"La gente si aspettava una proposta. Io non avevo chiesto nulla, ma da Roma, nel partito, si erano diffuse voci che una di noi sarebbe stata candidata. Invece niente". ...

Singapore, per la prima volta una donna presidente Parlamento

  • Venerdì, 11 Gennaio 2013 10:12 ,
  • Pubblicato in Flash news

Giulia globalist
11 01 2013

Per la prima volta nella storia di Singapore una donna presidiera' il Parlamento nazionale: si tratta di Halimah Yacob, 58 anni, di religione musulmana, attualmente sottosegretaria al ministero dello Sviluppo Comunitario. E' stata nominata dal primo ministro Lee Hsien Loong e sostituira' Michael Palmer, 44 anni, dimessosi nelle scorse settimane dopo aver confessato di aver avuto una storia extraconiugale.

Singapore, ufficialmente Repubblica di Singapore, è il quarto principale centro finanziario del mondo ed è una delle principali città cosmopolite mondiali, giocando un ruolo chiave nel commercio internazionale e nella finanza. Il porto di Singapore, è anche tra i primi cinque porti più attivi e trafficati del Globo. Paese con una lunga storia di migrazione, ha una popolazione variegata e i più di 5 milioni di abitanti sono composti prevalentemente da cinesi, malesi, indiani ed altre discendenze di asiatici ed europei. Il 42% della popolazione è straniero, qui presente per lavoro o studio. Le lavoratrici e i lavoratori stranieri costituiscono il 50% del settore dei servizi. Singapore, infine, è il secondo paese più densamente popolato del mondo dopo il Principato di Monaco e nel 2009 ha raggiunto la più alta concentrazione di milionari in rapporto alla popolazione, davanti a Hong Kong, Svizzera, Qatar e Kuwait.

Elezioni del 2013: vogliamo un Paese per donne (L'Unità)

  • Venerdì, 21 Dicembre 2012 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
Si cambia la politica se le donne vi avranno voce e forza. Si cambia se si ascolta il Paese e lo si rimette insieme indicando una comune idea di civiltà che ha il suo centro nel progetto dell'unione politica dell'Europa.
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Giulia globalist
20 12 2012

Vittoria al foto-finish per la figlia dell'ex dittatore che però abbatte il muro della discriminazione sessuale in uno dei Paesi industrializzati più maschilisti del mondo.

Il vento conservatore soffia sull'Asia e tre giorni dopo aver sconvolto il Giappone raggiunge anche Seul. Per la prima volta una donna diventa così presidente della Corea del Sud e abbatte il muro della discriminazione sessuale in uno dei Paesi industrializzati più maschilisti del mondo. Ma Park Geun-hee, che ha vinto le elezioni al fotofinish con il 51,6% dei voti, non riscatta solo secoli di potere in esclusiva agli uomini. Riabilita prima di tutto se stessa e la sua storia, diventando la prima leader eletta di una democrazia con un passato al vertice di una dittatura.

La lunga marcia dunque si e' conclusa: dopo 33 anni Park Geun-hye, la figlia più grande del controverso presidente Park Chung-hee che prese il potere nel 1961 dopo un golpe, farà il suo ritorno alla Blue House, la residenza ufficiale, come prima donna presidente frantumando un tabù in una società a forte impronta confuciana e maschilista. Una vittoria, quella riportata dalla candidata conservatrice del Saenuri Party contro il democratico Moon Jae-in (51,6% a 48%, con lo spoglio pressoché ultimato), fortemente voluta già con il superamento delle resistenze nel proprio schieramento al momento della nomination della scorsa estate grazie al carattere determinato che le è valso il soprannome di Lady di ferro. "E' stata una dura battaglia - ha detto ai suoi sostenitori in festa mentre sventolavano nel gelo di Seul la sciarpa rossa, segno ideale di collegamento tra leader e suo popolo. "Una vittoria - ha aggiunto commossa - riportata dalla speranza della gente per battere la crisi e tornare alla crescita economica. Ho promesso di essere una presidente dei bisogni della gente, che mantiene le sue promesse e che lavora con grande unità".

Park, 60 anni, ha dovuto indossare poco più che ventenne i panni di first lady a seguito della morte della madre avvenuta nel 1974, vittima di un attentato che avrebbe dovuto colpire il padre, ucciso invece nel 1979. Single e senza figli, non si è mai voluta sposare: in campagna elettorale ha assicurato di puntare, nei cinque anni del mandato, ad "amministrare insieme al popolo" con lo stesso sentimento di una madre verso l'intera nazione e dedicando ''tutta la sua vita al Paese''. A febbraio si insedierà alla Blue House sostituendo il presidente uscente, il conservatore Lee Myung-bak, e avrà già di fronte a sé sfide impegnative: le consuete turbolenze con la Corea del Nord, che ha testato con successo un razzo/satellite e verso cui ha anticipato di ''voler trovare comunque una forma di dialogo'', la ripresa del dialogo col Giappone dopo lo scontro sulla sovranità delle isole Dokdo/Takeshima e un Paese in forte affanno per la crisi economica globale con tassi di crescita annuali scesi al 2%, dal 5,5% medio degli ultimi decenni. L'economia basata sull'export ha subìto un rallentamento sollecitando la richiesta di equità sociale, col riequilibrio degli alti costi dell'educazione e la disoccupazione, fonte della pericolosa impennata del debito delle famiglie.

L'eredità di suo padre, che ha governato col pugno di ferro per quasi un ventennio risollevando la Corea del Sud dalla rovine della guerra del 1950-53 fino al rango di potenza industriale, divide ancora i coreani. Per molti, Park dovrà lavorare per sanare le vecchie ferite e avviare una complessa riconciliazione malgrado le accuse contro un ''dittatore che ha calpestato i diritti umani e soffocato il dissenso''. Favorevole agli accordi di libero scambio, la presidente ha affermato di ''voler contrastare'' i chaebol, lo strapotere di condizionamento dei grandi gruppi sullo Stato: Samsung, ad esempio, ha un fatturato pari al 20% circa del Pil sudcoreano. Troppo per non creare condizionamenti e commistioni.

Carne da Porcellum

  • Giovedì, 20 Dicembre 2012 09:10 ,
  • Pubblicato in Flash news
Fibrillazione, in queste ore, in particolare dalla parti del csx, sul tema primarie-liste elettorali. Tutto il nostro faticoso e pluriennale lavoro di donne sta producendo dei risultati -magari insufficienti, eventualmente discutibili-, ma (traggo da un mio libro del 2006, “La scomparsa delle donne”) da rognoso punto di programma, preferibilmente piazzate tra gli anziani e i diversamente abili, da “altra carne al fuoco” (cit. Piero Fassino d’antan), da “scassaminchia” (qui è un indimenticabile Pippo Gianni, Udc), da tema da affrontare all’ultimo minuto con imbarazzo e fastidio (“caxxo, e le donne?”), grazie soltanto alle nostre strenue lotte siamo salite nella graduatoria delle compatibilità di cui tenere conto, ed è tutto un 50/50, o almeno un 40/60, perché di presentarsi come gli ultimi misogini anche i nostri politici non se la sentono più. Bene.

La certezza l’abbiamo: il prossimo Parlamento sarà discretamente bisessuato, ancorché in percentuali variabili tra i partiti, raggiungendo con buona probabilità le medie europee (quelle africane del Rwanda, con il suo 58 per cento, del Botswana e di altri stati ce le sogniamo). Speriamo ugualmente bisessuato il governo. Finalmente il doppio sguardo -che non va solo assicurato come opportunità, ma anche praticato: il vero lavoro comincia lì-. Finalmente tante cittadine di questo Paese che non tabuizzano più il loro desiderio di partecipare alla gestione del Condominio, e forse anche il fuoco-amica (donna-spara-a donna) comincia a diminuire d’intensità.

Alle amiche che vogliono candidarsi mi sentirei di raccomandare una cosa: di non mettersi lì a fare da semplice riempilista, mera carne da Porcellum. Non significa, questo, pretendere a tutti i costi la garanzia di essere elette. Non tutte e non tutti potranno essere eletti, questo è certo. Quello che intendo è pretendere un GUADAGNO dalla propria candidatura, evitando di candidarsi in modo abnegativo e sacrificale.

Mi spiego meglio: per alcune la semplice candidatura ha senso, fa fare loro un passo avanti, definisce meglio la propria collocazione nel partito, è un gesto di testimonianza e di sostegno attivo. Per esempio: nel lontano 1986 io mi sono candidata nelle nascenti Liste Verdi, ma allora non avevo alcuna intenzione di andare a Roma. La “scampai” per un soffio, con le mie 800 preferenze. Ma non mi sono mai pentita di quel gesto di partecipazione. Anzi: lì c’è stato un guadagno per me (consapevolezza, senso di appartenenza, etc.).

Per altre, invece, il passo avanti richiede necessariamente l’elezione: si tratta allora di valutare attentamente se ve ne siano le condizioni, e di non buttarsi allo sbaraglio.

Un altro esempio: alle recenti primarie per la premiership del csx Laura Puppato aveva oggettivamente poche chance di farcela. Sento spesso dire che Laura ha perso: non è affatto così. Non è questione di percentuali. Da perfetta sconosciuta quale era a livello nazionale -era invece conosciutissima e sostenutissima nel suo Veneto-, in tre settimane Puppato ha conquistato una grande visibilità, il coraggio che ha avuto di buttarsi da sola è stato molto apprezzato, e oggi è in condizioni di stare in una partita in cui nessuno l’avrebbe mai cooptata, presumibilmente con un ruolo rilevante nel futuro governo. La sua storia offre un modello interessantissimo per tutte.

Quindi, amiche di ogni schieramento politico: si tratta semplicemente di fare bene i conti, di valutare l’occasione, ciascuna nel proprio contesto, ognuna per la propria vita.
Ripeto: non è necessariamente questione di essere certe della propria elezione. Si tratta di essere certe del fatto che da quella mossa, candidarsi, verrà anche un bene per se stesse.

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