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Gli uomini che non disdegnano il sesso a pagamento lo definiscono spesso un hobby o pensano a se stessi come a utenti di un servizio. I nemici del sesso mercenario li chiamano "sfigati" mentre per le prostitute sono "clienti". Ma chi sono veramente? ...
Scaricata davanti alla stazione di Rossano Calabro, è stata ulteriormente umiliata. Le botte e le tumefazioni facevano male quanto i soldi buttati addosso dal suo "padrone" con la frase: "A Rossano la legge sono io". ...

Da casalinghe a prostitute a causa della crisi

  • Venerdì, 21 Marzo 2014 14:02 ,
  • Pubblicato in Flash news

Globalist
21 03 2014

Questa volta non baby squillo di un quartiere alto, bensì madri di famiglia over 40. Donne che avevano perso il lavoro. Tra loro, una donna che fino a poco tempo fa gestiva un asilo nido.

Arrivata la crisi, si era ristretta la clientela, con le famiglie costrette a tagliare sulle spese. E tra le spese, insopportabile quella dell'asilo. Chiuso così l'asilo, ecco quell'improbabile centro massaggi dove prostituirsi. Palermo: questo è uno dei tanti aspetti della crisi.

Realtà come quella scoperta nelle ultime ore dalla polizia non sono casi isolati. Recentemente una situazione analoga era stata scoperta in un luogo non distante. Stessa umanità, stesse leggi della prostituzione, col corpo delle donne in vendita e con chi incassa il grosso dei proventi.

In questo caso, la tariffa variava dai trenta agli ottanta euro nell'improbabile centro massaggi che in realtà era una casa d'appuntamenti, a pochi metri dall'ex Fiera del Mediterraneo. Madri di famiglia che avevano perso il lavoro: smessi gli abiti da madre di casalinga, tacchi alti e vestiti succinti per vendersi.

Accanto all'ex direttrice dell'asilo nido, altre due compagne del centro, entrambe recentemente licenziate e in quell'età ormai considerata out per il lavoro, una volta espulse. L'una e le altre schiave di un vecchio meccanismo: una grossa percentuale andava sistematicamente versata alla tenutaria della casa d'appuntamenti, più della metà di ogni somma pagata dal cliente.

Corriere della Sera
20 03 2014

Si chiama Nicola Bruno, ha 35 anni, fa l'avvocato, è sposato da poco. E lui il figlio del parlamentare di centrodestra finito nell'inchiesta sulla prostituzione minorile di Roma. Accusato di aver avuto incontri sessuali a pagamento con Aurora e Azzurra - 14 e 15 anni - in un appartamento dei Parioli. ...

Antiporno: la caccia alle streghe in Europa

Il Fatto Quotidiano
19 03 2014

di Eretica 

Dopo le abolizioniste della prostituzione arrivarono le antiporno. Della serie che le brutte cose non arrivano mai da sole. Era nell’aria, io lo sapevo, lo avevo intuito diverso tempo fa, perché le influenze culturali inviano dei segnali e se non li recepisci è perché di quella cultura sei impregnata fino in fondo. In Europa è arrivato un vento bacchettone, moralista, vittoriano, roba da preti e dame di carità che hanno scambiato il femminismo per una religione. Considerano i corpi delle donne talmente sacri, come fossero feticci, simulacri, non aventi diritto di parola, da ergere in loro nome monumenti, statue, templi e divieti e censure e repressione e sovradeterminazione.

Assieme all’ondata proibizionista sulla prostituzione è arrivata anche quella del porno. Era lì, si attendeva il momento giusto, e quale momento è più giusto rispetto a quello in cui esasperazione, bisogno, economia in frantumi sono il terreno perfetto sul quale realizzare moralizzazione dei costumi? Corsi e ricorsi storici, in fondo, hanno riguardato diversi tempi e luoghi in cui a turno c’erano streghe da bruciare, crimini da inventare e nuove cose da proibire. Oggi le streghe sono le sex workers autodeterminate, le attrici porno, quelle che sfilano in modo autodeterminato e facendo proposte che nessuno ascolta.

Sono le stesse che dichiarano di non essere vittime se non del proibizionismo e di questo autoritarismo sui corpi che limita la loro possibilità di autorappresentazione. Dall’alto della loro supponente posizione di salvatrici dell’umanità le abolizioniste e le antiporno, queste sacerdotesse che fanno guerra ad altre donne, che vogliono rieducarle, convincerle che sono sbagliate, un po’ vittime e se non vittime allora un po’ criminali, queste dame che lanciano sfide a quelle che non la pensano come loro piuttosto che accettarne la diversità, rendono la discussione tra femminismi sempre più impraticabile. Come si può, d’altronde, ragionare di autodeterminazione con chi afferma che le uniche donne libere di scegliere somigliano a loro?

A Londra festeggiano la nascita del gruppo contro prostituzione e pornografia. Ed era già successo altrove, negli Stati Uniti, negli anni Ottanta, la feminist sex wars che portò ad una degenerazione dei femminismi che più che perseguire libertà iniziarono a esigere repressione e securitarismi. C’è malafede, in questo, e c’è parecchio fanatismo, perché l’argomentare di alcune di queste donne che in giro leggo soprattutto sui social network è pieno di stereotipi, generalizzazioni, mistificazioni. Pornografia viene associata alla pedopornografia e sono due cose molto diverse.

La prima viene realizzata da persone adulte, che scelgono di svolgere quel lavoro e se non scelgono, così come avviene per ogni altro lavoro, potessero fruire di tutte le garanzie del caso potrebbero sempre denunciare, esigere diritti, giusto compenso, contributi, malattie, quello che serve. La seconda è un crimine e criminali sono sfruttatori e fruitori di simili porcherie. La malafede poi sta anche nel fatto che si mettono in piazza brandelli di carne altrui senza però stare a sentire le parole delle persone di cui si parla.

C’è sempre e comunque un disconoscimento dei soggetti, ed è inverosimile leggere frasi come “loro sanno che vinceremo” dette da chi, per l’appunto, guarda le donne che intende rappresentare solo come oggetti da salvare o da sconfiggere. Non so a voi ma a me questo preoccupa abbastanza. È medioevo che già negli Stati Uniti ha prodotto disastri. In Italia ne vediamo i primi segni. Tanto rincorrere le immagini segnalandole in nome della dignità delle donne sta in fondo legittimando chi, poi, ottiene la censura di una pubblicità perché viene mostrato un vibratore. Saremo ancora noi le vittime di questo e non potremo addebitare questo male agli uomini cattivi, ai maschilismi, a chissà cosa, perché si tratta di una nuova ondata reazionaria che si nasconde dietro nobili intenzioni e così, ancora una volta, impone il controllo del corpo delle donne.

È davvero questo quello che vogliamo? Trasferire il controllo dei nostri corpi da un esercito di moralisti all’altro? Davvero intendiamo abdicare al progetto di liberazione e rinunciare definitivamente a costruirlo per noi, da sole, in modo autodeterminato? Che sul mio corpo io non possa decidere perché l’antiabortista esige di farmi partorire per forza o che non possa farlo perché il mio salvatore e la mia salvatrice mi dicono che spogliarmi è peccato (peccato contro le donne!), non è forse la stessa cosa? Per me lo è. Perché il mio corpo non appartiene a nessuno. Decido io quello che voglio essere, diventare. Decido io anche di mostrare il mio corpo nudo. E se ci sono altre intenzionate come me a opporsi a questo nuovo fascismo ditelo adesso. Combattete con me. Con noi, perché non credo di essere l’unica a pensarla così. Con leggerezza, comunque. Potete cominciare leggendo le storie della Militante Antiporno. Perché al solito, una risata li/le seppellirà.

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