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Com'è difficile denunciare di essere vittima

  • Lunedì, 29 Settembre 2014 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
È sbagliato dire che è la donna che se l'è cercata. Negli amori "malati" c'è un graduale adattamento alla violenza fisica, frutto del plagio e della manipolazione esercitati dal partner sulla compagna. Ecco perché lei non se ne va subito, a volte mai, e il numero di denunce resta basso.
Chiara Daina, Il Fatto Quotidiano ...

I centomila passi di Latina (Luca Kocci, Il Manifesto)

  • Domenica, 23 Marzo 2014 00:00 ,
  • Pubblicato in primopiano 2
"Tutti si dicono antimafia - afferma Don Ciotti - ma c'è chi su queste parole ha costruito una falsa credibilità". Quindi una forte richiesta di verità: "Non c'è strage in Italia di cui si conoscano fino in fondo i colpevoli. I tribunali possono assolvere, o prescrivere, ma la memoria non può assolvere". ...

Corriere della Sera
21 10 2013

Da uomo mi rimane l’imbarazzo per questa tutela. La presidente di Ankyra mi risponde: «Il problema è così ampio e complesso che la distinzione per sesso non è più sufficiente per capire».

di Massimo Rebotti*

Un centro anti-violenza che si occupi anche degli uomini oggetto di soprusi in famiglia. Nasce a Milano Ankyra, si rivolge senza distinzione alle vittime (“uomini, donne, bambini”, scritto in quest’ordine e non è casuale) e i promotori sanno già ­­- perché se lo sono posti loro per primi – qual é il rischio che corrono: apparire, anche se in buona fede, come chi mette sullo stesso piano fenomeni non paragonabili.

Le donne vittime di violenza domestica sono migliaia e migliaia, degli uomini non si parla ma, è chiaro, infinitamente di meno. Veronica Cardin, neurologa, la presidente di Ánkyra ( áncora, dal greco) risponde con metodo scientifico: «È proprio studiando i casi più rari, una donna che vessa un uomo, che si capisce di più del problema nel suo complesso: che è la violenza dentro la famiglia, a prescindere da chi la esercita».

Al centro milanese lavoreranno medici, psicologi, avvocati e sociologi (donne e uomini), «l’idea ci è venuta perché nei centri per donne maltrattate a volte arrivano anche telefonate di uomini: non sanno a chi rivolgersi, sono soli». La violenza delle donne sugli uomini, sostengono i promotori del centro, ha caratteristiche molto diverse: è psicologica, fatta di ricatti, minacce, denigrazione, strumentalizzazione dei figli. Raramente diventa fisica, «ma anche i casi di violenza vera e propria sono certamente di più di quanto appare» aggiunge la dottoressa Cardin «gli uomini si vergognano, non denunciano, ne va della loro virilità».
Da uomo mi rimane l’imbarazzo per questa tutela a fronte della serie infinita di femminicidi in Italia. La presidente di Ankyra mi risponde così: «La violenza domestica ormai è un problema così ampio e complesso che la distinzione per sesso non è più sufficiente per capire, è superata».

Case di accoglienza vittime del racket

  • Venerdì, 01 Febbraio 2013 11:49 ,
  • Pubblicato in Flash news

Circolo Mario Mieli
01 02 2013

Scatta l’allarme per l’accoglienza e i servizi di assistenza e reinserimento per le persone (donne, uomini, trans) vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale e lavorativo della Regione Lazio.

Il Dipartimento delle Pari Opportunità non ha, infatti, ammesso al finanziamento i progetti “Agar I - Agire e assistere in rete contro la tratta nel Lazio: programma regionale di emersione e prima assistenza” e “Agar II – Agire e assistere in rete contro la tratta nel Lazio: programma regionale di assistenza e di integrazione”, entrambi promossi dalla Regione Lazio a valere sui fondi ex art. 13 L. 228/2003 e ex art. 18 D.lgs. 286/98.

I progetti erano in continuità con attività che in diverse forme, ma sempre con il finanziamento del DPO, si svolgono sul territorio della Regione Lazio da ormai più di 10 anni, per contrastare il fenomeno della tratta, offrendo il necessario supporto alle vittime.
All’interno dei progetti un’attenzione specifica era riservata alle persone transessuali/transgender/omosessuali costrette alla prostituzione e sfruttate dai circuiti criminali, che avevano trovato sul territorio regionale un percorso dedicato, con una casa d’accoglienza riservata.

Lo scenario che si prospetta adesso è fosco: l’interruzione dei progetti significa, infatti, l’interruzione dell’accoglienza nella case protette e nelle case di 2° livello, l’interruzione della garanzia dei pasti, l’interruzione dell’assistenza legale, l’interruzione del supporto psicologico, l’interruzione dei percorsi formativi e delle borse lavoro. In particolare sarà cancellata la possibilità di avviare e continuare i percorsi di regolarizzazione, non essendoci più alcun Ente che si occupi dell’ottenimento e/o del rinnovo dei permessi di soggiorno per protezione sociale. Tutto questo significa un duro colpo per le vittime attualmente assistite e, soprattutto un duro colpo alla lotta contro il racket dello sfruttamento e le organizzazioni criminali che lo gestiscono. A essere colpiti sono assieme diritti e sicurezza dei cittadini.

Già da qualche giorno sta girando un appello delle associazioni per chiedere che il Dipartimento delle Pari Opportunità riconsideri la propria decisione in merito al finanziamento e di trovare tutte le soluzioni possibili anche con altre istituzioni pubbliche affinché il servizio non venga interrotto per tutte le persone vittime di tratta e di sfruttamento, e quindi anche per le persone transessuali/transgender/omosessuali.

La Regione Lazio, in particolare, può fare molto per un servizio così cruciale e delicato e chiediamo ai candidati, alla nuova giunta e al consiglio regionale che verranno eletti tra meno di un mese di proporre con urgenza soluzioni in grado di salvaguardarlo e, semmai potenziarlo e valorizzarlo.


Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli – Presidente Andrea Maccarrone 3497355715
Associazione di Volontariato Libellula – Presidente Laila Daianis 3486978294

Il messaggero
28 01 2013

«Strage causata da un missile»

L'Alta Corte: i controlli dei radar civili e militari non garantirono la sicurezza dei cieli. Si tratta della prima verità processuale dopo il niente di fatto alle udienze

ROMA - La strage di Ustica avvenne a causa di un missile e non di una esplosione interna al Dc9 Itavia con 81 persone a bordo, e lo Stato deve risarcire i familiari dellevittime per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli. Lo sottolinea la Cassazione in sede civile nella prima sentenza definitiva di condanna al risarcimento. È la prima verità su Ustica dopo il niente di fatto dei processi penali.

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