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Israele punta di nuovo su Hamas, i manifestanti no

  • Mercoledì, 21 Ottobre 2015 11:18 ,
  • Pubblicato in Flash news
Nena News
21 10 2015

In 20 giorni, 46 vittime palestinesi e 7 israeliane. Arrestato a Betunia il parlamentare islamista Yousef. Eppure nelle strade i partiti non ci sono e i giovani non li vogliono

Nena News – Il sole è sorto da poco e i media locali registrano già le prime violenze nei Territori Occupati. Stamattina all’alba un’adolescente palestinese è rimasta ferita dal fuoco sparato dai soldati israeliani vicino alla coloni di Yitzhar. Istabraq Ahmad Noor, 15 anni, è stata colpita – dice l’esercito – perché stava tentando di entrare nella colonia per accoltellare qualcuno: secondo fonti militari israeliane, la ragazza si trovava a 10 metri dalla rete, è stata chiamata dai soldati ma non avrebbe risposto; allora i militari hanno sparato in aria e poi l’hanno colpita alla mano.

Di nuovo un caso poco chiaro in quella che è diventata una guerra di propaganda: da 20 giorni l’esercito, la polizia e il governo israeliano giustificano con l’auto-difesa l’utilizzo del fuoco per fermare accoltellatori veri e presunti. In alcuni casi si è trattato realmente di aggressioni, in altri no. Quello che però accomuna tutti i casi in questione è l’uso delle pallottole per fermare gli aggressori, una misura che non pochi commentatori israeliani hanno definito “esecuzioni sul posto” del colpevole di un’azione.

Così continua a salire il numero delle vittime dal primo ottobre: 7 israeliani e 46 palestinesi. Ieri è stata una delle giornate più cruente, con un israeliano e 4 palestinesi uccisi. Gli ultimi due erano due ragazzini: Bashar Nidal al-Jabari, 15 anni, e Hussam Jamil al-Jabari, 17, sono stati uccisi ad un checkpoint nella città vecchia di Hebron: anche in questo caso, secondo l’esercito, volevano accoltellare un militare. Cinque morti tra Gaza e Cisgiordania che, nonostante la rabbia di Gerusalemme e le mobilitazioni delle città arabe nello Stato di Israele, restano in prima linea.

Prosegue anche la repressione politica: ogni giorno sono decine gli arrestati nei Territori Occupati. Ieri è toccato ad un parlamentare di Hamas, Hassan Yousef, 60 anni. È stato arrestato nella sua casa di Beitunia in un raid all’alba da decine di soldati israeliani e portato al carcere di Ofer. È accusato di “istigazione e incitamento al terrorismo, incoraggiamento pubblico e appelli agli attacchi contro israeliani”. Come era facile immaginare subito l’attenzione è finita sul movimento islamico, accusato da giorni di voler approfittare della sollevazione attuale per portare il caos. Eppure, al di là dei proclami, non sembra che Hamas sia particolarmente attiva (come del resto le altre fazioni politiche) nell’organizzazione e la gestione delle manifestazioni e degli attacchi individuali di queste settimane.

I primi a rigettarne la presenza sono gli stessi giovani, sia chi compie attacchi sia chi scende in piazza, che ripetono di essere stati abbandonati dai partiti e di voler lottare per la Palestina e non per una fazione politica. Lo ha scritto su Facebook anche uno dei palestinesi responsabili dell’attacco all’autobus israeliano a Gerusalemme, 10 giorni fa: non mettetemi in mano bandiere.

Il rogo di Ali incendia la Palestina

Ieri notte un bimbo di 18 mesi, Ali Dawabsheh, è morto bruciato vivo nella sua casa, a Duma, villaggio vicino a Nablus. I colpevoli sono, ancora una volta, i coloni.
Roberta Zunini, Il Fatto Quotidiano ...

Hamas-Qatar. C’eravamo tanto amati

  • Mercoledì, 07 Gennaio 2015 12:01 ,
  • Pubblicato in Flash news

Nena news
07 01 2015

Ora l’emiro Tamim bin Hamad Al Thani ora vuole liberarsi di Khaled Mashaal, il capo politico di Hamas, che aveva convinto a staccarsi dai “nemici” Siria e Iran e a trasferirsi a Doha, con promesse per centinaia di milioni di dollari a favore del movimento islamico palestinese. Adesso il Qatar flirta con l’Egitto 

di Michele Giorgio – Il Manifesto

Gerusalemme, 7 gennaio 2015, Nena News – Il ricompattarsi delle petromonarchie e il recente riavvicinamento tra il Qatar, sponsor principale dei Fratelli Musulmani, e l’Egitto golpista di Abdel Fattah al Sisi, sta per fare una vittima eccellente. L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, avrebbe ordinato a Khaled Mashaal, capo dell’ufficio politico di Hamas, di lasciare al più presto Doha dove si era trasferito tra il 2011 e il 2012 dopo l’opportunistica decisione del movimento islamico palestinese di lasciare Damasco e di mettere fine alla lunga alleanza con la Siria. Il condizionale è d’obbligo perchè Hamas ha smentito con forza queste notizie. «Queste voci non hanno alcun fondamento, il fratello Khaled Mashaal non sta lasciando Doha», ha protestato Izzat Rishq, braccio destro di Mashaal. A Gaza invece tendono a confermare la notizia. Mashaal, hanno detto al manifesto fonti giornalistiche locali, sta cercando una nuova base nella regione.

Non è detto però che il capo politico di Hamas se ne vada in Turchia come riferiva ieri qualche agenzia. Pesano le pressioni dietro le quinte di Israele. Il leader turco Erdogan non sembra avere interesse ad alimentare lo scontro con il premier israeliano Netanyahu. Mashaal alla fine potrebbe finire a Tehran, proprio tra gli sciiti dai quali aveva preso le distanze per compiacere i suoi padrini sunniti del Golfo che gli avevano promesso finanziamenti per centinaia di milioni di dollari e di trasformare Gaza in un emirato. Fallito, anche per l’ascesa dello Stato Islamico con targa salafita, il progetto dei Fratelli Musulmani di diventare la forza islamista egemone, la direzione politica di Hamas, ormai isolata a Gaza, ha incaricato l’ultimo dei fondatori del movimento ancora in vita, Mahmud Zahar, di ricucire i rapporti con l’Iran. Compito che per Zahar ha rappresentato una rivincita su Mashaal che lo aveva fatto escludere da ogni posizione ai vertici di Hamas per la sua netta opposizione all’abbandono di Damasco.

Hamas paga anche per il recente riavvicinamento tra il Qatar e l’Egitto. Uno sviluppo che potrebbe significare anche la fine del finanziamento del movimento islamico da parte di Doha, in nome di buoni rapporti con il presidente egiziano al Sisi impegnato in una dura repressione contro i Fratelli Musulmani, di cui Hamas è il ramo palestinese. Il mese scorso sono girate voci sul taglio dei fondi qatarioti, però smentite a Gaza. Dopo aver riallacciato le relazioni diplomatiche con i petromonarchi dell’Arabia saudita e del Bahrain, furiosi per il sostegno di Doha alla nemica Fratellanza islamica, il Qatar è stato spinto dai paesi del Golfo a cambiare atteggiamento anche verso l’Egitto, uno degli Stati sunniti di primo piano. E durante una riunione del Consiglio di cooperazione del Golfo, i petromonarchi hanno firmato un accordo per unificare la loro politica, che include il pieno sostegno (anche economico) al regime di al-Sisi. L’emiro Tamim bin Hamad Al Thani non ha potuto far altro che allinearsi ai “fratelli” del Golfo e raffreddare i rapporti con Hamas e i Fratelli Musulmani che, con donazioni per centinaia di milioni di dollari, aveva stretto suo padre Hamad nella regione.

Festeggia in queste ore anche Israele. Il ministero degli esteri ha pubblicato ieri una nota in cui si vanta d’aver agito dietro le quinte per convincere il Qatar ad espellere Mashaal. Doha resta in silenzio, non conferma ma l’intervento di Tel Aviv nella vicenda non pare solo propaganda. D’altronde il governo Netanyahu non manca occasione per ripetere che Israele rappresenta uno scudo protettivo per la Giordania, l’Arabia saudita e altri Paesi arabi “moderati” e sta provando ad intensificare i contatti nel Golfo. Lo provano indirettamente anche le recenti “visite personali” alla Spianata delle moschee di Gerusalemme di rappresentanti religiosi e politici del Kuwait e dell’Arabia saudita (una “agenzia di viaggi” di Kuwait city si prepara ad offrire viaggi ai luoghi santi islamici di Gerusalemme, omettendo naturalmente che sono sotto il controllo di Israele). Nelle settimane passate si era parlato inoltre di un misterioso aereo di linea parcheggiato all’aeroporto “Ben Gurion” che collegherebbe settimanalmente Tel Aviv agli Emirati. Nena News

Gaza. Attentati contro l'alleanza Fatah - Hamas

GazaPuò ritenersi soddisfatto chi da mesi lavora contro la riconciliazione tra Fatah e Hamas. La dozzina di attentati intimidatori compiuti ieri poco dopo l'alba contro automobili, abitazioni e proprietà di dirigenti del partito guidato dal presidente Abu Mazen e contro il palco allestito per la commemorazione di Yasser Arafat, ha avuto l'effetto sperato da chi ha pianificato l'attacco.
Michele Giorgio, Il Manifesto ...

Confiscati quattrocento ettari di terre palestinesi

Internazionale
02 09 2014

Il dipartimento di stato degli Stati Uniti ha definito controproducente la decisione israeliana di annettere circa 400 ettari di territori palestinesi per costruire nuovi insediamenti.

Si tratta di 3.799 dunam (379 ettari) di terreno compreso tra i villaggi di Jaba, Surif, Wadi Fukin, Husan e Nahalin, che si trovano tra Gerusalemme e l’insediamento colonico di Etzion: la confisca dovrebbe servire per l’ampliamento della nuova colonia di Gva’ot, dove attualmente vivono dieci famiglie.

La decisione di procedere all’annessione di nuovi terreni era stata annunciata dal governo il 31 agosto ed è stata presentata come una risposta al rapimento e l’uccisione di tre ragazzi israeliani da parte di Hamas, a giugno.

“Chiediamo al governo israeliano di fare marcia indietro”, ha detto un funzionario di Washington, spiegando che la decisione “sarebbe controproducente per la dichiarata intenzione di Israele di negoziare una soluzione a due stati con i palestinesi”.

Secondo l’organizzazione israeliana Peace Now, che controlla le nuove costruzioni, si tratta della più grande appropriazione di terra in Cisgiordania degli ultimi trent’anni.

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