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"Libera vita familiare". Un diritto senza legge

  • Mercoledì, 28 Ottobre 2015 10:01 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Manifesto
28 10 2015

La legge ancora non c'è, di sentenze invece ce ne sono anche troppe. La Cassazione tre anni fa, la Corte di giustizia europea quest'anno hanno raccomandato al parlamento italiano di riconoscere il diritto delle coppie omosessuali al matrimonio.

Recentemente (a settembre) l'ha fatto anche il parlamento europeo, in una raccomandazione indirizzata all'Italia e agli altri otto paesi che ancora non riconoscono "le unioni di fatto registrate e il matrimonio» alle coppie dello stesso sesso. Come noi solo Grecia, Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia,Bulgaria e Romania. ...

L'ignavia politica

  • Mercoledì, 28 Ottobre 2015 10:44 ,
  • Pubblicato in L'Articolo

Nozze gayGianluigi Pellegrino, La Repubblica
28 ottobre 2015

E' solo apparentemente un paradosso. Ma la sentenza mette in mora la politica sui diritti civili. Ispirata da una chiara matrice conservatrice, ha dato atto che sono le Corti europee "ad imporre allo Stato di assicurare una tutela giuridica delle unioni omosessuali". ...

"No al gender e alla cannabis". E Giovanardi se ne va

  • Martedì, 27 Ottobre 2015 11:56 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
27 10 2015

Maggioranza. Il senatore lascia Ncd anche perché «ora ci troviamo con una parte del partito che vuole allearsi stabilmente con il Pd». Sel e M5S: bene, ora sulle unioni civili il governo non ha più alibi.

«Mi trovo l’imposizione del matri­mo­nio gay, della libe­ra­liz­za­zione della can­na­bis, della teo­ria dei gen­der nelle scuole, ma io lì che ci sto a fare?». No, per Carlo Gio­va­nardi «i gen­der» sono dav­vero troppo. Quindi il dado è tratto, il sena­tore lascia Ncd e la mag­gio­ranza, anche per­ché «ora ci tro­viamo con una parte del par­tito che vuole allearsi sta­bil­mente con il Pd». Non ci sta a farsi pren­dere a «frizzi, lazzi e per­nac­chie» da Mat­teo Renzi, che «governa con i nostri voti» e poi «fa pas­sare tutto ciò che a noi non piace con i voti del M5S». Il rife­ri­mento è a quello che lui chiama «matri­mo­nio gay» che però ancora non è pas­sato nem­meno nella ver­sione Cirinnà. Ma comun­que «uno avrà il diritto di restare nel cen­tro­de­stra?». In Forza Ita­lia? No, «con Ber­lu­sconi ero in ottimi rap­porti, ero nell’ufficio di pre­si­denza del Pdl, mai in Fi non ci sono mai stato. Nei pros­simi giorni deci­de­remo con gli altri…».

Gli altri sono i coor­di­na­tori pro­vin­ciali dell’Ncd di Pia­cenza, Reg­gio Emi­lia e Modena, il sin­daco di Mon­zuno Marco Mastac­chi, un paio di con­si­gliere comu­nali e i pre­si­denti di 31 cir­coli in Emi­lia Roma­gna. Hanno preso la deci­sione al ter­mine di un’assemblea regio­nale che ha appro­vato un docu­mento con­tro «una vera e pro­pria rivo­lu­zione antro­po­lo­gica» che sarebbe il «matri­mo­nio gay», l’«insistente cam­pa­gna per la lega­liz­za­zione della can­na­bis» che «il sot­to­se­gre­ta­rio agli Esteri Bene­detto della Vedova che sta por­tando avanti» e, ovvia­mente, «il gender».

Dun­que Gio­va­nardi lascia, ma dal suo ormai ex par­tito nes­suno lo prega di ripen­sarci. Ange­lino Alfano, che almeno per Gae­tano Qua­glia­riello, dimes­sosi da coor­di­na­tore di Ncd e avvia­tosi verso l’uscita, aveva pro­nun­ciato un lapi­da­rio «non trat­tengo nes­suno», con Gio­va­nardi nem­meno quello.

Invece si feli­cita Fabri­zio Mar­razzo, por­ta­voce di Gay Cen­ter: «Ora Gio­va­nardi potrà capeg­giare le Sen­ti­nelle in piedi. Men­tre siamo lieti di appren­dere da lui che il per­corso delle unioni civili avrà seguito». Se lo augura anche Peppe De Cri­sto­faro, sena­tore di Sel: «Sulle unioni civili il governo non ha più alibi». E così il 5 Stelle Alberto Airola che, come De Cri­sto­faro, invita anche a andare «avanti spe­diti sui pro­grammi sco­la­stici anti­di­scri­mi­na­zione e sul poten­zia­mento dell’Unar, l’Ufficio anti­di­scri­mi­na­zioni raz­ziali isti­tuito presso la pre­si­denza del consiglio».

Circolo Mario Mieli
10 09 2015

«Nella ricerca affannosa di un compromesso, si è fatto riferimento alla formula “formazione sociale specifica” per segnare una distinzione tra queste coppie e quelle eterossessuali unite in matrimonio.

Ma questo espediente semantico è una forzatura, perché di formazioni sociali parla l’articolo 2 della Costituzione e sotto questa espressione stanno tutte le coppie».

Stefano Rodotà, con un lungo editoriale su Repubblica, scrive così della legge Cirinnà, che questa settimana riprende il suo cammino al Senato.

Martedì 8 torna a riunirsi la commissione Giustizia, gli emendamenti non si contano, con l’immancabile ostruzionismo di Carlo Giovanardi, e non è escluso che comunque si finisca per andare in aula senza relatore – un escamotage parlamentare per non far votare il testo in commissione.

Il compromesso di cui scrive Rodotà è quello che il Pd ha trovato con l’alleato Angelino Alfano. Ncd continuerà a puntare i piedi chiedendo che sia ribadito il divieto alla maternità surrogata – già vietata dalla legge 40 ma possibile in molti Paesi esteri, compresa Inghilterra e California – ma potrà così vantare di aver difeso i matrimoni, sancendo – come se ce ne fosse bisogno – che quella in discussione non è un legge mossa dal principio della piena uguaglianza. Sono unioni civili, semmai, che stabiliscono anche il diritto all’adozione del figlio del partner. Va bene, ma non sono matrimoni egualitari.

E se sui matrimoni gay Rodotà ricorda che il parlamento non è obbligato a riconoscerli (come invece la Corte Europea ci prescrive di fare per le unioni civili), ma farebbe molto bene («Perché aspettare?»), il giudizio sulla mediazione lessicale è duro: «Inventarsi la “formazione sociale specifica” è un travisamento della Costituzione, e la sua vera finalità, dovendo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro vero nome, non è quella di introdurre una distinzione, ma di riaffermare una discriminazione». Alcuni costituzionalisti, in questi giorni, hanno avanzano dubbi sulle ripercussioni che questa nuova formulazione potrebbe avere nell’estensione di alcune norme dedicate ai nuclei familiari. «Non è possibile introdurre un riconoscimento delle unioni civili che si presenti come una chiusura, come una concessione basata su una discriminazione», continua il professore, «non cediamo a un realismo regressivo».

Bella, in chiusura, per completare il suo ragionamento non più in punta di diritto ma politico, è la citazione che Rodotà fa di Andrea Pugiotto, professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Ferrara: «Che ci ricorda come “il paradigma eterosessuale del matrimonio crea incostituzionalità perché oppone resistenza non a un capriccio, né a un desiderio, né ad una “innaturale pretesa”, ma al diritto individuale alla propria identità personale”».

Usa, le donne festeggiano un mondiale al bacio

Nell'America che giusto undici giorni fa ha accolto e riconosciuto in via unitaria il matrimonio tra persone dello stesso sesso, anche il pallone si è allineato al camminare del tempo, e con una forza mediatici che ha pochi eguali ha coniato un'immagine di certo destinata a diventare una radice del vivere comune.
Benedetto Saccà, Il Messaggero ...

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