Corriere della Sera
23 01 2013


“In Malawi le bambine, specialmente nelle zone rurali, incontrano un sacco di difficoltà e siccome io sono una bambina vorrei poter combattere per i miei diritti e per quelli delle altre come me. Siamo anche noi esseri umani e dobbiamo essere rispettate”. Elizabeth ha 12 anni ed è una ragazzina fortunata perché frequenta la scuola secondaria. Nei Paesi in via di sviluppo solo il 50% delle bambine finisce le elementari e sono 39 milioni le giovanissime tra gli 11 e i 15 anni costrette a rinunciare alla scuola per aiutare la famiglia. A quest’età le loro vite cominciano ad essere dominate dai “doveri” domestici e riproduttivi che le obbligano a matrimoni forzati, gravidanze precoci, violenze e abusi sessuali. Sono i dati del rapporto “The State of the World’s Girls 2012: Learning for Life” presentato oggi a Roma nell’ambito della campagna Because I am a girl che quest’anno si concentra proprio sull’istruzione. A pubblicarlo è l’associazione Plan International che da 75 lavora per aiutare i minorenni bisognosi. Con i suoi programmi di scolarizzazione e partecipazione l’associazione ha raggiunto oltre 41 milioni di bambine, aiutato la ricostruzione di 2.152 scuole e formato 72.538 insegnanti.

Nel 2012 le Nazioni Unite hanno insistito sulla priorità di garantire a tutti la scolarizzazione e hanno chiesto ai governi un impegno in questo sento: “L’istruzione è un diritto – ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Kii-moon – ma non è una realtà per troppe bambine e donne. L’istruzione è un messaggio di fiducia e speranza. Dice a un bambino che avrà un futuro, che quello che pensa è importante”.

Sono tre i fattori che allontanano le piccole dalla scuola: 1) la povertà 2) la residenza in zone rurali 3) la provenienza da gruppi etnici discriminati. ”La nostra istruzione non è mai stata una priorità per la maggior parte delle persone nel mio Paese – dice Ayesha, una sudsudanese di 14 anni -. Le famiglie danno in matrimonio le loro figlie per sfuggire alla povertà. Acqua salute e cibo sono i bisogni primari della nostra comunità”. Talent, 14 anni, vive nello Zimbabwe e vorrebbe tornare sui banchi: “Forse quando le mie sorelle cresceranno potrò studiare ancora e passare gli esami, così potrò avere un lavoro e una vita migliori Alcune volte sogno di diventare una maestra o un’infermiera”.

A volte basterebbe avere i soldi per i libri e l’uniforme. In Ghana, per esempio, il 46% dei bambini intervistati ha detto che è stato proprio questo il motivo per cui non hanno frequentato le elementari. Ma il prezzo per le femmine è molto più alto. Un rischio grosso è quello delle molestie sessuali o di violenze da parte degli insegnanti. In Senegal l’80% dei bambini denuncia violenze da parte degli insegnanti, in Ghana il dato è al 75%. In Togo il 16% dei bambini intervistati indicava nei maestri i responsabili delle gravidanze delle compagne di classe. In Mali la cifra è del 15%, in Senegal dell’!!%.

Attualmente, 1 bambina su 7 nei Paesi in via di sviluppo è costretta a sposarsi prima dei 15 anni, alcune addirittura a 5 anni. I matrimoni precoci le espongono al rischio di contrarre malattie come l’HIV e di avere gravidanze precoci, principale causa di morte per le ragazzine tra i 15 e i 19 anni (ogni 60 secondi una ragazza muore partorendo). 1 su 4 ha subito violenze psicologiche e sessuali prima dei 18 anni, anche a scuola. Tutto ciò riduce la probabilità che continuino a studiare.

“In molte comunità le bambine non godono delle stesse opportunità dei bambini e subiscono discriminazioni anche per quanto riguarda l’accesso al cibo e alle cure mediche – spiega Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan Italia – L’istruzione è il vero tasto dolente. La mancata scolarizzazione ha un duplice effetto, rende le bambine socialmente più vulnerabili e le priva della possibilità di sottrarsi al cerchio della povertà. Because I am a Girl gioca un ruolo importante nel sostenere il percorso di realizzazione dei loro diritti, ciò si traduce in maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità, del proprio corpo e della propria salute”.

Ad aggravare la situazione delle bambine, le mutilazioni genitali femminili (MGF) che continuano ad allontanare migliaia di ragazze dalla scuola ogni anno a causa di complicazioni per la salute dovute all’intervento, lunghe cerimonie di iniziazione e soprattutto perché dopo l’intervento vengono date in sposa e, di conseguenza, la loro istruzione è considerata superflua. A livello mondiale, oltre 140 milioni di bambine e donne ne vivono Ie conseguenze (emorragie, infezioni e difficoltà durante il parto). Il 20 dicembre le Nazioni Unite hanno messo al bando le MGF dopo una battaglia durata dieci anni. Ma tra i 28 Paesi in cui la circoncisione o l’infibulazione è praticata, solo 19 si sono dotati di una legge che proibisce la pratica, tra cui Sudafrica e Zimbabwe.

In vista della Giornata Mondiale contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili, che si celebra il 6 febbraio, Plan Italia lancia una petizione rivolta agli esponenti del futuro governo italiano affinchè si impegnino ad affrontare la sfida della riduzione ed eliminazione delle MGF in tutti i Paesi in cui esse vengono ancora praticate mediante un’intensa azione di pressione sui governi degli Stati che ancora non ne sono dotati.

Un clochard è morto per strada. Ad appena qualche metro di distanza, dietro le colonne, ai tavolini del bar si sorseggia il primo caffè della giornata. ... 
I consumi indietro di quindici anni, i redditi di ventisette. Due ritorni al passato che spiegano in poche cifre la portata della crisi e danno l'idea di quanto sia spesso il ghiaccio che avvolge l'economia. ...

Ostiense, clochard pestato per 30 euro: due arresti

  • Venerdì, 11 Gennaio 2013 14:20 ,
  • Pubblicato in Flash news

Paese Sera
11 01 2013

La vittima, un uomo di 54 anni, è stata trasportata in ospedale con le ossa del naso rotte. Gli autori, due uomini di nazionalità romena saranno processati per direttissima

Hanno picchiato un uomo di 54 anni, senza fissa dimora, per rapinarlo di trenta euro e lo hanno lasciato a terra sanguinante. Poi si sono allontanati. V.T. e N.G., romeni rispettivamente di 26 e 33 anni, sono pero' finiti in carcere poche ore dopo l'aggressione. Qualcuno ha assistito alla scena ed ha chiamato il 113.

L'ARRESTO - Pochi minuti e due auto della polizia erano già sul posto. Dopo aver prestato soccorso alla vittima, che subito dopo è stata trasportata in ospedale, da un ambulanza del 118, con le ossa del naso rotte, gli agenti hanno ascoltato alcuni testimoni e preso informazioni sui due malviventi. Iniziata la caccia all’uomo, i due sono stati rintracciati e bloccati poco più tardi, nella zona di Trevi Campo Marzio. Accusati del reato di rapina, saranno processati per direttissima nella mattinata di domani.

Un traguardo e una sfida. La longevità è un successo dell'umanità, dovuto al miglioramento delle abitudini alimentari e ai passi avanti della medicina.
Leggi

facebook