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L'Etiopia sarà femmina

  • Venerdì, 24 Luglio 2015 10:58 ,
  • Pubblicato in Flash news
l'Espresso
24 07 2015

Ad Addis Abeba, al mattino presto, per le strade polverose si agitano dozzine di fantasmi con grandi cappelli di paglia e guanti di plastica. Sono le spazzine, tutte donne. Fanno il lavoro più improbabile del mondo: cercar di tenere pulita una metropoli sudicia in ogni suo angolo, inferno di fango e calcinacci, immenso cantiere di cemento.

E anche lì, nei cantieri, ecco altre donne: infazzolettate per non respirare la sabbia, trasportano sacchi dal mattino alla sera.

Di donne sono poi le migliaia di braccia che coltivano e recidono fiori nelle immense campagne a sud della capitale, dove crescono le rose che ogni giorno arrivano in aereo in Europa.

E di donne sono le sagome chine al tramonto sui campi di teff. ...
Qual è il legame fra occupazione femminile e aumento delle nascite? In realtà è fondamentale perché più donne lavorano, più mettono al mondo figli. Lo ha capito bene la Francia che dal 2005 con il Piano Borloo è riuscita ad aumentare i posti di lavoro al femminile, ma anche ad aumentarli per tutti, specialmente per i giovani.
Claudia Galimberti, Il Sole 24 Ore ...

Pagina 99
02 10 2014

Promuovere la diversità di genere non è solo la cosa giusta da fare, ma quella più intelligente”. Sallie Krawcheck non ha dubbi perché sono i numeri a parlare: il fondo monetario internazionale stima – solo negli Stati Uniti – che un coinvolgimento maggiore delle donne nell’economia porterebbe a un’espansione del Pil americano del 5-9%. E sebbene si creda che il mondo anglosassone sia già fortemente “avvantaggiato” nell’integrazione di genere, c’è ancora bisogno di lavorarci.

E magari con un mix di business e public policy, così come sta facendo la Krawcheck, “l’ultima analista onesta” – come definita da Fortune che le dedicò la copertina nel 2002 per aver detto e predetto quello che gli altri non dissero nel post crisi 2001 e ante crisi 2008. Krawcheck ha deciso di essere la prima a lanciare un fondo che investe solo su donne dirigenti. Dopo aver guidato il Global Wealth Investement Management di Bank of America e aver fatto l’analista in Merril Lynch & Smith Barney, ha creato Pax Ellevate Global Women’s Index Fund (PXWEX), un fondo concepito per misurare e “pesare” l’impatto della diversità di genere sul successo di un’azienda. In altre parole si promuove la crescita della leadership femminile attraverso l’investimento in società con un board fatto di donne: nel fondo, il 31% delle società hanno solo donne nei cda e il 24% nel senior management.

A tutt’oggi il fondo investe – funzionando analogamente ai fondi etici – in oltre 400 aziende che incoraggiano le donne, la diversità di genere e che – requisito molto importante – abbiano sottoscritto i Women’s Empowerment Principles delle Nazioni Unite. Ma perché l’operazione potesse avere una rilevanza sul mercato – non soltanto in ragione dei dati sui rendimenti migliori fatti da aziende guidate da donne –, Krawcheck ha studiato dinamiche e relazioni, grazie alla gestione di Ellevate, il network da 35mila professioniste su cui si è costruita la partnership con il fondo Pax World, generando appunto PXWEX.

Da un sondaggio all’interno del network Ellevate, emerse infatti che per l’87% delle intervistate, c’era ancora discriminazione di genere nelle relazioni professionali – soprattutto ad alti livelli – e che la maggior parte riteneva che questa discriminazione si manifestasse in modo sottile, subdolo, quasi impercettibile. Da allora, l’operazione di costituzione del fondo comune – non un hedge fund – per Krawcheck è diventata una missione oltre che una scelta professionale. E se è vero che le donne influenzano o addirittura controllano, solo negli Usa, 11 trilioni (miliardi di miliardi) di dollari in asset, è verosimile che si può sfruttare questa nuova ondata di investitori in un mercato già fortemente orientato al consumo femminile. Tanto che tra le aziende in cui investe il fondo c’è Avon di Sheryl McCoy, Estée Lauder, Procter & Gamble, ma anche Yahoo! dove non è il prodotto ma il CEO a contare - Marissa Mayer -; o ancora la PepsiCo, guidata da Indra Nooyi, forse l’unica donna manager ad aver ammesso che a causa del lavoro “potrebbe non essere stata una buona madre” e che insomma le donne “non possono avere tutto”.

Se non tutto, almeno la consapevolezza però. Barclays in luglio – un mese dopo il lancio di PXWEX - si è accodato all’operazione di Krawcheck lanciando il Barclays Women in Leadership Total Return Index, visto l’appeal della nuova frontiera. Alla stessa stregua dei fondi etici che hanno suscitato curiosità e slancio sul mercato, anche un fondo per sole donne come quello della Krawcheck o come quello di Barclays, attrae fortemente gli investitori, tanto che si parla per ora di “outperformance” rispetto ad altri fondi che infatti non investono nella leadership femminile. L’investimento minimo per PXWEX è piuttosto accessibile: 1,000 $ per un privato e 250,000$ per un investitore istituzionale.

Ed è quindi consequenziale che il marketing “peschi” nuovi investitori sulla base di buone performance – sebbene le spese iniziali siano leggermente più alte di altri fondi comuni. Quello che però suscita perplessità è il fatto che le donne non si sentano sufficientemente preparate dinnanzi a importanti decisioni finanziarie. Secondo una ricerca della società assicurativa americana Prudential, condotta sul territorio USA – analogamente a quanto fatto dall’italiana AXA – il rapporto delle donne con il denaro e conseguentemente con le decisioni finanziarie rimane complicato. Il “confidence gap” ha relegato per anni e continua ancora a relegare le donne alla sola buona conduzione dell’economia domestica (quell’80% di donne che gestiscono il menage familiare meglio di chiunque altro, di cui parla la Krawcheck).

“La conseguenza di questo rapporto ha infatti generato una minor propensione al rischio – spiega Francesca Bettio di inGenere. “Le donne sono quindi più previdenti, tendono ad investire maggiormente in titoli di stato anziché in azioni. Ma proprio per questo, esse sono in grado di investire bene. Il problema si presenta quando le imprese a conduzione femminile si rapportano con il credito: ottengono meno facilmente prestiti e con tassi più alti. Tanto che se ne parla da 30 anni. Quello che, concludendo, non dobbiamo dimenticare però è che, sebbene si tratti in parte anche di un’operazione di marketing volta a conquistare nuove fette di mercato, il fondo PXWEX non è una conseguenza dell’“elitist feminism”: perché tenta anzi di cambiare il rapporto delle donne con il denaro, generando conseguenze su tutto il genere. I benefici potrebbero essere quelli di rompere i pregiudizi”.

La Krawcheck ha tenuto conto di questo aspetto, tanto che ha pensato a un fondo comune anziché a un hedge fund: sa quanta necessità di “trasparenza” chiedono le donne prima di investire.

Al tempo stesso però rimane imprescindibile un ragionamento: “Bisogna investire laddove il management è migliore, pensando alla massimizzazione dei profitti – stigmatizza l’economista femminista Fiorella Kostoris. “Un fondo etico può essere insensato se non ha un fine di mercato. Bene l’obiettivo politico di un fondo come questo, ma nel mercato deve vincere la rule of law e il profitto. Se fossi ministro dell’istruzione e volessi promuovere la formazione delle donne nel campo della finanza, finanzierei la ricerca su progetti fatti almeno per metà da donne. Obiettivo politico nel pubblico”.

Ma anche di questo ha tenuto conto Krawcheck quando ha sostenuto che più le donne sono coinvolte, più la gente lavora e più soldi ci sono. Business & Public Policy.

Chiara Organtini

 

La Stampa
26 09 2014

La nuova frontiera del coworking arriva a Roma, quartiere Centocelle. E si mette al servizio di tutte quelle mamme che sono pronte a tornare in ufficio subito dopo la gravidanza. Si chiama ‘l’Alveare’: duecento metri quadrati di spazio, dove impiegate e libere professioniste potranno lavorare, condividendo strumenti, attrezzature, mobili e locali. Senza la preoccupazione di dover trovare qualcuno cui affidare il neonato lasciato a casa.

“Lavorare subito dopo il parto è molto difficile – sottolinea Serena Baldari, membro dell’Associazione ‘Città delle mamme’ e co-fondatrice della struttura - Sei sempre presa dai ritmi del bambino. Nei primi mesi è giusto che sia così, perché serve a creare un legame tra mamma e figli. In seguito, però, senti il bisogno di rimetterti in gioco”. L’Alveare vuole offrire a neo-mamme e neo-papà una soluzione a questo problema.

L’edificio conta due uffici, una sala riunioni, 22 postazioni e una cucina: un ambiente ideale per favorire collaborazioni e nuove amicizie. Alle quali si aggiunge una zona baby, un’area allattamento e un giardino esterno: spazi in cui i neonati (a partire dai 4 mesi) saranno accuditi da persone specializzate, mentre i loro genitori battono a computer, sbrigano una pratica, tengono conferenze o incontrano nuovi clienti.

Il centro, che sorge nel quartiere di Centocelle, è stato inaugurato giovedì 25 settembre. Ma già conta una decina di iscritti: “Un’associazione di ostetriche e psicologhe prenderanno in condivisione un ufficio – aggiunge Serena Baldari – mentre un’altra sala sarà occupata alcune ore alla settimana da una coppia di informatici. Tante sono le persone venute a curiosare e informarsi sui prezzi”. Circa 2,80 euro all’ora per usufruire dei locali e dei servizi, con tante agevolazioni per le aziende.

Già da alcuni anni, scrittori, giornalisti e informatici hanno abbandonato il tavolo di casa o il bancone degli internet-café. Preferiscono lavorare condividendo un ufficio, uno studio o semplicemente una stanza. Rifuggono l’isolamento, cercando l’interazione con altre persone. E sperimentano la potenzialità delle sinergie professionali e dello scambio continuo di competenze.

L’idea dell’Alveare nasce da queste considerazioni. E cerca di rispondere a un mercato del lavoro difficile: dove una gravidanza si paga, spesso, con il licenziamento e dove i nidi aziendali e pubblici sono insufficienti. “Il nostro obiettivo – precisa la Baldari – è quello di stimolare ‘un’economia collaborativa’, avendo un occhio di riguardo nei confronti dei neo-genitori”. Sono molte le donne che faticano a trovare un’occupazione dopo il parto. Tante riescono a svolgere la propria attività solo da casa, con contratti freelance e poche garanzie. Lavorano in un ambiente domestico isolato e claustrofobico. Impegnate a badare anche al proprio bambino, vivono con la costante paura di perdere il posto.

L’Alveare punta a contrastare l’estromissione dal mercato del lavoro di tutte quelle donne che diventano mamme. E a trasformarsi in una fucina di idee, in un incubatore di progetti, aperto a tutti coloro che apprezzano la filosofia e i vantaggi del coworking.

Marco Luigi Cimminella

Ritorna operativo il taglio del 50% dei contributi a favore dei datori di lavoro che assumono lavoratrici di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi e residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell'ambito dei fondi strutturali Ue. ...

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