"Cari fratelli e sorelle, siamo i lavoratori bengalesi di Sant'Antimo (Napoli) e con l'Associazione Antirazzista 3 Febbraio stiamo lottando per la dignità e i diritti. Siamo trattati da schiavi, siamo esseri umani come ognuno di voi!" ...

Migranti indiani, sfruttati e sottopagati

Corriere.it
28 06 2013

Ecco il viaggio nelle Rosarno del Lazio
Il ritratto della comunità dei braccianti indiani, lavoratori in nero quando non clandestini. Pubblicato il dossier «Migranti sud Lazio».

ROMA - La comunità Sikh rappresenta in termini numerici la più imponente presenza straniera a sud di Roma. Il dossier realizzato da «Action, diritti in movimento», illustrato mercoledì 26 a palazzo Santa Chiara alla presenza del ministro per l'Integrazione Cecile Kienge, torna ad occuparsi dei migranti indiani che lavorano per lo più nelle campagne di Anzio, Nettuno, Lavinio, arrivando sino a Terracina.

RITRATTO DEI BRACCIANTI - Il dossier (per cui sono state realizzate duecento interviste) mette in evidenza le analogie esistenti tra il Lazio e le realtà italiane - Rosarno su tutte - dove lo sfruttamento è diventato la regola, oltre che l'ossatura di una intera economia. «Il quadro - si legge nel dossier - è drammatico: l'80% degli intervistati fa il bracciante, e tra questi i 2/3 hanno lavorato o lavora in nero. Guadagnano dai tre ai cinque euro l'ora per otto ore al giorno, tre giorni a settimana, dovendo al caporale una tangente di dieci euro al giorno. Infine la gran parte dei migranti ha sempre lavorato nei campi dal momento dell'arrivo in Italia».

ALMENO 30MILA - E quando si parla dei Sikh nel Lazio, il riferimento è essenzialmente alla sterminata comunità di braccianti agricoli che dagli anni '80 si è insediata nella zona intorno al Parco del Circeo, raggiungendo stabilmente le 12 mila unità ma che, contando anche gli irregolari, potrebbe sfiorare il numero di 30 mila persone. I legami con la terra d'origine sono forti: e lo dimostrano i trasferimento di denaro verso il Punjab. Ogni bracciante trasferisce dai 200 ai 500 euro mensili verso le proprie famiglia nella regione di provenienza.

PRECARIETA' - Le condizioni di vita sono estremamente precarie e malsane: «Contratti irregolari, abitazioni fatiscenti, sovraffollamento. Si vive in coabitazione in un numero non inferiore alle tre famiglie, ogni nucleo ha in condivisione una stanza e condivide servizi igienici e cucina, pagando un affitto medio di cento euro a testa». Problematico anche il rapporto con la sanità pubblica: solo chi si trova in condizioni di estremo bisogno, infatti, ricorre alle cure mediche».

LEGGI INSUFFICIENTI - L'obiettivo del dossier è anche quello di proporre un percorso verso l'integrazione, che passa necessariamente per il potenziamento della rete di accoglienza e con un piano formativo che interessi in particolare i lavoratori della pubblica amministrazione. Altro traguardo quello di impedire lo sfruttamento, ma per questo le armi delle istituzioni appaiono spuntate. «La legislazione e contraddittoria e di difficile applicazione - si legge nel dossier - la legge anticaporali definisce degli indici di sfruttamento in maniera chiara ed inequivocabile, ma non introduce tutele legali per i migranti che denunciano. Al momento sono arrivate solo ottanta segnalazioni alle procure, che hanno proceduto in autonomia una volta sola: nel maggio scorso con l'inchiesta 'Man at work' della procura di Palmi».
Marco Omizzolo, Zeroviolenzadonne
18 gennaio 2013

Sono circa 30 mila gli indiani di religione sikh presenti in provincia di Latina. Una comunità giunta nel territorio pontino intorno alla metà degli anni Ottanta, insediatasi soprattutto nelle città di Sabaudia, Latina, San Felice Circeo, Terracina e Fondi.

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