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Clochard trovato morto per il freddo

Corriere della Sera
20 12 2012

MILANO - Un clochard è stato trovato morto, probabilmente a causa del freddo, su una panchina in un giardinetto all'angolo tra viale Montenero e viale Lazio, in una zona vicino al centro di Milano. Sono stati alcuni passanti a trovarlo e dare l'allarme ai militari. Al loro arrivo i carabinieri ne hanno constatato il decesso, probabilmente provocato dal freddo unito all’assunzione di alcol. A fianco al cadavere, infatti, sono state trovate alcune bottiglie: forse l'uomo ha bevuto fino a stordirsi ed è morto assiderato. Era privo di documenti e si sta cercando di risalire alla sua identità.

L'Italia sarà pure una repubblica fondata sul lavoro, come è scritto nella costituzione italiana e come ha ricordato in prima serata su Raiuno Roberto Benigni, eppure un disoccupato su due cerca un posto da oltre un anno e tra i giovani fino a 29 anni l'istruzione non paga.
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Strada e dormitori, la vita di duemila senza dimora

  • Venerdì, 14 Dicembre 2012 09:37 ,
  • Pubblicato in LA STAMPA
La Stampa
14 12 2012

Duemila frequentano i dormitori e le mense dei poveri, perché una casa non ce l’hanno più. Per moltissimi se n’è andata con il lavoro e spesso con la separazione dalla moglie e dalla famiglia. Ma non solo. Le storie dei senza dimora, che stanno aumentando a vista d’occhio in tutte le città italiane, Torino compresa, sono lo spaccato umano del Paese che fa i conti amari con la crisi e con la disoccupazione, vedendo crescere i disagi sociali.

Lo studio

Una ricerca su scala nazionale (la prima del genere in Europa), promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali insieme a Caritas e Istat, e realizzata da Fio.Psd (Federazione italiana Organismi per le persone senza dimora), presentata ieri presso la sede del servizio comunale Adulti in difficoltà di via Bruino, ha fatto luce sul mondo delle nuove povertà ed in particolare sui senza dimora. Se in Italia si stimano 47.648 persone (di cui il 40% al Nord) in stato di povertà e senza tetto, nella nostra città se ne contano circa 2000. Torino è la quarta d’Italia per numeri, dopo Milano (dove sono 13 mila), Roma, Palermo, e davanti a Firenze.

Non più barboni

Gli homeless di oggi (non più «barboni», perché non hanno ormai niente a che fare con le storie di chi rifiuta il mondo e lo rifugge) sono metà italiani e metà stranieri. Hanno in media 40 anni. Hanno studiato - più gli stranieri dei nostri connazionali - e possiedono attestati di scuola media e superiore. Sempre più preoccupante è, d’altra parte, la situazione delle famiglie che finiscono sulla strada, per affitti impossibili da pagare e ingiunzioni di sfratto: l’anno scorso sono aumentate del 15 per cento, con 3.200 intimazioni da parte del Tribunale.

Gli sfrattati

«Per fortuna non tutti gli sfratti vanno poi in porto – precisa l’assessore alle Politiche Sociali, Elide Tisi –. La Città risponde lavorando su proposte diversificate, con l’assistenza economica, i percorsi di reintegro lavorativo, una rete del privato sociale che interviene sui singoli casi». Dai dati del Comune emergono 120 nuclei familiari senza casa e senza reddito, che nell’ultimo anno sono stati collocati temporaneamente in strutture alberghiere, perché non era possibile assisterli in altro modo.

Alloggi di fortuna

I numeri dei senza tetto si moltiplicano, poi, se si includono le persone che vivono in condizione di sovraffollamento, ricevono ospitalità da parenti e amici, che abitano in alloggi di fortuna. «Riteniamo possano essere seimila a Torino le persone a rischio di scivolare nella bassissima soglia, cioè in strada», spiega Marco Iazzolino, segretario generale Fiop.Psd. Nella trasformazione della società dovuta alla crisi, si allarga la platea dei nuovi poveri. «Ci sono rifugiati, immigrati, ex carcerati con problemi di varia natura, ma anche moltissimo crescono le richieste di coloro che fino a poco tempo fa conducevano una vita normale, per cui stiamo calibrando servizi ad hoc», aggiunge Tisi. Che snocciola le cifre dell’ospitalità notturna nei dormitori: «In questo momento abbiamo 500 posti letto, di cui 170 alla Pellerina. Sappiamo che non sono tutti occupati, perciò chiediamo a chi vede gente dormire in strada di segnalarci i casi, in modo da potere offrire loro un letto al caldo».
10 12 2012

Oltre un quarto degli italiani è a rischio povertà o esclusione sociale. Lo afferma l'Istat nel rapporto 'Reddito e condizioni di vita', precisando che nel 2011 il 28,4% delle persone residenti è a rischio povertà o esclusione sociale, in crescita di 2,6 punti percentuali rispetto al 2010.
Rispetto al 2010, riferisce l'istituto di statistica, aumentano gli individui che vivono in famiglie che dichiarano di non potersi permettere, nell'anno, una settimana di ferie lontano da casa (dal 39,8% al 46,6%), che non hanno potuto riscaldare adeguatamente l'abitazione (dall'11,2% al 17,9%), che non riescono a sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 33,3% al 38,5%) o che, se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni (dal 6,7% al 12,3%).

Il 19,4% delle persone residenti nel Mezzogiorno è gravemente deprivato, valore più che doppio rispetto al Centro (7,5%) e triplo rispetto al Nord (6,4%). Nel Sud l'8,5% delle persone senza alcun sintomo di deprivazione nel 2010 diventa gravemente deprivato nel 2011, contro appena l'1,7% nel Nord e il 3% nel Centro.

Le famiglie più esposte al rischio di deprivazione sono quelle più numerose e/o con un basso numero di percettori di reddito. Si trovano più spesso in condizioni di disagio le famiglie monoreddito, come gli anziani soli e i monogenitori, e quelle con tre o più figli minori.
Le persone in famiglie a prevalente reddito da lavoro autonomo mostrano una minore diffusione della severa diprivazione di quelle sostenute dal lavoro dipendente o da pensioni. Le famiglie di pensionati sono anche quelle che hanno mostrato i più evidenti segnali di peggioramento tra il 2010 e il 2011.
Il rischio di povertà, calcolato sulla base del reddito 2010, mostra aumenti più marcati tra gli individui residenti nelle regioni del Mezzogiorno, in famiglie monoreddito, dove la fonte principale di reddito è da lavoro, sia dipendente che autonomo, tra le coppie con figli, con almeno un minore, i monogenitori e le famiglie di altra tipologia, con membri aggregati.
Per descrivere la situazione italiana, Chiara Saraceno sceglie una metafora forte, ma esplicita. "Questo è un Paese che vive in apnea, sperando prima o poi di tornare a respirare", dice.
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