Donne, vita, politica: cosa cambia oggi?

  • Sabato, 09 Febbraio 2013 07:36 ,
  • Pubblicato in L'Incontro
Sabato 9 febbraio, 10.30-17.30
Centro delle Donne
Via del Piombo, 5 - Bologna

Troppe donne in lista, esclusi i Radicali nel Lazio

  • Lunedì, 28 Gennaio 2013 14:42 ,
  • Pubblicato in Flash news
Linkiesta
28 01 2013

Succede nel Lazio. Giustizia, Amnistia e Libertà candida nel listino 5 donne e 4 uomini. Per la Corte d’Appello la parità di genere non è garantita. Esclusa all’ultimo un’esponente di sesso femminile, il candidato presidente Rossodivita ha presentato un’istanza di riammissione. A ore arriverà il responso.

Quote rosa al contrario. Succede nel Lazio, i radicali presentano un elenco di candidati con troppe donne e la Corte d’Appello respinge la lista. Paradossi d’Italia, uno dei paesi con il più basso tasso di partecipazione femminile in politica.

Il listino dei Radicali per le Regionali del Lazio è stato consegnato sabato, entro i tempi previsti dalla legge. Ieri, la sorpresa. La lista collegata al candidato presidente di Giustizia, Amnistia e Libertà Giuseppe Rossodivita - consigliere uscente - è stata respinta. Ci sono troppi uomini. La legge prevede che nell’elenco sia rispettata la parità di genere.

È l’ennesimo incidente nella sfortunata campagna elettorale dei Radicali. Prima l’accordo saltato con il Pd Nicola Zingaretti (in cambio dell’alleanza il candidato democrat pretendeva di non ricandidare i consiglieri uscenti). Poi l’apparentamento tecnico annunciato e smentito all’ultimo con la Destra di Storace. Ora il vizio di forma nella lista elettorale.

Il listino presentato dai Radicali conta effettivamente dieci nomi: cinque uomini e cinque donne. Tra i dieci è compreso però anche Giuseppe Rossodivita. Ma a norma di legge il candidato presidente non può rappresentare uno dei due generi. Deve essere considerato esterno al listino. Ecco il motivo dell’anomalo sbilanciamento, tutto a favore della partecipazione femminile. Il problema è stato presto risolto. Ieri Antonella Casu - candidata assieme ad Anna Cannellino, Valeria Centorame, Maia Antonietta Coscioni e Mina Welby - si è fatta da parte. Ha ritirato la sua candidatura equilibrando la presenza di genere del listino.

Ora i Radicali hanno presentato un’istanza di riammissione. Proprio in queste ore la Corte d’Appello sta valutando la situazione. Alla fine il listino radicale “corretto” potrebbe essere riammesso. «Siamo ancora in attesa di una risposta, si saprà tutto entro oggi» raccontano i diretti interessati. I politici di sesso maschile ringraziano per la tutela.


Lidia Menapace presenta l’ultimo libro

Il Fatto Quotidiano
28 01 2013

“Dare il massimo nelle lotte per i diritti”

"A furor di popolo" è l'ultima opera della saggista bresciana che in molti vorrebbero senatrice a vita nel seggio che fu di Rita Levi Montalcini. "Bisogna protestare subito se le bambine vanno meno a scuola o se si chiede alle donne di stare in casa a occuparsi della famiglia. Quello che abbiamo ottenuto è troppo recente, fa fatica a durare”

Lidia Menapace, senatrice a vita nel posto che fu di Rita Levi Montalcini. La proposta arriva dal basso, da donne, militanti e compagne delle tante lotte che hanno accompagnato la storia della partigiana e femminista classe 1924. “Ne sarei onorata”, dice a Bologna, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “A furor di popolo”. A favore di questa possibilità, pesa la marea di firme di sostegno inviate in poche settimane da tutto il Paese. A lanciare la proposta dal sito Ilfattoquotidiano.it era stata la giornalista Monica Lanfranco. E tanti altri prima di lei con petizioni, raccolte firme e intermediazioni politiche.

“Ne sarei felicissima – dice l’intellettuale – sono molto grata a Monica. Lei ha raccolto questa idea che è stata lanciata da varie donne, da Campobasso fino a Udine, e credo sarebbe un’occasione importante per il nostro Paese”. Un’opportunità alle donne che nonostante siano numerose in numero ovunque nel mondo, continuano a non essere rappresentate. “Bisogna rimediare in qualche modo e quando possiamo dobbiamo far sentire che ci siamo”. Anche perché nella storia della Repubblica italiana, solo due altre donne hanno ricoperto la carica di senatrice a vita: Rita Levi Montalcini e Camilla Ravera.

Nella lunga carriera di Lidia Menapace, c’era già stato un breve periodo in Senato. Eletta nel 2006 nelle file di Rifondazione comunista, stava per diventare presidente della Commissione per la difesa, ma le sue dichiarazioni contro le Frecce tricolori - “Solo in Italia vengono pagate con fondi pubblici. Le paghino i privati”, aveva detto a Trieste nel giugno 2006 dopo aver ricordato anche come le Frecce “inquinano e fanno rumore” - le fecero perdere il posto che andò invece al senatore dell’Italia dei valori Sergio De Gregorio, sostenuto dalla Casa delle libertà nella quale entrerà nel 2007 per poi diventare senatore del Pdl. Ora però la posta in palio è ancora più grande.

Un passato da staffetta partigiana, “anche se mai ho voluto toccare le armi”, e un presente in prima linea con pacifisti e femministe per la difesa di una politica che fatica a mantenere responsabilità e onestà. “Non vedo tanto bene questa situazione pre-elettorale, – dice l’intellettuale – Io voterò per Antonio Ingroia, credo che sia un tentativo di unire la sinistra non riformista”. Non ha dubbi Lidia Menapace, sicura che ci sia un gruppo di sinistra non riformista che ha bisogno di stare in parlamento: “Non ho antipatia personale per Pier Luigi Bersani, è un tipico emiliano riformista. Se le riforme fossero possibili, sarebbe il miglior presidente del consiglio.

Solo che le riforme non si possono più fare”. E nel caos di una destra e sinistra allo sbando, l’intellettuale chiede di essere presente con proposte e idee concrete: “Ingroia non è la soluzione e l’idea che una lista porti il nome di un solo leader è personalistica. Però l’ex pm mette insieme una parte di sinistra dispersa che deve avere un ruolo in parlamento. Non è vero che non c’è più sinistra o destra: dirlo è tipicamente di destra. Un’idea da osteggiare”.

Monica Lanfranco e Rosangela Pesenti hanno inserito Lidia Menapace nell’Enciclopedia della donne, definendola “un’anticipatrice”. Di lei si ricorda il non essere dottrinale o dogmatica, il suo comunismo e femminismo oltre le righe, ma sempre dentro i principi. Il pensiero va a quelle giovani donne che, in un periodo di grave crisi economica, vengono messe in disparte. “La lotta è ancora lunga. – ricorda la partigiana – Nei paesi formalmente democratici, non si può più escludere un genere da alcuni diritti. Bisogna però stare attenti. Conviene buttarsi al massimo nelle lotte paritarie. Cominciare a protestare subito se le bambine hanno minor accesso all’istruzione o se si chiede alle donne di stare in casa a occuparsi della famiglia. Quello che abbiamo ottenuto è troppo recente, fa fatica a durare”.

Viaggiatrice e pacifista della scuola di Rosa Luxenbourg ha una lunga produzione tra libri, riviste e riflessioni. Ha scritto d’un fiato il libro “A furor di popolo”, anche se avrebbe preferito non finirlo mai: “Chiudere un libro è sempre così difficile, tornano le idee e la voglia di continuare a riflettere. Questo non è un commiato, ma una scommessa. Vorrei che fosse uno scambio di idee su cui poter ritornare. Una chiacchierata tra amici”.

Il Tar boccia due giunte a sesso unico

  • Venerdì, 25 Gennaio 2013 10:56 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere
25 01 2013

Un altro "punto" a favore. Il Tar di Roma ha accolto il ricorso presentato dall’Associazione nazionale donne elettrici (Ande) di Roma contro il Comune di Civitavecchia per violazione delle norme costituzionali, europee ed internazionali sul rispetto del principio delle pari opportunità, fissando al 40 per cento la soglia minima di presenza delle donne nelle giunte. L'associazione aveva presentato due ricorsi, uno contro la giunta totalmente monogenere del Comune di Gaeta (vicenda già conclusa con un rimpasto e la condanna dell'amministrazione comunale al pagamento di una multa), e l'altro contro il Comune di Civitavecchia, che invece aveva nominato una sola donna su sette componenti della sua giunta. Sentenze definite storiche sul sito dell'associazione, in quanto costituiscono "un’importante evoluzione giurisprudenziale destinata ad incidere sull’interpretazione della normativa vigente". Tanto più in vista delle imminenti elezioni politiche e amministrative, le recenti sentenze rappresentano un chiaro segnale a "tutti coloro che saranno chiamati ad innovare la composizione degli organi elettivi a tutti i livelli di governo, orientandone le scelte in chiave europea, nel rispetto sostanziale dei principi della democrazia paritaria, come da ultimo richiamati dalla legge n. 215 del 2012, nonché del buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione". A questo link il testo della sentenza del Tar. Qui la nostra mappa delle giunte "monosex".

 

Quale contesto per l’antisessismo?

  • Giovedì, 24 Gennaio 2013 14:04 ,
  • Pubblicato in Flash news

Femminismo a Sud
24 01 2013

Condividiamo alcune riflessioni sull’intersezione tra antisessismo e antifascismo pubblicate da Gianmaria sul blog redrouge. Dal personale al politico spunti da aggiungere al dibattito su come declinare la questione di genere nel fare politica.

Sulla campagna in sostegno delle donne in politica

Conflitti di genere ed antisessismo, due concetti che hanno fatto irruzione nel mio vocabolario qualche tempo fa, incontrollabili e assolutamente innovativi. Intendiamoci, è da tempo che condivido con amici e compagni la necessità di una trasformazione dei ruoli, del vocabolario, in poche parole, delle caratteristiche strutturali e sovrastrutturali della statica famiglia patriarcale. Qualche tempo fa, in un impeto di indignazione poco politico (come ogni impeto) e perciò poco convincente, arrivai a sfiorare il litigio con alcuni amici per l’uso maschilista del linguaggio. Tutto comunque molto aleatorio e molto superficiale.

Da qualche tempo non è più così. E’ dovuto, io credo, a una maturazione nell’analisi che vede l’Antisessismo non già una pratica da adottare per “essere realmente compagni”, quanto piuttosto una parte determinante della più complessa battaglia dell’Antifascismo e per la trasformazione della società.
Questo preambolo per dire che sono fortemente convinto che la battaglia femminista sia la Nostra battaglia e che sia elemento imprescindibile per chi oggi si dichiara Anticapitalista, Comunista o Anarchico.

Nel mio peregrinare tra i siti politici mi è capitato di incontrare una battaglia messa in piedi dalle militanti di “Se non ora quando” che prende il nome di “Se crescono le Donne, cresce il Paese”, a cui se non sbaglio hanno aderito anche compagne della nostra città. Credo che sia una campagna politicamente sbagliata, che rompe e rovina il lavoro per una battaglia di genere che alcune e alcuni stanno provando a mettere in atto da diverso tempo.
Provo a spiegarne i motivi.

La richiesta di una quota rosa e di una partecipazione femminile che sia strutturata da numeri e da imposizioni, indipendentemente dalla capacità del soggetto in questione, trovo che sia non solo sbagliata, ma completamente controproducente. I numerosi esempi di donne in politica, in tutto e per tutto, soldatesse in mano al Capitale o alla Repressione, (penso alla Marcegaglia o alla Fornero, alla Clinton e a molte altre) stanno lì a dimostrarcelo. Come stanno a dimostrarcelo le donne che anche nella nostra provincia, vittime più che colpevoli della cultura delle “Quote rosa”, hanno accettato pur non avendone la capacità di avere ruoli di gestione pubblica, legittimando in tal senso una politica in tutto e per tutto ancora una volta maschile.

Non sono così ingenuo da non vedere che il Capitalismo nella sua forma patriarcale e post-patriarcale determina una disparità uomo-donna già dalla partenza, e che, quindi, l’emergere femminile sia più difficile, più ostacolato, più complesso. Ma è un semplice effetto del Capitalismo, uno dei più importanti perchè toglie forza alla lotta di genere, ma comunque l’effetto di una causa più grande e complessiva. Erodere questa causa ogni giorno nelle battaglie quotidiane come nelle discussioni fra amici, dev’essere il nostro obiettivo. Esistono femminicidi quasi quotidiani, causati da un grandissimo e gravissimo problema culturale che coinvolge il maschio italiano, quasi legittimato dalla società nella sua reazione fisica e vigliacca. Bisogna accendere il conflitto su questo tema, ora più che mai. Ma bisogna farlo sapendo che questa cultura non la si modifica, la si abbatte.

Io da parte mia, privilegiato dal fatto che ho avuto la fortuna di militare in aree di movimento a fianco di compagne straordinarie con cui ho costruito tutto il mio percorso e che sono diventate quello che sono in un cammino di crescita che ha coinvolto anche me, credo che la lotta di genere e l’Antisessismo siano momenti essenziali per la nostra trasformazione. Tanto più essenziali quanto più inseriti nel giusto contesto.

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