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Curioso, la politica chiede allo sport di fare ciò che finora non è stata capace a sua volta di fare. Proprio così. ...

La Repubblica
18 10 2013

C'erano una volta le panchine espiantate per non far sedere gli immigrati e c'era un sindaco diversamente democratico che proponeva di "vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile". Ma solo dopo averli schedati ("impronte di mani, piedi e naso") e prima di caricarli sui "vagoni piombati", che sennò loro, quei "perdigiorno extracomunitari", "portano Aids, Tbc, scabbia, epatite" e "annacquano la nostra civiltà".

Erano i tempi della "Razza Piave". Quel fine dicitore "del sceriffo" Gentilini non si era ancora paragonato al Duce ("ho finito il mio ventennio, oggi osservo dal balcone"). Nessuno avrebbe mai immaginato che la storia sarebbe cambiata. Non qui, non così. E invece è tanto girata che a Treviso, ex feudo leghista con un crescente 11% di stranieri, moltissimi dei quali integrati e impiegati, adesso ai bambini forestieri nati in città - i figli dei "leprotti" - daranno la cittadinanza onoraria.

Fratelli stranieri. Fratelli della stessa comunità. Un'anticamera locale dello ius soli. "È un segnale di discontinuità col passato", dice il sindaco Giovanni Manildo, l'ariete del centrosinistra che l'anno scorso ha messo una pietra sopra l'era Gentilini e ora "il sceriffo", dai giardinetti, lo chiama "neo-bolscevico".

Piazza dei Signori, le quattro del pomeriggio. Il termometro di tutto quello che accade o non accade nel capoluogo della Marca è qui. Sotto il palazzo del Podestà. Nel punto dove i pasdaran della "tolleranza doppio zero" arringavano dal palco la folla lighista sproloquiando su "spari ad altezza d'uomo", "tiro ai gommoni", "burqa da bruciare". Sempre dal repertorio gentiliniano: "La nostra civiltà è superiore a quella del deserto, gli immigrati rovinano la nostra razza".

Zina è una madre moldava e non ha rovinato niente. Ha un sorriso lieve, tiene per mano suo figlio che ha sei anni e ha iniziato la prima elementare da un mese, e forse tra trenta giorni sarà trevigiano ad honorem. Istituto Primo comprensivo, zona San Bartolomeo. "Lui è nato qui, è cresciuto qui, sta benissimo coi suoi compagni. È giusto che sia considerato un cittadino italiano".

San Bartolomeo, sulla strada Ovest, San Paolo, Monigo. La cintura urbana che non è più centro e non è ancora lontana periferia. Tanti figli di bosniaci, romeni, moldavi, kosovari, e cinesi, marocchini, tunisini. I nuovi trevigiani studiano qui. Sono 1.800 e hanno da 0 a 19 anni. Un quinto degli 11mila cittadini stranieri di Treviso (la città ne fa 82mila, con la provincia si arriva a 890mila). "Sono contenta se fanno questa cosa, almeno i bambini devono sentirsi uguali agli altri". Zina parla come se la cittadinanza onoraria voluta dall'amministrazione - si partirà a novembre con le prime assegnazioni, di concerto con le scuole - avesse anche una validità giuridica: non è così. Per la legge restano bimbi stranieri. Per ora. Ma è bello, e fa niente se è retorico, che il significato sia questo, e che una mamma lo percepisca in questo modo.

"Il riconoscimento è un modo per dire ai bimbi che loro fanno parte della nostra comunità e che la comunità li accoglie", spiega Anna Cabino, assessore alle politiche per l'immigrazione e la scuola. È un inizio (come già voluto e sperimentato in altre città). "Vogliamo lanciare un messaggio al governo a favore dello ius soli, il riconoscimento della cittadinanza piena ai bimbi nati in Italia. Inviteremo il ministro Kyenge, vorremmo fosse lei a consegnare questi riconoscimenti ai bambini delle prime elementari".

Eccola la rivoluzione dolce di Treviso. "L'idea della giunta è un grande segnale di civiltà - spiega Abdallah Zezragi, rappresentante della comunità marocchina - Questa città ha sempre saputo integrare anche se certi amministratori vomitavano odio contro gli immigrati cavalcando la paura della gente". Modou Diop, 48 anni, senegalese, è un operaio della "Geox". Da due giorni è ufficialmente cittadino italiano. Che a giurare sulla Costituzione di fronte al sindaco Manildo sia stato lui, leader del coordinamento delle associazioni delle varie etnie presenti nella Marca, è un segno ulteriore. "Vogliamo una città aperta, sempre più multietnica e multiculturale - aggiunge il primo cittadino - L'epoca della xenofobia becera è finita, Treviso è di tutti e per tutti, saremo la città dell'accoglienza".

La Provincia è a guida leghista, come la Regione Veneto. Ma le visuali, rispetto a un tempo, sono cambiate. "Lo ius soli? Se è come in Germania, partendo dai bambini di otto anni, si può fare", apre il governatore Luca Zaia. Del resto la nuova composizione di Treviso è sotto gli occhi di tutti. Un dossier di Anolf CISL calcola che se solo 15 residenti stranieri su 100 in provincia fossero nati in Italia e minorenni, con lo ius soli sul territorio si conterebbero almeno 15mila italiani in più. Per ora si parte, simbolicamente, dai bambini. Il che scatena le prevedibili esternazioni del destituito Gentilini. "Mi sembra una frenesia demenziale. La cittadinanza onoraria la si dà a chi merita, non ai bambini stranieri. Io l'ho data a Pierre Cardin. E comunque le panchine che ho tolto dalla stazione, per fortuna, non le hanno più rimesse". 

Paolo Berizzi

Palermo: cittadinanza onoraria alla Kyenge

  • Giovedì, 29 Agosto 2013 10:41 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
29 08 2013

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha firmato l'atto di conferimento della cittadinanza onoraria al ministro dell'Integrazione, Cecile Kyenge, nell'ambito delle iniziative organizzate dal Comune per ricordare, nel 50esimo anniversario, il discorso "I have a dream" tenuto a Washington dal reverendo Premio Nobel per la Pace Martin Luther King a Washington.

Una targa commemorativa è stata scoperta a Palazzo delle Aquile, sede del Municipio.

"Il fatto che a cinquantanni di distanza dal quel profetico discorso - ha detto Orlando - gli Usa hanno un presidente di colore e l'Italia ha un ministro di colore è la prova di quanto quel sogno non fosse un'utopia, ma appunto la profezia di un futuro realizzabile. Allo stesso tempo gli insulti e gli attacchi personali che ogni giorno il ministro riceve da persone inqualificabili e indegne di rappresentare le Istituzioni - ha concluso Orlando - confermano quanto ancora lunga sia la strada per il riconoscimento dei diritti di tutti e per tutti".

Ricordando che nel corso della sera alla Gam sarà proiettato più volte il celebre discorso, l'assessore comunale alla Cultura, Francesco Giambrone, ha posto l'accento sul legame fra cultura e diritti fondamentali. "Oggi assistiamo sempre più spesso - ha detto - ad una sottomissione delle politiche culturali alle logiche del profitto o, nella migliore delle ipotesi, del pareggio di bilancio: continuiamo a pensare che la cultura, come l'istruzione, è un diritto fondamentale ed e' uno degli elementi cardine su cui si basa lo sviluppo di una comunità".

"La proiezione di stasera avverrà all'interno della Galleria di Arte Moderna - ha aggiunto - per sottolineare ancora una volta questo legame inscindibile, un legame che nel corso di questa estate abbiamo reso vivo con le numerose notti al museo, che hanno visto migliaia di cittadini affollare tutti i musei cittadini la sera".

Il presidente del Consiglio comunale, Salvatore Orlando, ha sottolineato l'importanza della collocazione della targa all'interno del Palazzo comunale, "luogo simbolo dell'intera comunità cittadina e luogo espressione della partecipazione democratica, il luogo dove i sogni della comunità possono trovare lo strumento per diventare diritti di tutti".

"Lo ius sanguinis è ingiusto" - "Una città come Palermo - ha poi detto Orlando -, che col supporto e l'adesione di tutte le forze politiche presenti nel Consiglio comunale e con l'adesione convinta della società civile, concede la cittadinanza onoraria a tutti i residenti in città e a tutti i bambini di qualsiasi etnia che frequentano le nostre scuole, non può non essere indignata per il fatto che nel nostro Paese continua a vigere lo ius Sanguinis, e si continuino a negare diritti di cittadinanza fondamentali a milioni di cittadini".

"Palermo è da sempre meticcia - ha detto Orlando - è da sempre mosaico di diversità ed uguaglianza, luogo di incontro fra culture che mai si sono contrapposte".

Sarà presentata domani, a Roma, nella Sala stampa del Parlamento, a Palazzo Montecitorio, la prima proposta per un Disegno di legge organico per la protezione e la tutela dei minori stranieri non accompagnati in Italia. ...

Ius Soli. Subito.

  • Giovedì, 18 Luglio 2013 10:23 ,
  • Pubblicato in Flash news
Unità
18 07 2013

Se Enrico Letta vuol dare un segnale forte a un mondo che ci guarda con crescente compatimento faccia approvare subito dal Consiglio dei Ministri un disegno di legge sullo Ius soli.

“L’Italia non è un paese razzista – ha scritto lo storico britannico John Foot sul Guardian del 15 luglio – ma è un paese dove il razzismo è tollerato e dove una persona come Calderoli è arrivata a detenere un ruolo istituzionale. Eppure i razzisti non vinceranno, perché il futuro è nell’Italia dei Balotelli e delle Kyenge. L’Italia è un paese multiculturale, che vi piaccia o meno. E quando vedo Roberto Calderoli, non posso fare a meno di pensare ad un razzista ignorante“. 

Le dichiarazioni razziste e offensive di Roberto Calderoli nei confronti del Cécile Kyenge hanno fatto il giro del mondo. Sui giornali esteri si è rimarcato tanto lo sconcerto per la frase razzista, quanto l’indignazione che ha percorso il nostro paese, a partire dalle più alte cariche istituzionali italiane.
Il Primo Ministro Enrico Letta ha chiesto le dimissioni del Vicepresidente leghista del Senato. Change.org ha raccolto in pochissimo tempo 140 mila firme a favore delle dimissioni. Ma Calderoli non si è dimesso. Enrico Letta, da Londra, subito dopo ha rilanciato: “Calderoli deve lasciare”.

“La richiesta di dimissioni da parte di Enrico letta non può essere disattesa – ha scritto Antonio Sciortino su Famiglia Cristiana – e da subito. Sono in ballo l’onore del Paese e la stessa credibilità del Presidente del Consiglio, che ha speso parole pesanti di condanna e non può permettersi il lusso che vadano a vuoto.” 

Oggi in Senato viene presentata, e sarà certamente approvata, una mozione di solidarietà per Cécile Kyenge. Ottima iniziativa. Ma la cosa non può finire qui perché – oltre a essere in ballo l’onore del Paese e la stessa credibilità del Presidente del Consiglio – è in discussione lo stesso ruolo del ministro Kyenge all’interno del Governo. E il suo ruolo è fondamentalmente legato alla promozione dei diritti degli immigrati, tra questi il più importante e decisivo il diritto di cittadinanza italiana per i bambini nati in Italia da genitori stranieri regolari (Ius soli – il diritto in base al luogo di nascita – alternativo allo Ius sanguinis – diritto in base alla cittadinanza dei genitori, tuttora vigente). 

La notizia buona è che in Parlamento c’è una maggioranza bipartisan favorevole a una soluzione, sia pur mitigata, di Ius soli. La notizia cattiva è che la discussione si svolge in sede di commissione (Intergruppo immigrazione di Camera e Senato) con i soliti tempi biblici incompatibili con l’importanza e l’urgenza del problema.

Se Enrico Letta vuol dare un segnale forte a un mondo che ci guarda con crescente compatimento (a farci vergognare, al caso Calderoli si è aggiunto l’affare kazako) faccia approvare subito dal Consiglio dei Ministri un disegno di legge sullo Ius soli. E’ l’unico modo per manifestare solidarietà al ministro Kyenge. E rispetto per il suo ruolo.

Gavino Maciocco

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