monica

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Dire
31 dicembre 2015

Vittoria dei lavoratori dei canili 
comunali. Il Campidoglio ha deciso di non revocare la proroga (in scadenza oggi alle 24) per il servizio di gestione del Canile della Muratella, in via della Magliana, ora affidato all'associazione Volontari Canile di Porta Portese (Avcpp), e per la struttura in custodia giudiziaria di Vitinia. La decisione, firmata nel pomeriggio dal sub commissario capitolino Camillo de Milato, arriva infatti al termine della mobilitazione dei lavoratori dei canili, che stamani si sono dati appuntamento davanti la prefettura di Roma, in via IV Novembre.

De Milato ha fissato per il 4 gennaio alle 17 una riunione a palazzo Senatorio con l'associazione Volontari Canile di Porta Portese (Avcpp) per "individuare un percorso amministrativo temporaneo per garantire la funzionalita' dei canili comunali". In altri termini dovrebbe arrivare una proroga del servizio in attesa della conclusione del bando europeo. Nel frattempo, si legge nella lettera del Campidoglio, "si chiede" all'associazione Volontari Canile di Porta Portese (Avcpp) "di garantire in questi giorni il regolare servizio affidato".

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Rete AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto)
10 dicembre 2015


L’appropriatezza prescrittiva e la legge 194
Lettera aperta alla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin

Gentile Ministra Lorenzin,
Lei sostiene – a nostro avviso giustamente- che il concetto di appropriatezza “si ponga ormai al centro delle politiche sanitarie nazionali, regionali e locali, costituendo la base per compiere le scelte migliori, sia per il singolo paziente che per l'intera collettività: il ricorso inappropriato alle prestazioni rappresenta infatti un fattore di notevole criticità, in grado di minare alle fondamenta la sostenibilità e l'equità del sistema.” Secondo le valutazioni del Dicastero da Lei diretto, evitare l’inappropriatezza nelle prescrizioni e nelle prestazioni potrebbe portare ad un risparmio di oltre 10 miliardi di euro.

Vogliamo allora richiamare la Sua attenzione su una grossolana inappropriatezza, che pesa significativamente sulle casse del nostro Sistema Sanitario Nazionale e che riguarda l’applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, con particolare riferimento al metodo farmacologico.

Come Lei sa nel nostro paese dopo il 2009 è possibile interrompere una gravidanza indesiderata con il metodo farmacologico entro la settima settimana di amenorrea. Poiché la legge 194 raccomanda “ la promozione delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza” (art. 15) tale metodo va favorito in alternativa alla procedura chirurgica, poiché sicuro e considerato tra i metodi di scelta per le IVG nelle prime settimane di gravidanza da tutte le più importanti linee guida internazionali.

In molti Paesi del mondo le “pillole abortive” vengono dispensate in regime ambulatoriale, in strutture analoghe ai nostri consultori o addirittura dai medici di medicina generale: in Francia (ma non solo) dal 2004 esiste una rete sanitaria “medico curante-ospedale” rete finanziata con fondi pubblici che permette di effettuare una IVG farmacologica al di fuori della struttura ospedaliera.

Questo dovrebbe essere possibile anche in Italia la legge 194 del 1978 prevede che: “Nei primi novanta giorni gli interventi di interruzione della gravidanza dovranno altresì poter essere effettuati, dopo la costituzione delle unità socio-sanitarie locali, presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione. (art.8)

Nel 2010 il Consiglio Superiore di Sanità, su richiesta del Ministero della Salute e in assoluta discordanza con i dati di evidenza scientifica, ha sostenuto in ben tre pareri, che l’interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico deve essere eseguita in regime di ricovero ordinario, “fino alla verifica della completa espulsione del prodotto del concepimento”. In altre parole: per assumere due farmaci si prevede un ricovero di almeno di tre giorni.

Non essendo il parere del Consiglio Superiore di Sanità vincolante, alcune Regioni hanno adottato il regime di ricovero in Day Hospital per la procedura farmacologica di IVG , seguendo un criterio di maggiore appropriatezza sia clinica che organizzativa dal momento che è appropriato il setting assistenziale che arreca migliore o identico beneficio al paziente con minor impiego di risorse.
In questi anni i dati sull’IVG farmacologica riportati dal suo stesso Ministero confermano che le donne che vi si sono sottoposte hanno scelto nella stragrande maggioranza le dimissioni volontarie dall’ospedale, senza che questo abbia comportato un aumento delle complicazioni. Tali dati sono sovrapponibili a quelli riportati nel resto del mondo, dove la procedura viene eseguita per la gran parte in regime ambulatoriale.
Perché dunque in Italia dobbiamo ancora occupare un letto ospedaliero quando non ve ne è necessità?

Gentile Ministra Lorenzin,
in virtù dello sforzo cui Lei chiama tutti noi, medici e cittadini, al fine di migliorare l’appropriatezza delle prestazioni, Le chiediamo di adoperarsi per rendere accessibile l’interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico nei consultori familiari e nei poliambulatori, come previsto dall’articolo 8 della legge 194, o, quando necessario in regime di Day Hospital, e non, come oggi avviene nella maggior parte dei casi, in regime di ricovero ordinario.

Le risorse finanziarie così risparmiate potrebbero entrare a far parte degli investimenti da Lei stessa auspicati, fra tutti il potenziamento della rete dei consultori e un più facile accesso alla contraccezione, onde evitare le gravidanze indesiderate e concretamente il ricorso all’aborto.

AMICA
Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto

Cristina Damiani Presidente di AMICA, Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata
Patrizia Facco Ospedale Sandro Pertini Roma
Paola Lopizzo Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata
Marina Marceca Ospedale San Filippo Neri Roma
Gelsomina Orlando Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata
Mirella Parachini Ospedale S.Filippo Neri Roma
Anna Pompili Consultori RME
Daniela Valeriani Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini

migranti alla frontiera slovenaAlessandra Coppola, Corriere della Sera
27 novembre 2015 

Mancano 
scarpe. Nel tendone della protezione civile slovena che ordinatamente raccoglie e smista quintali di vestiti usati, nel campo profughi di Sentilj, c'è una cronica penuria di calzature, specie maschili, in particolare dal 39 in su. ...

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Contrastare il caporalato

Mercoledì 18 novembre, ore 10.00

Sala Aldo Moro - Palazzo Montecitorio
Roma
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Federica GrandiFederica Grandi è nata nel 1982 a Roma dove attualmente vive e svolge la professione di avvocato nel settore amministrativo, è assegnista di ricerca in istituzioni di diritto pubblico presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università “La Sapienza”, nonché professoressa a contratto presso l’Università della Tuscia.

Si è laureata in diritto costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” con una tesi dal titolo “Questioni attuali sul divieto di mandato imperativo” e successivamente ha vinto una borsa di dottorato presso la stessa Università.

Ha conseguito il titolo di dottore di ricerca discutendo la tesi in diritto costituzionale “Doveri costituzionali e obiezione di coscienza”, la quale ha
ricevuto il Premio per la miglior tesi di dottorato in materie giuspubblicistiche 2012/2013, bandito dalla Collana “Sovranità Federalismo Diritti”; nonché la Menzione speciale premio Tesi di Dottorato 2013, bandito dall’Università di Roma “La Sapienza”. Nel 2014 ha pubblicato il libro “Doveri costituzionali e obiezione di coscienza” sviluppo gli studi della di tesi dottorale.

Si è anche occupata di rappresentanza politica, di diritto allo studio, di interna corporis, di spoil system e di organizzazione sanitaria.

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