"Sono somalo, ma ho vissuto con la mia famiglia nel campo profughi di Kakuma in Kenya", comincia il suo racconto Ali, che ora si trova nel campo di prima accoglienza di Lampedusa. Il suo è l'altro volto degli sbarchi, il più fragile, quello dei minori soli non accompagnati. Sono sempre più giovani, alcuni hanno solo 9 anni. E sono sempre di più, sono aumentati del 69%, avverte Save The Children.
Flavia Amabilie, La Stampa ...

Con i fascisti non si discute

Internazionale
09.03.2015

Sarà stato un decennio fa quando, un pomeriggio di un giorno di maggio, ricevo una telefonata di Tullia Zevi, la più autorevole esponente dell’ebraismo italiano. È particolarmente turbata e mi spiega il motivo.

Ha appena ricevuto l’invito da parte del notissimo conduttore di una notissima trasmissione a partecipare a un dibattito televisivo. In studio sarà presente lo storico revisionista Robert Faurisson, che ha appena pubblicato un volume sulla Shoah (ovvero sulla falsità della Shoah).

Dopo la presentazione della sua tesi, ci sarebbe stato il confronto tra la Zevi e uno storico italiano piuttosto favorevole invece alla posizione di Faurisson.

Insomma, tema: “I lager non sono mai esistiti”, e poi: “uno a favore, uno contro”.

A Tullia Zevi si chiedeva ovviamente di fare la parte del “contro”.

Di fronte al suo netto rifiuto di interpretare quel ruolo, il conduttore mostrò sincera sorpresa. Non riusciva proprio a comprendere il motivo di quella decisione: per lui, la composizione di quel dibattito rappresentava la realizzazione del pluralismo nella sua forma massima e perfetta.

E poi perché temere il confronto, quando – confermava rassicurante il giornalista – si sta dalla parte della ragione e della verità storica?

Quest’ultimo argomento è certamente il più interessante. Quel conduttore non aveva la minima intenzione di negare l’esistenza delle camere a gas, ma pretendeva di affermare un’interpretazione, per così dire, illimitata e incondizionata del pluralismo. Ovvero una concezione tecnica e neutrale della dialettica democratica e del libero confronto tra opzioni diverse. In altre parole, una manifestazione estrema e pienamente compiuta della lottizzazione delle idee, nella sua rappresentazione plastico-teatrale.

Al centro, il Male Assoluto (Faurisson). E ai lati, sullo stesso piano e livellati da ruoli precisamente speculari, il Bene (Tullia Zevi) e il Dubbio (lo storico italiano moderatamente revisionista). Provvidenzialmente, la cosa non andò in porto e si è evitato, così, uno di quegli innumerevoli strazi quotidianamente perpetrati ai danni dell’intelligenza e del buon gusto.

L’episodio mi è tornato in mente nell’apprendere quanto è accaduto nel corso della trasmissione Piazza pulita lunedì scorso e quanto ha scritto in merito Gad Lerner.

Nel suo blog, Lerner cita l’eurodeputato leghista Gianluca Buonanno, che “ha definito i rom ‘feccia dell’umanità’, con l’effetto spettacolo di averlo detto in faccia a Djana Pavlovic con sottofondo di applauso meccanico dei figuranti in sala”.

Spiegando come quell’episodio corrisponda a una sorta di format televisivo assiduamente reiterato (e oggi concentrato, in particolare, sull’ostilità contro rom e sinti), Lerner ha proposto un antidoto, “rapido efficace, silenzioso: basta dire no grazie. O noi o loro. Non partecipare a quelle oscene rappresentazioni. Lasciare vuote le sedie dei talk show che invitano ogni giorno Salvini, Borghezio, Buonanno”.

Sono incondizionatamente d’accordo. Da molti anni adotto tacitamente quel comportamento, rifiutandomi di prendere parte a confronti con esponenti leghisti o cripto-fascisti. Ma, certo, il dichiararlo e assumerlo come impegno collettivo (da parte di donne e uomini di buona volontà e di buon senso) sarebbe tutt’altra cosa.

Purtroppo è facile prevedere che la proposta di Lerner sarà destinata all’insuccesso: si troverà sempre qualcuno, e intendo dire proprio qualcuno a sinistra, che sciorinerà efficacissimi e callidissimi argomenti per spiegare l’utilità – invece – di affrontare “a pie’ fermo e a viso aperto” le posizioni fascio-leghiste. Io sono convinto che questo sia l’atteggiamento più sbagliato e l’intera storia dei talk show televisivi sta lì a dimostrarlo inequivocabilmente.

C’è poi da aggiungere una sommessa considerazione teorica qualora si volesse porre la questione su un piano generale, di metodo e di sistema. Una scelta, come quella suggerita da Lerner, non ha un effetto discriminatorio, dal momento che non mira a escludere dal circuito del discorso pubblico determinate posizioni (cosa per altro impossibile, oltre che errata).

Quella scelta intende, piuttosto, auto-escludersi da un confronto che risulta privo dei requisiti indispensabili per essere effettivamente tale. Ovvero la condivisione tra gli interlocutori di un minimo di opzioni morali e di regole di linguaggio. Come è possibile discutere con chi ritiene che una determinata minoranza sia “la feccia dell’umanità”?

No Tav, la dedica di Joan Baez e il tribunale dei popoli

  • Lunedì, 09 Marzo 2015 09:04 ,
  • Pubblicato in Flash news

Pop Off Quotidiano
09.03.2015

Per i No Tav dedica a sorpresa di Joan Baez nel concerto di Bologna. In platea Prodi abbozza. Sabato a Torino il Tribunale Russel giudica la grande devastante opera

“What they can never kill went on to organize”, “Quello che loro non possono mai uccidere, è arrivare ad organizzarsi”.
Come a Woodstock nel ’69, Joan Baez ha cantato anche a Bologna la ballata Joe Hill, dedicata al sindacalista e compositore statunitense di origine svedese, organizzatore del movimento operaio, nonché un autore di canzoni popolari e rivoluzionarie. E l’ha dedicata, a sorpresa e in un italiano stentato, al «movimento pacifico dei No Tav» e alla resistenza di chi abita in Val Susa. E’ successo venerdì sera. Baez ha in programma altre due date italiane: martedì prossimo 10 marzo a Roma, all’Auditorium, Parco della Musica e giovedì 12 a Milano, al teatro degli Arcimboldi.

Applausi nella gremitissima sala del Teatro Manzoni dove c’era anche Romano Prodi, dominus incontrastato della vita felsinea, democristiano di lungo corso, padre del Pd e di Renzi, indimenticabile premier antipopolare a nome e per conto anche del social-confuso popolo della sinistra italiana. Ha privatizzato più di ogni altro suo predecessore e successore, ha alzato le tasse dei lavoratori dipendenti, imposto grandi opere e missioni militari, sbattuto in faccia il Dal Molin a una recalcitrante Vicenza ma qualcuno ancora lo rimpiange.

La dedica di Joan Baez è sicuramente una mossa che difficilmente un suo collega italiano avrebbe osato fare. La scena musicale italiana è piena di contraddizioni in seno al pop: De Gregori ha votato Monti (riammazzando Pablo) e Guccini ha scelto Renzi con buona pace del suo ferroviere che s’è rischiantato contro un treno «pieno di signori». Ma anche la blasonatissima Giovanna Marini, nel 2008, firmò un appello per il voto utile a Veltroni che stava varando il suo Pd smantellando quello che restava delle conquiste di Ottocento e Novecento. Molto confusa e non si sa quanto felice, anche Carmen Consoli andò a cantare alla festa del Secolo d’Italia, il giornale dell’ex Msi. Pochi settori sono più ondivaghi e cortigiani del pop italiano. Con le dovute eccezioni.

Il Tribunale Permanente dei Popoli, in seguito a un esposto presentato dal Controsservatorio Valsusa e da numerosi sindaci e amministratori della valle, apre una specifica sessione dedicata a “Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere”.
L’accusa è violazione di diritti fondamentali dei cittadini e delle comunità locali, imputati sono coloro che cercano di imporre il TAV e altre grandi opere violando regole democratiche e negando ogni spazio di confronto.

L’appuntamento è alle ore 9:30 di sabato 14 marzo nella nuova aula magna dell’Università alla Cavallerizza Reale – via Verdi 9, Torino
14-marzo-2015-MANIFESTO_WEB-250px Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP), erede del Tribunale Russel, è composto da autorevoli personalità internazionali; da trentacinque anni indaga su violazioni di diritti fondamentali in paesi di tutti i continenti e supporta, con le sue sentenze, le lotte di popoli e comunità contro le moderne forme di schiavitù, la negazione del principio di autodeterminazione, la distruzione ambientale e le nuove manifestazioni di dittatura economica.
All’apertura della sessione a Torino saranno presenti componenti della giuria del TPP provenienti anche dalla Francia, dalla Spagna e dal Portogallo (vedi il programma). Ovviamente il “processo” – che riprenderà poi nei prossimi mesi – è aperto al pubblico: riempire l’aula magna (oltre 400 posti) sarà un forte segnale al TPP che le ragioni illustrate nell’esposto presentato dal Controsservatorio Valsusa e dagli amministratori locali sono patrimonio condiviso di una valle che non si arrende.

In un messaggio, inviato al Controsservatorio, l’intellettuale messicano Gustavo Esteva sostiene che “buona parte delle prove e degli argomenti che sono stati alla base delle sentenze del Tribunale Permanente dei Popoli in Messico, ed in altri casi, valgano anche nella Valle di Susa”. Dopo l’udienza, a Bussoleno, ci sarà un momento assembleare a cui parteciperà anche una delegazione del TPP.

Un corpo fuori controllo

Il corpo e i diritti, My body: my right. S'intitola così il manifesto diffuso da Amnesty Intemational per la giornata delle donne. Contiene 7 principi e una domanda: chi controlla il tuo corpo? I principi che Amnesty chiede di sottoscrivere attengono alle libertà sessuali e riproduttive, ma anche all'educazione e all'informazione necessarie per compiere scelte consapevoli e agli spazi di agibilità politica per influire sulle leggi e sui decisori.
Geraldina Colotti, Il Manifesto ...

Quando le insidie per la salute navigano in rete

networkI "pazienti in rete" sono centinaia di milioni nel mondo. Perché lo fanno? La prima ragione è la curiosità, il desiderio di conoscere e capire di più la propria salute e i propri sintomi. Ottimo, in sé. Ma bisogna saper riconoscere le fonti autorevoli e affidabili, cosa che la maggioranza (75%) degli internanti non fa o non sa fare. La seconda, il bisogno insoddisfatto di risposte competenti ai propri problemi di salute. [...] Bisogno intrinseco a ogni autentico rapporto medico-paziente.
Alessandra Graziottin, Il Gazzettino ...

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