Aborto: Dettori, le Regioni non restino da sole

  • Mercoledì, 23 Luglio 2014 11:43 ,
  • Pubblicato in Flash news

Rassegna.it
23 07 2014

“La scelta dell'obiezione di coscienza da parte dei medici, e in misura minore ma significativa anche del personale del comparto, purtroppo riguarda alte percentuali in tutte le Regioni. In media sette ginecologi su dieci che lavorano nei servizi pubblici sono obiettori di coscienza”. Così Rossana Dettori, segretario generale della Fp Cgil, su una questione assai complessa che in molte zone del paese mette da tempo a rischio il diritto delle donne a una libera scelta in materia di maternità.

A partire dal Lazio dove l’obiezione raggiunge orma il 90 per cento e proprio per questo il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, ha firmato un decreto che impone anche ai medici obiettori che operano nei consultori di rilasciare certificati per l’interruzione di gravidanza e di prescrivere pillole del giorno. “Nel Lazio, in particolare – commenta la sindacalista –, i numeri sono ancora più elevati per il forte radicamento del privato religioso che ha comunque influenzato anche il modo di operare dei servizi pubblici. Vi è inoltre un problema di formazione degli stessi specializzandi in ginecologia ed ostetricia a fronte degli alti numeri di obiettori in alcune Università. Le donne, specie nel Lazio, incontrano sempre maggiori difficoltà anche per la carenza sempre più grave del personale sanitario per il blocco del turn-over e per le scelte storiche di destinate i fondi sanitari in modo rilevante al privato. Sempre nel Lazio, infine, si sta diffondendo la pratica del ricorso a medici specialisti esterni o retribuiti a gettone, senza garanzia di continuità del servizio”.

Rassegna Insomma, la situazione è critica…

Dettori Sì. È sempre più difficile essere un medico o un operatore sanitario non obiettore, poiché si finisce per praticare quasi esclusivamente interruzioni di gravidanza, con una penalizzazione della propria professionalità e della propria carriera. Considerato poi che nei prossimi anni molti medici “anziani” non obiettori andranno in pensione temo che il problema potrebbe acuirsi.

Rassegna Come valuti il decreto Zingaretti? È un passo avanti?

Dettori Il decreto della Regione Lazio sui consultori familiari rappresenta un passo avanti importante per ripartire dal servizio pubblico come garante della civile attuazione della legge 194.Voglio ricordare che l'Italia è stata recentemente condannata dal Consiglio d'Europa in quanto l'obiezione di coscienza non deve impedire la corretta applicazione delle norme sulla 194. Con questo decreto si riafferma, finalmente, il diritto all'attuazione del principio dell'autodeterminazione della donna, obbligando il personale dei consultori familiari, medici compresi, all'attività di attestazione dello stato di gravidanza e della certificazione necessaria per la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare l'Ivg, oltre che alla prescrizione delle pillole contraccettive. Si tratta di un tema già affrontato dalla legge 194. Voglio ricordare, infatti, che l'articolo 90 esonera il personale solo dal compimento delle procedure dirette a determinare l'interruzione della gravidanza e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento. La stessa giurisprudenza ha ormai affermato il principio secondo il quale l'obiezione di coscienza è strettamente attinente al processo propriamente chirurgico con il quale si determina l'interruzione di gravidanza.

Rassegna Ma bastano misure di questo tipo?

Dettori Certamente non sono sufficienti per risolvere alla radice il problema. Andrebbero portate avanti scelte ancora più coraggiose e incisive, come la garanzia di un numero sufficienti di non obiettori, partendo proprio dalla legge 194 che assegna alle Regioni questo compito, anche attraverso la mobilità, e dalla possibilità di rifarsi all'interruzione di pubblico servizio. Infine, abbiamo più volte chiesto che tra i criteri di affidamento della responsabilità dei consultori e dei servizi nei quali si pratica l'Ivg sia valutata la scelta della non obiezione, partendo dal principio che si tratta di organizzare il servizio garantendo l'applicazione della 194 in tutti i suoi aspetti.

Rassegna Sono le Regioni, dunque, a doversi far carico della risoluzione di questi problemi?

Dettori No, si tratta di un tema di fondamentale importanza e che non dovrebbe essere lasciato alla discrezionalità delle singole Regioni. Dovrebbe essere assunto nel Patto per la salute, purtroppo oggi portato avanti come atto solo istituzionale tra Governo e Regioni, senza alcun coinvolgimento dei principali attori: i cittadini e gli operatori.

Basta ostacoli alla legge 194!

  • Mercoledì, 16 Luglio 2014 08:08 ,
  • Pubblicato in INGENERE

Ingenere.it
16 07 2014

Ha subito negli anni e sotto varie forme un costante boicottaggio. L’intervento del presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, che modifica il ruolo dell’obiezione di coscienza per il personale dei consultori, rappresenta un passo nella giusta direzione


La legge 194/78, quella che ha consentito l’interruzione volontaria di gravidanza, ha subito un costante boicottaggio, che ha assunto nel tempo varie forme e modalità. Le interpretazioni della legge sono state piegate strumentalmente secondo gli scopi del momento, come dimostra la storia della obiezione di coscienza e della sua portata (non è affatto scontato che questa costituisca un diritto - e per di più un diritto privilegiato senza oneri, come accade invece per l’obiezione militare; che ci siano dei doveri costituzionali da rispettare è ben illustrato in un libro recente di Federica Grandi, Doveri costituzionali e obiezione di coscienza, Ed. Sc. Napoli 2014).

Memoria storica impone di ricordare che, all’inizio, gli obiettori sostenevano che la loro coscienza li esonerava da tutti i tipi di atti e attività, a tal fine interpretando nel modo più esteso - e illegittimo - la dizione “esonera il personale…dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione di gravidanza”.

Ma, ben presto, i cosiddetti movimenti per la vita si resero conto che in tal modo si precludevano ogni diretto contatto con le donne che chiedevano di abortire e quindi perdevano occasioni di dissuasione. Dunque introdussero la distinzione, nell’art. 5, tra il rilascio del certificato attestante l’urgenza, che consente di praticare l’interruzione di gravidanza, e il documento invece attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta della donna. Sostennero che quest’ultimo, non essendo diretto all’interruzione, era dovuto e non poteva essere rifiutato accampando l’obiezione di coscienza. La tesi fu esplicitata allora dalla Regione Veneto (nella circ. 54 del 1978).

Ma poi tale tesi è stata superata in quanto non più utile: quel distinguo è stato reso superfluo dal consolidarsi di fatto della obiezione che è divenuta maggioritaria in molte strutture e in alcune totale, tanto da determinare la cosiddetta obiezione di struttura (chiaramente illecita perché l’art. 9 impone che “gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso a assicurare l’espletamento delle procedure e l’effettuazione degli interventi” )

E l’interpretazione viene nuovamente ampliata secondo gli interessi degli obiettori di comodo che rivendicano un diritto a tutto campo. Anzi - da quella via - anche farmacisti e medici di base si pretendono obiettori e vorrebbero comprendere nell’esonero perfino la pillola del giorno dopo (che nulla hanno a che vedere con l’interruzione volontaria di gravidanza).

Per questo, quando Zingaretti della regione Lazio prescrive nelle sue linee di indirizzo che il personale operante nei Consultori familiari non può esercitare l’obiezione di coscienza rispetto alla attività di attestazione dello stato di gravidanza e della richiesta della donna di effettuare IVG, nonché deve prescrivere la pillola del giorno dopo, fa semplicemente il suo dovere.

Anzi quello che la regione Lazio manda ai consultori dovrebbe essere indirizzato - ben più incisivamente - alle strutture sanitarie, perché lì il problema si impone frontalmente, quando cioè occorre effettuare l’interruzione.

Il vento sta cambiando. In più città si stanno muovendo gruppi di lavoro composti da associazioni di donne e misti, operatori e esperti (giuristi e medici), raccogliendo le forze, promuovendo iniziative di stimolo e di suggerimento alle istituzioni, ma anche con diffide e messa in mora degli enti che non assicurano l’effettuazione degli interventi di IVG.

Occorre un’attenta raccolta dei dati numerici (analitici per struttura e complessivi) per mettere in luce le illegittime obiezioni di struttura e stroncarle. Bisogna richiamare le Regioni al loro dovere (è sempre l’art.9) di controllo e di garanzia dell’attuazione della legge “anche attraverso la mobilità del personale”. Costruttivamente occorre adoperarsi per eliminare la vergogna degli obiettori di comodo, intervenendo a livello amministrativo sui profili organizzativi e del lavoro. Ma anche offrire disponibilità legale per tutelare giudizialmente le donne che subiscono danni oppure ricevono rifiuti e incontrano ostacoli nell’ottenere IVG o aborto farmacologico o la pillola del giorno dopo.

Micro Mega
02 07 2014

Finalmente Alla Regione Lazio si respira un’aria fresca portata dalla Giunta Zingaretti, che con rigore sta rimettendo al centro i diritti civili che la pubblica amministrazione ha il dovere di garantire ed estendere, creando le condizioni affinché ciascuno sia il padrone della propria vita.

Una svolta che abbiamo visto all’opera nelle politiche di contrasto all’omofobia, per favorire le coppie di fatto, per il rispetto delle volontà sul fine vita. Adesso rimettendo al centro il diritto della donna ad essere madre per scelta.

A questo scopo Nicola Zingaretti ha firmato un importantissimo decreto (U00152/2014) con cui verrà posto un freno alla deriva dell’obiezione di coscienza che, auspicata e indotta dalle politiche clericali della destra di Storace prima e Polverini dopo, viene strumentalmente evocata ben al di là dell’intervento ginecologico per impedire il ricorso all’Ivg, e perfino l’accesso ai farmaci contraccettivi.

Insomma le truppe clericali si trincerano illegalmente dietro l’obiezione di coscienza per non compiere atti dovuti, come la firma sugli atti burocratici per accedere all’interruzione volontaria di gravidanza; ma finanche per negare la prescrizione della così detta pillola del giorno dopo.

Una logica di boicottaggio sistematica a cui Zingaretti ha dichiarato guerra col suo decreto, che inequivocabilmente specifica: «In merito all’esercizio dell’obiezione di coscienza fra i medici ginecologi, che dati recenti pongono al 69,3% in Italia […] si ribadisce come questa riguardi l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza, di seguito denominata Ivg. Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel Consultorio familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare Ivg. Per analogo motivo, il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all’applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi Iud (lntra Uterine Devices)».

È questo il passo centrale del testo emanato dal presidente della Regione Lazio, nonché Commissario ad acta (decreto consiglio dei ministri 21 maggio 2013) per il riordino dell’intero sistema della Sanità nella Regione.

E di riordino ce ne vuole e come! per ripristinare la legalità sulla applicazione della 194 per garantire l’assistenza alla paziente, prima durante e dopo l’intervento; nonché per ridare ai Consultori quei compiti di assistenza e prevenzione per cui sono nati, ma che in questi ultimi anni si è cercato di trasformare in agenzie dei “movimenti per la vita” stravolgendone quel ruolo fondamentale di sostegno «per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile nel rispetto delle convinzioni etiche e dell'integrità fisica degli utenti», previsto dalla legge 405/ 1975 che li ha istituiti come «servizio di assistenza alla famiglia e alla maternità»; «per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile», dando «informazioni idonee a promuovere, ovvero a prevenire la gravidanza, consigliando i metodi ed i farmaci adatti a ciascun caso».

Erano i magnifici anni ’70 quando i Consultori vengono conquistati.
Cadeva, sotto la spinta del femminismo, il tabù della maternità come condanna. E i Consultori erano una conquista e un fondamentale riferimento per le donne che ai consultori si rivolgevano per avere informazioni e assistenza sanitaria su sessualità, metodi contraccettivi, cure per la sterilità. Per avere, se necessario, le certificazioni previste per l’interruzione volontaria della gravidanza.

Certamente le difficoltà non sono mancate per istituirli capillarmente e non sempre è stato possibile. Basti pensare che in alcune aree geografiche, soprattutto del meridione, queste strutture pubbliche e gratuite non sono mai veramente decollate.

Del resto il nostro è stato il paese dove fino a non molti decenni fa è persistita una mentalità diffusa per cui la visita ostetrico-ginecologica era considerata normale solo per partorire. E la normalità per la donna era esclusivamente quella di fare figli.

Una “normalità” con cui i reazionari cercano di inchiodare le donne a quella sacralizzata invenzione di vita ipotetica che è il concepito, che anche il simpatico papa Bergoglio continua ad equiparare ad una persona.

Un non senso prima biologico che giuridico, che nell’era di berluscolandia si è cercato di imporre addirittura tentando di modificare l’articolo 1 del codice civile (proposta n° 1915 del 1 dicembre 2009 dei senatori Gasparri, Quagliarello e Bianconi) per cui la soggettività giuridica non sarebbe stata più del nato ma del concepito, ovvero dell'ovulo fecondato.

Ed era quanto la giunta Polverini cercava di realizzare con il progetto della consigliera Tarzia che impegnava a trasformare i Consultori in «istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia ed i valori etici di cui essa è portatrice», perché «la Regione tutela la vita nascente ed il figlio concepito come membro della famiglia».

È stato necessario ricordare tutto questo, almeno nell’essenzialità, proprio per sottolineare la portata rivoluzionaria del decreto di Nicola Zingaretti, che nero su bianco ha statuito che il diritto delle donne a diventare madri dipende dalla loro volontà di diventarlo.

Insomma Nicola Zingaretti sta riordinando davvero le garanzie della 194 dalla parte delle donne, il cui diritto non può essere ostaggio dei medici e del personale paramedico antiabortista magari più per spirito di carriera che religioso, e che magari, come rimbalza talvolta sulle pagine di cronaca, gli aborti li praticano, ma clandestinamente e dietro lauti compensi.

Questo decreto è una speranza di libertà e giustizia, in un paese dove i medici obiettori sono 7 su 10 e la violazione del diritto alla legale Ivg può essere bellamente vanificato, non solo perché in quell’ospedale nessuno pratica aborti, ma anche perché la disponibilità di un ginecologo può non combaciare con i turni del personale paramedico, tanto che, di rimando in rimando, può capitare che il temine delle 12 settimane previsto scada prima di poter effettuare l’intervento.

Zingaretti ridà fiducia ad un paese dove il boicottaggio della 194 avviene anche per insipienza, ignavia e connivenza di chi lascia che i pro-life spargano nei Consultori pubblici volantini di vero e proprio terrorismo psicologico o arrivino addirittura a recitare il rosario davanti agli ospedali dove l’aborto viene praticato regolarmente, o a mettere in scena patetici funerali per il materiale fetale abortito, come ad esempio è capitato a Cremona qualche tempo fa in virtù di un’intesa sottoscritta tra l'Azienda Ospedale Riuniti della città e l'associazione cattolica “Difendere la vita con Maria”.

In occasione di questi macabri funerali, celebrati ogni venerdì mattina, davanti al cimitero cittadino zelanti pro-life distribuivano anche il testo della nenia da recitare: «Siamo consapevoli che la vita è costantemente al centro di una grande lotta. Il maligno, omicida fin dall’inizio, attenta continuamente alla vita dell’uomo e della umanità. A Te è affidato il compito di difenderci dal dragone infernale fino al giorno in cui il frutto benedetto del tuo seno riporterà vittoria definitiva. Accogli, dunque, o Maria, la nostra consacrazione, il nostro amore e il nostro impegno perché con Te possiamo efficacemente lavorare nella promozione e nella difesa della vita».

Contro tutto questo clericalismo d’assalto la svolta di Zingaretti è palese ed auspichiamo che la sua svolta di civiltà perché il fanatismo non prevalga, sia molto contagiosa per politici e cittadini.


Non è una rivoluzione, ma un segnale importante d'inversione di tendenza. Una tendenza sciagurata e strisciante - l'impennata dei medici che praticano l'obiezione di coscienza - che in questi anni ha svuotato progressivamente la legge, rendendo sempre più impervio il diritto all'interruzione di gravidanza. Oggi, su base nazionale, gli obiettori sono il 69,3%, ma in alcune regioni, come il Lazio, raggiungono percentuali altissime, tali da non poter garantire l'interruzione di gravidanza. ...
Nessun medico potrà d'ora in poi rifiutare ad una donna la prescrizione di un contraccettivo, pillola del giorno dopo e spirali comprese. Con un decreto che farà discutere, il presidente del Lazio Zingaretti ridefinisce e restringe per i medici dei consultori il "diritto" a non applicare la legge sull'aborto. ...

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