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Niente sviluppo senza ricerca

  • Martedì, 04 Agosto 2015 07:52 ,
  • Pubblicato in IL MANIFESTO

Il Manifesto
04 08 2015

Tra le que­stioni eco­no­mi­che spesso dibat­tute per spie­gare il declino ita­liano è pos­si­bile anno­ve­rare quello della scarsa pro­dut­ti­vità, cioè la capa­cità del lavoro e dei beni capi­tali, ma soprat­tutto del modo in cui que­sti due fat­tori si com­bi­nano attra­verso la tec­no­lo­gia e l’organizzazione dei pro­cessi di gene­rare valore aggiunto. Per far luce sulle dina­mi­che della pro­dut­ti­vità è pos­si­bile uti­liz­zare gli indi­ca­tori rela­tivi al periodo tra 1995 e 2014, pub­bli­cati ieri dall’Istat. L’evidenza più rile­vante mostra che in Ita­lia durante l’intero arco di tempo con­si­de­rato, la pro­dut­ti­vità totale dei fat­tori, cioè «la cre­scita del valore aggiunto attri­bui­bile al pro­gresso tec­nico e ai miglio­ra­menti nella cono­scenza e nei pro­cessi pro­dut­tivi» è dimi­nuita di circa lo 0.3% annuo.

Certo, tra il 1995 e il 2014, l’economia ita­liana ha subito cam­bia­menti strut­tu­rali, dall’introduzione dell’euro alla crisi eco­no­mica dal 2008, ma risa­lendo nel tempo le sta­ti­sti­che uffi­ciali, è indub­bio che il declino ita­liano ha radici ben più lon­tane, che con carat­te­ri­sti­che e pro­blemi simili risal­gono a prima del 1995. È soprat­tutto il periodo pre-crisi (2003–2009) quello che mag­gior­mente spiega la dina­mica ita­liana in cui nono­stante l’aumento, sep­pure in pro­por­zioni diverse, delle ore lavo­rate e di beni capi­tali (mezzi, mac­chi­nari, ecc..) nella pro­du­zione, il tasso di cre­scita del red­dito com­ples­sivo pro­dotto da que­sti è risul­tato nega­tivo (-0,9% in media all’anno).

Tra il 2009–2014 la pro­dut­ti­vità totale dei fat­tori ha mostrato invece un aumento medio posi­tivo sep­pure esi­guo (+0.4%). Que­sto non è dipeso da un atteg­gia­mento anti­ci­clico della poli­tica eco­no­mica (più inve­sti­menti in set­tori stra­te­gici e in inno­va­zione) ma da una ridu­zione dell’impiego dei fat­tori (soprat­tutto del lavoro) supe­riore al crollo del valore aggiunto. È così che la com­pe­ti­ti­vità del sistema Ita­lia è andata via via dete­rio­ran­dosi. Pur­troppo le ricette adot­tate hanno pale­se­mente fal­lito, mostrando la palese inef­fi­ca­cia degli stru­menti (sva­lu­ta­zione sala­riale e defi­sca­liz­za­zione svin­co­lata per le imprese) prima ancora che degli obiettivi.

Nes­suno si è invece pre­oc­cu­pato degli inve­sti­menti in inno­va­zione di pro­cessi e pro­dotti, ma anche in for­ma­zione di capi­tale umano. In pro­por­zione al Pil, gli inve­sti­menti pub­blici in ricerca e svi­luppo in Ita­lia sono circa la metà di quelli fran­cesi, e quasi un terzo di quelli tede­schi. Ancora più pro­nun­ciato è il diva­rio nel con­fronto tra set­tori privati.

L’azione di governo, pie­gan­dosi incon­di­zio­na­ta­mente all’austerità, non sol­tanto ha abban­do­nato l’obiettivo di ridurre una volta per tutte gli squi­li­bri con gli altri paesi euro­pei, ma ha rinun­ciato soprat­tutto alla que­stione nazio­nale per eccel­lenza, quella del diva­rio tra Nord e Sud Ita­lia, che si riper­cuote sull’intero paese. Gli ultimi dati del rap­porto Svi­mez con­fer­mano la dram­ma­ti­cità del dua­li­smo italiano.

Tor­nando ai dati sulla pro­dut­ti­vità, se al Centro-Nord tra il 2008 e il 2013 que­sta è dimi­nuita dello 0.8%, nel Mez­zo­giorno la ridu­zione è pari al 2.9%. Il crollo degli inve­sti­menti che ha carat­te­riz­zato l’Italia, è stato di gran lunga più mar­cato nel Meri­dione con una ridu­zione rispet­ti­va­mente del 24.6% al Nord e del 53.4% al Sud.

Ancora una volta, que­sta è una poli­tica che risale alla crisi dei primi anni Novanta e non a quella del 2008: tra il 1991 e il 2008, gli inve­sti­menti pub­blici al Sud pas­sano da 10000 milioni a 4000 milioni di euro, men­tre al Nord essi aumen­tano da 12 mila a 16 mila milioni di euro. Ma si sa, non è solo la quan­tità di risorse a deter­mi­nare incre­menti di pro­dut­ti­vità ma occorre una visione di svi­luppo dell’intero sistema che non può che essere diretto dall’intervento pubblico.

Per que­sto, gli annunci del governo, da ultimo quello della mini­stra dello Svi­luppo eco­no­mico Fede­rica Guidi, di desti­nare 80 miliardi per inve­sti­menti in infra­strut­ture e rele­gare il ruolo dello Stato a quello di faci­li­ta­tore per le imprese appa­iono quanto mai pre­oc­cu­panti. Non è rin­via­bile un inter­vento pub­blico che sia siste­mico, ovvero destini le pro­prie risorse (com­prese quelle per infra­strut­ture) in virtù di obiet­tivi indu­striali defi­niti, assu­men­done diret­ta­mente il con­trollo ed evi­tando la sven­dita ai capi­tali esteri di quel che rimane dell’industria italiana.

Polo Sud, l'eccezione alla regola delle guerre

pinguino scienziatoDi chi è il continente antartico? Di tutti e di nessuno. Ci sono delle rivendicazioni territoriali ma c'è anche un Trattato Antartico che, per la prima volta nella storia dell'umanità, afferma che un intero continente non appartiene a nessun Paese, proibisce lo sfruttamento economico o l'uso militare di quei 14 milioni di Kmq, e riserva l'Antartide asole attività di ricerca. Questo Trattato è un modello, insomma, di cooperazione internazionale.
Fabrizio Galimberti, Sole 24 Ore ...

Il sottile legame tra un autistico e un genio

  • Giovedì, 16 Aprile 2015 10:32 ,
  • Pubblicato in Flash news

West 
16 04 2015

Un autistico e un genio hanno lo stesso “difetto” genetico? Sembra di sì, secondo i ricercatori dell’Università di Edinburgo e del Queensland Institute for Medical Research.

Giunti a questa conclusione analizzando un campione di oltre 10.000 individui. Stando ai risultati dello studio, certe spiccate abilità cognitive presentate da soggetti sani possono derivare dagli stessi geni responsabili dei disturbi dello spettro autistico. Sebbene il disturbo resti latente e non si manifesti.

Una scoperta che chiarisce due questioni. In primis, il fatto che alcune persone autistiche siano dotate di una memoria logica e di un’intelligenza verbale al di sopra della norma. E, secondariamente, il fatto che individui sani, portatori di quella stessa informazione genetica, abbiano un’intelligenza particolarmente sviluppata. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.

Annalisa Lista

 

Il medico su misura

Più personalizzata di così, la cura non potrebbe essere. Un paziente con il melanoma è stato visitato. Un campione del suo tumore è stato prelevato e l'intera sequenza del Dna letta. Sette mutazioni del genoma - responsabili della produzione di altrettante proteine aberranti sono state selezionate. Usando queste proteine come "esca" è stato creato un vaccino ad hoc, mirato per quel tumore unico e irripetibile come il paziente che lo ospitava. 
Elena Dusi, la Repubblica ...

Italia paese per giovani o per vecchi?

Secondo: la crisi è dura. Ma ben prima della crisi qualcuno può fare un elenco delle imprese dedite alla ricerca e dei successi della ricerca italiana? Lo spazio creativo (e dunque formativo) di una produzione grandissima ed estremamente remunerativa per le imprese è rimasto sempre limitato all'acquisto di licenze messe a punto altrove. Nessun governo italiano ha messo la ricerca e l'innovazione al centro del suo programma.
Furio Colombo, Il Fatto Quotidiano ...

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