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La fattoria si tinge di rosa

  • Mercoledì, 21 Maggio 2014 13:40 ,
  • Pubblicato in Flash news

Il Sole 24 Ore
21 05 2014

La forza dell’agricoltura italiana sta anche nella discreta fetta di quote rosa che le da’ vita, tanto che si valuta che un imprenditore agricolo su tre sia donna. Ma il dato più interessante è che quando l’impresa è guidata dal gentil sesso, i ricavi sono più alti: in media 28.500 euro contro 24.800 euro

 

Abbatto i muri
22 04 2014

“Vota Gioviale” – era scritto sul manifesto due metri per tre esposto lungo la via principale della città. Il suo nome è Bruna ed è l’esempio classico di quel che si può realizzare grazie alle pari opportunità. “Vota donna” – era il sottotesto e sullo striscione a destra ancora puoi guardare il suo volto dal sorriso artefatto e i lineamenti opportunamente corretti con Photoshop.

Bruna Gioviale è donna cresciuta in politica. Braccio destro del segretario di sezione. Braccio destro del segretario provinciale. Braccio destro del segretario regionale. Essere il braccio destro l’aveva molto confusa perché per quanto lei affermasse di essere di sinistra da molto tempo non le riusciva più di sembrare tale.

Un giorno poi le dissero che essere donna significa essere già di sinistra e incarnare il bene perciò lei non ebbe dubbi: da quel momento in poi sarebbe stata la donnità quello che l’avrebbe caratterizzata. Si presentò alle elezioni raccontando del suo grande trauma. Stuprata virtualmente da un tale che aveva osato mostrarle il pene durante una sessione chat, lei, indignatissima, aveva proposto alle donne del suo partito di studiare una proposta di legge che impedisse l’esposizione dei genitali nel web. Chiunque avesse osato mostrare un pene avrebbe immediatamente ricevuto una visita dalla polizia a tutela della fragilità delle donne (PTFD) appositamente creata per salvarle anche da queste circostanze.

La proposta di legge fu democraticamente sottoposta al pubblico sui social network e Bruna Gioviale restò sorpresa per la grande partecipazione e il numero di contributi arrivati. Qualcuna proponeva cose sobrie come l’evirazione o l’obbligo di autoflagellazione testicolare da realizzarsi virtualmente e in pubblico. Altre, più sensibili, poi fecero notare come la stessa punizione avrebbe esposto quell’attrezzo osceno alla vista delle persone più deboli.

Solo alcune irriconoscenti ragazze prive di morale dissero che non si poteva interferire nelle conversazioni tra persone e se a loro piaceva vedere il pene dell’interlocutore nessuno poteva impedire che si svolgessero sessioni di virtual sex.
Bruna Gioviale in questo fu irremovibile. Nessuna donna potrebbe mai gradire questo genere di cose. Il pene online è violenza. Perciò chiunque sia complice dell’esposizione dell’uccello sarebbe risultata rea di favoreggiamento.
Tale campagna le fruttò una percentuale di voti altissima. Le sue colleghe avrebbero continuato a lavorare sulla sua proposta in parlamento e a lei, invece, spettava l’ambita poltrona di sindaco. Appena eletta pronunciò il suo discorso.
yesshecan3“Noi donne siamo migliori e sappiamo come rimettere a posto una città. Io vi prometto che la ripulirò da tutto ciò che costituisce degrado. Obbligherò chiunque a tenere in debita considerazione una delle primarie esigenze della comunità: il decoro.
Il centro della nostra meravigliosa cittadina non dovrà essere più teatro di quel triste spettacolo che è realizzato da vucumprà, prostitute, manifesti osceni, accattoni, poveri, senzatetto e manifestanti in piazza. Il mio primo provvedimento da sindaco sarà un’ordinanza che darà alla polizia municipale il potere di riportare la nostra città al suo antico splendore.

Farò in modo che nella nostra città sia costruita una struttura utile al recupero di queste persone di modo che potranno salvarsi e un giorno ringraziarci per la nostra umanità. Nessuno dovrà dire che questa città dimentica le persone bisognose e allora dobbiamo aiutare chi ne ha bisogno e proteggere donne e bambini dalla vista di simili oscenità. Una nuova struttura di recupero porterà anche tanto lavoro e così molti bravi cittadini che oggi sono in difficoltà potranno vedere sorgere di nuovo il sole.
Inoltre siate certi che il vostro sindaco da ora in poi non dimenticherà nessuno di voi. Sappiate che potrete contare su di me e che la mia porta è sempre aperta. Dio benedica le quote rosa!“
Applausi interminabili arrivarono dalla folla e da una voce in fondo un “Brava Gioviale” entusiasmò gli animi dei presenti che ripeterono in coro “brava Gioviale… brava Gioviale… Brava Gioviale“.

Il giorno dopo un tale si presentò alla porta del sindaco neoeletto armato di un litro di benzina e minacciando di darsi fuoco. Chiedeva un posto di lavoro. Lei chiamò subito due collaboratori e nel frattempo gli disse che avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per aiutarlo. Non appena lo immobilizzarono lei pregò che l’uomo fosse sedato e rinchiuso in un luogo di massima sicurezza.

“Toglietemi dalle scatole quel morto di fame e dotate subito il palazzo di strumenti di sicurezza e videosorveglianza…“

Rinchiusa nella sua fortezza ella chiese che fosse individuata tra il popolo e poi condotta presso la sua corte una signora bisognosa che avrebbe goduto della sua magnanimità. Lavori di fatica e presso le cucine. Il regno della sindaca sceriffa ebbe così inizio.
Ps: E’ una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.

—>>>Potrai leggere altre storie della Sindaca Sceriffa seguendo l’apposita categoria.

Una legge ai confini ... della democrazia

  • Martedì, 18 Marzo 2014 09:39 ,
  • Pubblicato in Flash news

UDI Nazionale
18 03 2014

Siamo in assonanza con quante e quanti guardano con preoccupazione alla legge elettorale approvata dalla Camera e ritenuta a rischio di incostituzionalità.
Noi la riteniamo incostituzionale anche per la mancata alternanza di donne e uomini che
garantirebbe quella parità di cittadine/i prevista nella Costituzione italiana.

La nostra associazione ha storicamente radici profonde nella democrazia nel nostro Paese, dalla lotta per la Liberazione al ruolo fondamentale avuto nei lavori della Costituente.
Siamo state le prime ad utilizzare l’istituto della legge di iniziativa popolare, convinte che le pratiche democratiche debbano essere sostanza viva di tutta la comunità nelle sue varie articolazioni sia pubbliche che private.
Con questo spirito ci siamo sempre mosse fino alla nostra proposta di legge del 2007 sul 50E50 ovunque si decide.
Siamo pertanto in assonanza con quante e quanti guardano con preoccupazione alla legge elettorale approvata dalla Camera e ritenuta a rischio di incostituzionalità.
Noi la riteniamo incostituzionale anche per la mancata alternanza di donne e uomini che garantirebbe quella parità di cittadine/i prevista nella Costituzione italiana.

La democrazia dà il diritto di scegliere da chi ciascuna e ciascuno vuole essere rappresentata/o senza passare per la mediazione dei partiti e invece ancora una volta questo diritto viene negato, dopo tanti anni di “porcellum” e di tutto il cumulo di critiche che lo hanno accompagnato.

Inoltre denunciamo come falso, scorretto e fuorviante l’uso dell’espressione “quote rosa” in riferimento a norme che hanno l’intento di garantire un pari accesso delle donne alle cariche elettive.
Ci rivolgiamo alla politica ma, in primo luogo, al mondo dell’informazione che dovrebbe sapere che il linguaggio non ha solo la funzione di nominare la realtà, ma che porta in sé il rischio, come in questo caso, di deformarla.
I media dovrebbero ormai conoscere la differenza tra il concetto di “quote” e quello del “50E50”.
Vogliamo infine sottolineare che il bisogno di ricorrere a queste norme nasce dal fatto evidente che non esiste una reale democrazia interna nei vari partiti, dove pure le donne ci sono, spesso con competenze indiscutibili e senso di responsabilità.

Noi queste donne le vorremmo tutte più attente alla differenza di cui sono portatrici e alla storia e cultura che questa differenza ha prodotto e con queste donne siamo sempre state disponibili a dialogare.

Ci auguriamo che il dibattito al Senato possa rimettere questa legge sui binari di una sostanziale e compiuta democrazia e, comunque vadano le cose, valuteremo con attenzione le scelte di tutti i partiti in merito alla presenza di candidate e della loro concreta eleggibilità. Restituiamo perciò la responsabilità a chi nella sostanza ce l’ha, al di là di una legge nazionale che pure riteniamo necessaria.
Noi non siamo e non ci sentiamo soggetti a cui spetta una quota: siamo più della metà e vogliamo una volta per tutte piena cittadinanza in questo nostro Paese.

Corriere della Sera
17 03 2014

L’attesa è sulle grandi società pubbliche: sulle nomine si misurerà la capacità del governo di essere davvero innovativo

di Maria Silvia Sacchi

Uno dei primi atti di Matteo Renzi premier è stata una diffida. Diretta a una società pubblica che non aveva rispettato le quote di genere nel proprio consiglio di amministrazione. La società non aveva, cioè, nominato un numero sufficiente di donne in Cda tale da raggiungere il 20% imposto dalla legge Golfo-Mosca. Se non si adeguerà, il consiglio di amministrazione decadrà e dovrà essere nuovamente nominato (con il 20% di consigliere).

Il fatto risale ai primissimi giorni del governo Renzi e la firma del presidente del Consiglio si deve al fatto che non c’è, in questo governo, un ministro o un vice ministro con delega alle Pari opportunità. A vigilare sul rispetto delle quote, quindi, è lo stesso Renzi.

Il nome dell’azienda diffidata direttamente dal premier non si sa, ma l’episodio permette di riflettere sulla differenza tra politica ed economia in tema, appunto, di quote. Bocciate alla Camera per il parlamento, sono invece legge per le società quotate e a controllo pubblico.

Uno dei punti è che le società offrono una «flessibilità» impossibile per il parlamento.

Le aziende hanno reagito alla Golfo-Mosca (una legge che anche loro hanno mal digerito) restringendo o, più frequentemente, allargando i propri Cda. Diminuendo, cioè, o aumentando il numero dei consiglieri, in questo modo annacquando l’ingresso di un corpo estraneo al sistema di potere italiano come sono le donne. Estraneo perché finora non ne hanno fatto parte e dunque sono un qualcosa di sconosciuto. Per questo fanno paura: non si sa come si comporteranno. Un’incognita troppo grande per l’azionista che invece voglia indirizzare l’andamento del cda. Un po’ come è stato con l’ingresso dei consiglieri indipendenti, e forse non è un caso che la gran parte delle donne inserite nei Cda per effetto della legge Golfo-Mosca ricoprano proprio il ruolo di indipendenti.

Ma il punto principale è che delle quote si sono visti gli effetti. Al contrario di quanto si diceva e si temeva prima della loro approvazione, le quote di genere nella media hanno portato più attenzione al merito per le donne e anche per gli uomini. Hanno abbassato l’età dei consigli. Hanno portato a una riflessione sulle competenze dei consigli stessi.

Ora l’attesa è sulle grandi società pubbliche. Qui, però, il tema è molto più complesso della questione di genere, perché sulle nomine si misurerà la capacità del governo di essere davvero innovativo.

 

Il calvario di Valentina nell'Italia degli obiettori

  • Giovedì, 13 Marzo 2014 14:13 ,
  • Pubblicato in Flash news

GiULiA
13 03 2014

La Camera boccia le quote rosa e gli ospedali pullulano di obiettori. C'è una relazione tra i due fatti? Sì, non siamo ancora in un Paese per donne.

Delle due cattive notizie per le donne italiane comparse sui giornali di ieri, è finita un po' in secondo piano la più intollerabile, il calvario di Valentina, una ragazza costretta ad abortire da sola nel gabinetto, con l'unico aiuto del suo compagno, in seguito ad un aborto terapeutico al quinto mese, in un ospedale romano dove tutti, medici e infermieri, erano obiettori di coscienza.

Vista dall'angolazione di quel bagno, immagino che la discussione alla Camera sulle quote rosa imbiancate appaia come una faccenda marziana. In quella vicenda non c'è nulla che vada bene. In un altro mondo dove non vige la legge 40 con le sue forche caudine sulla fecondazione assistita, Valentina, portatrice di una grave malattia genetica, avrebbe potuto accedere alla fecondazione in vitro e fare una diagnosi preimpianto dell' embrione, invece che arrivare fino al quinto mese per accorgersi che la sua creatura era segnata. In un altro mondo, avvalendosi di una legge dello stato, la 194, la signora avrebbe ricevuto assistenza nel momento della sua applicazione. E sarebbe vietato e perseguito quel disprezzo nei fatti nei confronti delle donne che compiono la loro scelta sulla base della legge.

In quell'altro mondo migliore, più accogliente e solidale con Valentina, ci sarebbero state le quote rosa per eleggere le nostre rappresentanti in Parlamento? Non lo so, istintivamente ne diffido, ma leggendo le due notizie nello stesso giorno, è difficile non pensare che tutto si tenga, che lo spettacolo scadente del mercato politico sulla rappresentanza femminile a cui abbiamo assistito in questi giorni non abbia una relazione con la mortificazione esercitata quotidianamente, in varie forme, sul corpo delle italiane.

Occorre fare massa critica. Forse ci vuole una scossa. Ci voleva.

Paola Rizzi

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