Sono una maestra disobbediente

  • Mercoledì, 24 Giugno 2015 13:59 ,
  • Pubblicato in COMUNE INFO

Comune - info
24 06 2015

di Valentina Guastini*

Il disegno di legge la “Buona scuola” sarà approvato probabilmente giovedì. Molti tra gli insegnanti che hanno gridato il loro no in questi mesi sono pronti non applicare la riforma. “Sono una maestra disobbediente, con difficile spirito di adattamento alla continua burocratizzazione della scuola – scrive Valentina Guastini, maestra – e allo stress dei programmi ministeriali. Punto sulla creatività… Non rinuncio alla conversazione, indispensabile per stimolare il pensiero critico… Mi interessa una scuola laboratoriale che esca dalla classe … Credo in una scuola interdisciplinare, dove si impari facendo … In una scuola che corre, dove alla materna si preparano i bambini per la primaria, alla primaria per le medie e via così, io antepongo una scuola che parta dal bambino, dai suoi interessi e tempi, ma soprattutto attenta al qui e ora… Tendenzialmente non salgo in cattedra, ne scendo… Per insegnanti come me in questa riforma della scuola non c’è spazio”

Per insegnanti come me, buoni o cattivi, in questa riforma della scuola non c’è spazio. Sono una maestra disobbediente, con difficile spirito di adattamento alla continua burocratizzazione della scuola e allo stress da tempistica e programmi ministeriali.

Seguo una legge interna che mi suggerisce dialogo, conoscenza dei miei alunni e tempi adattabili ai salti in corsa. Punto molto sulla creatività, l’inventiva e la scoperta. Non rinuncio alla conversazione, indispensabile strumento per stimolare il pensiero critico e divergente.

Per ogni tema trattato cerco di creare tensione cognitiva (espressione cara ad Alberto Manzi) di mettere in scena l’argomento in modo da indirizzare i bambini a voler sapere, aver voglia di scoprire, ipotizzare passi successivi. Mi interessa una scuola laboratoriale che esca dalla classe, che ossigeni la mente, che studi l’ambiente con occhi, mani e pensieri, che possa creare relazioni.

Amo vedere i bambini giocare liberamente in attività non strutturate. Difendo una scuola che produca opere frutto dell’espressione personale di ciascuno e non limitata al lavoretto. Ritengo indispensabili un tot di ore mensili dedicate alla manualità.

Credo in una scuola interdisciplinare che riesca a collegare ogni argomento con il vissuto di tutti, dove si impari facendo, discutendo. Dove l’empatia e la riflessione possano essere le basi dell’inclusione. Tendenzialmente non salgo in cattedra, ne scendo.

In una scuola che corre, dove alla materna si preparano i bambini per la primaria, alla primaria per le medie e via così, giustificando tempi serratissimi e lavori sfiancanti, io antepongo una scuola che parta dal bambino, dai suoi interessi e tempi, ma soprattutto attenta al qui e ora. Un impegno a educare, per dirla con Mario Lodi, per formare cittadini capaci di inserirsi nella società col diritto di esporre le proprie idee e col dovere di ascoltare le opinioni degli altri.

La scuola non è solo fatta dagli insegnanti e il vissuto dei bambini non può essere avulso da una stretta collaborazione delle famiglie, che per me sono sempre perno insostituibile di condivisione e cooperazione. Non amo il suono della campanella e il tempo scandito.

Non esistono bambini facili e difficili, ma solo bambini e bambine, con le loro storie più o meno fortunate, ma i bambini devono essere tutti fortunati. È l’impegno che gli adulti si prendono nei confronti dell’infanzia (Roberto Pittarello) e io, nel mio piccolo, ci provo: lavoro, mi impegno, seguo con tensione ed attenzione ognuno, perché nelle mie classi questo possa accadere ogni giorno.

 

* maestra presso la scuola Papa Giovanni XXIII (Istituto Comprensivo di Sestri Levante, Genova). Questa l’adesione di Valentina Guastini alla campagna 2014 di Comune-info, Ribellarsi facendo: Docente a compiti zero.

La scuola non è un attimo fuggente

Internazionale
24 06 2015

Ho fatto la maturità nel 1993. Pochi anni prima era uscito quello che a oggi può essere considerato il più celebre film sulla scuola, L’attimo fuggente, che aveva generato molti entusiasmi e dato vita a mille dibattiti. Io lo vidi addirittura in una matinée per le scuole.

In una delle prime scene il protagonista, forse ve lo ricorderete, il professor Keating (Robin Williams), alla sua lezione d’esordio, legge con tono impostato dal libro di letteratura:

Comprendere la Poesia, di Jonathan Evans Prichard, professore emerito: ‘Per comprendere appieno la poesia dobbiamo anzitutto conoscerne la metrica, la rima e le figure retoriche e poi porci due domande, uno, con quanta efficacia sia stato reso il fine poetico e due, quanto sia importante tale fine. La prima domanda valuta la forma di una poesia, la seconda ne valuta l’importanza. Una volta risposto a queste domande, determinare la grandezza di una poesia diventa una questione relativamente semplice; se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico e la sua importanza su quello verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della poesia, per misurarne la grandezza. […] Procedendo nella lettura di questo libro esercitatevi in tale metodo di valutazione. Crescendo così la vostra capacità di valutare la poesia, aumenterà il vostro godimento e la comprensione della poesia.

Il professor Keating poi commenta: “Escrementi! Ecco cosa penso delle teorie di J. Evans Prichard. Non stiamo parlando di tubi, stiamo parlando di poesia, ma si può giudicare la poesia facendo la hit parade? Gagliardo Byron, è solo al quinto posto, ma è poco ballabile”.

Nel 1997 uscì invece il film di Paolo Virzì, Ovosodo, che è la storia dell’ultimo anno di liceo di un gruppo di ragazzi di Livorno. La scena finale è l’orale dell’esame di maturità del protagonista, Piero (interpretato da Edoardo Gabriellini).

Gli viene chiesto: “A proposito dell’opera di D’Annunzio, Giacomo Debenedetti parla di una sorta di meccanicismo deduttivo, ci vuole per cortesia commentare questo giudizio, alla luce dell’analisi da voi svolta durante l’anno su decadentismo e superomismo?”.

E Piero incespica, si arrampica sugli specchi: “Alla luce dell’analisi svolta in classe sul decadentismo e il superomismo, si può dire che quando Giacomo Debenedetti parla… di quella cosa che ha detto lei… io sono abbastanza d’accordo…”.

“Prendiamo atto che non ama neanche D’Annunzio…”.

“Con rispetto parlando mi sembra proprio il peggio di tutti”.

“Ricapitoliamo: Carducci sarebbe trombone, Pascoli stucchevole, Manzoni paternalista. Ci parli lei di un autore che merita il suo apprezzamento”.
“Quest’anno ho letto tante bellissime cose, Ian McEwan, Benni, Pennac, i fumetti di Andrea Pazienza, che secondo me hanno una loro dignità letteraria. Poi quel fantastico libro di Chatwin sulle vie dei canti, e la biografia di Nelson Mandela, quell’uomo ha avuto una vita incredibile, ma… conoscete vero? Eh? Lo conoscete? No, non lo conoscete?”.

Compiti per le vacanze

Parto da queste due scene, ma potrei citarne anche altre (l’esame di Notte prima degli esami, per esempio, le ripetizioni di Scialla), per provare a capire quali effetti ha portato liquidare la teoria della letteratura, l’analisi testuale, la critica culturale in generale per lo studio delle materie umanistiche nella scuola italiana.

Quei ventenni che come me negli anni novanta facevano l’esame di maturità oggi magari sono diventati insegnanti.

Uno di questi è certamente Cesare Catà, docente al liceo di scienze umane di Fermo, che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un elenco stravagante di “compiti per le vacanze”, che è stato ripreso da molti giornali, ed è diventato, come si dice in questi casi, virale.

È un piccolo documento che andrebbe letto per intero, ma intanto si possono citare almeno quattro-cinque punti, dai quali rendersi conto del tono.

Al mattino, qualche volta, andate a camminare sulla riva del mare in totale solitudine: guardate come vi si riflette il sole e, pensando alle cose che più amate nella vita, sentitevi felici.
Evitate tutte le cose, le situazioni e le persone che vi rendono negativi o vuoti: cercate situazioni stimolanti e la compagnia di amici che vi arricchiscono, vi comprendono e vi apprezzano per quello che siete.
Se vi sentite tristi o spaventati, non vi preoccupate: l’estate, come tutte le cose meravigliose, mette in subbuglio l’anima. Provate a scrivere un diario per raccontare il vostro stato (a settembre, se vi va, ne leggeremo insieme).
Ballate. Senza vergogna. In pista sotto cassa, o in camera vostra. L’estate è una danza, ed è sciocco non farne parte.
Almeno una volta, andate a vedere l’alba. Restate in silenzio e respirate. Chiudete gli occhi, grati.
Nella luce sfavillante o nelle notti calde, sognate come dovrà e potrà essere la vostra vita: nell’estate cercate la forza per non arrendervi mai, e fate di tutto per perseguire quel sogno.
Cesare Catà ha come modello il professor Keating – lo dichiara lui stesso sul suo profilo Facebook e nelle interviste – e probabilmente si sarebbe sentito fiero di incarnare quel modello di docente, anche quando per esempio, nel seguito della scena che abbiamo citato prima, invita a strappare la pagina del libro. Gli studenti obbediscono, e – zoom sul libro – stracciano il saggio intitolato Understanding poetry (Comprendere la poesia).

È una delle scene più violente e antieducative che io abbia mai visto, e che per anni invece è passata come un inno alla libertà.

Jonathan Evans Pritchard è un nome fittizio, ma Understanding poetry è invece un testo esistente, un saggio che ha evidentemente ispirato gli sceneggiatori dell’Attimo fuggente. Fu scritto da Cleanth Brooks e Robert Penn Warren ed è stato un testo seminale del new criticism, uno dei movimenti più importanti di critica letteraria del novecento.

Quando feci la maturità avevo visto più volte L’attimo fuggente (era diventato un film culto già allora per professori e studenti), ma non avevo mai sentito parlare di new criticism. Liquidarlo con una battuta di un film non mi servì a nulla.

Per fortuna però la scuola italiana aveva allora e ancora ha al centro della sua didattica l’analisi testuale; e lo studio delle discipline umanistiche – la storia, la filosofia, la storia dell’arte – si basa su diverse forme di ermeneutica. Interpretazione dell’immagine, interpretazione dei dati, interpretazione dei termini specifici, metodo scientifico.

Ogni volta che oggi assisto a un esame di maturità, mi rendo conto di quanto sia importante quest’impianto metodologico, che educa al pensiero critico a partire dalla capacità di interpretare testi e altri oggetti culturali, di leggere testi complessi. E che è il fondamento della scuola italiana, nonostante i professori Keating e i loro emuli.

Dall’altra parte però la moda della semplificazione a tutti i costi, del soggettivismo, è diventata la patologia non riconosciuta della scuola, che finisce per contagiare molti aspetti della didattica e s’insinua sempre più spesso nello svolgimento degli esami di maturità.

Leggete le tracce della prova d’italiano alla maturità, anche quelle svolte qualche giorno fa. Le fonti che sono fornite e il modo d’interrogare sulle questioni della contemporaneità richiedono spesso un opinionismo da bar, o poco più.

Quest’anno per esempio la traccia di ambito tecnologico-scientifico era questa:

“Lo sviluppo scientifico e tecnologico dell’elettronica e dell’informatica ha trasformato il mondo della comunicazione, che oggi è dominato dalla connettività. Questi rapidi e profondi mutamenti offrono vaste opportunità ma suscitano anche riflessioni critiche”, e le citazioni da cui partire erano cinque righe piuttosto inconsistenti di un saggio di Maurizio Ferraris, L’ontologia del telefonino, e un articolo molto generico se non superficiale di Daniele Marini uscito sulla Stampa nel febbraio scorso.

Perché s’immagina che i ragazzi non possano o non debbano confrontarsi con testi più complessi ed eloquenti? Chi ha formulato queste tracce? Perché sembra essere così dominante l’ideologia dell’impressionismo anche nella scuola?

Per fortuna, al liceo e all’università, non ho incontrato molti professori che hanno finto che le cose fossero facili, o mi hanno detto “Andate a camminare in riva al mare” o “ballate fino all’alba” (potevo pensarci da me). C’è stato invece chi mi ha insegnato a fare la parafrasi di testi che mi sembravano di primo acchito impenetrabili, o mi ha fatto elenchi di bibliografia di saggi complicati ma bellissimi, o chi per l’esame di maturità mi prestò Mimesis di Erich Auerbach per poter capire meglio la Divina Commedia. Credo di non averglielo mai ridato; a questo professore sono ancora grato.

di Christian Raimo

"Contro la riforma una guerriglia vietnamita"

Cultura-resistente
L'indignazione è vibrante. [...] Contro l'arroganza senza limiti di un governo che metterà domani la fiducia al Senato su uno dei provvedimenti più contestati e impopolari degli ultimi anni. La rottura tra questo mondo e il partito democratico qui sembra irreversibile. [...] "La responsabilità del caos nelle scuole da settembre sarà solo del governo".
Roberto Ciccarelli, Il Manifesto ...
La buona scuolaWu Ming
23 giugno 2015

Eccoci all'atto finale. Dopo avere liquidato lo statuto dei lavoratori e avere definitivamente compromesso la rappresentanza parlamentare a favore delle leadership dei partiti, il Partito della Nazione (a maggioranza PD, ma con una solida quota di minoranza berlusconiana) si accinge a minare le fondamenta della scuola pubblica e a farle saltare.

Il Fatto Quotidiano
23 06 2015

“Ora la preside deve inviare una lettera di scuse alle famiglie”. Così dice Miur, contattato da ilfattoquotidiano.it, dopo che ieri ha convocato la dirigente scolastica dell’istituto “Via Micheli” di Roma, Anna Maria Altieri nell’ufficio scolastico del Lazio per chiederle di annullare la circolare contro la teoria del gender inviata ai genitori dei suoi studenti lo scorso 17 giugno. La comunicazione è stata ritirata e oggi non ha più alcuna validità. Nel mirino l’articolo 2 del ddl sulla riforma della scuola in discussione al Senato. Quello che si richiama alle linee guida dell’educazione di genere, messe a punto dal Miur insieme alle Regioni, e prevede di includere nei programmi scolastici i temi dell’uguaglianza, delle pari opportunità, delle differenze di genere e della violenza contro le donne basata sul genere.

“Visto il silenzio della maggior parte degli organi di stampa” su quanto sta avvenendo, si legge sulla nota firmata dalla dirigente, le famiglie sono invitate “ad approfondire la questione” sul sito internet difendiamoinostrifigli.it, sito in cui si promuove anche il Family Day di piazza San Giovanni a Roma. “La realtà che si prefigura nell’immediato futuro (già dal settembre 2015, se passasse la legge attualmente in discussione) è l’introduzione nella scuola di ogni ordine e grado dell’educazione alla parità di genere”, continua la preside, che tira poi in ballo presunte “Linee guida dell’organizzazione mondiale della Sanità per l’educazione sessuale nelle scuole“.

CircolareTra i vari punti contenuti, secondo lei, ci sarebbe “da 0 a 4 anni: masturbazione infantile precoce” e “da 4 a 6 anni: masturbazione, significato della sessualità: il mio corpo mi appartiene. Amore tra le persone dello stesso sesso, scoperta del proprio corpo e dei propri genitali“.

Un discorso che su Facebook il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, alla vigilia dell’intervento del Ministero, ha giudicato “inaccettabile”. “La dirigente scolastica non deve essersi informata a dovere – continua Faraone -: non c’è alcun emendamento su nessuna teoria del gender. Il ddl in esame al Senato in questi giorni parla di educazione alla parità tra i sessi, prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Non vedo come questo potrebbe danneggiare gli studenti, i docenti e le famiglie italiane. Sono cose che le scuola dovrebbe insegnare a prescindere, per sua natura, se vuole educare cittadini consapevoli“.

Il Miur non è disposto ad accettare compromessi: “È opportuno che la preside spieghi alle famiglie che l’iniziativa è partita da lei e il ministero non c’entra niente”, precisano dal ministero a ilfattoquotidiano.it, aggiungendo che nella circolare non solo è stata dichiarata una falsità, quella sull’articolo 2 del ddl sulla “Buona scuola”, ma contiene anche un messaggio politico, poiché il sito web suggerito per documentarsi è proprio quello del Comitato “Difendiamo i nostri figli” che ha organizzato il Family day, la manifestazione in piazza San Giovanni contro “l’ideologia gender” a scuola e in difesa della famiglia tradizionale.

(La circolare dal blog Abbattoimuri)

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