lo scetticismo nei confronti dell’Europa, il rafforzamento dei suoi confini, politiche migratorie sicuritarie e in alcuni casi rancore e odio espliciti nei confronti di chi viene da altrove. Probabilmente e per fortuna non potranno condizionare più di tanto direttamente le scelte del futuro Parlamento e della nuova Commissione, ma è probabile che la loro significativa affermazione giocherà un ruolo indirettamente, spingendo le altre forze politiche europee ad evitare di fare passi in avanti nella direzione dell’accoglienza e dell’inclusione di profughi, richiedenti asilo e rifugiati, dell’ampliamento della garanzia dei diritti di cittadinanza dei migranti e delle minoranze, del rafforzamento degli strumenti e degli interventi di prevenzione e di lotta contro le discriminazioni.

E’ legittimo infatti aspettarsi che non cambi la strategia politica seguita in campagna elettorale da quelle forze politiche che, pur non condividendo il razzismo e la xenofobia che caratterizzano i partiti e i movimenti nazionalisti e di destra, ritengono eccessivamente rischioso contrapporvisi frontalmente.

Il caso italiano ne è testimone. I partiti maggiori, compreso quello che risulta oggi il primo partito italiano, hanno accuratamente evitato di “esporsi” nelle settimane che hanno preceduto il voto in dichiarazioni riguardanti le politiche migratorie. Nè è sufficiente a cambiare il quadro il reiterato annuncio di una riforma della legge italiana sulla cittadinanza effettuato da parte del Presidente del Consiglio.

Ciò nonostante la Lega Nord abbia centrato la sua campagna elettorale sulla miscela ossessiva di messaggi anti-euro, “allarmi” invasione, informazioni distorte sull’insostenibilità sociale ed economica dell’immigrazione e sulla spesa pubblica per l’accoglienza e per l’inclusione dei migranti, presunti pericoli sanitari, antiziganismo e islamofobia. Una miscela vincente che è riuscita a far dimenticare a più di un milione e mezzo di elettori le indagini e gli scandali che hanno coinvolto diversi suoi esponenti, provocandone un crollo a poco più del 4% nelle elezioni politiche di un anno fa.

C’è però anche un segnale positivo: il successo di Siryza in Grecia e il raggiungimento del quorum da parte della neonata Lista Tsipras in Italia. Quest’ultima ha preso circa 583mila voti in meno della Lega Nord, ma a differenza di questa e del suo segretario è stata oscurata scientemente dai media main-stream. Vi è una parte di elettorato che ha voluto esprimere un voto senza se e senza ma a favore dell’uguaglianza e dei diritti per chiunque si trovi (per caso, per scelta o per costrizione) a vivere in Europa. Ad oggi gli italiani che l’hanno fatto esplicitamente sono circa 1 milione e 103mila, ma non è detto che nella società siano molti di più.

 

Il Fatto Quotidiano
27 05 2014

Con buona pace di chi pensa che il femminismo sia sorpassato, che sia roba vecchia oppure che sia morto, la notizia è che il femminismo sta benissimo, e che in Europa ci sarà un seggio per un partito che si chiama “femminista”.

Con un bel 5 per cento dei consensi la Svezia ha votato per Soraya Post, leader antirazzista di 57 anni di origine rom, eletta nel partito Iniziativa femminista, che esiste dal 2005 e da allora cresciuto lentamente, ma costantemente nel paese scandinavo fino a diventare una forza di tutto rispetto.

Nella precedente notte elettorale, verso le 2, sul sobrio sito del partito andava in onda la diretta, nella quale si attendevano i risultati: sembrava un altro pianeta, o un film utopico di fantascienza. Una sala piena di donne, canti, balli, slogan, abbracci. Ma non era né una festa privata, né una manifestazione femminista sui temi canonici, pur fondamentali in una società civile. Era la celebrazione del successo, personale e collettivo, in una formazione politica tradizionale, un partito insomma, con la differenza che però Feministisk initiativ non è un partito tradizionale.

Di partiti femministi al mondo non ce ne sono molti: Kvennalistinn, Alleanza delle donne, attivo in Islanda fino al 1998 poiché confluì nella compagine socialista dopo una stagione di lotte anche all’interno della sinistra quando decise che il separatismo politico aveva dato i suoi frutti, rendendo l’Islanda uno dei paesi dove la vita delle donne è più felice socialmente.

A parte il legittimo e importante dibattito sui pro e i contro di una scelta come quella di formare un partito per un movimento, come quello delle donne, che da sempre si è chiamato fuori dalle istituzioni (almeno in Italia e in molta parte del mondo) è innegabile il fascino e la forza che evocava quella sala e quel risultato.

Non sappiamo ancora, ovviamente, cosa farà Iniziativa femminista al Parlamento Europeo, né quale sarà il gruppo al quale si accorperà: la stampa ha però raccontato di un metodo di raccolta di consensi porta a porta, basato sull’autofinanziamento e sulla paziente costruzione di relazioni vis a vis, per le strade, casa per casa, con uso moderato dei social media e in generale della tecnologia. Alla faccia della “democrazia digitale” e dell’imprescindibile, spesso tirannica, ideologia di internet come divinità.

Sarà che son svedesi, diranno gli scettici, ma auspicare, come ha fatto la Post che “il femminismo deve fare parte integrante delle politiche europee” è un bel dire e un bel sentire, di qua dal sud Mediterraneo, soprattutto potendolo affermare andando al Parlamento.

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