La storia di Rosy contro la violenza della ’ndrangheta

  • Martedì, 27 Novembre 2012 11:36 ,
  • Pubblicato in Flash news
Il paese delle donne
26 11 2012

L’esperienza del movimento delle donne di San Luca in Calabria
Maria Elvira Ciusa

Un libro che attraverso il racconto della sua protagonista intreccia le storie di altre donne che la violenza l’hanno conosciuta e subita: quella della malavita organizzata*.

Il libro La mia ’ndrangheta riassume l’esperienza straordinaria del Movimento delle donne di San Luca, paese considerato la "mamma" del crimine, in cui le donne del paese dicono basta alla violenza e scrivono una nuova pagina di storia.

Nascere in Calabria significa conoscere la vita prima degli altri. Conoscerla nei suoi aspetti più drammatici. Il libro scritto a quattro mani da Rosy Canale e Emanuela Zuccalà ( Edizioni Paoline) racconta la storia di una giovane donna, Rosy, contestualizzata nella storia più ampia di una Calabria sconvolta dai delitti di ‘ndrangheta. La protagonista molto presto viene a contatto con le immagini crudeli e impietose di corpi dilaniati e straziati dalla violenza omicida.

E’ la visione della ‘ ndrangheta vista da Rosy Canale, raccontata insieme a Emanuela Zuccalà, giornalista del Corriere della Sera, dall’interno della sensibilità di una giovane donna costretta, perché nata a Reggio Calabria a vedere consumare, sotto il suo sguardo attento e perciò non indifferente, le morti violente.

Lo sguardo di Rosy è sempre pieno di umanità nei confronti di chi delinque e di chi subisce: Solo la sua pietà è ecumenica, ma la sua denuncia nei confronti delle istituzioni, che lasciano soli chi non può difendersi, non ammette giustificazioni.

E’ la testimonianza di una donna che ha dovuto lasciare la sua terra e il suo lavoro di imprenditrice ,perché ha subito la violenza su di sé, la violenza di un male nascosto e terribile che continua a seminare odio e morti in una terra che vuole rendere inospitale.

Il racconto in prima persona di Rosy è molto ben documentato, indubbiamente utile a chi vuole conoscere il punto di vista delle donne, di quelle donne che sole si trovano quotidianamente a combattere per il riscatto della propria terra con la forza e la virtù delle donne,madri, sorelle e mogli, che aspirano a un mondo migliore lontano dalle violenze e dalle sopraffazioni.

Questa voce non si affievolisce mai in questo libro che ci coinvolge e comunica grandi emozioni e desiderio di partecipazione al riscatto della “terra amara”.

Lo sguardo intenso della protagonista ci osserva dalla bella copertina in bianco e nero del libro, che la ritrae giovinetta determinata e coraggiosa, che non teme di affrontare il male che va illuminato .

Dopo la violenza subita dalla ‘ndrangheta e dopo i fatti del 15 agosto del 2007 a Duisburg in Germania, in cui furono orrendamente uccise sei persone, Rosy ha avuto il coraggio di uscire dall’isolamento, per raccogliere intorno a sé il mondo femminile oltraggiato.

Trecentosessantacinque donne, quanti sono i giorni dell’anno, si sono raccolte intorno a lei, richiamate dalla nascita della ludoteca “Isola rossa” nella villa confiscata alla ‘ndrangheta a San Luca nella Locride. In questo territorio ad alta organizzazione criminale, Rosy ha fondato ed è presidente dell’Associazione non profit “Movimento delle donne di San Luca”, volto a promuove progetti sociali in un’ area senza sviluppo di lavoro.

La conclusione del libro rimane aperta alla speranza, la ludoteca non funziona più e Rosy è andata a vivere lontano.

Rosy Canale, Emanuela Zuccalà, La mia ’ndrangheta, Edizioni Paoline, ottobre 2012.

* Recensione a “ La mia ‘ndrangheta” di Maria Elvira Ciusa tramessa a "il paese delle donne" da Rosy Canale

Brindisi, la molla compressa della violenza

  • Mercoledì, 23 Maggio 2012 06:15 ,
  • Pubblicato in La Storia
di Monica Pepe, Paese Sera
22 maggio 2012

Un messaggio duro, grezzo, come le bombole che hanno usato, ma qui di rudimentale non c'è proprio nulla, forse qualcosa di primitivo, che deve scuotere le fondamenta dell'inconscio di un Paese intero. Cosa ci vogliono dire? Chi ce lo vuole dire? E perchè?  E noi che facciamo, oltre ad andare a guardare sull'orlo del cratere? Siamo un Paese destinato alla paura e alla politica come gioco d'azzardo, conosciamo bene entrambe e ci riconosciamo.

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